blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

mercoledì, gennaio 31, 2007

Esaltante Tenan con i Cameristi a Bari

Carlo Tenan è una delle giovani bacchette italiane più interessanti e richieste del momento. Se ne avuta ampia dimostrazione lunedì scorso al teatro Kursaal Santalucia di Bari, durante l’ottimo concerto prodotto dalla Fondazione Petruzzelli in collaborazione con l’Accademia dei Cameristi. Un concerto pensato per onorare la memoria della Shoah, ma anche per coltivare la speranza di un futuro migliore dell’attuale, come ha giustamente sottolineato prima del concerto Silvia Godelli, assessore al Mediterraneo della Regione Puglia, che ha patrocinato e concretamente sostenuto l’evento in questione. Sul palcoscenico del Kursaal la debuttante orchestra dell’Accademia dei Cameristi, coraggiosa Associazione Onlus creata e presieduta sette anni or sono da Mariarita Alfino, era diretta, come dicevo, da Carlo Tenan. Tenan, in un recente passato apprezzato oboista, si è poi dedicato con esiti subito incoraggianti, alla direzione d’orchestra. L’altra sera ci ha subito regalato un saggio delle sue qualità direttoriali nello spumeggiante “Scherzo” per orchestra d’archi di Franz Schreker (compositore ebreo di nazionalità austriaca, la cui bella musica fu colpevolmente messa al bando dai nazisti). Si tratta di una pagina di appassionata, ondeggiante cantabilità, restituita dal giovane maestro e dagli archi dei cameristi con il necessario nitore e una smagliante, a tratti, dionisiaca freschezza. Il “Concerto per clarinetto e orchestra d’archi” di Aaron Copland, ben più noto del sorprendente pezzo precedente, ha visto poi, quale protagonista, un solista d’eccezione come Alessandro Carbonare, attuale primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che ha impeccabilmente ricamato la virtuosistica tessitura (intrisa di continui ammiccamenti in puro stile jazz) del concerto coplandiano, ben sostenuto da Tenan e dal neonato ensemble barese. Il momento più avvincente del concerto doveva però ancora arrivare. Tenan e gli eccellenti Cameristi si sono infatti cimentati in una delle composizioni più ardite e complesse del Novecento musicale. Quella “Musica per archi, percussioni e celesta” che nel 1936 fu commissionata all’ungherese Béla Bartók dalla celebre orchestra di Basilea diretta da Paul Sacher. Un autentico capolavoro, che con la sua suggestiva e al contempo raggelante, fittissima scrittura cromatica e contrappuntistica, mette sempre a dura prova le capacità tecniche anche delle compagini orchestrali più smaliziate. Tenan, va detto, dirige con una lucidità disarmante, oserei dire abbadiana; il suo gesto possiede inoltre invidiabile naturalezza unita alla rara, almeno oggi giorno, capacità di trasmettere perfettamente le sue indicazioni interpretative ai musicisti. E proprio questi ultimi hanno saputo fornire – guidati da una mano così felice - una prova esemplare (eccellenti i contributi al pianoforte di Elisabetta Mangiullo e Viviana Velardi, mentre tra i percussionisti c’era Filippo Lattanzi, uno tra i migliori marimbisti al mondo) nel difficilissimo pezzo bartokiano che sa quasi di miracoloso, se si pensa che questi ragazzi suonavano insieme per la prima volta. Successo caloroso e meritato. Naturalmente, alla fine del concerto, ho chiesto a Mariarita Alfino se ci sarebbero state ulteriori occasioni di ascoltare questa promettente orchestra d’archi (magari diretta da altre giovani e talentuose bacchette). Lei mi ha laconicamente risposto: “Non se ne parla nemmeno. E’ un’orchestra pensata solo per quest’occasione.” Riflettevo, mentre ascoltavo Mariarita, ad un analoga esperienza avvenuta alcuni anni fa a Gioia del Colle, in provincia di Bari. Anche allora si era realizzato un altro piccolo, grande miracolo: la creazione di un’orchestra cameristica di eccellente livello. Si chiamava Laborintus Chamber Orchestra. L’idea ambiziosa e per certi versi…“temeraria” la ebbe allora Lorenzo Fico, direttore anch’egli di valore, attualmente alla guida dell’Istituto musicale "Paisiello" di Taranto. Quella splendida orchestra è, ahinoi, durata lo spazio di due stagioni e poi, priva del necessario sostegno finanziario, è sparita nel nulla. Un altro esempio: la Regione Puglia aveva realizzato verso la fine degli anni Novanta, un’orchestra giovanile pugliese, sul modello (quasi) “anglosassone” di quella toscana ed emiliana. Anche quell’idea naufragò nel breve volgere di un paio di anni. Possibile che con tutti i talenti musicali di cui la Puglia dispone (annualmente sfornati dai suoi non pochi conservatori e istituti musicali pareggiati) non si possa lavorare ad un serio progetto per la creazione – finalmente - di una bella, importante orchestra giovanile che soprattutto duri nel tempo? Ci piacerebbe sapere proprio dall’assessora Silvia Godelli, donna politica di valore, oltre che sincera appassionata di musica, se in tal senso si possono (o meno) coltivare legittime speranze.

martedì, gennaio 30, 2007

I paesaggi in movimento di Andrea Padova

Questa sera, alle 18.30, cari amici baresi (e non), siete tutti invitati da Giannini Pianoforti (via Sparano, 172 - Bari) per la presentazione del nuovo compact disc del celebre pianista-compositore salentino, Andrea Padova (in foto): "Landscape in Motion". A presentare il cd pubblicato di recente dall'etichetta milanese Stradivarius e fresco vincitore del Premo "Le Veneri" 2006, oltre all'artista ci saranno il giornalista e critico musicale Ugo Sbisà (Gazzetta del Mezzogiorno) e il sottoscritto. Nei prossimi giorni potrete leggere sul blog la recensione del cd. Infotel: 080.5246864

Il Duo Pani-Fuggetti e le stagioni dell'anima

Mercoledì 31 Gennaio, alle ore 19,30, nella Chiesa del Purgatorio a Palo del Colle, si terrà il Settimo Concerto, dal titolo “Le stagioni dell’anima”, della Prima Stagione Concertistica organizzata dal Comune di Palo del Colle in collaborazione con le Associazioni Eurorchestra da camera di Bari e ParnasoDonneinMusica, con la direzione artistica dei Maestri Francesco Lentini e Angela Montemurro. Protagoniste della serata le note pianiste baresi Elisabetta Pani e Flavia Fuggetti, che si esibiranno sia in duo pianistico che da soliste , alternando brani di Brahms, Bellini, Rubinstein e Rossini, scritte per pianoforte a quattro mani, a composizioni di Bach e Liszt per pianoforte solo. Il concerto è a ingresso libero. La Prima Stagione di Musica da camera di Palo del Colle, intitolata “Soli Deo Gloria”, nasce con lo scopo di creare nuovo pubblico per la Musica e per l'Arte, e con il desiderio di valorizzare il patrimonio architettonico della città di Palo del Colle, una delle più belle cittadine del Sud, carica di storia e di tradizioni . Infotel : 080. 5744559 e-mail: eurorchestra@libero.it .

lunedì, gennaio 29, 2007

Trionfo a Bari per la Nona di Beethoven

Può sembrare strano che in una città come Bari venga eseguita per la prima volta la celeberrima Nona Sinfonia di Beethoven, dopo ben 183 anni dalla sua “Prima” (avvenuta a Vienna nel lontano 1824). Di questo si stupisce non poco anche il critico Stefano Velanzuolo, estensore delle note del programma di sala. La Nona, si sa, è grandioso affresco strumentale e corale che richiede uno sforzo organizzativo non indifferente, oltre che naturalmente eccellenti capacità tecniche ed espressive da parte degli esecutori. A Bari l’Orchestra della Provincia da alcuni anni è in costante crescita, pur non disponendo da (troppo) tempo di una sua “Casa” stabile, e cioè dell’auditorium Nino Rota. Da allora, l’Orchestra ha cominciato il suo personale "calvario" tra alberghi, caserme, chiese, piazze, palestre, palasport, con invece sempre più scarse apparizioni nell’unico luogo (dopo l’incendio del Petruzzelli) realmente adeguato per la Musica: il teatro Piccinni. Fortuna che la Guardia di Finanza, in attesa che tra un paio d’anni – ma ci si augura anche meno - si possa tornare al “Rota” finalmente ristrutturato, con la sua bella Cittadella costruita pochi anni or sono nei pressi dell’aeroporto di Palese, ha messo a disposizione dell’ Ico barese il suo confortevole auditorium. Questo moderno contenitore, va detto, possiede un’acustica dignitosa (pensata per gli smaglianti ottoni delle bande militari) e che potrebbe migliorare sostituendo la moquette esistente con un bel parquet in legno di ciliegio. Il dato più interessante però è un altro: contiene circa 1200 posti a sedere, un ampio parcheggio sotterraneo e insieme al Teatro Team è al momento il contenitore di spettacolo al chiuso più grande a disposizione di Bari e provincia. Venerdì sera, per il concerto organizzato dalla Fondazione Petruzzelli e diretto da Piergiorgio Morandi, il suddetto auditorium era praticamente esaurito. Una Nona di Beethoven che vedeva anche il debutto del nuovo Coro della Fondazione Petruzzelli diretto per l’occasione da Luigi Petrozziello. Esecuzione energica e vibrante quella offerta da Piergiorgio Morandi, bacchetta affidabile ed esperta, assai apprezzata anche all’estero, che ha condotto in porto il capolavoro beethoveniano con la chiarezza e l’equilibrio necessari. L’orchestra, dal canto suo, è parsa più concentrata e attenta che nelle recenti - non proprio brillantissime - esibizioni. C’è da dire, a sua discolpa, che dopo l’uscita di scena del bravo maestro belga Walter Proost, l’orchestra non ha più avuto un direttore musicale (attualmente infatti c’è solo un “uomo al comando” ed è il maestro Marco Renzi: direttore artistico dell’Ico e da ben diciotto anni – davvero un record – anche direttore del Conservatorio Piccinni di Bari), e pur affidando di volta in volta i concerti ad alcuni pregevoli musicisti, l’assenza di una guida musicale stabile e di prestigio, in particolare negli ultimi tempi, si è avvertita. Discrete, infine, le prove del Coro (al suo battesimo di fuoco) e del quartetto vocale impegnato, che comprendeva solisti di calibro quali Alexandra Wilson, Gabriella Sborgi, Kristian Elsner e Daniel Borowsky. Successo di pubblico trionfale suggellato dal bis del famoso e conclusivo “Inno alla Gioia” sui versi del grande poeta drammaturgo tedesco Friedrich Schiller.

