blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

mercoledì, dicembre 13, 2006

Il Quartetto di Cremona a Bari

Due strepitosi concerti del Quartetto di Cremona, uno dei migliori ensemble cameristici in circolazione, hanno dato il via, nel modo migliore, lunedì (presso il Circolo Unione di Bari) e ieri (nella suggestiva cornice del Salone degli Affreschi dell’Ateneo barese) all’ottava stagione dell’Accademia dei Cameristi. Il Quartetto di Cremona, fondato nel 2000, si è affermato in pochi anni come una delle realtà cameristiche italiane più interessanti. L’ensemble è nato dall’unione di musicisti (ecco i loro nomi: Cristiano Gualco e Paolo Andreoli, violini; Simone Gramaglia alla viola e Giovanni Scaglione al violoncello) che si sono formati all’Accademia W.Stauffer di Cremona, diretta dal celebre violinista e direttore d’orchestra Salvatore Accardo. Successivamente, il Quartetto è cresciuto in seno alla Scuola di Musica di Fiesole, naturalmente sotto la guida di quello straordinario uomo e musicista che è Piero Farulli (e posso testimoniarlo per aver avuto la gioia e la fortuna di conoscerlo di persona una quindicina d’anni fa alla Chigiana a Siena). Da lì, i quattro talentuosi “cremonesi” hanno spiccato letteralmente il volo verso le sale concertistiche più prestigiose del pianeta, proseguendo con la giusta umiltà a perfezionarsi con i migliori Maestri della musica da camera: da R. Schmidt (Hagen Quartet) a P.Katz (Cleveland Quartet). Ieri, come dicevo, erano a Bari e insieme alla pianista salentina Elisabetta Mangiullo e al violista barese Giuseppe Russo Rossi hanno regalato al pubblico che affollava il Salone degli Affreschi un concerto di straordinaria bellezza. In programma c’erano il Quintetto per archi in sol maggiore op 111 e il Quintetto per pianoforte e archi in fa minore op. 34 di Johannes Brahms. Due autentici capolavori del sommo Maestro di Amburgo, che sono stati resi dal Quartetto di Cremona, qui in formazione allargata (il bravo Russo Rossi nel Quintetto per archi e la travolgente pianista Elisabetta Mangiullo nel celebre Quintetto in fa minore), con tutta la gamma di sfumature agogiche e dinamiche necessarie, ma soprattutto arricchendo la loro esecuzione tecnicamente ineccepibile con una non comune partecipazione emotiva. Esemplari, in entrambi i casi, i preziosi contributi dei talenti di casa nostra, Elisabetta Mangiullo e Giuseppe Russo Rossi, alla piena riuscita delle due serate baresi. Caloroso successo.

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