blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

mercoledì, gennaio 16, 2008

Lo splendido concerto di Leonardo Micucci, Nicola Fiorino e Francesco Basanisi in Vallisa

L'indubbio merito delle stagioni dell’Accademia dei Cameristi è quello di saper accostare in modo talora persino illuminante pagine musicali stimolanti, sia per la rarità delle loro esecuzioni, sia per l’indiscussa qualità degli interpreti che ne garantiscono letture di pregevole fattura. E’ stato il caso del concerto di lunedì scorso ascoltato nell’Auditorium Vallisa di Bari. In programma due trii di musicisti francesi del calibro di Ernest Chausson e Maurice Ravel. Il primo in sol minore op. 3, praticamente sconosciuto ai più, l’altro ben più celebre anche, ma non solo, per merito di una fortunata pellicola cinematografica di Claude Sautet (“Un cuore in inverno”) degli anni Novanta. A interpretare i due lavori tre giovani musicisti pugliesi decisamente bravi: il violinista Leonardo Micucci, il violoncellista Nicola Fiorino ed il pianista Francesco Basanisi. Si trattava di musica dal carattere espressivo, oltre che tecnico assai difficile da rendere. Chausson per esempio ha uno stile che richiama certo quello dei suoi maestri Massenet e Franck, ma non nasconde neppure una chiara predilezione per non dire adesione alla poetica wagneriana. Il suo trio in sol minore (1881) non ebbe all’epoca alcun successo. Ed è in effetti una pagina che pur non priva di fascino timbrico ed idee melodiche particolarmente interessanti, appare, almeno al primo ascolto, oltre che vasta nelle dimensioni, un po’ troppo prolissa nel suo puro svolgimento formale. Tutta un’altra storia per lo splendido Trio in la minore di Ravel del 1915, punta di diamante del rinnovamento linguistico in atto in quegli anni in ambito culturale e artistico-musicale. Capolavoro indiscusso di sintesi musicale e perfezione formale abilmente coniugate con una scrittura di appassionata densità “sinfonica”. I tre interpreti succitati hanno regalato di entrambi i lavori letture impeccabili, a tratti anche febbrili nella tensione ritmica e trascinanti nelle ardue escursioni dinamiche (soprattutto nel trio raveliano). Successo caloroso e meritato.

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