sabato, gennaio 27, 2007

La giornata della Memoria

La grande musica come veicolo della memoria. La grande musica per non dimenticare. Vincenzo Mastropirro, sensibile e valente flautista-compositore mi segnala un significativo progetto sulla memoria della Shoah, di cui è uno dei protagonisti insieme ad altri artisti e che sta girando da alcuni giorni per le scuole della Puglia. L’iniziativa è ben illustrata sul suo website http://www.vincenzomastropirro.it/ , che vi invito caldamente a consultare. Intanto, lunedì 29 gennaio, tra le numerose iniziative di questi giorni sull'argomento, si terrà (alle 19.30) un concerto presso il Kursaal Santalucia di Bari, diretto da Carlo Tenan, con il solista Alessandro Carbonare (clarinetto) e l’Orchestra dell’Accademia dei Cameristi. L’evento, prodotto dalla “Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari” in collaborazione con l’Associazione musicale “Accademia dei Cameristi di Bari”, rientra nel progetto “Mai più”, promosso dall’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia e realizzato da “Farm - Produzioni culturali”. In programma musiche di compositori ebrei del Novecento: Scherzo per orchestra d’archi di Franz Schreker, Concerto per clarinetto e orchestra d’archi con arpa e piano di Aaron Copland e Musica per archi, percussione e celesta di Béla Bartòk. Per informazioni: Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, Corso Vittorio Emanuele 48, Bari. Tel: 080. 522.80.10, segreteria@fondazioneliricabari.it Informazioni scuole: Farm Tel: 0832 18.35.712 (ore 9-14) info@maipiu.org / www.maipiu.org. Ecco di seguito una esaustiva presentazione del concerto, curata da Detty Bozzi (docente di storia della musica presso il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari): “Il concetto di “musica ebraica” pone in campo alcune questioni di particolare rilevanza nella storia dell’umanità. A quale musica ci si riferisce quando si intende usare la categoria di “musica ebraica”: al complesso dei riti liturgici dell’antico Tempio di Gerusalemme o alle Sinfonie di F. Mendelssohn , ai canti polifonici di Salomone Rossi o alla pregnanza spirituale del “Moses und Aron” di A. Schoenberg. Con acutezza problematica Enrico Fubini nel suo saggio dedicato alla “Musica nella tradizione ebraica” mette in guardia il lettore dall’istituire superficiali relazioni tra il mondo religioso e culturale del popolo ebraico delle origini e facili attribuzioni di caratteri etnici riconoscibili nella produzione musicale: la comunità ebraica si trovò ad operare in una condizione di dispersione in tutto l’Occidente e per molti secoli, passando attraverso il fenomeno dell’emancipazione (“assimilazione e cancellazione della propria identità culturale o libera affermazione della propria identità?” si domanda E.Fubini). Le singole personalità alimentarono la propria creatività in feconda simbiosi con l’ambiente culturale e storico di riferimento. Anche un altro studioso, Israel Adler, in “Musica ebraica: un viaggio attraverso il tempo”, invita alla prudenza: “la complessità insita in una situazione del genere pesa grandemente sulla possibilità di individuare e definire un contenuto ebraico indicato da etichette quali letteratura ebraica o musica ebraica”. Più semplicemente la musica, arte del tempo e della memoria, linguaggio universale (che non conosce confini geopolitici) è certamente una delle espressioni più naturali della sensibilità umana, segno della civiltà, delle differenze come del rispetto della dignità di ognuno, delle tradizioni come delle convenzioni, ma anche segno della modernità, del progresso e delle rivoluzioni dello stesso linguaggio. Nel molteplice panorama che la musica ha disegnato nel corso della storia (un lungo elenco di compositori e strumentisti di varia estrazione), la scelta di tre artisti di provenienza familiare ebraica , quali Franz Schreker, Aaron Copland e Béla Bartók risponde ad una finalità non solo conoscitiva ma anche educativa: presentare all’ascolto tre opere profondamente diverse fra loro, ma appartenenti nel loro insieme ad un periodo indubbiamente fra i più significativi del recente passato: la prima metà del Novecento. Lo Scherzo per orchestra d’archi di Franz Schreker è un breve brano composto proprio nel 1900. Schreker fu direttore d’orchestra e didatta a Vienna e Berlino, ove morì nel 1934. Ebbe come allievi numerosi musicisti e fu costretto al pensionamento nel 1933, con l’avvento definitivo del nazismo. La sua musica fu diretta da celebri personalità come B.Walter, O.Klemperer, E.Kleiber. Schreker fu soprattutto attivo nel campo del teatro musicale. Non manca d’interesse la sua produzione strumentale : lo Scherzo può essere considerato come un movimento di sinfonia, dal carattere brillante e dal ritmo trascinante. Il grande clarinettista americano Benny Goodman commissionò ad Aaron Copland il Concerto per clarinetto e orchestra d’archi ( con pianoforte ed arpa). Nel 1947 Copland, di ritorno da un giro di conferenze a Rio de Janeiro, ne aveva già delineato il primo movimento. L’opera fu terminata nel 1948 ed eseguita due anni dopo, per la prima volta ,da Goodman, F.Reiner e l’Orchestra della NBC a New York. Il compositore americano, nato a Brooklyn, si formò all’insegnamento di Nadia Boulanger, a Parigi, ed ovviamente subì il forte influsso della musica francese, come anche del carisma di I.Strawinsky. Il suo stile è improntato alle suggestioni del linguaggio jazzistico e della musica popolare americana: soprattutto nel Concerto per clarinetto, come conferma lo stesso Copland, si ritrova “una fusione incoscia di elementi legati alla musica popolare dell’America del Nord e del Sud”. Il brano inizia con un movimento lento ed espressivo, nel quale le volute melodiche dello strumento solistico si distendono con assoluta morbidezza e pacata cantabilità sull’accompagnamento discreto degli archi. Una lunga cadenza virtuosistica ,affidata sempre al clarinetto, prepara il secondo movimento, frenetico, caratterizzato da frequenti cambiamenti ritmici, nel quale la scrittura privilegia i pizzicati degli archi , i fraseggi corti e spezzati e i notevoli cambi di registro dello strumento solista. Béla Bartók può essere considerato uno fra i più importanti maestri del primo Novecento: negli anni fra il 1936 ed il 1940 videro la luce autentici capolavori (Bartók si spense nel 1945 a New York, città nella quale si era trasferito ). La Musica per archi, percussione e celesta (1936), insieme alla Sonata per 2 pianoforti e percussione ed al Concerto per violino, costituisce il frutto della maturità artistica del compositore ungherese. Essa non é solo una delle opere più impressionanti di Bartók: è ritenuta anche una delle pagine più alte della musica contemporanea. Una nuova scrittura ed una particolare scelta dell’organico (archi,timpani cromatici coi pedali, tamburi, cembali, tam-tam, celesta, xilofono, arpa e pianoforte) sondano, come afferma M. Mila, “la vita segreta della materia: il moto roteante della parti in questo contrappunto germinale sembra quasi un’anticipazione intuitiva di quella vita e mobilità di neutroni e protoni in cui consiste l’apparente stabilità dell’atomo”. Una polifonia tessuta dagli archi, “si direbbe della seta che si strappa” osservò O. Messiaen, apre l’opera con il primo movimento, l’Andante tranquillo: si tratta di una fuga a “ventaglio”, basata non su un tema, ma su un aggregato di intervalli, proposto dalle viole ed allargato poco a poco alle successive entrate degli altri strumenti. Il secondo movimento é un Allegro dal ritmo marcato, mentre la rarefazione sonora ed il clima di irrealtà sono gli elementi determinanti dello splendido Adagio, che svela “angoscia soggettiva, un doloroso e indecifrabile turbamento, un interrogativo sull’esistenza”. Il brano si chiude con un Allegro molto, vivace ed imprevedibile, basato su moduli melodici e ritmici delle danze zingaresche, quel repertorio popolare che Bartók ricostruì con somma maestria nel corso della sua attività di etnomusicologo.”

venerdì, gennaio 26, 2007

Il Duo Biscione-Sciangalepore suona in Vallisa

Per chi stasera si trova a Bari, ma non è interessato nè alla maestosa Nona di Beethoven all'auditorium della Finanza, nè agli eccellenti chitarristi spagnoli che suoneranno al Caffè d'Arte, c'è ancora una terza possibilità per godersi una piacevole serata musicale. Infatti, Il Coretto (Auditorium Vallisa, alle 20.30) presenta per la sua stagione concertistica il brillante Duo pianistico composto da Donato Biscione e Nicoletta Sciangalepore (nella foto), reduce peraltro da recenti ed ottime esibizioni in Italia e in Europa. In programma musiche di Schubert, Verdi, Brahms, Moszkowsky. Info.080.5218411.

Nuovi incontri musicali da Giannini

Martedì 30 gennaio: "LANDSCAPE IN MOTION", magicamente sospeso fra il rigore della musica classica e l'energia del jazz (Premio Le Veneri 2006). Presentazione del compact disc di recente pubblicato dall'etichetta milanese Stradivarius del pianista-compositore Andrea Padova. Interverranno Ugo Sbisà (Gazzetta del Mezzogiorno) e Alessandro Romanelli (L'orecchio di Dioniso). martedì 6 febbraio - Prima della Prima: "LA VEDOVA ALLEGRA"- Percorsi d'Opera a cura di Detty Bozzi, Angela Annese e Nicola Scardicchio. Venerdì 23 febbraio - Dino Villatico (La Repubblica) presenta il primo libro del pianista Emanuele Arciuli "RIFUGIO INTERMEDIO". Il pianoforte contemporaneo tra Italia e Stati Uniti. Interventi di Angela Annese e Detty Bozzi. Venerdì 2 marzo - Prima della Prima: "IL CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE"- Percorsi d'Opera a cura di Detty Bozzi, Angela Annese e Nicola Scardicchio. Venerdì 23 marzo -"PAISIELLIANA" - Un napoletano in Europa: Paisiello, Mozart e il '700 Presentazione del libro di Pierfranco Moliterni. Martedì 10 aprile - Prima della Prima: "LA VOIX HUMAINE" - "GIANNI SCHICCHI"Percorsi d'Opera a cura di Detty Bozzi, Angela Annese e Nicola Scardicchio giovedì 19 aprile "MAHLER E LA CRISI DELL'UMANESIMO" - Una conversazione con Alessandro Zignani. GIANNINI PIANOFORTI - Via Sparano, 172 - BARI .
I predetti appuntamenti saranno alle 18.30 (Ingresso libero) Infotel. 080.5246864.

