blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

lunedì, novembre 14, 2011

Un bellissimo concerto ha chiuso sabato scorso la stagione sinfonica 2011 della Fondazione Petruzzelli

Un concerto, quello diretto sabato scorso dall'eccellente maestro brasiliano John Neschling (pronipote di un "certo" Arnold Schoenberg), che definirei memorabile per almeno due motivi: 1) Ancora una volta, la giovane Orchestra del Petruzzelli ha mostrato tutto il suo valore. Questi ragazzi si stanno impegnando in modo a dir poco straordinario, dopo una stagione operistica e sinfonica di raro spessore e notevole intensità. E senza i benefici di una naturale quanto necessaria rotazione, che in altre realtà orchestrali italiane (si pensi solo a La Scala di Milano, al Maggio Fiorentino e al San Carlo di Napoli) sarebbe la regola; 2)La presenza in quest'ultimo concerto - dei dieci sinora proposti - di un direttore di grande esperienza internazionale ed autorevole caratura interpretativa, come Neschling ha permesso di lavorare su un programma di ardua difficoltà: l'esecuzione di un concerto per percussioni di una compositrice contemporanea, quale la messicana Gabriela Ortiz e di una sinfonia bruckneriana di luminosa bellezza (la Quarta, detta non a caso "Romantica") che mette a dura prova tutte le sezioni dell'orchestra, oltre che alcune prime parti, come il corno, l'oboe, il clarinetto, il flauto, la tromba. I risultati del lavoro svolto dall'orchestra in pochi giorni di prova con Neschling sono stati esaltanti, sia nel "Concierto Candela", complice il bravissimo Filippo Lattanzi, protagonista di una performance cubitale nell'esibirsi con mostruosa disinvoltura tra una decina di percussioni (dalla marimba alle conga, ai tom tom, all'antichissimo Teponaxtlis di origini Maya e Azteche) e soprattutto, a mio parere, nel Bruckner, riletto con aderenza stilistica perfetta, sia nei tempi che nel rispetto certosino delle dinamiche. "Crescendo" di grande potenza espressiva, con trombe e tromboni dell'Orchestra barese in eccellente spolvero, alternati a momenti di intimo candore e tenera delicatezza naturalistica tipicamente bruckneriani. Non è facile, ancor oggi, per una compagine italiana avvicinarsi al caleidoscopico mondo di questo incredibile "contadino della Musica", nato a pochi chilomentri da Linz e vissuto per anni all'interno di una meravigliosa Abbazia con la funzione di organista. L'orchestra del Petruzzelli, suonando per la prima volta la sua musica, ha fatto capire che non è stato solo un "capriccio" quello di affrontare una tetralogia wagneriana in appena tre stagioni, ma le sfide ora possono continuare a farsi sempre più ambiziose e significative, naturalmente risorse permettendo. Successo strepitoso e meritato per tutti con un arrivederci al prossimo anno!

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