blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

mercoledì, gennaio 11, 2012

"Un bell'allestimento di Tosca al Regio di Torino" di Maurizio Dania

"Un allestimento sobrio, elegante, con pochi accorgimenti tecnologici, inizia con il filmato, brevissimo, della protagonista che si getta da Castel Sant’Angelo nell’alba romana, chiarissima. Un bel contrasto con il vestito rosso di Floria, la celebre cantante. Meno bello il finale. Filmato, l’Angelo della libertà ed il rosso di Tosca, ferma su un alta struttura convessa, ma funzionale alla scena in generale, non appare molto ben visibile. Lascia cioè immaginare: poco si coglie. Immediatamente inizia Noseda con un’orchestra torinese sempre precisa, che pareva essere a casa propria. E la scena tradizionale ha inizio. La musica pucciniana affronta temi diversi da quelli colti nella Manon Lescaut o in Bohème, qui l’intreccio è chiarissimo. La componente psicologica non prevale sulla drammaturgia. La vicenda è nota: anche un bambino la comprenderebbe, ma come in tutte le opere pucciniane, la musica che trascina le passioni ha la necessità di essere cantata da grandi fraseggiatori. L’arte di saper parlare cantando, o di cantare parlando, donando ad ogni frase una chiarezza che se non fosse precisa, rischierebbe di creare una certo disagio specie nel Te Deum, quando anche il coro ha una parte da protagonista. Sobria, elegante, lineare anche questa scena che è imponente da sola con voci e strumentale. A volte non occorrono fantasie che colpiscano l’occhio più del necessario. Coro in ogni caso superlativo, con un piccolo errore di entrata in anticipo delle suore, ma preparato splendidamente da Claudio Fenoglio, anche per quanto riguarda le voci bianche. Bravissima Esther Zaglia, nella parte del pastorello. Le doti di grande fraseggiatore hanno soprattutto impressionato nel modo in cui tale qualità ha saputo favorire il porgere le frasi di Marcelo Alvarez. Siamo già in pieno verismo? Io direi di no, nel senso che se è un’opera verista, certo lo è in nuce. Ci sono è vero dettagli realistici, ma non ha voluto il regista e lo scenografo con lui calcare la mano sulle tinte forti, su aspetti morbosi esasperati che seppure non accennati, non hanno nulla di crudele. Si capiscono benissimo come sono stati presentati. Non c’è sangue, non ci sono candele attorno al corpo di Scarpia morto, non c’è esagerazione. La nota di poche righe più sopra riguardante la musica, quasi 60 temi che si rincorrono e che vengono legati a situazioni secondo il procedimento del leitmotiv wagneriano, hanno rimarcato anche un’incursione nella dimensione del grand-operà (per la dimensione eroica), e quindi solo grandi artisti che conoscano l’arte della parola ed il suo significato possono riuscire a regalare un’interpretazione sorprendente, pur dopo aver visto o ascoltato decine se non centinaia di Tosca. Applausi per Grinda e Isabelle Pieri che non si sono presentati a ringraziare o a salutare il pubblico, osannante nei confronti del concertatore e direttore d’orchestra: un Gianandrea Noseda semplicemente eccezionale. Francesco Palmieri nei panni di Angelotti ha cantato la sua parte, senza impressionare, ma non è che gli venga concesso molto per emergere. Matteo Peirone, il sagrestano, invece, è stato uno dei migliori perché non ha fatto del suo ruolo una macchietta. Ha cantato senza esagerare in portamenti eccessivi, con buona voce e aderenza al personaggio. Anche Scarpia è stato signorile. La voce non è indimenticabile, ma almeno corretta. Lando Ataneli era il barone Vitellio Scarpia ed a me il suo modo di muoversi, di agire, il suo presentarsi in scena, anche in quelle più note, in cui altri baritoni gigionavano pur dotati di una potenza e di un colore superiore e brunito, è piaciuto assai. Corretto quindi, anche lui e mai sopra le righe. Bravo. Marcelo Alvarez è uno dei grandi tenori di oggi. Senza dover cercare paragoni con altri che calcano in questi anni le scene internazionali, nei suoi ruoli, la voce è bellissima; forse non sarà più morbida come qualche anno fa e possiede meno colori, ma sa iniziare le frasi con una purezza cristallina; i suoi piani e pianissimi sono da manuale, senza sbavature, senza incertezze le messe di voce, l’acuto sempre lanciato con sicurezza ed un appoggio naturale. Pare quasi che non abbia il passaggio di registro, tanto tutto gli viene con naturale facilità. Applaudito nel primo atto, è stato sommerso di applausi dopo “ E lucean le stelle”. Qualcuno ne ha chiesto il bis. Ma meritavano ovazioni anche gli acuti del “Vittoria, vittoria” che è apparso davvero un inno alla libertà. Merita la fama ed i palcoscenici che calca, dal Metropolitan di New York al Covent Garden di Londra. Per concludere ho lasciato per ultimo il mio pensiero su Svetla Vassileva. Non mi ha entusiasmato, ma neppure deluso. Certo chi non poteva avere nelle orecchie e nella memoria le centinaia di Floria che sono state ascoltate negli ultimi anni? Ma non è certo un paragone che suscita la mia personale perplessità. Canta è vero la frase che molte gridano dopo la morte di Scarpia, coglie il do “della lama” ed ha il grande merito di non interpretare “Vissi d’arte” come se fosse un’aria da concerto. Non è coinvolgente nel duetto d’amore nella prigione di Cavaradossi, pare spesso "forzata" e al limite dell’urlo in altre occasioni, ma è comunque parte del disegno intellettuale, registico e musicale della produzione del Regio. Non ha una bella voce, almeno non ad orecchie italiane come le mie. Interpreta, non si canta addosso, ma proprio per i motivi detti in precedenza sull’arte della fraseggiatrice, è ovvio che incontri delle difficoltà, alle quali sopperisce con buon mestiere. Alla fine mi è parso che non avesse più molto da spendere. In ogni caso il 2012 è iniziato per Torino, nel modo migliore possibile per una produzione pucciniana di livello europeo." MAURIZIO DANIA