giovedì, gennaio 25, 2007

Notizie dal sito su Luciano Chailly

Con la presente Vi segnaliamo l'evento che si terrà a Gallarate il 26 gennaio 2007.Cordiali saluti.www.lucianochailly.com Per informazioni e prenotazioniBiglietteria Teatro del Popolo – via Palestro 5 – 0331 784140da lunedì a venerdì dalle h. 11 alle h. 14 e dalle h. 17 alle h. 19 ORCHESTRA CAMERATA DEI LAGHI in L’AUMENTO - opera da camera in una atto -PROCEDURA PENALE - opera buffa in un atto da due libretti di Dino Buzzati con musiche di Luciano Chailly Direttore: Sandro Pignataro. Regia Lisa Nava Scenografie e costumi: Isabella Lazzaretto. Sarta di scena: Monica Antonetti. Maestri collaboratori: Roberto Mingarini e Diego Mingolla. Consulenza e gestione tecnica: Rosario Di Franco. Realizzazione luci: Marco Rampolli: Coordinamento tecnico-artistico Angela Gaiazzi 26 gennaio 2007 ore 21 Teatro Condominio Vittorio GassmanL’AUMENTOAnno di composizione 1995Prima rappresentazione assoluta in forma scenicaPersonaggie interpretiAda Anna Maria TuricchiGustavo Campanella Marcello NardisUsciere Alberto LuraghiCommendator Stragioni Davide RoccaVoce recitante Sonia GrandisL'impiegato Gustavo, incalzato dalla moglie Ada, decide di affrontare il direttore generale per ottenere un aumento di stipendio. Il funzionario però lo confonde: prima proponendogli una gratifica esagerata poi invischiandolo con ribalda dialettica nell'apocalittica (pre)visione di un possibile tracollo aziendale, prime vittime i dipendenti in vista. Molto meglio, per stare tranquilli, accettare una riduzione di salario: un vero consiglio da amico da cui congedarsi addirittura con gratitudine.PROCEDURA PENALE (1959) Personaggi e interpreti: (Contessa) Mauritia Delormes Gabriella Locatelli Donna Titti Stefanetti Maria Blasi Giandomenico, marito di Donna Titti Davide RoccaPaola Isoscele, amica Raffaela RaveccaDottor Polcévera, amico Marcello NardisLe due gemelle, lontane cugine Patrizia Bergolisse – Barbara Parriani“Procedura penale” racconta di un elegante party borghese durante il quale viene condotto un ferratissimo interrogatorio a un'invitata arrivando a "bollarla" come colpevole di un delitto. E i membri della famiglia che la ospitano si muteranno via via in accusatore, poliziotto, giudice, testimone a carico e così via. Finché all’epilogo, quando la condanna a morte sembra inevitabile e la concitazione del dialogo e della musica ha raggiunto il massimo, tutto il funesto incanto si rompe e, senza soluzione di continuità riprende, come se nulla fosse accaduto, il banale tranquillo dialogo iniziale. A ogni personaggio Chailly associò uno strumento, dal flauto al saxofono, dal violoncello al contrabbasso, ai timpani.Dino Buzzati,nato nel 1906 a San Pellegrino, vicino Belluno, da unafamiglia dell'agiata borghesia, nel 1928, entra, come cronista, al «Corriere della Sera», giornale che non abbandonerà fino alla fine dei suoi giorni. Nel 1933 pubblica il suo primo romanzo Bàrnabo delle montagne. Due anni dopo viene dato alla stampa Il segreto del Bosco Vecchio,favola vagamente allegorica. Nel 1939, il giornale lo manda in Etiopia, come inviato speciale: un anno più tardi, Buzzati pubblica quello che viene considerato il suo capolavoro narrativo: Il deserto dei Tartari.Nel 1942 pubblica I sette messaggeri,una raccolta di novelle che comprende Sette piani.È la volta, nel 1945, della favola per bambini La famosa invasione degli orsi in Siciliae de Il libro delle pipedopo i quali, per ben quindici anni, Dino Buzzati scriverà solo racconti, opere letterarie, libretti teatrali, divagazioni diaristiche. Nel 1958 vince il Premio Strega con il libro Sessanta racconti.Nel 1963 pubblicherà Un amore. Nel 1965 esce Il capitano Pic e altre poesie,prima esperienza poetica di Buzzati.Luciano Chailly,autore di lavori teatrali, sinfonici e cameristici, si è diplomato in violino a Ferrara nel 1941, ed in composizione a Milano nel 1945; si è inoltre laureato in Lettere presso l’Università di Bologna nel 1943. Nel 1948 seguì un corso di perfezionamento a Salisburgo con Paul Hindemith. Dal 1951 al 1967 è stato impegnato presso la RAI, in qualità di consulente e programmista, mentre in seguito ha svolto attività di direttore artistico presso vari enti lirici italiani, tra cui il Teatro alla Scala di Milano (dal 1968 al 1971), l’Arena di Verona (dal 1975 al 1976) e il Teatro Carlo Felice di Genova dal 1983 al 1985; ha inoltre svolto attività di critico musicale e di docente di composizione presso diversi conservatori italiani (Milano, Perugina, Cremona, ecc.).Nel 1954 ha iniziato un importante sodalizio con lo scrittore Dino Buzzati, con le quattro opere: Ferrovia sopraelevatanel 1955, Procedura penalenel 1959, Era proibitonel 1963, il postumo L’aumento( 1995). Procedura penalee' considerato il piu' bel libretto d'opera scritto da Buzzati, e l'opera piu' riuscita dei due.Buzzati e ChaillyEstratti da «Luciano Chailly, Buzzati in musica. L’opera italiana nel dopoguerra, Eda, Torino, 1987»L’incontro sicuramente più importante della mia vita (anzi per la mia vita) fu quello che avvenne nel 1954 con Dino Buzzati in un ristorante di Milano [...]. Chi volle combinare quella cena fu Connie Ricono, traduttrice ed agente teatrale, la quale si era messa in mente che i nostri due emisferi artistici avrebbero potuto combaciare. (Evidentemente non si era sbagliata, se lo stesso Buzzati mi avrebbe scritto nella sua penultima lettera, diciassette anni dopo quell’incontro: «L’esperienza ci ha fatto capire che i nostri due temperamenti erano destinati ad andare straordinariamente d’accordo»). […] Fu solo al momento di salutarci che Buzzati accennò - senza darvi peso - che voleva farmi vedere (non si sa mai...) un suo libretto d’opera: «Ferrovia soprelevata». Era il primo libretto per musica di Buzzati […].Nello stesso anno della prima [«La riva delle Sirti»] di Montecarlo mi ripresentai alla ribalta con Dino Buzzati a Villa Olmo in Como, in occasione del Festival ivi organizzato da Giulio Paternieri, strano personaggio del dopoguerra milanese, pieno di passioni, d’iniziative e di debiti. Sempre in deficit, ma sempre serafico, fiore all’occhiello: faceva rabbia e tenerezza. Paternieri aveva interpellato già un anno prima sei autori (tre scrittori e tre musicisti) per combinare tre accoppiate: Bacchelli-Bettinelli, Terron-De Banfield, Buzzati-Chailly. Avevamo accettato tutti di buon grado. Ma tra me e Buzzati non fu facile trovare subito un accordo per il soggetto. Io gli avevo chiesto, per andare sul sicuro, sulla garanzia di una matrice precostituita e collaudata, di ricavare il libretto da uno dei suoi racconti. Ma lui arricciava il naso. Voleva cercare qualcosa di nuovo, un argomento ad hoc. […] Ad un certo momento mi propose la storia di un robot, che non mi andava a genio. Poi quella macabra di un vampiro, altro argomento che non mi solleticava affatto. Finché un bel giorno, all’inizio del 1959, mi vidi arrivare la lettera che mi presentava finalmente un soggetto stimolante. Entrando subito in argomento Buzzati mi faceva il riassunto dell’operina, anche se poi sarebbe stata un poco modificata. Il titolo - con riferimento poliziesco - doveva essere «Quarto grado». Mi parve poco chiaro, aveva qualcosa di alpinistico. Fu cambiato in «Una tazza di the». Ma a quel tempo c’era in circolazione, e con successo, la pièce lirica di Gino Negri che portava un titolo simile: «Il the delle tre». Si finì per scegliere ««Procedura penale»». Ecco il soggetto, secondo il testo della lettera: «Caro Luciano, siamo in una casa elegante, borghese, si parla del più e del meno, le solite cretinate (potrebbe essere anche un pranzo, o un cocktail party). Poi ecco arriva l’invitata, ma potrebbe essere l’invitato. Convenevoli, eccetera. La fatua conversazione prosegue. Sennonché a un certo punto all’invitata fanno una domandina apparentemente indifferente, e poi un’altra e poi un’altra. In breve, con progressione che stringerà sempre più i tempi, l’invitata subisce un interrogatorio serratissimo dal quale lei risulterà colpevole di un orribile delitto. E i membri della famiglia che la ospitano si muteranno via via in accusatore, poliziotto, giudice, testimonio a carico e così via. Finché nell’epilogo, quando la condanna a morte sembra inevitabile, e la concitazione del dialogo e della musica ha raggiunto il massimo, tutto il funesto incanto si rompe e, senza soluzione di continuità riprende, come se nulla fosse accaduto, il banale tranquillo dialogo iniziale. Risorse di dialogo rare, che si prestano a macchinazioni musicali straordinarie. NON DIRMI DI NO! Pochi personaggi. Direi cinque o sei. Coretto, se ti interessa, eventuale. Sono sicuro che potremo far tenere il fiato alla gente, e senza cattiveria. Il tema è semplicissimo, e si presta a tutte le variazioni che a te eventualmente piacessero. Desidero un cenno di risposta. Lascia stare gli altri eventuali soggetti. Ciao. Grazie. Affettuosamente. Il copione finito te lo darei il giorno 20 febbraio. Tuo Dino». Gli detti subito il via ed il copione mi arrivò poco dopo la data promessa, con una lettera di accompagnamento che rifletteva la sua signorilità, la sua modestia ed il rispetto enorme ch’egli aveva per i desideri e per le opinioni altrui, ciò che rendeva ideale ogni forma di convivenza e di collaborazione con lui. […] Lessi il libretto tutto d’un fiato e mi venne indosso una grande allegrezza. Capii subito che quel tipo di umorismo mi avrebbe dato scioltezza all’invenzione e vivacità alla fantasia. Non si trattava, intendiamoci, di facile comicità: era un umorismo sottile, un poco alla Ionesco, in altri termini una forma di moralismo. Anzi, Buzzati conosceva di certo, dopo il grande successo internazionale, «La cantatrice calva»; e «Procedura penale», per volontà o per caso, si rifaceva a quel modello di ricamo psicologico e di scalfittura sociale. Composi l’opera ad una velocità vertiginosa, senza alcuna preordinazione seriale o strutturale, ma lasciandomi trasportare dalla vena con la costante volontà di evidenziare ed assecondare il senso dell’azione. Mi preoccupai soltanto di fissare precedentemente, come avevo fatto nella «Domanda di matrimonio», la simbiosi degli strumenti del piccolo organico con ciascuno dei personaggi della vicenda. Da un punto di vista estetico la cosa più delicata di «Procedura penale» fu quella di mantenere il piglio (e il cipiglio) del processo nel clima del divertimento, senza dare l’impressione di una bordata verso il drammatico vero e proprio, ciò che avrebbe svisato il significato del «giuoco della verità» prima del ritorno alla normalità, quando i personaggi riprendono la loro fatua conversazione salottiera in una luce questa volta falsa, da acquario, su rallentamenti ritmici rispetto all’inizio e con movenze da tableaux-vivants, perché ormai censurati dalla nostra analisi critica. Nata con disinvoltura, senza pretese di messaggio, per un teatrino della capienza massima di cento persone, l’operina fu giudicata dall’ambiente intellettuale, dai musicisti e dai critici concordi (non uno escluso) il mio migliore risultato teatrale. […] L’opera fu allestita con classe. Scene e costumi, di gusto finissimo ed essenziali, erano dello stesso Buzzati.

La Nona di Beethoven a Bari e San Severo per la Fondazione Petruzzelli

Domani, alle 21, all’Auditorium della Guardia di Finanza di Bari e sabato 27 gennaio alle 20, al Teatro “Verdi” di San Severo (Foggia), il maestro Piergiorgio Morandi (in foto, mentre dirigeva l'Assassinio nella Cattedrale di Pizzetti nel dicembre scorso), subentrato all’indisposto Günter Nehuold, guiderà l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari nella Nona Sinfonia di Beethoven. I solisti del concerto saranno Alexandra Wilson (soprano), Gabriella Sborgi (mezzosoprano), Kristian Elsner (tenore), Daniel Borowski (basso). Per la prima volta si esibirà il nuovo “Coro della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari”, diretto dal maestro Luigi Petrozziello. In programma la Sinfonia n.9 in Re minore Op. 125 di Ludwig van Beethoven, su versi di Schiller. Da non perdere. Informazioni: Teatro Verdi: 0882241323; Teatro Piccinni: 0805212484

Musica Rara ricorda Arnold Bosman

“Due anni fa Arnold Bosman se ne andava lasciando un grande vuoto nella vita musicale musicale milanese . L’ Associazione Musica Rara con la quale negli anni 1994-2004 aveva contribuito in maniera determinante alla rinascita e all’attenzione della musicologia autentici capolavori della musica strumentale e vocale del settecento, sino ad allora mai, o di rado, eseguiti in epoca moderna. Nato nel 1958 Blomfontein capitale giudiziaria del Sudafrica, si era stabilito in Italia dopo essersi perfezionato all’Accademia Chigiana di Siena . Divenuto assistente musicale di Vladimir Delman , Giuseppe Sinopoli e Zubin Metha, aveva lavorato nei più importanti teatri e festival dal Teatro alla Scala a Bayreuth si era imposto, oltre che come raffinato interprete settecentesco con particolare attenzione al repertorio mozartiano; (si pensi alla straordinaria trilogia dapontiana da lui diretta al Teatro Piccinini di Bari ), il suo ultimo impegno era stata la direzione del mozartiano Così fan tutte allestimento del piccolo Teatro ( regia di Giorgio Strehler), al Cairo nel dicembre 2004 , una malattia improvvisa che l’ha portato a spegnersi nel volgere di poco tempo. Anche appassionato frequentatore del repertorio donizettiano (il fortunato inganno, allestito nel 1998 per il Festival della Valle d’Itria, vincitore di un premio Abbiati, e ancora la zingara . Nel gennaio del 1999 Bosman diresse poi l’Incoronazione di Poppea di Monteverdi al teatro la Zarzuela di Madrid e due nuove produzioni mozartianie- il ratto dal serraglio e le nozze di figaro – a Città del Capo, per l’inaugurazione della stagione lirica. Il suo percorso artistico in Italia lo vide a Firenze al Maggio Fiorentino protagonista negli 1997-2001 come direttore di opere come Il Piccolo Spazzacamino di B, Britten, Brundibar, di Krasa, Jacob Lenz di Rhim, L’ Isola di Merlino di Haydn e la Serva Padrona di Pergolesi. Va anche ricordato coem il maestro italo-suafricano avesse iniziato all’età di dodicini anni una brillante carriera di pianista . E fu proprio grazie al suo notevole talento che riuscì ad ottenere varie borse di studio che gli consentirono di perfezionarsi in Europa ceh gli consentirono di perfezionarsi con maestri come Carlo Zecchi e Rosalyn Turek Nel 2001 venne nominato direttore Musicale della Fondazione Teatro Petruzzelli , dove potè realizzare allestimenti significativi e coraggiosi come Didon di Niccolò Piccinini , Capuleti e Montecchi di Vincenzo Bellini , Idomeneo di Mozart , dell’Ariadne auf Naxos di Richard Strass con Bepppe Barra (mai eseguita a Bari sino ad allora), sino l’Orfeo ed Euridice di Gluck con la regia di Latella e l’esecuzione dell’oratorio La Creazione di Haydn nella Basilica di San Nicola che chiuse prematuramente la sua intensa parabola di sensibile artista e interprete. Domenica 4 febbraio alle ore 16.00 nella Sacrestia del Bramante via Caradosso, 1 - un omaggio alla significativa figura di Arnold Bosman , direttore musicale dell’Associazione Musica Rara dal 1994-2004 “ Programma Concerto di canto ALLA SIMONI – Soprano GIACOMO ROCCHETTI – Pianista Serghej Rachmaninov: - U mojego okna op.26 n° 10 (vicino alla mia finestra) - Ne poj, krasavica, pri mne op. 4 n° 4 (non cantare bella) - Vocalise op. 34 n° 14 - Zdes' khorosho op. 21 n° 7 (come è bello qui) - Noch'ju v sadu u menja op. 38 n° 1 (di notte nel mio giardino) Franz Liszt: Tre sonetti di Petrarca: - Pace non trovo - Benedetto sia ‘l giorno - I’ vidi in terra angelici costumi J. Massenet: Élégie F. Chopin – P. Viardot: Seize ans G. Fauré: Après un rêve H. Duparc: Extase R. Hahn: À Chloris L. Delibes: Les filles de Cadix C. Debussy: Beau soir M. Ravel: Vocalise E. Satie: Je te veux H. Poulenc: Les chemins de l'amour Per ulteriori informazioni Associazione Musica Rara Tel fax 02 42 32784 mail mrara@tin.it

