blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

giovedì, dicembre 20, 2007

Caloroso successo per il Concerto di Natale del Collegium Musicum in Cattedrale a Bari

Confesso la mia suprema ignoranza: non mi sono mai chiesto che brano fosse quello che per anni, sin da bambino, “sparato” al massimo volume nel televisore in bianco e nero, rintronava le mie piccole orecchie. Alludo naturalmente alla sigla dell’Eurovisione, refrain immancabile da molti anni di ogni diretta calcistica planetaria, di ogni evento olimpico, di ogni appassionante discesa libera della Coppa del Mondo di sci e di tanti altri eventi televisivi. Ecco finalmente svelato il mistero: si tratta del Preludio dal “Te Deum” H.146 di Marc-Antoine Charpentier.
Devo dire personalmente grazie al maestro Rino Marrone (nella foto) ed al suo valido ensemble, il Collegium Musicum di Bari, dell’involontaria quanto piacevole scoperta. Infatti, nel suo bel concerto di Natale a Bari di qualche sera fa il suddetto “Te Deum” (ispirato pare a quello stupendo di Jean-Baptiste Lully: quello sì, lo conosco e adoro da sempre!) era in programma insieme alla Suite (Ouverture) n. 3 in re maggiore BWV 1068 del sommo Sebastiano Bach (quella per intenderci dell’arcinota “Aria” sulla quarta corda), ad una delicata cantata natalizia di un diciottenne Nino Rota, “Il presepio” per soprano e archi su parole popolari toscane ed a tre celebri canti natalizi (“Tu scendi dalle stelle”, “Bell’albero del mio Natal”, “Jingle Bells”) per coro di voci bianche e orchestra. Cattedrale naturalmente strapiena per il concerto gratuito offerto dal Collegium Musicum. Bravi anche i cinque solisti vocali impegnati: Dolores Carlucci, pregevole la sua prova anche nel presepio rotiano, Antonella Rondinone, Alessandra Volpe, Camillo Facchino e Angelo De Leonardis. Bene i tre cori della Polifonica Biagio Grimaldi, di voci bianche “S.Pio” e “All’Ottava” tutti diretti con la consueta competente dedizione da Emanuela Aymone (possibile che nessun grande coro, tra le 14 fondazioni liriche italiane, abbia bisogno di una professionista del suo calibro?). Un dubbio però mi arrovellava alla fine dell’applauditissimo concerto di Marrone: è ancora ammissibile nell’anno di grazia 2007, dopo peraltro quarant’anni di studi e ricerche sulla prassi esecutiva della musica antica, preziosi recuperi filologici, discussioni infinite tra musicologi di tutto il mondo, centinaia di ensemble convertiti alla lezione di Harnoncourt e…“soci” eseguire ancora oggi con strumenti e codici stilistici moderni pagine barocche come le Suite per orchestra di Bach e il “Te Deum” di Charpentier? Voi che ne dite?

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