blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

lunedì, luglio 30, 2007

Buone vacanze!

Cari amici dell'Orecchio di Dioniso, è tempo di vacanze anche per me. Porgo perciò, oltre agli auguri di rito, un ringraziamento grandissimo a tutti voi per avermi seguito ed incoraggiato in questo primo anno di lavoro "on line".
A settembre il progetto naturalmente continuerà...
Vi aspetto, come sempre, numerosi.
A presto.

venerdì, luglio 27, 2007

Francesco Libetta suona stasera al Castello Svevo di Bari

Cosa c'è di più romantico di un pianoforte a coda suonato sotto le stelle in una presumibilmente calda serata d'estate? Francesco Libetta, pianista salentino di fama internazionale, dopo i successi del "suo" Miami Festival leccese proverà a farci sognare con un raffinato repertorio legato ai compositori pugliesi della celeberrima settecentesca Scuola napoletana. L'appuntamento è per questa sera nel Castello Svevo di Bari (alle 21.00. Box Office presso i negozi Feltrinelli Libri& Musica - infotel. 080.5240464 e Centromusica - infotel. 080.5588049). Da non perdere.

giovedì, luglio 26, 2007

Pavel Berman suona le Partite per violino solo di Johann Sebastian Bach al Festival "RITRATTI" di Monopoli

E’ partita il 23 luglio scorso a Monopoli la terza edizione del Festival RITRATTI, proposto dall’ Ensemble ’05 di Antonia Valente, la compagine musicale “a geometria variabile” che unisce giovani musicisti di talento, molti dei quali tuttora studenti, al fianco di artisti dalla esperienza già affermata in campo internazionale e ospiti di prestigio nel ruolo di “tutor” , che offrono ogni anno la propria collaborazione artistica nella realizzazione di concerti creati, diretti e curati con questa formula inedita di lavoro.Hanno partecipato alle produzioni dell’Ensemble nelle precedenti stagioni, in qualità di “tutor” dell'Ensemble, i violinisti Antonio Anselmi e Marco Rogliano, il pianista François-Jöel Thiollier, i bandoneonisti Marcelo Nisinman e Per Årne Glorvigen, l’attore Paolo Panaro, la cantante argentina Rosa Dominguez e altri ancora.Ogni estate l’Ensemble produce con crescente successo il proprio Festival “RITRATTI”, proponendo monografie dedicate ai compositori e alle scuole nazionali: produzioni di spicco delle scorse edizioni in particolare quelle su Paganini, Schumann e Brahms, sulla musica ungherese, su Rachmaninov e Babažanjan, oltre all’allestimento in forma di concerto dell’opera-tango “Maria de Buenos Aires” di Astor Piazzolla con grande successo in Puglia ed Abruzzo. Sulla scorta del successo ottenuto con gli spettacoli musicali prodotti nel 2006 e nel 2005, le nuove produzioni prenderanno vita ancora una volta nella quinta scenografica degli spazi del Chiostro di San Martino: il primo “ritratto” sarà monografico e dedicato ai Concerti per pianoforte e orchestra di Fryderyc Chopin nella versione da camera con quartetto d’archi: solisti due giovani ma già solidamente affermate interpreti della tastiera: Beatrice Rana, pianista quattordicenne già grande interprete della tastiera e Viviana Lasaracina, straordinario giovane talento della nostra Regione, entrambe allieve nella classe di Benedetto Lupo al Conservatorio di Monopoli, già vincitrice di importanti riconoscimenti. Pavel Berman (nella foto), violinista russo, italiano d'adozione e figlio del grande indimenticabile pianista Lazar Berman, sarà il “tutor” d’eccezione di quest’anno, e anche il protagonista del secondo “ritratto” di questa sera, dedicato alle “Partite” per violino solo di Johann Sebastian Bach: il virtuoso si esibirà sullo Stradivari “Maresciallo Berchet” da poco affidatogli dalla Fondazione Pro Canale di Milano, e appartenuto a David Oistrakh.Terzo “ritratto" dedicato a musica dalle Due Americhe, con la proposta della Bachiana Brasileiras n.5 di Heitor Villa-Lobos per voce e 8 violoncelli; il balletto americano Appalachian Spring di Aaron Copland nella sua versione per piccola orchestra e danzatori, ospiti la compagnia di danza Qualibò e ancora una volta la videoart di Gianfranco Pacella; infine, una nuova produzione sulla musica di Astor Piazzolla, con il Doppio Concerto per bandoneon, chitarra e orchestra d’archi, solisti Massimo Felici e Per Arne Glorvingen, musicista norvegese già ospite nelle riprese invernali dell’Ensemble ‘05 di “Maria de Buenos Aires” in Puglia ed Abruzzo. Conclude il ciclo di concerti 2007 un appuntamento dedicato al compositore francese Maurice Ravel in un concerto-spettacolo realizzato in collaborazione di ARTEGIANATA di Giancarlo Pacella, con tecnologie multimediali che riporteranno alla luce documenti filmati e fonografici legati al milieu culturale della Francia alle soglie del ventesimo secolo. E’ importante sottolineare anche che, come ogni anno, diciannove dei venticinque musicisti coinvolti nel festival sono giovani prevalentemente pugliesi nei primi anni di attività professionale, che realizzano un progetto forse unico per qualità ed interesse nel panorama musicale della Regione.