Chitarristi di grido al Caffè d'Arte

Domani al Caffè d'Arte DolceAmaro (alle 21) si terrà il concerto dei celebri chitarristi spagnoli Ignacio Rodes e Carlos Trepat (nella foto). In programma musiche di Telemann, Sor, Satie, Debussy, Faurè. Informazioni e prevendita dalle 18.00 alle 24.00. Tel. 080 5289368.

Corso di direzione per Banda al Conservatorio di Monopoli

Oggi (alle 16) presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, prende il via il "Corso di Direzione e Concertazione per Banda" tenuto dal Maestro Maurizio Billi (Direttore della Banda Nazionale della Polizia di Stato). Il corso, a cui hanno aderito circa 30 musicisti provenienti da tutta la Puglia e da diverse regioni italiane, si terrà in collaborazione con la Banda “G. Ligonzo” di Conversano che parteciperà fattivamente agli incontri. Al termine del corso (Giugno 2007) si terrà un Concerto Finale in cui la Banda di Conversano sarà diretta da alcuni corsisti preventivamente selezionati dal maestro Billi. Per informazioni rivolgersi al rag. Nicola Guarini (Conservatorio di Monopoli). Tel. 080/9303607 – 4170791 fax 080/9303366 e-mail: monopoli_cons.@libero.it Coordinatore del corso: M° Vincenzo Anselmi (docente di Strumentazione per Banda) Cell. 347.0477474 – Tel. 080.3611065

mercoledì, gennaio 24, 2007

Arciuli e Libetta, che Duo!

“Ma quanto è bravo questo Libetta…Ti prende davvero per la…pancia !” commenta così, con il visibile entusiasmo tipico dell'appassionata neofita, Maddalena Tulanti, redattore capo della sede pugliese del Corriere del Mezzogiorno, seduta accanto a me durante l’atteso concerto di lunedì scorso al Teatro Piccinni di Bari del duo pianistico composto dal succitato Francesco Libetta, salentino doc e dal barese (nato peraltro a Galatone) Emanuele Arciuli. Commento colorito, ma indubbiamente efficace quello di Maddalena. Rende infatti ottimamente l’idea di ciò che è stato l’incontro musicale dell’altra sera con questi due autentici assi degli 88 tasti, già da tempo, si sa, proiettati nel selettivo olimpo dei grandi artisti contemporanei. E bene ha fatto la Camerata Musicale Barese, spesso rimproverata di “esterofilia”, ad offrire nella sua pur ricca e variegata stagione musicale quest’omaggio alla florida scuola pianistica pugliese, qui degnamente rappresentata da Emanuele e Francesco. Per chi li ha personalmente inseriti nel DEUMM dell’Utet, ascoltare le loro acrobazie digitali e, per contrasto, i loro poetici abbandoni, non è certo una sorpresa. Eppure, i concerti di Arciuli e Libetta, da soli o in coppia, destano sempre, oltre che sorprese, un notevole interesse. I programmi sono infatti studiati con l’intrigante finalità di impegnare il pubblico in un ascolto ragionato e al contempo istintivo, per non dire rilassato. Il concerto aveva per giunta anche il suo bravo titolo o tema se preferite: “Esot(er)ismi per 2 pianoforti”. Si partiva con un omaggio a Schumann, compositore se vogliamo più esoterico che esotico, con l’Andante e Variazioni op.46. Pagina quest'ultima non tra le più eseguite nei concerti, con quella sua cantabilità (quasi) dissimulata sotto un velo di algido rigore contrappuntistico. A seguire poi la celeberrima e ben più eccitante "Rhapsody in Blu" di Gershwin, riletta nella meno nota versione per due pianoforti e che ha letteralmente scatenato le ovazioni del folto pubblico presente: una lettura di strepitoso nitore, giocata com'era sulla riconosciuta abilità virtuosistica di Libetta e, allo stesso tempo, perfettamente integrata dal magico background di sensuali morbidezze timbriche e agogiche offerto da Arciuli "nel ruolo - come lui stesso ha precisato - dell’ orchestra". A completare la serata, c’erano oltre ad una scoppiettante esecuzione di "Scaramouche" di Darius Milhaud musicisti dei nostri giorni, come "Metamorfosi" (1995) dell’accorsatissimo, almeno di questi tempi, Ludovico Einaudi, "Coro", tratto dall’opera Genesi del mistico Franco Battiato e infine...apoteosi con "La Valse" di Ravel. Mancava purtroppo per un problema tecnico "Otherwordly Resonances" del compositore americano George Crumb (2003) che sarebbe stato in prima esecuzione italiana. La scintillante, ma anche meditatissima, interpretazione de La Valse ha “costretto” - però ben volentieri - i nostri eroi agli...straordinari. Ed ecco altre pagine assai godibili di Poulenc e Bormioli. Successo davvero caloroso e meritato. A quando, cari Emanuele e Francesco, un bel cd ensemble (possibilmente live) delle vostre emozionanti performances?

Leggere e ascoltare Musica con il Sole 24 Ore

Questo post non è una pubblicità, ma in fondo è come se lo fosse. Infatti, vorrei segnalarvi vivamente l’uscita in edicola del terzo volume – intitolato “Le avanguardie musicali nel Novecento”/parte prima - dell’Enciclopedia della Musica dell’Einaudi (domani al prezzo di 12,90 euro, insieme al Sole 24 Ore). Non che i primi due volumi della suddetta opera enciclopedica - peraltro già uscita in libreria, ma ad un prezzo proibitivo, circa cinque anni fa – non siano altrettanto interessanti e anzi lo sono senza alcun dubbio di sorta, ma il presente, appena caldeggiato, offre una straordinaria panoramica estetica (e non solo) del Novecento musicale con una serie di saggi di ottima fattura sulle principali personalità artistiche e sulle correnti e problematiche storiche, sociali, culturali, scientifiche inerenti la diffusione e la divulgazione della musica nel secolo appena trascorso. L’enciclopedia einaudiana, diretta dal musicologo canadese Jean-Jacques Nattiez nell’edizione adesso meritoriamente ristampata dal Sole 24 Ore, è suddivisa in dieci volumi, anziché nei cinque originari, che escono in edicola a settimane alterne con dieci stimolanti cofanetti cd contenenti numerose e talora inedite interpretazioni musicali, tutte (o quasi) di assoluto riferimento. Un’enciclopedia della Musica a suo modo “rivoluzionaria” nell’impostazione, in quanto a differenza di altre sue consorelle non è né un dizionario, né una pedante e accademica storia musicale, ma procede per tematiche, problematiche e riflessioni, tutte di straordinario interesse. Un’enciclopedia saggistica dunque, ma senza l’arida pedanteria dei saggi comunemente intesi, ma sapientemente coordinata da un musicologo importante che si avvale di numerosi e autorevoli voci del mondo accademico internazionale. Per chi non avesse già iniziato la certosina raccolta dei volumi in edicola come sto facendo naturalmente io, c’è la possibilità di richiedere quelli arretrati usciti nelle scorse settimane. Nel frattempo però correte ad acquistare questo terzo volume. Ne vale senz’altro la pena.

martedì, gennaio 23, 2007

Due concerti per non dimenticare

Sono due, almeno per il momento, i concerti dedicati alla giornata della memoria (cadrà esattamente il 27 gennaio) che si terranno a Bari. Il primo questa sera, alle 21 al Kursaal Santalucia, vedrà protagonista il Collegium Musicum diretto dal maestro Rino Marrone, che eseguirà per l’occasione un’opera appositamente commissionata dall’ensemble barese al pianista, musicologo e compositore barlettano Francesco Lotoro (in foto), da tempo impegnato in un grande sforzo di ricerca di tutta la cosiddetta "Musica Concentrazionaria". Si tratta della Suite ebraica per cantore e orchestra da camera Golà. Oltre al nuovo pezzo di Lotoro, che avrà nel ruolo del cantore Paolo Candido, verranno eseguite musiche di Prokofiev, Schuloff e Bloch. infotel: 080.5227986. L’altro significativo appuntamento, organizzato dalla Fondazione Petruzzelli in collaborazione con l’Accademia dei Cameristi e il sostegno della Regione Puglia e dell’Assessorato al Mediterraneo, è invece previsto per lunedì 29 gennaio (alle 19.30, sempre al Kursaal Santalucia). Un concerto di raro interesse perché costituirà curiosamente l’atteso esordio dell’ensemble di archi dell’Accademia dei Cameristi diretto dal giovane e talentuoso maestro Carlo Tenan. Ospite solista sarà l’eccellente clarinettista Alessandro Carbonare. In programma musiche di noti e meno noti compositori ebrei. Da Franz Schreker (Scherzo per orchestra) ad Aaron Copland (con il gustoso concerto per clarinetto e orchestra d’archi) e a Béla Bartók (con la suggestiva Musica per archi percussione e celesta: se avete visto il visionario Shining di Stanley Kubrick la riconoscerete subito!). Il concerto sarà preceduto da un’introduzione di Mariarita Alfino, appassionata e combattiva presidente dell’Accademia dei Cameristi, senz’altro una delle più belle realtà musicali del Mezzogiorno d’Italia. Da non perdere.

