blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

martedì, maggio 24, 2011

L'Orchestra della Provincia di Bari diretta da Rino Marrone suona nella Basilica di San Nicola

Giovedì 26 maggio 2011 alle ore 21.00 presso la Basilica di San Nicola l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari si esibirà in un concerto diretto dal maestro Rino Marrone con il noto artista Antonio Amenduni al flauto. In programma musiche di Verdi, Lovreglio, Borne, Mussorgsky e Prokofiev. La serata si apre con l’esecuzione dell’Ouverture da “La Battaglia di Legnano” di Giuseppe Verdi (1813 – 1901). Tragedia lirica in quattro atti su libretto di Salvatore Cammarano tratto da “La bataille de Toulouse” di Joseph Méry, debuttò al Teatro Argentina di Roma il 27 gennaio del 1849. Ispirata dalla Prima guerra d’indipendenza (1848) e dai moti rivoluzionari delle Cinque giornate di Milano, quest’opera narra una vicenda inserita nell’ambito della ribellione dei lombardi nei confronti dell’imperatore tedesco Federico Barbarossa: trama quanto mai significativa in epoca risorgimentale. Dal punto di vista orchestrale, l’opera è assai accurata e risente, dal punto di vista armonico, dell’influenza della musica francese. Giova ricordare che, nel 1961, inaugurò la stagione della Scala in occasione dei festeggiamenti per il centenario dell’Unità. Sarà, poi, la volta delle Melodie variate op. 13 dalla “Norma” di Bellini, per flauto e orchestra di Donato Lovreglio (1841 - 1907). Nato a Bari, Donato Lovreglio fu attratto sin da giovanissimo dagli strumenti a fiato, ai quali si dedicò con passione privilegiando il flauto e il clarinetto. Nella sua intensa attività di flautista, Donato Lovreglio, che si era presto trasferito a Napoli, dove si fermò sino alla fine dei suoi giorni, si esibì spesso in duo con la moglie, la pianista Adelina Castelli, riscuotendo sempre grande successo. Fra i suoi numerosissimi ammiratori, potè vantare persino la stima e l'amicizia personale del celebre scrittore francese Alexandre Dumas, che lo frequentò a lungo durante il proprio soggiorno in Italia, adoperandosi in prima persona per accrescerne la notorietà. Lovreglio, cui va il merito di aver introdotto in Italia il flauto di Böhm, fu molto attivo anche come didatta e compositore e scrisse, oltre a un metodo per flauto, anche diverse pagine cameristiche e orchestrali per flauto e per clarinetto – in parte nella forma di parafrasi di temi operistici – pubblicate a Milano da Ricordi. Al pari di molti virtuosi dell’Ottocento, anche Lovreglio si dedicò alla composizione di variazioni di bravura su temi d’opera. Fra queste vi sono appunto delle Fantasie per clarinetto e orchestra tratte dalle opere di Giuseppe Verdi (La Traviata, Simon Boccanegra e Un ballo in maschera) e Donizetti (Maria Stuarda) e quella per flauto e orchestra tratta invece dalla “Norma” di Bellini. L’orchestra eseguirà, poi una Fantasia brillante per flauto e orchestra su temi della Carmen di Bizet di François Borne (1840 – 1920). Solista particolarmente apprezzato, il francese Borne fu attivo come primo flauto del Grand Théatre di Bordeaux e non meno apprezzato docente del Conservatorio di Tolosa. La sua “Fantasia brillante”, in origine concepita per essere eseguita in duo di flautoe e chitarra, risale al 1900, anche se l’orchestrazione, ad opera di Raymond Meylan, ci è molto più vicina, essendo datata 1990 e deve la sua popolarità al celebre virtuoso inglese James Galway, che l’ha inserita nel proprio repertorio. Si tratta, per inciso dell’unica composizione a noi nota di questo autore, che pure dedicò notevole attenzione al proprio strumento contribuendo anche alla sua evoluzione meccanica. La Fantasia utilizza i temi più conosciuti della Carmen, traendone