Martina Franca e il suo Festival ricordano Gioconda De Vito

Questa sera alle ore 20.00 nell’ambito del Festival della Valle d’Itria il prof. Corrado Roselli del Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari nel Chiostro di Sant’Antonio a Martina Franca illustrerà, attraverso una ricca relazione (condita da preziosi ascolti ed immagini), la biografia della grande violinista martinese Gioconda De Vito, di cui ricorre proprio quest’anno il centenario della nascita. Dopo Cremona e Bari, è giunto dunque finalmente il momento anche per Martina e il suo prestigioso Festival di ricordare la celebre artista amata da Toscanini e Furtwangler. Il prossimo 29 luglio (Palazzo Ducale, alle 21) ci sarà poi l’atteso concerto sinfonico a lei espressamente dedicato dall’Orchestra Internazionale d’Italia diretta da Massimiliano Caldi, con solista la giovane violinista Fanny Clamagirand. Infotel: 080.4805100.

mercoledì, luglio 25, 2007

I Maestri Cantori di Norimberga inaugurano oggi il Festival di Bayreuth

Se Lucerna possiede il festival di musica classica più importante al mondo e Salisburgo, nonostante qualche defaillance negli anni successivi alla mitica "Era Karajan" continua a rappresentare, oltre che la patria del Genio per antonomasia (Mozart, naturalmente), la meta estiva sognata da tutti i melomani ed appassionati di musica, Bayreuth con il suo storico festival è invece l'isola felice, con la sua mitica Festspielhaus dei wagneriani o di chi volesse diventare tale.
A me è capitato nel 1983 di "approdare" in quell'isola felice a Bayreuth. Lì ho potuto in compagnia di mio padre avere il previlegio di ascoltare e vedere tre grandi opere del celebre compositore tedesco: "Parsifal", "Tristan und Isolde" e i cosiddetti "Meistersinger". Ad appena vent'anni ho vissuto emozioni inenarrabili, ho davvero potuto scalare l'Everest della Musica. Tornato di passaggio nel 1994, undici anni dopo, in compagnia di mia moglie ho fatto di tutto per cercare un paio di biglietti per il Parsifal wagneriano diretto dal compianto Giuseppe Sinopoli, ma non c'è stato niente da fare. Biglietti esauriti da mesi. La storia si ripete ormai da anni. Entrare nel Tempio del leggendario Richard è un'impresa. Le richieste arrivano da ogni parte del mondo. per consolarmi e consolarvi vi segnalo però la diretta su Rai Radio Tre (e non finiremo mai di ringraziare abbastanza!) dei principali allestimenti di quest'anno. A cominciare proprio dai Maestri Cantori di Norimberga, che apriranno il festival questo pomeriggio alle 16. Se potete, inforcate la cuffia e ad occhi chiusi ascoltate, ascoltate, ascoltate e...sognate di essere lì nel "Tempio" musicale eretto e inaugurato nel 1876 da Richard Wagner.
Il sito di Radiotre offre anche il libretto tedesco con la traduzione a fronte in italiano. Che si può volere di più? Una diretta tv magari...
Per il momento, buon ascolto!

martedì, luglio 24, 2007

La castigata Salomé francese di Richard Strauss in scena al Festival della Valle d'Itria