lunedì, gennaio 22, 2007

Accardo e l'orchestra da camera di Padova a Bari per la Camerata

Dopo il grande successo riscosso lo scorso anno dal Violinista Uto Ughi, un nuovo grande evento è previsto presso l’ Auditorium della Guardia di Finanza di Bari:il 6 febbraio si esibirà infatti per la Camerata Musicale Barese, il grande violinista Salvatore Accardo. Il celebre violinista torinese sarà accompagnato dall’Orchestra da Camera di Padova e dal giovane violista barese Giuseppe Russo Rossi, che proprio Accardo ha voluto accanto a sé in questa tournèes. In programma musiche di W. A. Mozart e L. Van Beethoven. Presso gli uffici della Camerata sono disponibili i biglietti per il concerto che sia annuncia come uno degli Eventi più importanti della grande Concertistica della 65ª Stagione. Chi lo ha sentito suonare ultimamente può testimoniare che Salvatore Accardo è davvero in gran forma. Si tratta certamente di uno dei più grandi violinisti del nostro tempo , con un'inclinazione alla valorizzazione di quel suono italiano che non ha molti esponenti nel mondo (a differenza, ad esempio, della scuola russa). A lui hanno tributato omaggi trionfali in tutto il mondo e ha suonato nei più famosi Festival musicali internazionali (come quelli di Siviglia, Spoleto, Strasburgo, Salisburgo, ecc.). Salvatore Accardo esordisce all’età di 13 anni eseguendo in pubblico I Capricci di Paganini. A 15 anni vince il primo premio al Concorso di Ginevra e, due anni dopo, nel 1958 è primo vincitore assoluto - dall’epoca della sua istituzione - del Concorso Paganini. Il suo vasto repertorio spazia dalla musica barocca a quella contemporanea. Compositori quali Sciarrino, Donatoni, Piston, Piazzolla, Xenakis gli hanno dedicato loro opere. Suona regolarmente con le maggiori Orchestre e i più importanti Direttori, affiancando all’attività di Solista quella di Direttore d’Orchestra. In questa veste ha lavorato con le più importanti Orchestre europee ed americane. In quanto Direttore ha inoltre effettuato delle incisioni con la Philarmonia di Londra.La passione per la musica da camera e l’interesse per i giovani lo hanno portato alla creazione del Quartetto Accardo nel ’92 e alla istituzione dei Corsi di perfezionamento per strumenti ad arco della Fondazione Walter Stauffer di Cremona nel 1986. Ha inoltre dato vita nel 1971 al Festival "Le settimane Musicali Internazionali" di Napoli in cui - primo esempio assoluto - il pubblico era ammesso alle prove, e al Festival di Cremona, interamente dedicato agli strumenti ad arco.Nel 1987 Accardo ha debuttato con grande successo come Direttore d’orchestra e nel corso degli ultimi anni ha diretto fra l’altro all’Opera di Roma, all’Opera di Montecarlo, all’Opéra di Lille oltre a numerosi concerti sinfonici. Nel 1992, in occasione dei 200 anni della nascita di Rossini, ha diretto a Pesaro e a Roma la prima moderna della Messa di Gloria nella revisione critica curata dalla Fondazione Rossini di Pesaro, incisa dal vivo dalla Ricordi/Fonit Cetra, e che ha poi riproposto a Vienna nel ’95 con i Wiener-Symphoniker.Oltre alle incisioni dei Capricci e dei Concerti per violino di Paganini per la DGG e alle numerose registrazioni per la Philips tra le quali le Sonate e le Partite di Bach per violino solo e l’integrale dell’opera per violino e orchestra di Max Bruch, Accardo ha inciso per ASV, Dynamic, EMI, Sony Classical, Collins Classic e FONE'.Le sue più recenti registrazioni sono il Concerto in Re Magg. e le Due Romanze di Beethoven con l’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Carlo Maria Giulini per Sony Classical; Omaggio a Heifetz e Omaggio a Kreisler per FONE', in cui suona con i leggendari violini della collezione del Palazzo Comunale di Cremona. Sempre per FONE' l’Integrale delle Sonate per violino e pianoforte di Brahms, i Quartetti di Schubert, e I Capricci di Paganini; Accardo suona il violino di Paganini per Dynamic. Sempre FONE' ha rimasterizzato con la tecnologia valvolare di alta qualità l’Integrale delle opere per violino di Mozart in 13 cd.Nel corso della sua prestigiosa carriera Salvatore Accardo ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Abbiati della Critica Italiana per le sue eccezionali interpretazioni.Nel 1982 il Presidente della Repubblica Pertini lo ha nominato Cavaliere di Gran Croce, la più alta onorificenza della Repubblica Italiana.In occasione della tournée effettuata in Estremo Oriente nel novembre ‘96, il Conservatorio di Pechino lo ha nominato "Most Honorable Professor". Nel 1999 è stato insignito dell’ordine "Commandeur dans l’ordre du mérit culturel", la più alta onorificenza del Principato di Monaco.Alla fine del ’96 Accardo ha ridato vita all’Orchestra da Camera Italiana (O.C.I.), formata dai migliori allievi dei corsi di perfezionamento dell’Accademia "Walter Stauffer" di Cremona. Con essi ha inciso, nel corso del 1997, per la Warner Fonit Il violino virtuoso in Italia e I Capolavori per violino e archi, dischi che segnano il debutto discografico dell’O.C.I.Nel corso del '99 Accardo ha realizzato, in collaborazione con EMI Classics e l’Orchestra da Camera Italiana, la registrazione dell'integrale dei Concerti per violino e orchestra di Paganini; per FONE' il Concerto per la Costituzione e nel 2003 l’Integrale delle opere per violino di Astor Piazzolla in 3 superaudiocd.Nel 2001 gli è stato conferito il prestigioso premio "Una vita per la Musica".Possiede due violini Stradivari, lo Hart ex Francescatti 1727 e l’Uccello di Fuoco ex Saint-Exupéry 1718. Informazioni e prenotazioni presso gli uffici delle Camerata , in Via Sparano 141 infotel 080/5211908. .

venerdì, gennaio 19, 2007

Il Candide di Bernstein al San Carlo di Napoli

La celebre, avvincente ouverture è ormai entrata a far parte stabilmente del repertorio concertistico di molte orchestre nel mondo, mentre l'opera è ancora poco conosciuta. Stiamo parlando del Candide di Leonard Bernstein (nella foto), tratto dall'omonimo geniale romanzo di Voltaire, che va in scena da questa sera sino al 30 gennaio, al Teatro San Carlo di Napoli. Dirige la bacchetta autorevole di Jeffrey Tate.Nel cast, tra le altre, ci saranno le voci di Brandon Jovanovitch, Laura Aikin e Stuart Kale. La regia dello spettacolo è affidata a Lorenzo Mariani.

Associazione Amadeus: Itinerari musicali nelle chiese di Casamassima

La rassegna musicale "ITINERARI MUSICALI NELLE CHIESE DI CASAMASSIMA" organizzata dall'Associazione Musicale "AMADEUS" si conclude il 21 gennaio 2007, presso la Chiesa Madonna delle Grazie, alle ore 19,30, con un concerto dedicato al Carnevale. Verrà eseguito il famoso "Carnevale degli Animali" di Camille Saint-Saens per 2 pianoforti e orchestra, oltre a musiche di G. Bottesini, J. Turina,N.Rimskij-Korsakov, R. Strauss e F.J. Haydn. L'Orchestra "Pelagus" Mauro Giuliani sarà diretta da Michele Lorusso e Giovanni Castro. Solisti: il contrabassista Michele Petrella e il duo pianistico Carla Aventaggiato e Maurizio Matarrese. (Ingresso libero).

Il Duo Abbate-Molè a Mola di Bari per la Fondazione Piccinni

Partirà con il Duo Abbate-Molè il ciclo di appuntamenti organizzati dalla Fondazione Concerti “N. Piccinni” di Bari, nei mesi di gennaio e febbraio. Il Duo Gianluca Abbate (pianoforte) e Sebastiano Molè (flauto) si esibirà sabato 20 gennaio (alle 21.00), presso il Teatro Comunale Van Westerhout di Mola di Bari. In programma: Sonata di G. Donizetti, Fantasia op.79 di G. Faurè, Fantasia Pastorale Ungherese di F. Doppler, Sonata di P. Hindemith e Fantasia Brillante sulla Carmen di Bizet di F. Borne. Il Duo Abbate-Molè, costituitosi nel 2000 con l’ intento di riscoprire e promuovere il repertorio cameristico virtuosistico per flauto e pianoforte, ha già al suo attivo numerosi concerti, tenuti per importanti associazioni in tutta Italia; nel 2005 sono risultati vincitori del “Premio Vicky Music” della Casa Musicale Curci al Concorso Musicale di Caccamo, come miglior duo strumentale nella sezione musica da camera. Sempre più richiesti presso le associazioni musicali nazionali, grazie anche al loro vastissimo repertorio, che va dal barocco al ‘900, attualmente stanno preparando l’ incisione di due CD. Il costo del biglietto per ogni singola manifestazione è di E. 15.00 (ordinario), E. 10.00 (ridotto) e E. 7.00 (ridotto speciale Conservatorio e Amici Fondazione). Infotel 080.55.86.906 / 335.57.07.272

Mastroserio e Pitocco suonano a Parigi e Grenoble

Il pianista Rosario Mastroserio (nella foto) e il bandoneonista Massimiliano Pitocco sono attualmente in tournèe in Francia. Questa sera a Parigi (teatro Reine Blanche), domani a Grenoble (Sala Messiaen). Il Duo, noto in tutto il mondo per l'indiscussa qualità delle sue stimolanti proposte concertistiche, fa parte anche dell'ensemble dei "Four For Tango", che già da alcuni anni si dedica con esiti eccellenti all'approfondimento della musica del celebre compositore argentino Astor Piazzolla.

giovedì, gennaio 18, 2007

Le passeggiate musicali al Traetta di Bitonto

Apertura in jazz per l'edizione 2007 delle Passeggiate Musicali ospitate dal teatro comunale "Tommaso Traetta" di Bitonto. Il primo appuntamento, (con inizio alle 20) è con Told Notes, protagonista l'Alberto Jovene Trio (pianoforte Alberto Iovene, contrabbasso Marco Siniscalco, batteria Saverio Petruzzellis). Il programma è incentrato su brani del primo lavoro discografico di Alberto Jovene ( si intitola per l’appunto Told Notes), che si fa apprezzare per una maturità musicale e una ricercatezza di suono inaspettate per un giovane pianista compositore come lui. Le velate atmosfere sono intrise da un'ansia del nuovo e da una ricerca di moduli espressivi che rendono le sue composizioni dolcemente melanconiche. Le Passeggiate Musicali 2007, ideate dal maestro Vito Clemente (nella foto), proporranno a partire da oggi ben 15 serate, sino al 24 maggio, spaziando dal jazz allo swing, dalla lirica ai grandi solisti e all'operetta. Molto interessante la politica tariffaria, promossa dall'Amministrazione comunale di Bitonto. Il biglietto d'ingresso (posto unico) ai singoli concerti è di 3 euro; l'abbonamento, invece, costa 30 euro. Previsto il biglietto ridotto (1 euro) per gli anziani con più di 65 anni, per i giovani sino a 18 anni e per gli studenti universitari e dei conservatori. Varata anche una speciale "Formula 2", che consente l'ingresso gratuito ad una passeggiata musicale a chi acquista due ingressi alla rassegna cinematografica "ItaliaCine" (in programma sempre al “Tratta”, ogni mercoledì) e l'ingresso gratuito ad un film di "ItaliaCine" per chi assiste a due concerti delle Passeggiate Musicali. Info. botteghino del teatro : 0803742636

Luci ed ombre nel debutto barese di Palumbo

Debutto “barese” lunedì scorso per Renato Palumbo, che da circa tre mesi è diventato il nuovo prestigioso generalmusikdirektor della Deutsche Oper di Berlino, al posto di Christian Thielemann. In un Teatro Piccinni praticamente esaurito in ogni ordine di posti, il maestro trevigiano alla guida dell’Orchestra sinfonica della Provincia di Bari, ha proposto un programma di impronta tipicamente viennese, dedicato com’era a Franz Schubert (Quinta sinfonia) e a Johannes Brahms (Quarta sinfonia). In Schubert, Palumbo ha ottenuto dall’orchestra la necessaria leggerezza nei colori (si pensi agli eleganti interventi dei legni), cercando fin dove era possibile la giusta scansione delle indicazioni dinamiche; mentre, non ci è parso sia riuscito, malgrado l’indiscusso impegno profuso nelle prove, a rendere vivace e ritmicamente più ficcante la partitura giovanile del grande Franz. Meglio sono andate le cose con Brahms, dove a fronte di una scrittura più complessa e notoriamente intrisa di difficoltà tecniche ed espressive, Palumbo ha regalato al pubblico barese una lettura intensa e drammaticamente ineccepibile del capolavoro brahmsiano. L’orchestra, dal canto suo, è parsa invece meno attenta e precisa che in Schubert. In particolare i violini (pochini se consideriamo che per la stessa sinfonia altre orchestre ne utilizzano quasi il doppio) hanno palesato ricorrenti problemi di intonazione ed omogeneità sonora. Peccato, perché Palumbo è un ottimo direttore, ha le idee chiare e possiede soprattutto una spiccata personalità. A giugno, sempre lui, dirigerà qui a Bari - ancora una volta per la stagione della Fondazione Petruzzelli - l’Attila di Verdi in forma di concerto.

