blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

martedì, novembre 14, 2006

Lambertini dirige l'Ico di Bari

Con un programma dedicato a brani di Giovanni Nazzareno Francia, Aaron Copland e Giuseppe Verdi proseguono i concerti dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari che si esibirà sotto la direzione del maestro Massimo Lambertini (nella foto) e con solista il soprano barese Maria Grazia Pani venerdì 17 novembre alle ore 20.30 presso l’Auditorium della Guardia di Finanza a Bari (i biglietti sono solo in prevendita al box office della Feltrinelli Libri e Musica in via Melo, 119 a Bari. Info: 080.5240464). Il concerto si apre con l’esecuzione di “Memorie” di Giovanni Nazzareno Francia (1964). Il brano, un omaggio a Mozart, è stato commissionato per la commemorazione del grande compositore austriaco del 2006. L’idea è stata di scrivere un pezzo permeato in toto dal pensiero di Mozart ma nel contempo originale e figlio del suo tempo. Piuttosto che rivisitare pagine del grande salisburghese, l’autore è partito dalla ricerca di denominatori comuni nell’opera mozartiana, come ad esempio l’utilizzo sistematico di una successione, sostanzialmente identica, di note dell’accordo di tonica nelle linee melodiche di molti dei suoi temi. Sono stati scelti così gli incipit di alcune melodie con queste caratteristiche e successivamente si è proceduto alla composizione del brano. “Memorie” risulta essere quindi composto con un materiale frequenziale derivato nelle sue strutture portanti da questi temi, ma al tempo stesso si rivela libero nella sua articolazione e assolutamente autentico. I temi mozartiani, d’altronde, in alcuni momenti dell’opera emergono nella loro originale fattezza, come citazioni. La serata prosegue con “Appalachian Spring” di Aaron Copland (1900 - 1990). La lunga e articolata produzione di Copland si può suddividere in diversi periodi che hanno risentito, di volta in volta, dell'influenza dell'Europa di Ravel e Stravinsky, del jazz, della dodecafonia o di un recupero del più genuino "epos" americano. A quest'ultimo gruppo appartengono le opere probabilmente più indovinate ed eseguite di questo autore, fra le quali spicca "Appalachian Spring", una suite orchestrale composta fra il 1943 e il 1944 per la compagnia di danza guidata dalla celebre coreografa Martha Graham. Scritta originariamente per un ensemble di tredici strumenti, la suite "Appalachian Spring" deve il suo titolo a un poema di Hart Crane ed è ispirata dall'omonima catena montuosa situata a sud della Pennsylvania. Permeata di una più che autentica "americanità", la suite costituisce decisamente uno dei capolavori dell'autore. Il soggetto che l'ha ispirata è in realtà un semplice pretesto: le tribolazioni di una giovane coppia trasferitasi sulle montagne della Pennsylvania all'inizio del XIX secolo e la festa della primavera, con le relative danze, celebrata dai pionieri ivi residenti. Il balletto "Applachian Spring" andò in scena per la prima volta il 30 ottobre del 1944 alla Libreria del Congresso di Washington, riscuotendo un successo non meno generoso di quello successivamente riservato alla suite orchestrale. La seconda parte del concerto è tutta dedicata a Giuseppe Verdi (1813 - 1901). Si comincia con “Tu che le vanità” dal Don Carlos. Grand-opéra in cinque atti su libretto di François-Joseph Méry e Camille Du Locle tratto dal dramma “Don Carlos, Infent von Spanien” di Friedrich Schiller, “Don Carlos” venne rappresentato per la prima volta l’11 marzo del 1867 all’Opéra di Parigi per poi tornare in scena in una versione rivista dallo stesso autore e privata di un intero atto il 10 gennaio del 1884 al Teatro alla Scala di Milano. Ci troviamo di fronte a una delle opere forse maggiormente complesse e dibattute di tutta la produzione verdiana: basti dire che solo nella seconda metà del Novecento si è cominciato a riconoscerle la giusta importanza, sino ad attribuirle lo status di capolavoro. L’aria “Tu che le vanità” proviene dal quinto atto dell’opera ed è la preghiera di Elisabetta sulla tomba di Carlo V, nel chiostro del convento di San Giusto. Sarà, poi, la volta di “Sinfonia”, tratta da Luisa Miller. Composta su un libretto di Salvatore Cammarano a sua volta ricavato da “Amore e raggiro” di Schiller, “Luisa Miller” andò in scena per la prima volta a Napoli l’8 dicembre del 1848. Con quest’opera, si suole identificare l’abbandono delle metafore politiche tipiche della precedente produzione verdiana e l’avvicinamento alle tematiche del dramma e del destino. Il concerto prosegue con “Morrò, ma prima in grazia” da Un ballo in maschera. Melodramma in tre atti su libretto di Antonio Somma ispirato a un soggetto di Eugène Scribe, “Un ballo in maschera” debuttò al teatro Apollo di Roma il 17 febbraio 1859. “Morrò, ma prima in grazia” proviene dal terzo atto dell’opera ed è cantata da Amelia che, dopo essere stata condannata a morte da Renato, ottiene di poter vedere il figlio per l’ultima volta. Ultimo brano in programma sarà “Pace, pace, mio Dio” dalla Forza del destino. Ventiduesima opera di Giuseppe Verdi, la “Forza del destino” venne rappresentata per la prima volta a San Pietroburgo il 10 novembre del 1867 e, dopo alcuni ritocchi, alla Scala di Milano il 22 febbraio del 1869, dove ottenne un successo a dir poco trionfale. Per questa nuova versione, Verdi sostituì la breve introduzione con una vera e propria sinfonia, destinata a riscuotere un grande successo anche come brano da concerto. “Pace, pace, mio Dio” è tratta dal secondo quadro del quarto atto ed è la preghiera con la quale Leonora, in convento, chiede di essere affrancata dal tormentato ricordo di Alvaro.

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