Era un’occasione unica quella dell’altra sera al Festival della Valle d’Itria di Martina: ascoltare dopo un secolo esatto dall’ultima esecuzione la Salomé di Richard Strauss, ispirata al celebre testo del grande drammaturgo Oscar Wilde nella lingua originaria dell’edizione originale. Non dunque la “solita” Salomé in tedesco, che peraltro in Puglia non si è purtroppo a tutt’oggi mai allestita, ma una partitura dimenticata negli archivi dell’Istituto Richard Strauss di Monaco di Baviera e ritrovata verso la fine degli anni Ottanta. Ritrovamento che ha poi permesso una parziale versione da concerto nel 1989 al Festival di Montpellier, utilizzando però la stessa orchestrazione concepita per il teatro tedesco. Va detto, come ha più volte ricordato Sergio Segalini, direttore artistico del Festival della Valle d’Itria, che la cosiddetta versione in lingua francese che per molti anni ha girato l’Europa e in particolare la Francia deriva da una pedissequa traduzione dal tedesco e non ha nulla a che vedere con l’edizione proposta qui che invece risale al 1907, quando l’opera fu data prima in forma privata in un piccolissimo teatro a Parigi, e poi nello stesso mese al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles. Circa due mesi dopo invece la Salome in tedesco venne diretta per la prima volta a Parigi allo Chatelet dallo stesso autore. L’edizione francese originale di Wilde sparì dunque dalle scene, mentre circolarono come detto altre edizioni francesi, ricavate sempre da traduzioni dal tedesco. Ecco perché a Martina si trattava, in effetti, di una prima ripresa mondiale dopo quella del 1907 a Bruxelles. Detto questo però, vi dico subito che la Salomé francese non è assolutamente paragonabile alla Salome tedesca e costituisce a pieno titolo (quasi) un’altra…opera. Infatti, e non solo per una questione meramente linguistica, l’edizione francese è diversa anche da un punto di vista squisitamente orchestrale e musicale. L’orchestra appare infatti snellita, mancano rispetto all’edizione tradizionale il quinto e il sesto corno, la seconda arpa e l’heckelphon (e cioè il cosiddetto oboe baritono). In verità a Martina, anche l’organico complessivo degli archi era, per esempio, inferiore a quello che in genere si adotta (ed in teatri per giunta al chiuso) in Austria, Germania, Inghilterra e Stati Uniti, dove l’opera straussiana è assai più “frequentata” rispetto all’Italia. Ci chiediamo: una scelta voluta o, almeno in parte, forzata dai costi che un organico maggiore avrebbe comportato? Una risposta a tale quesito non sarebbe di poco conto, dato che ascoltando l’opera l’altra sera, ai più, è parso che proprio il necessario volume sonoro dell’ orchestra fosse carente. Nell’insieme, d’altro canto, l’operazione di recupero di questa versione francese della Salomé è comunque meritoria e si inserisce nel contesto di un festival che si caratterizza, come pochi altri nel mondo, per l’ostinata ricerca di titoli dimenticati del repertorio teatralmusicale o, al contrario, di titoli già celebri in edizioni o versioni però ancora sconosciute al grande pubblico. Questo progetto se da un lato può portare a riscoperte significative, come è stata, almeno per certi versi, la riproposta in tempi moderni dell’Achille in Sciro di Domenico Sarro, dall’altro può invece restare un discorso limitato nei confini di una certosina ricerca filologica che interessi solo pochi eletti. Ecco dunque perché - a prescindere dalla valenza comunque positiva di un’operazione del genere - va sempre messa in conto la risposta del botteghino. A Martina, in fin dei conti, Segalini ha vinto anche la sfida della Salomé francese, perchè è riuscito a fare il tutto esaurito nelle due recite previste (stasera, a proposito, si replica sempre alle 21, con diretta su Rai Radio Tre). Lo spettacolo, a scanso di equivoci, non è però piaciuto a chi scrive. La regia di Alexander Edtbauer (sui bozzetti per le scene e i costumi di Karen Hilde Fries) non mi è infatti sembrata all’altezza di un’opera così straordinaria e complessa come Salome. A parte il minimalismo - ormai imperante - che imperversa come un insistente filo rosso in tutti gli allestimenti più recenti di Martina, qui mancava pure una regia credibile o che perlomeno avesse una coerenza di fondo. Non starò qui a raccontarvi la trama dell’opera, perché mi pare cosa superflua, trattandosi di un racconto biblico, prima che di un testo drammaturgico (quello di Wilde, per l’appunto) ad essa ispirato, celeberrimo. Sta di fatto, che la scandalosa Salomé straussiana con tanto di primo spogliarello assoluto nella storia del teatro moderno (si pensi al sempre attesissimo momento della “danza dei sette veli”) si sia trasformata in una vicenda ambientata presumibilmente nei primi anni del Novecento. Erode ed Erodiade, sembrano due ricchi psicopatici ubriaconi, Salomè in versione bionda-gelida-cinica Lolita (incontentabile sì, ma poi anche imbranatissima nel danzare ed alleggerirsi da quei miseri sette veli). E quando poi alla fine ti aspetteresti di vederla nuda, o almeno in topless e tanga, resti deluso dalla calzamaglia color carne che ne nasconde le preziose virtù. Insomma, una Salomé così priva di sensualità, così castigata nelle movenze, così poco demoniaca, non mi era capitata mai. Per non dire poi dell’incomprensibile, e per certi versi ridicolo, finale con il redivivo Jokanaan che avanza sul palco con la sua testa in mano e lasciando la stessa nelle mani di Salomé si allontana poi, quasi passeggiando, dalla scena. Del resto a parte il credibile Erode di Leonardo Gramegna, ho notato nel corso di tutta l’opera un diffuso immobilismo in quasi tutti i personaggi. Dal punto di vista musicale fortunatamente le cose sono andate meglio, perché Massimiliano Caldi è un giovane, capace direttore d’orchestra e ha avuto se non altro il merito di optare per una lettura almeno coerente con il contesto e il materiale umano a disposizione; d’altro canto, va detto, che se Salomé diventa nella versione francese un’opera grandemente attutita, se non snaturata, nel suo lato barbarico, nei suoi eccessi più primitivi, o nella forza espressivamente accecante e “violenta” della sua musica…che Salomè è?
Direi che è semplicemente un’altra opera. Punto e a capo. In questa visione di edulcorato pseudo-impressionismo, si è trovata a suo agio l’Orchestra Internazionale d’Italia che, a parte qualche comprensibile imprecisione, ha offerto complessivamente una buona prova. Nel cast vocale, un po’ al di sotto delle aspettative della vigilia, hanno brillato oltre al già citato Erode di Gramegna, anche Sofia Soloviy (una Salomé tanto scenicamente impacciata, quanto vocalmente abile e generosa) e la vulcanica Erodiade di Francesca Scaini. Apprezzabile soprattutto il finale dell’opera, dove finalmente, quasi per incanto, sono venute a galla sonorità più smaglianti e consone allo stile del Signor Maestro Richard Strauss.

venerdì, luglio 20, 2007

Van Westerhout e Puccini in dittico per l'Agimus a Mola di Bari

Martedi 24 Luglio ore 21.00 Piazza XX Settembre "opera.....sotto le stelle" “Doña Flor" (1896) - Atto unico di A.Colautti – Musica di N.v.Westerhout (nel 150° anniversario della nascita di Niccolò van Westerhout - Mola di Bari 1857 – Napoli 1898) / " Gianni Schicchi" (1918), Atto unico di G.Forzano - Musica di G.Puccini. Interpreti: Rossella Ressa - Camillo Facchino - Giovanni Guarino - Antonio Catarcio - AntonioMasotti - Damiana Mizzi - Angelo De Leonardis - Madia Biasi - Rosanna Saladini - Sebastiano Giotta - Carlo Monopoli - Annamaria Bellocchio - Valeria Romanazzi - Roberto Galanto - Antonella D'Elia - Valentina Patella - Maria Pasqualina De Stradis - Francesco Di Palma - Francesco De Donatis -Vincenzo Aversa. Direttori: Enrico Zullino e Giuseppe LaMalfa. Regia: Giovanni Guarino / Scene: Anna Chiara Castellano Visaggi / Orchestra del Conservatorio "Nino Rota" di Monopoli. "Dramma lirico in un atto di Arturo Colautti, Dona Flor fu composta da Niccolò van Westerhout per il Teatro Comunale di Mola di Bari che porta il suo nome. L'opera andò in scena il 18 aprile 1896. Seguirono altre recite : una seconda a Mola, otto al Teatro Piccinni di Bari e tre al San Carlo di Napoli. L'opera è stata poi ripresa in forma scenica per l'ultima volta nel 1952 al Teatro Petruzzelli di Bari . Tutto il lavoro scorre senza soluzione di continuità, cinque scene su un unico sfondo scenografico, precedute da un Preludio strumentale. La vocalità, a tratti aspra e spesso declamata sino al "parlato", non disconosce, anzi ricerca, la fluidità e la limpidezza del fraseggio "partenopeo", coniugandosi con sviluppi di matrice wagneriana e richiami evidenti allo stile verdiano. La Doña Flor, atto unico per certi versi inconsueto e geniale, rappresenta il riflesso struggente della personalità del nostro Niccolò. Dopo 55 anni dalla sua ultima rappresentazione (1952 - Teatro Petruzzelli di Bari), riportarla in luce in occasione del 150° anniversario della nascita del compositore, sicuramente stimolerà un lavoro di rivalutazione critica di un'opera troppo frettolosamente dimenticata ma che, negli ambiti che le appartengono, può ben figurare accanto ad altre le cui sorti sono state più fortunate. A formare poi un "dittico" inconsueto quanto stimolante, ci sarà il celeberrimo "Gianni Schicchi", atto unico del grande Giacomo Puccini, che non ha certo bisogno di alcuna presentazione. Prenotazioni presso l'Associazione A.G.I.MUS “Giovanni Padovano”/ Infotel. 368568412 - 3492856438 - a.g.i.mus@alice.it