3 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

ma lei era davvero al regio??!!!
regia quantomeno discutibile, ed applausi contenuti.scarpia (Ataneli) inascoltabile ed inguardabile.eccezionale Alvarez con i suoi colori, i suoi pianissimi ed acuti.
eccellente Vassileva nei proprio nei fraseggi e colori e voce al contrario stupenda(sia per italiani che non!!) per non parlare della presenza scenica!
geniale lettura del maestro Noseda.
coro del teatro superlativo.
grandi applausi per il coro, maestro, tenore e forse sopratutto per il soprano.
di sicuro il regio rimane un teatro di riferimento mondiale.

4:23 PM

 
Anonymous Anonimo ha detto...

ma lei era davvero al regio??!!!
regia quantomeno discutibile, ed applausi contenuti.scarpia (Ataneli) inascoltabile ed inguardabile.eccezionale Alvarez con i suoi colori, i suoi pianissimi ed acuti.
eccellente Vassileva nei proprio nei fraseggi e colori e voce al contrario stupenda(sia per italiani che non!!) per non parlare della presenza scenica!
geniale lettura del maestro Noseda.
coro del teatro superlativo.
grandi applausi per il coro, maestro, tenore e forse sopratutto per il soprano.
di sicuro il regio rimane un teatro di riferimento mondiale.

4:23 PM

 
Blogger Maurizio Dania ha detto...

Lei non si firma e la sua domanda iniziale non solo è tendenziosa, ma anche maleducata. In ogni caso, visto l'anonimato, è come se il commento l'avesse scritto Nessuno.

2:59 PM

 

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