blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

giovedì, novembre 23, 2006

Le poetiche ottave di Restani

Martedì scorso, in quella che il quotidiano “La Repubblica” ha giustamente ribattezzato come la “notte dei virtuosi” - considerata la contemporanea esibizione a Bari di due eccellenti pianisti, come il russo Boris Petrushansky (per la Camerata Musicale Barese al teatro Piccinni) e il nostro Paolo Restani (al Kursaal Santalucia per la Fondazione Petruzzelli) - ho scelto di assistere, dopo aver lanciato, sia ben chiaro, tre volte i dadi sul tavolo, al concerto di quest’ultimo. Il programma di Restani, del resto, m’intrigava non poco: 12 Preludi di Rachmaninov, un Preludio di Chopin (quello, per l’esattezza, in do diesis minore op.45) e poi alcune significative pagine pianistiche di Franz Liszt: 2 Studi da Concerto ( Waldesrauschen e Gnomen-Reigen), 3 Etudes d’Exècution Trascendante (n.9 Ricordanza – n.10 in fa minore – n.11 Harmonies du soir) e la Rapsodia Spagnola. Un concerto, dunque, da autentico virtuoso degli 88 tasti, che Restani ha affrontato con la consueta granitica concentrazione, evidenziando un esemplare controllo sonoro anche dei materiali più incandescenti nei lavori in programma, ma soprattutto ripiegandosi nelle suadenti intimità (isole felici) che spesso affiorano sia nei turbolenti Preludi di Rachmaninov che nei pirotecnici Studi lisztiani. Ma mentre degli Studi del celeberrimo pianista-compositore ungherese conoscevamo già l’ottima incisione da lui realizzata nel luglio del 2005 per la rivista musicale Amadeus, non mi era invece ancora capitato di apprezzare Restani nei “Preludi” di Rachmaninov e in particolare nella superba Rapsodia Spagnola di Liszt, dove il pianismo scintillante e al contempo dalla gestualità naturalissima e affatto plateale, era al completo servizio del compositore eseguito. Il pianista spezzino è oggi profondamente maturato rispetto a dieci, quindici anni fa, ma soprattutto è consapevole che la digitalità (a tratti “maniacale”) delle famigerate, talora solo artificiose “Ottave” lisztiane non è sempre fine a se stessa, ma sottende, a ben vedere, una sua interiore, delicata poesia. Successo meritato e calorosissimo.

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