L' Achille in Sciro di Domenico Sarro: un gioiello ritrovato al Festival della Valle d'Itria

“Achille in Sciro fu rappresentato per 14 sere di seguito. Da allora il (San Carlo) grandioso teatro napoletano entrava di prepotenza nella storia dell’opera europea, e sarebbe dovuto entrare nella stessa storia anche il tranese Domenico Sarro: invece questi fu presto dimenticato dopo la morte, sette anni dopo la magica inaugurazione, e questo oblìo è surato fino al presente, meritorio recupero da parte del Festival di Martina Franca”. Così conclude il suo saggio sull’Achille in Sciro di Sarro il noto musicologo barese Dinko Fabris. Saggio di particolare interesse che apre il sostanzioso volume del programma generale della 33esima edizione del Festival della Valle d’Itria. Festival che si è per l’appunto inaugurato ieri sera proprio con l’opera che diede un luminoso incipit alla storia di un grande, grandissimo teatro come il San Carlo di Napoli. Va subito detto che l’Achille in Sciro del “dimenticato” Domenico Sarro si è rivelato al primo ascolto, almeno in tempi moderni dopo un colpevole oblio di 170 anni, una piacevolissima sorpresa. L'omonimo libretto del grande Metastasio era già stato musicato una volta: l’anno prima a Vienna dal compositore veneziano Antonio Caldara. Ispirata da pura fantasia l’opera metastasiana che si volge interamente all’interno della reggia di Licomede nell’isola di Sciro, racconta i tormenti di Achille, l’eroe dell’antica Grecia, che per sfuggire al triste destino di guerriero, viene obbligato dal padre a rifugiarsi, travestito da donna, nell’isola di Sciro. Ed è proprio in quest’isola, mentre sboccia l’amore tra l’eroe e la principessa Deidamia, che Achille viene riconosciuto dall’astuto Ulisse, nonostante il travestimento, ed invitato a guidare gli eserciti nella guerra contro Troia. Una storia che si sviluppa fra sentimenti privati e gloria militare con il classico lieto fine dell’opera seria tardo barocca. A Martina Franca l’allestimento all’interno del bellissimo Palazzo Ducale è firmato da Davide Livermore su scene di Santi Centineo e costumi dello stesso Centineo e Fabio Ceresa. La direzione musicale è affidata a Federico Maria Sardelli (in foto), specialista del Barocco italiano (tra i migliori direttori vivaldiani in circolazione), alla guida dell’ottima Orchestra Internazionale d’Italia. Interpreti: Marcello Nardis (Licomede), Gabriella Martellacci (Achille), Maria Laura Martorana (Deidamia), Francisco Ruben Brito (Ulisse), Massimilano Arizzi (Teagene), Eufemia Tufano (Nearco), Dolores Carlucci (Arcade). Il Coro Slovacco di Bratislava è preparato dal M° Pavol Procházka. Si era detto alla vigilia dell’esecuzione che le peculiarità più intriganti dell’Achille in Sciro di Sarro (del quale gli stessi concittadini tranesi hanno poca memoria, se si eccettuano una strada e una meritoria associazione a lui intitolate: troppo poco davvero!) fossero i grandi recitativi accompagnati dei protagonisti e l’inserimento di importanti parti corali. Onestamente, debbo dire, che dei recitativi accompagnati, già questa mattina ho perso un po’ il ricordo, mentre i pur smaglianti interventi corali dell’eccellente Coro di Bratislava sono stati francamente meno corposi di quelli che mi aspettavo, prima di leggere il libretto. L’opera che ha dunque soprattutto nei recitativi e nelle lunghe arie con il da capo, che si succedono con intrigante continuità, i suoi punti di forza si fa seguire con estremo interesse. La musica di Sarro risente indubbiamente di quella a lui precedente. E non esiterei ad individuare, oltre che nel suo Maestro e zio, Francesco Durante, anche in Vivaldi, Caldara ed Haendel, alcuni dei modelli ispiratori. Le lunghe e davvero raffinate, per la maggior parte almeno, arie che si sono succedute nei tre atti dell’opera (per una durata che ha sfiorato le 3 ore e venti di musica) si son fatte apprezzare anche grazie alla superba cura nella concertazione offerta dal bravissimo Federico Maria Sardelli, capace di padroneggiare perfettamente le sottili dinamiche della partitura e di insinuare - impresa non da poco - nella “moderna” Orchestra Internazionale d’Italia sublime leggerezza e urgenza ritmica, tipiche degli ensemble barocchi più aggiornati. Tra i cantanti di un cast ben assortito, spiccava l’eccellente vocalità e presenza scenica di Maria Laura Martorana (nel difficilissimo ruolo di Deidamia), che ho personalmente trovato assai maturata rispetto all’incerta “Proserpine” paisielliana del debutto martinese (2003); credibile in scena e vocalmente sicura nel ruolo di Achille anche Gabriella Martellacci. Entrambe godono nell’opera di Sarro di alcune pagine di assoluto pregio musicale, oltre che virtuosistico. Di discreto livello le prove di Marcello Nardis (Licomede), Ruben Brito (Ulisse), Eufemia Tufano (Nearco) e Dolores Carlucci (Arcade). Non particolarmente brillante invece, a fronte – va detto - di una tessitura anch'essa di ardua e, a tratti, mostruosa agilità nel registro acuto, la prova del sopranista Massimilano Arizzi (Teagene) in quello che fu proprio nel 1737 al San Carlo il ruolo del celebre castrato Mariano Niccolini, detto il Marianino. Cosa dire della regia di Davide Livermore, in tandem con il fido scenografo e costumista Santi Centineo? Sposta con naturalezza l’azione scenica dalla mitologia greca originaria agli anni Trenta del Novecento, ma soprattutto con pochi mezzi scenici reali a disposizione: una piattaforma-palco in pendenza, collocata su fluorescenti tubolari “marini” e un divertente gioco virtuale di linee geometriche, disegni di navi, figure guerresche, attraverso un proiettore di luci laser puntato sulle addormentate finestre del Palazzo Ducale. Ebbene, Livermore e Centineo (insieme a Ceresa per i costumi) con così poco, riescono a costruire una regia di minimale, essenziale efficacia narrativa; e dove il cantante-regista torinese si fa talora prender la mano, come spesso gli capita anche in altre ben più provocatorie regie di questa (penso a quella insuperata data a Bari del Barbiere di Siviglia di Rossini, in "salsa" almodovariana), e mette sul più bello i personaggi dell'opera a ballare… Qualche timido “buuu” e rari fischiettini (in verità più di sbarazzina approvazione che d'immeritata contestazione) son venuti fuori alla fine per Livermore, mentre applausi scroscianti hanno salutato le prove degli interpreti, Martorana e Sardelli in testa. Si replica solo sabato alla stessa ora, mentre domenica prossima, sempre a Martina Franca, c’è già febbrile attesa per la Salomé di Richard Strauss nella praticamente sconosciuta versione in lingua francese. Da non perdere.

