blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

martedì, settembre 18, 2007

Intervista a Sara Allegretta

Laureata in Economia e Commercio, il soprano Sara Allegretta ha compiuto i suoi studi musicali diplomandosi in Canto presso il Conservatorio di Bari, in Musica Vocale da Camera a Parma e in “Lied und Oratorium” a Bolzano, con il massimo dei voti. Dopo il suo debutto avvenuto nel 1998 è stata invitata da diversi teatri europei tra i quali: Grenoble, Nantes, Cordoba, Burgos, Murcia, Granada, Saragozza (Bohème). Di particolare rilievo la collaborazione con il Grand Thèatre di Ginevra (Bohème), AlteOper di Francoforte in Les Huguenots (2002). Intensa anche la sua presenza nei Teatri e Festival italiani. Al Festival della Valle d’Itria partecipa alle seguenti produzioni: Ippolito ed Aricia di T. Traetta (1999), Roland di N. Piccinni, dir David Golub, regia Massimo Gasparon (2000), La Zingara di G. Donizetti (2001), Les Huguenots di G. Meyerbeer, dir. Renato Palumbo, regia Arnaud Bernard (2002), Proserpine di Paisiello, dir. Giuliano Carella, regia Massimo Gasparon (2003). Al Festival Barocco di Bibbiena partecipa alla produzione di Semiramide riconosciuta di Porpora, 2003, prima esecuzione assoluta in tempi moderni. Al Teatro Verdi di Sassari prende parte agli allestimenti di: Turandot di Busoni, dir. L.Koenigs, regia Denis Krief, (2001), e Andrea Chenier di U.Giordano, dir. F.Rosa, (2003). Al Teatro della Pergola di Firenze, Teatro Valle di Roma, Teatro Rendano di Cosenza, Teatro Vittorio Emanuele di Messina Orfeo ed Euridice (2001). È presente nei Teatri Comunali di Modena e Ferrara con: The death of Klinghoffer di J.Adams, dir. Jonathan Webb, regia Denis Krief, (2002). Al Teatro Massimo di Palermo partecipa alla produzione di Moses und Aron di Schönberg, dir. Stefan A. Reck, regia D.Krief, (2002). Dal 2001 collabora frequentemente con il M° Riccardo Muti che ne ha richiesto la presenza al Teatro alla Scala di Milano, in: Iphigénie en Aulide di C.W.Gluck, regia Yannis Kokkos (2002), Les Dialogue des carmélites di Poulenc, regia Robert Carsen (2004), Messa Solenne in re min. di L. Cherubini, in seguito ripresa a Parigi al Festival di Saint Denis, al Festival di Salisburgo (2003) e a Firenze, al Maggio Musicale Fiorentino nel 2005. Nel 2003, inoltre, è stata invitata per i Concerti di inaugurazione del Teatro La Fenice di Venezia dove ha eseguito: Te Deum di Caldara sotto la direzione del M° Muti, la Petite Messe Solennelle di Rossini sotto la direzione del M° Viotti, la Suite per soprano e orchestra Lou Salomé di Sinopoli, sotto la direzione del M° Viotti. Nel 2004 ha inaugurato la stagione dello Sferisterio di Macerata con Les comtes d’Hoffmann di Offenbach nel ruolo di Giulietta, sotto la direzione del M° Chaslin e la regia di Pier Luigi Pizzi, con rilevante successo di pubblico e critica. Successivamente è stata invitata al concerto di chiusura del Festival di Wexford (Irlanda) dove ha eseguito la Petite Messe Solennelle di Rossini. Nella stagione 2004/05 ha preso parte alla produzione Il ritorno di Ulisse in patria sotto la direzione di Ottavio Dantone, nei ruoli di Amore, Minerva e Giunone, nei teatri di Cremona, Como, Brescia, Reggio Emilia, Ravenna e Ferrara. I suoi successivi impegni del 2005 l’hanno vista interpretare: alla Kioi-hall di Tokio, lo Stabat Mater di Pergolesi sotto la direzione M° P. Carignani, al Comunale di Firenze la Messa Solenne di Cherubini sotto la direzione del M° Muti, al Teatro La Fenice di Venezia, il Parsifal, dir. Oetvos, regia Denis. Krief , a Milano, Teatro Dal Verme i Wesendonk Lieder di Wagner, con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali. Nel mese di Ottobre e Dicembre 2005 ha debuttato al Teatro La Fenice di Venezia nel Mitridate di Porpora con la regia di M. Gasparon, prima esecuzione assoluta in tempi moderni, con grandissimo successo di pubblico e critica. In novembre, invece, ha preso parte alla produzione della Traviata del Comunale di Bologna sotto la direzione del M° Gatti e la regia di Irine Brook, ripresa a Reggio Emilia. Nel 2006 ha cantato al Teatro Politeama di Lecce per la prima assoluta dell’opera di Marco Betta: “Bellini, ultime luci”, con la regia di R. Mortelliti e la direzione del M° M.Rota. Successivamente ha debuttato a Firenze, al Teatro La Pergola, in prima assoluta nell’opera Atenaide di A. Vivaldi, con la regia di M.Gasparon e la direzione del M° F.M. Sardelli.
