blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

martedì, dicembre 04, 2007

"I sette peccati capitali" con David Riondino e Roberto Fabbriciani inaugurano domani allo Sheraton la 66a stagione della Fondazione Piccinni

Riondino e Fabbriciani (nella foto) inaugurano la 66a Stagione della Fondazione Concerti “N. Piccinni”(della quale aspettiamo di conoscere ancora tutti gli altri "eventi" con le relative date), presso lo Sheraton Nicholaus Hotel di Bari, il 5 Dicembre alle 21,00, nella data meglio nota per il folklore , come il giorno in cui il Santo Nicola portava in dono noci, mandarini e biscotti ai bambini buoni in trepidante attesa. Quella stessa attesa premiata, per il pubblico barese, con “I SETTE PECCATI CAPITALI”, per la voce narrante di David Riondino ed il flauto di Roberto Fabbriciani, complici i testi di Benn, Ragazzoni, Ginsberg, Aretino, Mutis, Callot, Hölderlin e le musiche di Mozart, Kurtág, Piazzola e Debussy. “I SETTE PECCATI CAPITALI” prende spunto dalla celebrazione di un defunto tratta dalla raccolta “morgue” di G. Benn nella quale l’autore, medico nella vita civile, prende occasione appunto dai cadaveri anonimi esposti nell’obitorio per una serie di poesie che ne evocano la vita e la morte. Riondino, artisticamente nasce con la generazione dei cantautori degli anni Settanta. Giovanissimo debutta al teatro Zelig di Milano e comincia un percorso professionale che lo porta ad esplorare quasi tutte le forme di comunicazione, dal cinema ( con Salvatores, Staino, Paolo Hendel) alla musica (storico il suo “Tango dei miracoli” ormai introvabile, uscito solo in edicola con illustrazioni di Milo Manara). Sul palco, filosofeggia in musica e poesia su ira, lussuria, superbia e via peccando con aria di chansonnier divertito e metafisico, disincantato e serafico. In questo percorso di divagazioni e illuminazioni "rinvenute nell'animo di uno sconosciuto", nato un po' per caso e cresciuto strada facendo sulla scorta di una comune esigenza artistica, lo accompagna Roberto Fabbriciani che è internazionalmente riconosciuto tra i migliori interpreti, flautista della musica contemporanea, sperimentatore ed esploratore di nuovi linguaggi, suoni, digressioni. Ha studiato con Severino Gazzelloni e collaborato con alcuni tra i maggiori compositori del nostro tempo. Disse nel 1989 John Cage “…qualsiasi cosa egli suona è sempre nel modo migliore” Davide e Roberto si inventano un dinamismo liquido e traumatico, un dialogo fascinoso che dalla voce del flauto passa al suono della vocalità poetica e viceversa. In tempi così inclini, perlomeno dalle nostre parti, a concentrarsi sulle magnifiche sorti e progressive del mondo - dichiara Riondino - lasciando da parte tutte quelle inquietanti indicazioni che in altri tempi eravamo soliti raccogliere da eccessi e trasgressioni d’ogni sorta, parve a me e a Fabbriciani opportuno meditare sulle voragini e sulle ambiguità che a dispetto dei buoni sentimenti e delle belle intenzioni nella vita ci si offrono: e che nel linguaggio diffuso si definiscono le deviazioni, i peccati, addirittura i peccati capitali. Cerchiamo di riflettere su ira, accidia, gola, lussuria e via dicendo attraverso i pensieri di poeti e musicisti, ritenendo che questi navigatori abbiano attraversato simili abissi quando non vi siano addirittura precipitati. E così ogni tema ogni cosiddetto peccato evoca alcune poesie concertate con la musica del flauto, ed esecuzioni particolarmente adatte. Sulla scorta di un viaggio interiore, notturno ed errante che disseppellisce confini etici universali ma non dimentica gli angusti scenari nostrani dell'attualità politica e i peccatucci di buonismo forzato che li circondano, i due interagiscono su preordinate traiettorie, tra mille risonanze, concedendosi ogni tanto al corto circuito dell'improvvisazione, della schermaglia jazzistica. I flauti sono tanti: piccoli, medi, grandi, dritti, traversi, Fabbriciani li suona tutti, li fa vibrare di emozioni, li ascolta, li maneggia con tecnica sopraffina, mentre Riondino attraversa la sua memoria poetica, citando a destra e manca, fra Ginsberg e Hölderlin, Alvaro Mutis e il rimario popolare in ottava. Un lavoro sperimentale, sette tappe che scivolano nell'abisso della propria coscienza, in un clima da cerimonia segreta, un’indagine eccentrica e magnetica che cerca di conciliare, fra nuove fratture e antiche armonie, la possibile e sempre auspicabile convivenza dei linguaggi e delle espressioni artistiche. Per ulteriori informazioni tel 0805745761 - 3355707272

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