giovedì, luglio 19, 2007

A Trani per l'AIRC "Incanto d'estate: l'opera che non si dà arie"

"INCANTO D'ESTATE - L'OPERA CHE NON SI DA' ARIE", è il titolo del concerto che si terrà, venerdì 27 luglio (alle 21), sul piazzale antistante la Cattedrale di Trani, promosso dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, Comitato della Puglia. Il concerto sarà presentato dal noto regista e conduttore televisivo Michele Mirabella e impreziosito dalle esibizioni di cantanti lirici del calibro di Teresa Di Bari, Aldo Caputo (nella foto), Miroslava Yordanova e Mauro Bonfanti. L'Orchestra Filarmonica "Umberto Giordano", sarà diretta dal Maestro Fabrizio Maria Carminati. Info: Sede Airc - Puglia 080.521.87.02 oppure sul website http://www.coratolive.it/incanto

Torna Jazz & Dintorni nella suggestiva Masseria Spina di Monopoli

Dopo il grande successo invernale, torna Jazz & Dintorni, nove appuntamenti che da oggi e sino al 31 agosto animeranno l’estate monopolitana con cabaret, musica jazz, cubana, pizziche e tarante dal mondo. La rassegna ideata e pensata da Marina Lanave e Leonardo Amoruso sarà ospitata nella suggestiva location della Masseria Fortificata Spina a Monopoli (Bari). Negli ambienti del XVI secolo. Si parte oggi, 19 luglio, con il Davide Santorsola Trio, special guest saranno Nicola Stilo (flauto) e la vocalist Cinzia Eramo (nella foto). Venerdì 20 luglio il periodico indipendente Testi&Umori, diretto dall'amico Raimondo Cucciolla, presenta Cabaret d’Autore con il poliedrico Roberto Sassetti, comico, attore e cabarettista. Il 21 luglio protagoniste saranno le calde e avvolgenti note caraibiche: boleros, sones, cha cha cha, baladas, guarachas inediti e cover degli autori più conosciuti della Musica Cubana, per Romance Santiaguero, Musica Tradizionale Cubana con Juan Miguel Queipo - Prima Voce e Percussioni, Alejandro Morcate - Seconda Voce e Chitarra, Monchi Carbonell - Chitarra Tres e Voce, Diosvany Hernandez Marino -Tromba e Voce. Romance Santiaguero ha presentato la sua musica in diversi festival di livello internazionale. Inizio alle 22.00. Ingresso € 15, € 12 (per i soci). Infotel: 080.802396 – 339.3122960.

mercoledì, luglio 18, 2007

L'integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven a Barletta (21 - 23 luglio)

Pasquale Iannone (nella foto), Roberto Corlianò, Giuseppe Buzzanca, Vincenzo Maltempo, Luca Donati, Ovidiou Balan, saranno i protagonisti del “Barletta Piano Festival”, manifestazione che dal 21 al 23 luglio, nella Piazza d’Armi del Castello Svevo della città della Disfida proporrà, per la prima volta in Puglia, l’integrale dei concerti per pianoforte ed orchestra di Beethoven insieme alla Fantasia per pianoforte, coro ed orchestra op.80, sempre del grande compositore tedesco, eseguita da Pasquale Iannone, con la collaborazione del coro Florilegium Vocis diretto da Sabino Manzo. Protagonista dell’intera manifestazione, oltre agli artisti citati, sarà l’Orchestra Filarmonica Mihail Jora di Bacau, una delle più prestigiose istituzioni musicali rumene, già nota al pubblico pugliese per la partecipazione a numerosi eventi musicali della nostra regione. Il Barletta Piano Festival è organizzato dalla Associazione Amici della Musica Mauro Giuliani, presidente Francesco Caporale, e si svolge con il Patrocinio e la collaborazione del Comune di Barletta. Direttore artistico è Pasquale Iannone. I concerti, come detto, si svolgeranno tutti nella Piazza d’Arme del Castello Svevo di Barletta, nei giorni 21, 22 e 23 luglio con inizio alle 21.15. Il programma prevede il 21 luglio, il Terzo Concerto per pianoforte ed orchestra, l’Ouverture di Leonora III e la Fantasia per Pianoforte, Coro ed Orchestra, op. 80 con il pianista Pasquale Iannone.Il 22 luglio, il Secondo Concerto, con il pianista Giuseppe Buzzanca e il Quarto Concerto, con il pianista Roberto Corlianò. A seguire, il 23 luglio, ci sarà l'esecuzione del Primo Concerto, con il pianista Vincenzo Maltempo e del Quinto Concerto con il pianista Luca Donati.

