blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

lunedì, gennaio 16, 2012

"Raccontando" Beethoven nella Multisala Showville di Mungivacca con Paolo Olmi, Ugo Gregoretti e l'ICO di Bari

Quando si entra in una multisala cinematografica periferica della tua città (in questo caso Bari) per andare a seguire non un film bensì un concerto sinfonico, non può non mancare un momento di doloroso scoramento, soprattutto per chi ha frequentato per anni teatri, auditorium e "contenitori" (brutta ma efficace parola) di ben altro genere. Eppure, varcata la Sala 2 da 650 posti a sedere (comodi al punto che rischi persino di assopirti), la sensazione cambia. L'acustica è quasi ottimale nelle file più in alto, meno se ti accomodi nelle prime quindici. Il maestro Paolo Olmi, attuale direttore stabile dell'Opera di Nancy, che ha diretto con la sua consueta professionalità e bravura il concerto (nel programma la Seconda sinfonia di Beethoven ed alcune scoppiettanti Danze Slave di Antonìn Dvorak) della nostra Orchestra Sinfonica della Provincia, apprezza e collabora da tempo con il complesso barese. Egli non ha mancato di esprimerci però il suo rammarico sull'eventualità molto concreta che l'orchestra si sciolga contestualmente con la programmata fine delle Province nel 2013, ma non dispera: "Mi auguro - confida Olmi - che questo ensemble insieme ad altri musicisti di realtà come questa in difficoltà economica, possa costituire una nuova grande orchestra sostenuta dalla Regione Puglia, sull'esempio di quelle che esistono in altre regioni d'Italia." Certo è che l'Auditorium Nino Rota, i cui lavori di restauro e messa a norma dovrebbero (usiamo il condizionale, abituati ai continui rinvii che definire solo vergognosi è poca cosa) finalmente terminare quest'anno, sarebbe il luogo deputato ad ospitare i concerti dell'ICO di Bari. Ironia della sorte, sarebbe dunque semplicemente assurdo se alla sua inaugurazione non ci fosse pronta ed agguerrita proprio l'Orchestra della Provincia di Bari a tagliare il nastro. Tornando al concerto, va apprezzato il tentativo di far raccontare la musica e i musicisti (in questo caso il titanico Ludovico van Beethoven) da un appassionato intellettuale come l'ottantenne celebre regista torinese Ugo Gregoretti, purchè non diventi solo una pedante lettura di testi arcinoti ai più. Sarebbe stato meglio ascoltare direttamente le opinioni del Maestro Gregoretti, magari a braccio, un po' come sapeva fare una volta in televisione un "certo" Alessandro Baricco. Un compito dunque non agevole e scontato, ma già il fatto che l'attuale direttore artistico dell'Orchestra barese Angelo Cavallaro ci abbia pensato, costituisce senza dubbio un punto a suo favore.

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