Il Comunale di Bologna per la solidarietà

Concerto straordinario di Alberto Veronesi dedicato alle associazioni di volontariato. Appuntamento a Bologna, questa sera (alle 20.30) al Teatro Manzoni, via de’ Monari 1/2 . Poi la Deutsche Grammophon ne farà un’incisione con Placido Domingo. Il Teatro Comunale di Bologna rappresenta un esempio di ricerca vitale di nuove strade, culturali e organizzative, per nuove relazioni del teatro d’Opera con vecchi e nuovi pubblici. Un esempio è l’iniziativa ‘Bologna all’Opera per la solidarietà’, dedicata alle associazioni di volontariato, avviata nel 2006, e che prosegue ora con un concerto straordinario di Alberto Veronesi, giovedì 18 gennaio 07, con l’orchestra del Comunale e il tenore Stefano Secco. I titoli: La nuit de Mai, di Ruggero Leoncavallo, e Vetrate di chiesa, di Ottorino Respighi. L’appuntamento è al Teatro Manzoni, via dé Monari ½, ore 20,30 (call center 199107070). Le associazioni aderenti al progetto sono: FANEP, Ass.ne Famiglie Neurologia Pediatrica, AIRC, Ass.ne Italiana per la Ricerca sul Cancro, ANT, Ass.ne Naz. Tumori, AGEOP, Ass.ne Genitori Ematologia Oncologica Pediatrica, Telefono Azzurro, IDEA, Istituto per la ricerca e la prevenzione della Depressione e dell'Ansia, AIL, Ass.ne Italiana contro le leucemie - linfomi e mieloma, Croce Rossa Italiana, Fondaz. Hospice Seragnoli. A loro saranno riservati 20 biglietti omaggio, i rimanenti saranno venduti alla cifra simbolica di 1 euro. Un riconoscimento importante all’impegno del teatro bolognese è già venuto proprio dalla Deutsche Grammophon, una tra le etichette più prestigiose nel panorama mondiale della musica classica: la casa discografica utilizzerà, infatti, l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna per incidere insieme a Placido Domingo uno dei brani del concerto.

mercoledì, gennaio 17, 2007

Bari, il Margherita e la serie A

Bari potrà tornare a fregiarsi del titolo di città di serie A (non in senso “solo” calcistico), quando i suoi cittadini riusciranno a riprendersi completamente i suoi spazi e a rimpossessarsi dei luoghi della sua memoria (sociale, storica e culturale), che da tanto, troppo tempo languono in condizioni talora vergognose. Una parziale iniezione di fiducia può arrivarci aprendo i quotidiani locali di questi primi giorni del nuovo anno. Nel 2009, per esempio, assicura il sindaco Michele Emiliano se tutto procede secondo i piani, la città dovrebbe riavere nuovamente a disposizione il Teatro Petruzzelli (finalmente pubblico) e l’Auditorium “Nino Rota” e non dovrà pertanto più far ricorso (come negli ultimi 15 anni) a soluzioni di emergenza o addirittura stravaganti per l’allestimento degli spettacoli legati alla Lirica e per lo svolgimento di una intensa e qualitativamente (si spera) elevata attività concertistica e musicale in genere. Di quella che sarà poi la destinazione futura del Teatro Margherita, che dovrebbe far parte del polo di teatri riconducibili alla Fondazione Lirico Sinfonica barese, poco invece si parla. Mi risulta che i lavori siano al momento fermi (dopo il consolidamento statico del rudere e la costruzione di una torre scenica): perché? Da tempo dico e ridico che non è assolutamente piacevole vedere ancora quello scempio. Un amico abruzzese, passato in città a trovarmi un paio d’anni fa, rimase letteralmente stordito dal notare in fondo ad una strada così grande, bella, spaziosa oltre che vivacemente percorsa in lungo e in largo da persone e automobili (Corso Vittorio Emanuele) questo sconvolgente “dente molato” e mi chiese spiegazioni: “Come fate a sopportare tutte le mattine quell’edificio in condizioni così penose? Sembra ci sia caduta una bomba sopra…Incredibile!”. Naturalmente, da barese, risposi difendendo l’indifendibile; e cioè che l’amministrazione comunale stava lavorando ad un progetto per restaurare quel teatro, come si stava già facendo per il Petruzzelli (incendiato nel 1991) e, guarda caso, a pochi passi dal Margherita. Da barese ignobilmente mentivo per non vergognarmi di fronte ad un amico di quello scempio. Mi chiedo: per quanto tempo sarò costretto a farlo ancora? Non basta più un cartellone pubblicitario a coprire trent’anni (ma sono forse di più) di menefreghismo su quel luogo della memoria che abbraccia, purtroppo sempre più tristemente il mare della città di Bari. Davvero la serie A è ancora così lontana ?

martedì, gennaio 16, 2007

Toscanini Day

E’ un gran giorno questo 16 gennaio del 2007 e passerà con molta probabilità alla storia, almeno per gli appassionati di Musica. I motivi sono presto detti. L’Avery Fisher Hall di New York e il Teatro alla Scala Milano celebreranno, infatti, insieme in una lunga serata “costruita” su due significativi concerti diretti rispettivamente da Lorin Maazel (alla guida di New York Philarmonic Orchestra e Symphonica Toscanini ) e Daniel Baremboim, i cinquant’anni della scomparsa di uno dei più grandi (se non in assoluto il più grande: ma non ci giureremmo) direttori d’orchestra del Novecento: Arturo Toscanini. Persino Raiuno (udite, udite!) alle 23.15 ci regalerà una puntata speciale di “Porta a porta” dedicata al celebre direttore parmense. Insieme all’immancabile Bruno Vespa (sincero appassionato di musica classica) ci saranno tra gli ospiti, Riccardo Muti, Luciano Pavarotti, Franco Zeffirelli, Piero Melograni, Giulietta Simionato, Carla Fracci e Barbara Frittoli e tanti altri. Anche “Sottovoce” (sì, proprio l’onirico programma riservato ai nottambuli e naturalmente condotto dal mitico Gigi Marzullo) parteciperà a questa sorprendente abbuffata toscaniniana. A Parma, infine, nella città natale del Maestro oggi s’inaugura la casa-museo a lui dedicata, e le Poste celebrano questo importante anniversario con un francobollo da 0.60 euro; il Ministero dell’Economia rilancia con una moneta d’argento da 5 euro. Che dire?! Stiamo letteralmente affogando in un brodo di giuggiole, perché il quadro, signori miei, si completa all’una e venticinque del nuovo giorno con la puntata di Raitre di “Prima della prima” dedicata alla Sonnambula dal Teatro Filarmonico di Verona, di cui ho letto proprio, di recente, una buona quanto telegrafica recensione su Repubblica. Evviva dunque, la televisione pubblica generalista si è finalmente accorta, dopo anni di letargo, della grande musica e dei suoi stellari interpreti. Forza, diciamolo tutti in coro: “Cento di questi giorni Mamma Rai !”

Doppio nudo per Salome

“Nel giorno di Toscanini, l’Opera di Roma guarda Salome. “Guarda” perché alla vigilia dell’apertura della stagione che avverrà stasera, non si parla di altro che del doppio nudo di donna offerto alla platea.” Questo è l’incipit del pezzo apparso sul Corriere della Sera di oggi per l’odierna inaugurazione del Costanzi con la Salome di Richard Strauss nella nuova regia di Giorgio Albertazzi. Il bel pezzo di Valerio Cappelli è completato da due pruriginose foto delle “due” Salome nude in scena. Sicuramente, sarà probabilmente più un “bel vedere” che un “bell’ascoltare”, ma da giorni si fa la coda ai botteghini per ammirare, tra l’altro le imperiali natiche (pare già apprezzate in passato) della signora Francesca Patanè e il seno forse meno imperiale, ma comunque degno di nota, della signora Maruska Albertazzi (nessuna parentela con il regista). Ecco, signori miei, quando l’opera fa…notizia e gola sui giornali. Dopo i superbi glutei di Bolle e gli abbandoni plateali di Alagna per l’Aida scaligera, a Roma doppio nudo straussiano live. Dirige - per quanto possa interessare chi vede più che ascoltare – Günter Nehuold, subentrato all’indisposto Alain Lombard. Infotel. 06.481601.