martedì, luglio 17, 2007

Il fenomeno Cafiso suona a Mola di Bari per l'Agimus Festival

Domenica 22 luglio ore 20.45- Chiostro S.Chiara - Mola di Bari FRANCESCO CAFISO (sax) - RICCARDO ARRIGHINI (piano). Si tratta indubbiamente di uno dei talenti più precoci nella storia del jazz mondiale: già a nove anni, infatti, matura esperienze con musicisti di fama internazionale, dimostrando un’incredibile musicalità ed una sorprendente capacità d’improvvisazione. Poco più che adolescente Francesco Cafiso (nella foto) ha ricevuto dalla nota rivista giapponese di musica jazz Swing Journal il NEW STAR AWARD, premio riservato ai talenti internazionali emergenti . Subito dopo è stato votato come migliore nuovo talento italiano da una nota rivista Musica Jazz. E' ospite dei più importanti festival jazz del mondo. Al suo fianco il pianista toscano Riccardo Arrighini che, parallelamente alla sua autonoma attività artistica e didattica, dal 2003 ha instaurato con Cafiso un’ottima intesa professionale ed artistica sfociata nell’incisione del doppio cd “Tributo a Michel Petrucciani” (premiato dal prestigioso mensile americano Downbeat), del cd “Cafiso qtet & string” e del cd “Happy Time”. Info: http://www.francescocafiso.com/

lunedì, luglio 16, 2007

Il Festival della Valle d'Itria: un ponte tra la Puglia e l'Europa

Dici Martina Franca e pensi al suo prestigioso Festival della Valle d’Itria, nato nel 1975 e giunto alla trentatreesima edizione. Si tratta certamente della manifestazione musicale pugliese più originale ed importante. Quest’anno il festival partirà il 19 luglio con l’ “Achille in Sciro” di Domenico Sarro (diretta a partire dalle 21 su Rai Radio Tre), opera in prima rappresentazione in tempi moderni, che inaugurò nel lontano 4 novembre del 1737 niente di meno che il Teatro San Carlo di Napoli. Questa mattina alla presenza, tra gli altri, del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dell’Assessore al Mediterraneo Silvia Godelli, del Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, del presidente del festival Franco Punzi e del suo direttore artistico Sergio Segalini (nella foto), si è tenuta presso la Regione Puglia la consueta conferenza stampa di presentazione. Ha subito preso la parola Punzi, atteso di lì a poche ore a Roma dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la consegna di una meritatissima medaglia d’oro, quale benemerito della cultura e dell’arte. “Il festival si svolgerà regolarmente – ha esordito Punzi – e gode di ottima salute, anche se come sempre le incertezze, soprattutto nel mondo teatrale e musicale, non mancano mai.” Il Presidente del Festival ha inoltre sottolineato la crescita internazionale della manifestazione martinese, che si colloca ormai come uno dei maggiori poli di attrazione culturale e artistica. Preannunciate, inoltre, da Punzi future prossime collaborazioni con la Fondazione Petruzzelli di Bari (ndr: era presente all’incontro con la stampa il Sovrintendente Giandomenico Vaccari) e con teatri di tradizione come il Giordano di Foggia. Silvia Godelli, dal canto suo, ha messo in luce la valenza fondamentale nel contesto pugliese del Festival martinese, capace di mettere in rete un territorio anche più vasto grazie ad una politica mirata nel decentramento territoriale dell’offerta di spettacoli, sempre di altissimo livello. Florido ha invece auspicato una maggiore attenzione del Festival di Martina Franca per le giovani generazioni. Il Presidente-Poeta della Regione Puglia Nichi Vendola ha forgiato una bella metafora di forte sapore contadino per il festival della Valle d’Itria: “Il Valle d’Itria – ha detto – riesce ogni anno a togliere alle nostre radici il fango dalle sue perle, con un’idea che è diventata autenticamente paradigmatica per il nostro territorio. Va espressa dunque gratitudine a Franco Punzi e Sergio Segalini non solo per la straordinaria capacità organizzativa, ma soprattutto per saperci regalare un crescente entusiasmo per le loro proposte.” Il maestro Sergio Segalini ha poi illustrato con la sua innata leggerezza e simpatica ironia il programma del Festival di quest’anno. Oltre all’atteso “Achille in Sciro” di Domenico Sarro, compositore tranese di nascita e napoletano di adozione e formazione (come, del resto, tanti altri nostri straordinari musicisti emigrati nella capitale musicale dell’epoca: basti pensare, per citarne appena tre, al barese Niccolò Piccinni, al tarantino Giovanni Paisiello e al brindisino Leonardo Leo), ci saranno altre tre opere, tutte ripescate dal baule, o meglio ancora, dal cappello a cilindro del “prestigiatore” Segalini, come si è lui stesso autodefinito. Spicca una “Salomé” di Richard Strauss (22 e 24 luglio) nell’edizione originale francese data per la prima volta al Petite Théatre di Parigi nel 1907 – ricordiamo che la lingua originale del meraviglioso testo di Oscar Wilde è il francese e non l’inglese - che non è mai praticamente andata più in scena, perché, come ha ricordato lo stesso direttore artistico del festival, si è sempre preferito, anche in Francia, allestire una Salomé sì in lingua francese, ma con la partitura e il testo pedissequamente tradotto dalla versione tedesca. Niente quindi di più falso. Nel ricco programma che vi invito caldamente a consultare sull’eccellente sito del festival c’è poi spazio per un intrigante dittico verista con due ennesime chicche, come la “Marcella” di Umberto Giordano (centenario della prima rappresentazione) in coproduzione con il Teatro Giordano di Foggia e il Teatro di San Severo e l’ “Amica” di Pietro Mascagni (4 e 6 agosto), un Oratorio per il Santo Natale di Leonardo Leo in accoppiata con la Cantata “Il Disinganno” di Giacomo Tritto (3, 5, 7 e 8 agosto). Non mancherà a Martina, città natale della grande violinista, un concerto in omaggio a Gioconda De Vito nel centenario della nascita (29 luglio). Insomma, un festival che come le ultime edizioni hanno confermato, “parla” sempre di più…pugliese. Un festival al quale per diventare ancor più prestigioso di quello che è già, manca ancora un contenitore tecnologicamente avanzato. L’Atrio del Palazzo Ducale è luogo suggestivo e possiede inoltre una buona acustica (nonostante sia all'aperto), ma è talora vulnerabile ai capricci del clima e di qualche stravagante banda musicale, che ogni tanto passa nelle vicinanze a "disturbarne" le esecuzioni… Non vi ho detto nulla ancora degli artisti e degli interpreti che animeranno le splendide serate martinesi. Ne riparliamo dopo l’Achille in Sciro di giovedì, che vedrà l’attesa direzione musicale, alla testa dell’Orchestra Internazionale d’Italia di un giovane maestro che personalmente stimo tantissimo, come Federico Maria Sardelli e la regia di un autentico personaggio, talora (e a torto) un po’ troppo discusso, dell’attuale teatro musicale italiano: Davide Livermore. Con tanti registi ignoranti di musica che girano i palcoscenici teatrali di mezzo mondo, il cantante-regista Livermore, almeno da questo punto di vista, direi che è molto più di una semplice e rassicurante garanzia di qualità.

