blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

venerdì, agosto 19, 2011

Domenica prossima si apre il BAROCCO FESTIVAL a San Vito dei Normanni (BR)

Un genio del violoncello rende omaggio a un grande autore pugliese del Settecento in una magica serata di musica antica. Cristophe Coin (nella foto), un gigante del repertorio barocco, sarà lo straordinario protagonista del concerto inaugurale del Festival Barocco intitolato a Leonardo Leo, del quale il musicista francese suonerà musiche di rara bellezza insieme all’ensemble La Confraternita de’ Musici guidata al cembalo da Cosimo Prontera, direttore artistico della manifestazione, insignita per il terzo anno consecutivo del Premio di Rappresentanza dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’evento è in calendario domenica 21 agosto, alle 21, nell’atrio di Villa Europa, a San Vito dei Normanni, la città natale di Leo, appuntamento di respiro internazionale che sancisce non solo l’inizio del festival brindisino (9 concerti sino al 6 settembre) ma anche l’avvio della programmazione della Rete dei Festival di Musica antica in Puglia sostenuta dal Progetto Puglia Sounds (numero verde 800.96.01.37), un network di idee e progetti artistici al quale aderiscono anche Anima Mea (7-11 settembre), il Giovanni Paisiello Festival (8-21 settembre) e La Via Francigena del Sud (17 settembre-2 ottobre). Quest’anno sono sette le città del Brindisino coinvolte nel calendario del Barocco Festival. Oltre a San Vito dei Normanni (21 agosto e 4 settembre), i concerti (tutti a ingresso libero) si terranno, infatti, a Torre Santa Susanna (23 agosto), Brindisi (26 e 31 agosto), Latiano (29 agosto), Carovigno (30 agosto), Ceglie Messapica (2 settembre) e Mesagne (6 settembre). «Ospitare in questa edizione musicisti del calibro del francese Christophe Coin, dell’olandese Berthold Kuijken, dell’italiano Stefano Montanari, dell’americano Bruce Dickey e del fiammingo Liuwe Tamminga allontana la nostra terra da quella marginalità culturale in cui la geografia e gli uomini l’avevano posizionata», afferma con orgoglio Prontera. Sul concerto inaugurale di domenica 21 agosto è prevista una finestra in diretta di RadioTre Suite, importante cassa di risonanza per un’occasione di ascolto di grande interesse, con la quale il Barocco Festival di propone di superare un consolidato stereotipo. Chi ha detto, infatti, che gli autori di scuola napoletana primeggiarono solo nel teatro musicale? Per rendersi conto di quanto questo tabù non abbia ragione di esistere basterà ascoltare Coin e la Confraternita de’ musici nell’esecuzione dei Concerti per violoncello n. 1 e n. 5 di Leo, parte di una serie di sei Concerti composti tra il 1737 e il 1738. Leo li scrisse per Domenico Marzio Carafa, duca di Maddaloni, un dilettante di violoncello di buon livello che qualche anno prima aveva probabilmente commissionato a Pergolesi l’incantevole Sinfonia per violoncello e basso continuo. Questi pagine presentano - al di là della loro bellezza intrinseca - una notevole importanza storica, come spiega il musicologo Giovanni Tasso. Insieme ai concerti di Vivaldi, composti qualche anno prima, sono - infatti - tra le prime opere a vedere il violoncello in veste solistica, dunque svincolato dai poco gratificanti compiti di basso continuo. Sotto questo aspetto Leo si rivelò un vero innovatore, fatto che appare ancora più evidente se si pensa che nel 1752 - otto anni dopo la scomparsa del compositore sanvitese - Johann Joachim Quantz scrisse nel suo celebre «Versuch einer Anweisung die Flöte traversiere zu spielen» che «il compito principale di questo strumento è costituito dalla realizzazione di un buon accompagnamento». Leo - spiega ancora Tasso - seppe essere innovativo anche sotto l’aspetto stilistico, come si può notare nella decisione di adottare nei primi movimenti un abbozzo di forma-sonata (una forma pressoché sconosciuta tra i compositori attivi a Napoli nei primi decenni del XVIII secolo), che contribuisce a rendere questi concerti - concepiti secondo il collaudato modello della sonata da chiesa, con una doppia successione di tempi lenti e veloci - più interessanti e originali rispetto alla maggior parte delle opere coeve. Sotto il profilo espressivo, Leo ottenne risultati davvero eccellenti abbinando stilemi propri del passato come passaggi fugati a spunti dal sapore decisamente teatrale, come il Larghetto a mezza voce del Concerto n. 1 in la maggiore, una meravigliosa oasi di delicato lirismo e di spiccata cantabilità. Nel corso della serata Leo verrà messo a confronto con Francesco Durante, compositore di Frattamaggiore passato ingenerosamente alla storia - chiarisce Tasso - per non aver mai composto opere teatrali, prediligendo di gran lunga l’ambito sacro. Tuttavia Durante godette di una grande fama, come testimonia la presenza di un busto del compositore nell’Opéra Garnier di Parigi. Il confronto tra le sue opere e quelle del compositore di San Vito dei Normanni consente di percepire un’eco della querelle che per qualche tempo vide contrapposti un gruppo di ammiratori di Leo e una fazione di estimatori di Durante, un dissidio - conclude Tasso - che non fa altro che confermare i due musicisti agli occhi di noi ascoltatori del XXI secolo tra i massimi protagonisti di una delle stagioni più esaltanti della storia della musica italiana.

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