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Ho l’onore e il piacere di conoscere Sara Allegretta già da alcuni anni. Le ho chiesto nell’intervista che segue non solo di parlare di come è nata e si è sviluppata la sua passione per il canto, della sua carriera, dei suoi successi, ma anche di come oggi andrebbe meglio affrontato l’insegnamento del canto in Conservatorio. Com’è nata la tua passione per il canto? “Sin da piccola un po’ tutti si erano accorti che avevo una naturale predisposizione per il canto. Solo a sedici anni però sono entrata ufficialmente a far parte di un coro. Si trattava del Salepico di Molfetta del maestro Pappagallo, autentica fucina di talenti. E’ stato proprio questo maestro a spingermi a frequentare il Conservatorio.” Quando c’è stata la svolta? “Direi sicuramente nel 1998, quando mi sono trasferita per un certo periodo a Roma, dopo aver vinto il concorso nazionale bandito dall’Accademia di Santa Cecilia. Prima fra 180 soprani candidati a quel posto nel coro della prestigiosa Accademia. Una gran bella soddisfazione. A qualcuno forse farà sorridere, ma per me l’esperienza vissuta in un ambiente così importante, a contatto poi con bacchette del calibro di Sawallisch, Chung, Gabbiani, Balatsch e altri maestri straordinari mi ha profondamente arricchito.” Tu parli correntemente tre lingue (francese, tedesco e inglese), oltre all’italiano. Un dato se vogliamo assai significativo e al contempo abbastanza raro tra i tuoi colleghi… “Indubbiamente, l’aver dovuto per forza di cose studiare il tedesco per preparare il diploma di Lied und oratorium al Conservatorio di Bolzano mi ha schiuso la possibilità di esplorare tutto un repertorio invece precluso a molti miei colleghi italiani” Secondo te Sara è sufficiente avere una bella voce per fare carriera? “Direi proprio di no. Certo essere in possesso di una buona voce aiuta non poco. Ma poi è soprattutto lo studio della tecnica che deve fare da supporto, da base per la scelta di un giusto repertorio che possa assecondare la propria vocalità. Poi è chiaro che ci sono delle voci per cui è subito evidente il tipo di repertorio che potranno affrontare, mentre ce ne sono altre che invece sono un po’ più complesse e per le quali è difficile capire. Sarà poi il tempo a definire meglio determinate caratteristiche.” La grande Maria Callas aveva un repertorio assai ampio. Merito solo di una voce importante o anche di un maniacale affinamento tecnico? “ Direi che lei ha messo soprattutto la tecnica alla base della sua voce e poi ne ha fatto ciò che ha voluto.” Nel tuo percorso artistico ci sono stati dei modelli particolari a cui ti sei ispirata? “Sì certamente. Ho sempre ammirato innanzitutto quelle cantanti che non facevano solo l’opera, ma che si sono cimentate anche attraverso tanta musica liederistica. Penso ad artiste come Elisabeth Schwarzkopf, Jessye Norman e Kiri Te Kanawa che hanno messo il lied alla base della loro straordinaria tecnica. Per quanto mi riguarda sono convinta che la liederistica è la vera tecnica, quella più autentica del saper cantare. E’ assai arduo prescinderne. Col tempo poi può e deve diventare un allenamento fondamentale per affrontare l’opera.” La musica da camera vocale e dunque la liederistica in senso più teutonico è anche la materia che insegni presso il Conservatorio di Bari. Un lavoro che ti appassiona molto o sbaglio? “E’ esattamente così. La liederistica è un viaggio straordinario in oltre due secoli di grande musica attraverso approcci e stili diversi. Mi dà molto entusiasmo poter regalare ai ragazzi che si avvicinano a questa meravigliosa materia oltre ad una solida tecnica, anche il frutto delle mie esperienze artistiche, in modo che possano farne tesoro per la loro futura carriera.” Hai da pochi mesi cantato nel Falstaff di Verdi al Comunale di Bologna diretta da James Conlon, mentre ora ti aspetta un altro prestigioso impegno a Taormina con un'importante partitura contemporanea “Sì, si tratta della Lou Salomé di Giuseppe Sinopoli, il grande direttore e compositore veneziano purtroppo scomparso nel pieno vigore dei suoi anni. Un lavoro del 1981 che è tra l’altro vocalmente impegnativo ed articolato. Lo canterò in ottobre a Taormina in un festival appositamente a lui dedicato.”

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