Franco Punzi riceve la medaglia d'oro dei Benemeriti della Cultura e dell'Arte dal Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, oggi alle 16.30, conferisce a Franco Punzi (nella foto), presidente del Centro Artistico Musicale Paolo Grassi nonché del Festival della Valle d’Itria, il Diploma di I Classe con Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte, per i particolari servizi resi in favore della cultura italiana, su segnalazione del rettore dell’Università di Basilicata, prof. Cosimo Damiano Fonseca, membro dell’apposita commissione. Punzi ritira l’ambito riconoscimento a Palazzo Barberini, alla presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli. Il Festival ha già ottenuto in un recente passato il prestigioso riconoscimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, come manifestazione d’interesse internazionale ed il conferimento di due preziose medaglie, assegnate dalla Presidenza della Repubblica, riservate ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte nel 1994, la medaglia d’onore e, nel 2006, la medaglia d’oro.

venerdì, luglio 13, 2007

La Schéhérazade di Nikolaj Rimskij-Korsakov con l'ICO di Bari diretta da Nicola Paszkowski

Sarà l’Auditorium del Parco culturale dell’Istituto Di Cagno Abbrescia, in corso Alcide De Gasperi 320 a Bari, ad ospitare il prossimo concerto dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, diretto dal maestro Nicola Paszkowski (nella foto), che si svolgerà domani 14 luglio alle ore 21.00 (biglietti saranno in vendita la sera del concerto presso l’Istituto Di Cagno Abbrescia. Info: 080.5412302 – 291. Lun. – Ven.: ore 8.30 – 14. Mar.: ore 15 – 18). La serata si apre con l’esecuzione della celebre “Scheherazade”, suite sinfonica op. 35 di Nicolai Rimsky Korsakov (1844 – 1908). Immediatamente successiva al Capriccio Spagnolo, questa suite fu composta tra il febbraio e il luglio del 1888 e venne eseguita per la prima volta a San Pietroburgo un anno più tardi. Opera decisamente tra le più popolari del suo autore, Scheherazade è sicuramente uno dei maggiori affreschi “orientali” di tutta la musica del XIX secolo e trae la sua ispirazione da alcuni dei racconti de “Le mille e una notte”. Sarà poi la volta della “Marcia ungherese” di Hector Berlioz (1803 – 1869). Nota anche come “Marcia di Rakoczy”, questa pagina viene normalmente attribuita tanto a Liszt, quanto a Berlioz, sebbene in realtà sia di origine incerta, almeno per quanto concerne la sua prima stesura. La composizione porta il nome di Ferenc II Rakoczy, il principe che guidò la rivoluzione ungherese fra il 1703 e il 1711. Secondo Bela Bartok, che ebbe a studiarla approfonditamente, i suoi caratteri indurrebbero a pensare che sia stata composta durante le campagne napoleoniche sulla base di antiche melodie attribuibili al violinista zigano Mihaly Barna, cameriere del principe Rakoczy. Sta di fatto che, nel 1809, la melodia di questa marcia fu impiegata dal reggimento Esterhazy durante la guerra contro Napoleone e fu quindi “ribattezzata” in omaggio al principe. Poi, rimase negletta sino al 1838, quando Franz Liszt prese ad eseguirla in concerto sino a farla diventare parte integrante della sua Rapsodia n. 15. La sua definitiva celebrità si deve però ad Hector Berlioz che, dopo averla trascritta per orchestra nel 1846, la utilizzò nel suo “La dannazione di Faust”, ambientando parte della narrazione in Ungheria, pur di giustificarne l'impiego.

giovedì, luglio 12, 2007

MUSICA E PAROLE IN LIBERTA'