diverse variazioni, mettendo in risalto sia gli aspetti tecnici che quelli musicali dell'esecuzione al flauto. Nella seconda parte l’Orchestra eseguirà il Preludio da “Kovancina” di Modest Mussorgsky (1839 – 1881). Ultima opera di Mussorgsky, “Kovancina” rimase incompiuta al tempo della morte dell’autore, nel 1881 e tutt’oggi ne esistono diverse versioni. Questo fa sì che l’epilogo della vicenda di cui si tratta, ovvero l’ascesa al trono dello zar Pietro il Grande, possa essere interpretato con un senso di vigoroso ottimismo o, al contrario, di disperata rassegnazione, in funzione della versione dell’opera che può capitare di ascoltare. Mussorgsky concepì inizialmente l’opera in sei scene, delle quali le ultime due sopravvivono come quadri. Per la prima esecuzione del 1886, Rimsky Korsakov completò il lavoro e lo orchestrò riducendolo nella forma dei cinque atti che è tutt’oggi quella canonica. Questa edizione fu successivamente impiegata per la ripresa del 1911 e per le revisioni curate due anni più tardi da Maurice Ravel e da Igor Stravinsky. Nella sua revisione, Korsakov impiegò alcuni dei passaggi più importanti contenuti nel preludio orchestrale per usarli nella scena finale. E’ stato osservato tuttavia che il lavoro musicale svolto da Korsakov abbia profondamente mutato il significato dell’opera, allontanandolo dal significato originale che Mussorgsky voleva darle: mentre l’autore intendeva la trama – e quindi anche la musica – come una metafora sullo smarrimento di un senso dell’unità nazionale, Korsakov intese invece dimostrare che, a dispetto delle sue nefandezze compiute durante il regno di Pietro il Grande, il risultato fu il positivo raggiungimento di un’era moderna per la società russa. Giova ricordare, peraltro, che nel 1952 Dimitri Shostakovich curò una versione completamente nuova della partitura, per impiegarla nella colonna sonora del film tratto dall’opera. Questa nuova versione venne pubblicata nel 1963 e si può dire che sia quella per molti versi più vicina alle intenzioni drammatiche di Mussorgsky. La serata si chiude con la Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25 “Classica” di Sergej Prokofiev (1891 – 1953). Composta nel 1917, questa sinfonia fu eseguita per la prima volta il 21 aprile del 1918 a Leningrado sotto la direzione dell’autore. Benché animato da uno spirito modernista, Prokofiev ammirava profondamente il rigore delle forme classiche. In quest’opera, che conserva la strumentazione in uso nel XVIII secolo, egli intese far rivivere lo spirito delle sinfonie di Haydn unendolo a un materiale armonico e melodico di taglio decisamente più moderno. Una vivace melodia degli archi apre il primo movimento che, dopo un breve passaggio del flauto conduce al secondo tema, eseguito sempre dagli archi con il sostegno dei fagotti e caratterizzato dai tipici salti di ottava cari a Prokofiev. Il movimento lento è costituito da una melodia aggraziata degli archi, sostenuta èerò da un accompagnamento più vigoroso. Nella sezione centrale di questo movimento, una seconda idea melodica viene presentata dai legni. Il terzo movimento è una gavotta scritta nello stile antico, ma con l’utilizzo di idiomi moderni, la cui vigorosa melodia di danza viene esposta dagli archi; una musette pastorale viene esposta nella sezione centrale di questo movimento. Un accordo vigoroso conduce quindi al Finale scritto nella forma di rondò, il cui tema principale viene ancora eseguito dagli archi. Si tratta di una melodia a sua volta vigorosa e trascinante, il cui impeto non viene meno neanche dopo l’esposizione di due idee secondarie affidate ai legni e al flauto solo. Ingresso libero (Info: 080.5412302).

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