lunedì, gennaio 15, 2007

Intervista a Renato Palumbo

Il maestro Renato Palumbo (qui nella foto di Vito Mastrolonardo), è nato nel 1963 a Montebelluna ed è attualmente tra i direttori d'orchestra più apprezzati della scena internazionale. Dall’ottobre del 2006 è diventato Generalmusikdirektor della Deutsche Oper di Berlino. Ha debuttato in Italia, “partendo” proprio dalla Puglia al “Festival della Valle d’Itria” di Martina Franca nel 1998, ma, curiosamente, dirigerà a Bari per la prima volta l'Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, solo questa sera (Teatro Piccinni, ore 21) nell’ambito della stagione della Fondazione Petruzzelli. Il programma della serata comprende la Quinta sinfonia di Franz Schubert e la Quarta sinfonia di Johannes Brahms. Per Palumbo sono state numerose n questi anni di intensa carriera le collaborazioni con i più prestigiosi teatri del panorama mondiale. Vasto è il suo repertorio operistico e quello concertistico, che spazia da Mozart a Meyerbeer, da Rossini a Berlioz, da Brahms a Verdi e a Wagner. A soli sedici anni Palumbo ha debuttato sul podio con la Teresien-Messe di Franz Joseph Haydn. Ha poi proseguito gli studi compiendo parallelamente un'intensa attività di maestro collaboratore, suggeritore, direttore di coro, accompagnatore di cantanti. A diciannove anni dirige la sua prima opera, Il trovatore. Viene poi invitato per alcune recite a Istanbul, dove rimarrà per sei anni, come Direttore Generale dell'Opera e del Balletto. È l’inizio di una carriera internazionale, che lo porterà a dirigere negli Stati Uniti, in Europa, Asia ed Africa. Tra le cariche ricoperte da Palumbo spiccano quella di direttore principale dell'Opera di Cape Town e di direttore del Festival di Macao. Nel ‘98 dirige al Festival di Martina Franca, in forma di dittico, Il Re e il Mese Mariano di Umberto Giordano e negli anni successivi il Simon Boccanegra di Verdi, Robert le diable e Les Huguenots di Meyerbeer. Venerdì scorso ho incontrato Renato Palumbo durante la sua prima prova con la Sinfonica barese e gli ho rivolto alcune domande, alle quali il maestro ha cortesemente risposto e di questo gli sono profondamente grato. Ecco di seguito l’intervista. Quando è nata la sua passione per la musica? “ E’ stata una cosa né voluta, né cercata. E’ semplicemente arrivata. Avevo sette anni ed ero attratto dal suono dell’organo e dal fatto di vedere e sentire far musica; ho quindi iniziato a studiare il flauto e poi tutto il resto è arrivato di seguito, in modo anche abbastanza naturale.” Maestro, la direzione d’orchestra è stata per lei più una vocazione o un punto d’arrivo? “La direzione mi ha sempre interessato. Anche se è arrivata nella mia vita quasi per caso. Io lavoravo in provincia e facevo da assistente. Un impresario mi chiese se volevo dirigere. Da lì è cominciato tutto. Avevo 18 anni e da lì son partito.” Secondo lei com’è cambiato, nell’anno di grazia 2007, il rapporto tra un direttore e la sua orchestra rispetto a mezzo secolo fa, quando sul podio salivano, per esempio, maestri del calibro di Toscanini, Furtwängler e Bruno Walter? “Il rapporto è notevolmente cambiato. Non solo tra direttore e orchestra, ma direi tra direttore, orchestra e pubblico. E’ cioè cambiata l’attenzione verso la musica classica. Non so se in meglio o in peggio, però è cambiata. Oggi si richiede a chi dirige molta più professionalità d’un tempo. Non che i nomi da lei citati non fossero professionali - ci mancherebbe pure – ma tra il maestro e chi suona in orchestra c’è oggi un dialogo più tecnico e direi praticamente alla pari. E’ finita cioè l’era del direttore-dittatore che tutto sapeva e tutto decideva. E dunque si è instaurata una maggiore complicità tra questi due elementi dell’interpretazione musicale. Complicità tesa naturalmente a servire al meglio la musica che di volta, in volta viene eseguita.” Alcuni critici musicali, anche illustri, in questi anni hanno apprezzato le sue interpretazioni di opere liriche. Vale ancora oggi la distinzione d’un tempo tra direttori d’opera e direttori sinfonici o da concerto? “No guardi, oggi non è più così. Certo, saper dirigere bene un’opera è fondamentale per la preparazione di un buon direttore. Ho fatto negli anni passati molta esperienza in questo campo. D’altro canto, in conservatorio oggi si richiede una preparazione soprattutto sinfonica e per questo motivo durante i miei studi ho dovuto approfondire entrambe le cose. L’approccio più moderno di un direttore con l’opera deve sicuramente partire dalla sua capacità di saperla gestire e trattare in modo sinfonico.” Talora anche a discapito delle voci in palcoscenico… “Beh, questa è anche un’esigenza corrente dovuta al fatto che grandissime vocalità, tranne rare eccezioni, non ce ne sono più.” Da pochi mesi lei è diventato Generalmusikdirektor della Deutsche Oper di Berlino. Un incarico prestigioso ma anche di grossa responsabilità. Quali saranno le sue linee-guida in questo importante teatro? “Guardi, quando si entra in un teatro così grande, non si può avere la velleità di lasciare un’impronta personale. La cosa fondamentale invece è soprattutto quella di valorizzare la qualità del cosiddetto repertorio giornaliero, oltre ad avere degli appuntamenti fissi con delle prime ogni anno di un’opera italiana e una tedesca. Un lavoro di notevole dispendio di energie, ma anche di particolare attenzione, con un’orchestra prestigiosa che ha sempre la consapevolezza di lavorare quotidianamente per la messinscena di una recita ogni giorno diversa.” Non c’è il rischio di una certa routine? “Sì, questo può purtroppo accadere. Io per evitarlo, appena arrivato a Berlino ho subito imposto due assiemi prima di ogni opera (considerando che si va’ a gruppi di tre, quattro recite per titolo). Il direttore d’orchestra che arriva ha così la possibilità di avere davanti a sè almeno sei, sette ore di prove a spettacolo montato e può dare così al lavoro una certa sua impronta.” In Italia per combattere la crisi (quasi) irreversibile degli Enti Lirici - con i conti dei bilanci perennemente in rosso - si dovranno o no operare delle scelte radicali, tenendo presente l’esempio mitteleuropeo e tedesco dei teatri di repertorio? “L’ideale sarebbe una via di mezzo. In Italia si prova tanto, troppo per una stagione al massimo di una decina di opere. Spesso si arriva a provare addirittura per un mese l’allestimento di una sola opera. Chiaramente i costi sono in questo modo elevatissimi. Una riflessione andrebbe fatta a tale proposito: varrà poi la pena alla fine provare così tanto o sarebbe invece sufficiente un numero inferiore di prove, ma fatte più seriamente e meglio? Quest’ultima opzione, a mio avviso, porterebbe effetti benefici, per esempio, soprattutto per quanto riguarda il sensibile abbassamento dei costi, ma anche per un taglio considerevole del prezzo dei biglietti che risultano sempre più proibitivi per le tasche dei giovani.” A proposito di giovani: i “catastrofisti” ritengono che tra venti, trent’anni il teatro d’opera terminerà inesorabilmente il suo corso per mancanza di pubblico. Qual è il suo pensiero? “La risposta, almeno sulla carta, è semplice: evitiamo che i nostri teatri diventino dei santuari aperti per pochi mesi l’anno e facciamoli vivere di più, aumentando le recite e rendendo più appetibili gli spettacoli, anche dal punto di vista del prezzo dei biglietti. Vedrete che i giovani verranno più spesso a seguire l’opera. A me personalmente è capitato di vederne tanti, tantissimi affascinati da questo mondo. L’opera per interessare i giovani, deve oltretutto essere fatta pensando (anche) a loro. Non dico che il teatro scellerato o di protesta abbia un senso, ma occorrerebbe che le regie si avvicinassero almeno un po’ di più ai gusti della gioventù di oggi. Se invece si resta fermi al teatro nella sua dimensione più statica e museale il rischio che si chiuda e si vada tutti a casa è certo molto alto.”

venerdì, gennaio 12, 2007

La Schola Gregoriana a Gravina di Puglia

Con il fascino antico del canto gregoriano domenica 14 gennaio (ore 20.30, ingresso libero) si chiude la rassegna «I viandanti del mistero», terza partitura del più articolato progetto artistico «Le grandi narrazioni» ideato da Giovanni Tamborrino per l’assessorato al Turismo della Regione Puglia. Nella chiesa Madonna delle Grazie di Gravina di Puglia è in programma il concerto della Schola Gregoriana Resurrexi, formazione che ogni anno si riforma in seno ai corsi monografici di canto monodico (gregoriano, ambrosiano, romano antico, beneventano e di tradizione aquileiana) e delle prime forme di polifonia (organa) diretti da Gian Vito Tannoia al Conservatorio «Duni» di Matera. Scopo principale della Schola Gregoriana, formata da undici voci maschili e femminili dirette dallo stesso Tannoia, è di eseguire tali canti alla luce della semiologia, scienza che studia il significato dei segni contenuti nei più antichi codici dei secoli IX e X. Questo è il periodo in cui si afferma la notazione neumatica, con la quale si iniziò a trasmettere meglio il repertorio. Anche se in origine la notazione rimaneva legata alla tradizione orale, senza pretendere di sostituirla. Dunque, si tratta di musica vocale liturgica soggetta a un minimo di interpretazione, trattandosi di canti notati con un sistema che solo nel XII secolo si sviluppò affinché il cantore potesse “leggere” la musica senza dover ricorrere alla memoria del maestro, sino ad allora indispensabile per una corretta esecuzione. Dopo il concerto di domenica 14 gennaio «Le grandi narrazioni» torneranno durante il periodo di Pasqua con la quarta e ultima partitura del progetto intitolata «Folk-fiera-art».Per ulteriori informazioni 393.372.88.16.

A Piero Farulli con affetto

Fondazione Scuola di Musica di Fiesole O.N.L.U.S. I CONCERTI PER GLI AMICI Auditorium Sinopoli, Villa La Torraccia domenica 14 gennaio 2007 ore 11:00 “A PIERO CON AFFETTO” QUARTETTO DI CREMONA Cristiano Gualco - Paolo Andreoli : violini Simone Gramaglia viola - Giovanni Scaglione : violoncello ANTONELLO FARULLI: viola Johannes Brahms: Quartetto op. 51 n. 1 in do minore per archi Johannes Brahms: Quintetto op. 111 in sol per 2 violini, 2 viole e violoncello Il concerto in onore degli ottantasette anni di Piero Farulli (nella foto) inaugura la stagione dei Concerti per gli Amici il 14 gennaio alle ore 11 in Auditorium Sinopoli: interpreti il Quartetto di Cremona assieme ad Antonello Farulli. Verranno eseguiti il Quartetto op. 51 n. 1 in do minore per archi e il Quintetto op. 111 in sol per 2 violini, 2 viole e violoncello di J. Brahms. Seguiti artisticamente dai loro amati insegnanti Piero Farulli (Quartetto Italiano) e Hatto Beyerle (Quartetto Alban Berg), i musicisti del Quartetto affrontano un repertorio vastissimo, partendo dalle prime opere di Haydn arrivano alla musica dei giorni nostri, nell'ambito della quale nutrono particolare interesse per il lavoro dei compositori italiani. Fondato nel 2000 ma dal 2002 nell’attuale formazione, il Quartetto di Cremona è considerato una delle giovani realtà quartettistiche europee più interessanti. Al suo attivo, tra i premi vinti, il Primo Premio al VII Concorso Internazionale per Quartetto d’Archi di Cremona, il Secondo Premio al IV International String Quartet Competition in Melbourne, il Secondo Premio al Concorso “V. Gui” di Firenze. Antonello Farulli, è uno dei più attivi violisti italiani sia in campo concertistico che didattico. Allievo di Piero Farulli, ha integrato la sua formazione con R. Brengola e Nobuko Imai. Ha svolto un'importante attività concertistica prima con i Virtuosi di Roma e poi con i Solisti Veneti di Claudio Scimone, di cui è, dal 1994, prima viola solista. Ha svolto attività didattica in Austria, Finlandia, Francia, Spagna e Svizzera. Docente della Internationale Sommerakademie presso il Mozarteum di Salisburgo e della Scuola di Musica di Fiesole, collabora con la Mahler Jugend Orchestre Akademie. Dopo aver insegnato per un decennio quartetto d’archi presso la prestigiosa Escuela Superior de Musica Reina Sofia è, oggi, titolare della Cattedra di Viola presso il Conservatorio di Stato “G.B. Martini” di Bologna. Ingresso: intero 5 euro, ridotto 2 euro. Infotel. 055/597851.

Alan Curtis e la critica musicale

Alan Stanley Curtis è un celebre musicologo e direttore d’orchestra americano, tra i massimi esperti ed esecutori di musica antica, noto per essere stato tra gli indiscussi protagonisti della cosiddetta Renaissance haendeliana e vivaldiana di questi ultimi decenni. Ho trovato questa sua intrigante risposta ad un giornalista del mensile "Musica" che gli chiedeva cosa pensasse della critica musicale. Ve la riporto: “Fare recensioni deve essere un'arte. Quando Andrew Porter era il critico musicale del New Yorker mi sono abbonato a quella rivista soltanto per leggere i suoi articoli! Ogni settimana c'era una recensione di una o più recite o concerti nella quale egli dava informazioni incredibili, che non si trovavano in nessuna enciclopedia. Non scriveva subito, la notte stessa, come spesso si fa. La recensione era il frutto di giorni di studio e normalmente usciva una settimana dopo la recita o il concerto. Questa è vera arte. Non sorprende poi che le sue recensioni siano state raccolte in vari volumi.” Una dichiarazione che spero faccia riflettere i direttori responsabili dei quotidiani e dei mass-media in genere; alcuni dei quali in questi ultimi anni hanno cancellato o ridotto al lumicino la figura del critico musicale all'interno delle loro redazioni, riducendo di conseguenza all’osso le recensioni (ma non, purtroppo, i barbosi resoconti sulla mondanità e/o le curiosità del “chi c’era” e “chi non c’era” alla Prima della Scala o del Massimo di Palermo) ai concerti e agli allestimenti più significativi di opere liriche. Non voglio fare la Cassandra di turno, ma sarà o non sarà colpa anche di questi signori se tra venti,trent’anni l’opera lirica e la musica classica tramonteranno definitivamente in Italia, condannate come sono a non avere più un pubblico (almeno sufficiente a riempire la metà dei teatri e degli auditorium esistenti) di cultori ed appassionati? Che ne dite?

mercoledì, gennaio 10, 2007

Concerto al Piccinni per l'ANT

Concerto-spettacolo di beneficienza al teatro Piccinni questa sera (alle 20.30) a favore dell'ANT di Sammichele di Bari. Suonerà l'Italian Big Band, diretta da Marco Renzi, con la partecipazione del comico Gianni Ciardo, nelle vesti di un nuovo e presumibilmente esilarante personaggio: John Sciabbek. La conduzione della serata è affidata al bravo presentatore napoletano, ma barese di adozione, Antonio Stornaiolo (nella foto). La manifestazione è organizzata in collaborazione con i Comuni di Bari e Sammichele, la Provincia di Bari, la Fondazione Petruzzelli e Grafica Zerottanta.Infotel.330.244418.

I luoghi della Musica

Il Centro Studi Arti Spettacolo del Mediterraneo Mousikè, in collaborazione con il Centro Ricerche Musicali "Casa Piccinni" e l'Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Bari (Ass. Pasquale Martino) propongono un ciclo di lezioni/concerto seguite da visite guidate nei luoghi della musica del centro storico barese. Scopo dell'iniziativa è la riscoperta e la valorizzazione di luoghi storici di Bari, quali la Basilica di S. Nicola, sede fin dal passato di una importantissima attività musicale e la casa natale del musicista barese Niccolò Piccinni, ora Centro Ricerche Musicali sito in P.zza Mercantile. Sono previsti 6 incontri alle ore 9,00 nei giorni 9-30 Gennaio, 3-24-27 Febbraio e 3 Marzo 2007. Alla visita parteciparranno gli allievi delle scuole Massari, Azzarita, S. Nicola, Breda, Pascoli, Lombardi. Le visite saranno a cura si Silvia Gesuita e le lezioni/concerto vedranno protagonisti Debora Del Giudice (spinetta), Angelo De Marzo (voce), Massimo Lazazzera (flauto, cornamusa, cromorno), Gianluigi Bello (liuto rinascimentale). Inoltre sarà possibile visitare a Casa Piccinni la mostra documentaria "80 anni Biagio Grimaldi e la Polifonica Barese 1926-2006" curata da Fiorella Sassanelli con la consulenza scientifica di Dinko Fabris (nella foto).

I concerti di Pappano a Santa Cecilia

ROMA IN MUSICA - PAPPANO DIRIGE RESPIGHI / 13/15/16 gennaio Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Antonio Pappano direttore. Schubert: Canto degli spiriti sulle acque D 714 / Schubert: Sinfonia n. 5 D 485 / Respighi: Fontane di Roma, poema sinfonico / Čajkovskij: Francesca da Rimini. 20/22/23 gennaio Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia Antonio Pappano (direttore), Leif Ove Andsnes (pianoforte). Rachmaninoff: Concerto per pianoforte n.2 op.18 / Respighi: Feste romane, poema sinfonico / Respighi: Pini di Roma, poema sinfonico. Antonio Pappano prosegue il suo gennaio sinfonico con due concerti, parte dei quali verranno registrati in audio e in video dalla Rai e dalla EMI per realizzare un dvd interamente dedicato a Ottorino Respighi, che occupa buona parte dei programmi di entrambe le serate. Respighi fu allievo di Rimsky-Korsakov, che gli trasmise un'abilità di orchestratore a dir poco prodigiosa. Autore di Sinfonie, Balletti, Opere per il teatro e molte altre squisite e dense partiture, la sua memoria è indissolubilmente legata ai suoi due principali capolavori: i poemi sinfonici Fontane di Roma e Pini di Roma (eseguiti per la prima volta proprio dall'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Bernardino Molinari), rispettivamente del 1916 e del 1924, cui nel 1928 si aggiunsero, a concludere un'ideale trilogia capitolina, le meno celebri ma non meno sontuose Feste Romane. Diluita nei due concerti, la Trilogia si alternerà con pagine di Franz Schubert (il goethiano Canto degli Spiriti sulle acque e la Sinfonia n. 5) e con la Francesca da Rimini di Cajkovskij. Un discorso a parte merita il pianista Leif Ove Andsnes, ospite del secondo dei due concerti, che con Pappano già costituisce in campo discografico un felice abbinamento di grandi artisti. Nominato ben 4 volte ai Grammy Awards, Andsnes è campione tra i più affermati degli 88 tasti.

Convegno Internazionale su Vivaldi a Venezia

L'ISTITUTO ITALIANO ANTONIO VIVALDI della Fondazione Giorgio Cini di Venezia organizza il Convegno Internazionale di studi Antonio Vivaldi. Passato e futuro (Venezia 13 - 16 giugno 2007) per stilare un bilancio del lavoro finora compiuto su Vivaldi e tracciare le linee guida di quello futuro. Si invitano studiosi e ricercatori a partecipare con contributi e comunicazioni che affrontino argomenti fino ad oggi poco noti: inviare proposte di partecipazione e sommari a segreteria.vivaldi@cini.it entro il 28 febbraio 2007.

martedì, gennaio 09, 2007

Angela Hewitt suona a Monfalcone

La stagione musicale del Nuovo Teatro Comunale di Monfalcone prosegue, mercoledì 17 gennaio, alle ore 20.45, con l’atteso concerto della pianista Angela Hewitt, che torna ad esibirsi a Monfalcone dopo avere riscosso un grandissimo successo, nel corso della passata stagione, con la straordinaria interpretazione del primo libro di Das wohltemperirte Klavier di Johann Sebastian Bach, vero e proprio caposaldo della letteratura della musica occidentale che ha guidato sul cammino dell’arte decine di generazioni di musicisti, dai giovani Mendelssohn, Chopin e Liszt fino agli allievi dei Conservatori d’oggi. Ed è ancora l’opera ed il genio di Bach a caratterizzare l’appuntamento con la grande pianista canadese, protagonista di un concerto tutto dedicato alla musica del maestro di Lipsia. Il programma della serata, infatti, prevede l’esecuzione dei primi dodici preludi e fughe (1 – 6 e 7 – 12) del secondo libro del Clavicembalo ben temperato, separati fra loro dall’interpretazione di Fantasia cromatica e Fuga in re minore (BWV 905); a chiudere la serata, il Concerto italiano in fa maggiore (BWV 971). Dietro gli apparentemente semplici propositi di Bach, che compone il Clavicembalo “per l'uso e il godimento di tutti i giovani musicisti desiderosi di imparare e in particolar modo per lo svago di quanti sono già abili in questi studi", si cela in realtà un monumento fondamentale di tutta la storia della musica che consacra definitivamente e formalmente quel sistema di scale maggiori e minori con le loro specifiche relazioni su cui si costruisce tutta la musica occidentale fino al Novecento inoltrato. La grandezza della costruzione delle frasi, la precisione contrappuntistica, la perfetta architettura costruttiva rendono questa opera una sorta di trattato universale che concilia la modernità dell’impianto teorico con l’apice dell’affinamento delle tecniche compositive seicentesche, confermando una volta di più l’assolutezza del genio bachiano. Ad impreziosire ulteriormente l’esecuzione dei dodici preludi e fughe del secondo libro del Clavicembalo e delle altre straordinarie costruzioni bachiane in programma, la tecnica prodigiosa, l’intensità, la purezza e l’ineguagliabile classe della pianista canadese. Angela Hewitt si è contraddistinta sulla scena internazionale negli ultimi anni anche grazie alle sue superbe registrazioni per Hyperion. Il suo progetto decennale di registrare tutte le opere principali di Bach è stato descritto come “una delle registrazioni più importanti dei nostri tempi” ed ha ottenuto un grande seguito. Viene considerata “la principale interprete di Bach” (The Guardian) e “niente di meno che la pianista che caratterizzerà le esibizioni pianistiche di Bach negli anni a venire” (Stereophile). Vanta un repertorio molto vasto, che spazia da Couperin fino alla musica contemporanea, e la sua discografia include anche registrazioni di Granados, Olivier Messiaen, le opere complete per pianoforte solo di Ravel e, più recentemente, i Notturni di Chopin. Nata in una famiglia di musicisti (il padre era l’organista della Cattedrale di Ottawa), la Hewitt ha iniziato gli studi del pianoforte all’età di tre anni, esibendosi in pubblico a quattro anni e vincendo una borsa di studio solo un anno dopo. All’età di nove anni ha tenuto il suo primo recital al Royal Conservatory di Toronto, dove ha anche compiuto i suoi studi, completati con il pianista francese Jean-Paul Sévilla all’Università di Ottawa. Si è esibita in Nord America, Europa, Giappone, Australia, Cina, Messico e nell’ex Unione Sovietica. Eventi della passata stagione includono la prima mondiale del Concerto per Pianoforte di Dominic Muldowney con la BBC Symphony Orchestra, il suo debutto al Concertgebouw, tournée con l’Australian Chamber Orchestra e recital per la Cleveland Orchestra, la Gulbenkian Foundation di Lisbona e il Festival di Edimburgo, per citarne soltanto alcuni. Ha vinto il Primo Premio al Concorso Viotti nel 1978 ed ha ottenuto riconoscimenti ai Concorsi Internazionali Bach di Lipsia e Washington così come al Concorso Schumann di Zwickau, al Concorso Casadesus di Cleveland ed al Concorso Dino Ciani alla Scala di Milano. Nel 1985 ha vinto il Concorso Internazionale Bach di Toronto. Prevendita Biglietti c/o Biglietteria del Teatro, dal lunedì al sabato, dalle 17 alle 19. Prenotazione telefonica Chi risiede fuori Monfalcone può prenotare telefonicamente (tel. 0481 790 470, dal lunedì al sabato, dalle 17 alle 19) al massimo due posti, a partire dal secondo giorno di prevendita (informazioni più dettagliate sul sito del Teatro). Acquisto on line Prenotazione e acquisto, tramite carta di credito, sul sito www.greenticket.it.

lunedì, gennaio 08, 2007

Due concerti sinfonici per la Fondazione Petruzzelli

Per la rassegna dedicata alla Musica Sinfonica della “Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari”, lunedì 15 Gennaio alle 21,00 al teatro Piccinni, il maestro Renato Palumbo (nella foto) dirigerà l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari. Il programma della serata comprenderà la Sinfonia n. 5 in Si Bemolle Maggiore D.485 di Franz Schubert e la Sinfonia n.4 in Mi Minore Op.98 di Johannes Brahms. Il prossimo venerdì 26 Gennaio alle 21,00, questa volta presso l’auditorium della Guardia di Finanza, il maestro Günter Neuhold dirigerà la medesima orchestra nella Sinfonia n.9 per soli, coro e orchestra in Re minore Op. 125 di Ludwig van Beethoven. I solisti vocali saranno nell'ordine: Alexandra Wilson (soprano), Gabriella Sborgi (mezzosoprano), Kristian Elsner (tenore), Daniel Borowski (basso). Sarà la prima volta del nuovo “Coro della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari” preparato dal M° Franco Sebastiani. Info. botteghino del teatro Piccinni, Corso Vittorio Emanuele 84, Bari. Tel. 080.521.24.84.

Invito alla danza con Jean Françaix

Fu allievo di Nadine Boulanger, rivelandosi poi a soli vent’anni con il Concertino per pianoforte e orchestra. Parliamo di Jean Françaix compositore e pianista francese nato a Le Mans nel 1912 e scomparso a Parigi nel 1997, giusto dieci anni fa, dopo una carriera creativa lunga ed intensa. Nella sua cospicua produzione manca curiosamente uno spazio significativo dedicato al pianoforte, strumento tra l’altro che lui stesso ben suonava. L’ambiziosa etichetta barese DAD Records, creata pochi anni fa da Filippo Lattanzi e Annalisa Pisanu, ma che già vanta una trentina di stimolanti pubblicazioni discografiche (altrettante sono “in cantiere” per l’anno appena iniziato), ha raccolto i pochi titoli dedicati al pianoforte da Françaix nello spazio di un solo elegante e pur corposo compact disc. Protagonisti del cd sono le pianiste Maria Gabriella Bassi e Claude Françaix, figlia del compositore. E proprio attraverso le note di copertina contenute nel booklet, ricaviamo le riflessioni di Claude, figlia del compositore: “Attraverso i brani scelti l’ascoltatore potrà cogliere lo scopo perseguito da Jean Françaix: dar da pensare e sentire nell’animo, senza mai annoiare e ponendo il virtuosismo, arduo ma mai scontato, al servizio di idee sempre chiare; sia che esse illustrino il più possibile i difficili poemi di Paul Valéry (Eloge de la Danse), sia che esse riproducano l’impronta del più spericolato virtuosismo di un pezzo da concorso ( Sonate puor piano), sia che evochino la magia del mondo di Gutenberg (Huit Variations Gutenberg) o che si abbandonino al piacere della danza attraverso il tempo e lo spazio (Scuola di ballo, Danse des Trois Arlequins, Danses Exotiques).” Un disco, a conti fatti, di un certo interesse che permette, grazie alle deliziose quanto brillanti letture offerte da Bassi e Françaix di poter appieno apprezzare la musica di colui che a suo tempo venne definito da un critico francese una sorta di “Offenbach formatosi alla scuola di Ravel”. E questo gustoso cd, che è decisamente un autentico invito alla danza nelle sue mille preziose sfaccettature ritmiche, dà ragione a questa arguta definizione.

 
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