Trani è certamente una delle più belle città pugliesi (e non solo), dotata di scorci paesaggistici mozzafiato e un mare azzurro che magicamente l’abbraccia. In questi ultimi giorni la sua visibilità turistica (persino internazionale) è salita poi oltremodo per aver ospitato nel giro di appena 24 ore due prestigiosi eventi, come il concerto dell’Orchestra Synphonica Toscanini diretta dal celebre maestro Lorin Maazel all’interno della stupenda Cattedrale romanica (nella foto) che maestosa si erge sul caratteristico porto turistico, e un recital - altrettanto strepitoso - della celebre cantante tedesca Ute Lemper, accompagnata dall’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari diretta da Gregorio Goffredo. C’erano circa tremila persone in delirio ieri sera sul sagrato della Cattedrale tranese per la mitica Ute, che ha sciorinato - da autentico “animale da palcoscenico” qual è - il suo consueto repertorio, tra cabaret e musical, con straordinaria, finissima classe vocale. Emozionante anche solo vederla raccontare, scherzare e ballare, fasciata in splendidi abiti, per rimanerne ammaliati, di più, direi abbagliati. Non vi avevo anticipato nulla nei giorni scorsi del concerto di Lorin Maazel e me ne scuso, in quanto non avevo ricevuto direttamente né comunicati, né tanto meno inviti dall’amministrazione comunale tranese. Ho letto invece sui quotidiani locali “garbate” polemiche sul costo del biglietto per assistere al concerto del celebre direttore franco-americano: la bellezza di 100 euro a…“cranio”. In effetti, nel contesto abbastanza provinciale in cui operiamo noi giornalisti e critici musicali fa sempre notizia che per un concerto, per giunta all’interno di un luogo di culto (un sacrilegio: possibile che il Vescovo abbia acconsentito?), si paghi una tale cifra per l’acquisto di un biglietto. L’onorevole di Forza Italia Gabriella Carlucci, che ha promosso in collaborazione con il Comune l’iniziativa, ha replicato in una recente conferenza stampa, sostenendo che il costo complessivo del concerto sia stato di 120 mila euro, ergo…i biglietti salati servivano a recuperare, almeno in parte, tale notevole esborso. Al Festival di Salisburgo o al Festival di Lucerna, cari amici, il costo dei biglietti per un concerto si attesta mediamente, almeno per i posti in platea, intorno ai 220-270 euro. Ma lì si va per ascoltare i Wiener e i Berliner Philarmoniker diretti da Claudio Abbado o da Sir Simon Rattle, la Chicago Symphony e la Concertgebouw di Amsterdam con Daniel Barenboim e Bernard Haitink; parliamo dunque di autentiche “corazzate sonore” di livello mondiale, non certo di buone orchestre giovanili, come la Symphonica Toscanini che ha suonato a Trani diretta pur da un grande vegliardo come Lorin Maazel. Il concerto è stato tra l’altro trasmesso lodevolmente in diretta via satellite dal canale 925 di Studio 100 Tv Sat (piattaforma SKY) e l’ho, almeno in parte, potuto seguire da casa. Un’iniziativa, quella delle dirette televisive, che sarebbe auspicabile si ripetesse più spesso, trasmettendo anche opere liriche da teatri italiani ed esteri, visto il sempre più vergognoso menefreghismo di Mamma Rai nei confronti della Musica (non parliamo naturalmente delle rassegne canzonettistiche, perchè quelle, soprattutto d’estate, non mancano di certo) e della Cultura. Il Canale Classica di SKY, per esempio, che è una gradita eccezione in questo squallido panorama televisivo, sarebbe il caso che fosse visibile gratuitamente almeno per i cosiddetti “abbonati a due pacchetti”. Questo però non accade. Mentre il colosso televisivo del magnate Rupert Murdoch consente, d'altro canto, di gustare tranquillamente in chiaro tutti i canali di musica commerciale ( da MTV a Match Music). Insomma, siamo di fronte alla solita becera discriminazione tra musica classica e lirica da un lato e la leggera-pop-rock dall’altro. Se vuoi vedere “Classica” te la devi pagare, altrimenti goditi Mtv, Match Music, Radio Tv D-Jay eccetera, eccetera. Vi spiegate allora perché rockstar del calibro di Zucchero Fornaciari, Luciano Ligabue e Vasco Rossi richiamano platee estive di oltre sessanta mila spettatori e invece per la classica e la lirica, siamo lì a cercare con il lanternino un giovane musicofilo, tra intere e malinconiche file di anziani, o comunque “Over 50”, se tutto va bene. Per carità, non è mia intenzione polemizzare con i canali privati di musica di intrattenimento, pop, rock, disco, hip hop e...quant’altro.
Credo solo, a ragione, che sarebbe giusto e sacrosanto dare, anche a coloro che amano la Classica e la Lirica, la possibilità di fruirne “gratuitamente” (tra virgolette, perché un abbonamento SKY ad almeno tre pacchetti, signori miei, costa mensilmente almeno 42 euro). Se le cose stanno così persino sul network a pagamento SKY - mi/vi chiedo - ha davvero così senso “piangere” sulla scarsità di appuntamenti culturalmusicali sulle nostre famigerate tv generaliste?

mercoledì, luglio 11, 2007

Aspettando il Teatro Petruzzelli, dopo ben 32 anni "torna" finalmente un'opera di Richard Wagner a Bari

Aspettando la riapertura del Teatro Petruzzelli già fissata – facendo i debiti scongiuri del caso - il 6 dicembre 2008, la Fondazione omonima ha presentato ieri mattina nell’aula consiliare del Comune di Bari la nuova stagione 2007-08. Un cartellone, che come ha giustamente ricordato all’inizio della conferenza stampa il sindaco e presidente della Fondazione Petruzzelli Michele Emiliano serve “a frenare l’impazienza dell’attesa”. All’incontro di ieri c’erano oltre al sindaco, il sovrintendente Giandomenico Vaccari, l’assessore al Mediterraneo della Regione Puglia, Silvia Godelli e il vicepresidente della Provincia e della Fondazione Onofrio Sisto. Chi scrive è rimasto subito sorpreso, scorrendo l’elegante programma generale offerto alla stampa, dal titolo inaugurale della stagione lirica: la Messa da Requiem di Verdi (27 e 29 novembre 2007), che sarà diretta da Renato Palumbo. Meraviglioso capolavoro sacro in salsa “laica”, niente da dire, ma che non mi pare possa essere considerato un’opera a tutti gli effetti, come invece ha sottolineato Vaccari. Saranno pure dispute “musicologiche” abbastanza sterili, tant’è che la vera inaugurazione della stagione operistica sarà invece, almeno per quanto mi riguarda, con il “Falstaff”, la celebre commedia shakespeariana musicata nel 1893 da Verdi su libretto di Arrigo Boito, Estremo, geniale, sorprendente tassello finale della luminosa carriera del grande compositore di Busseto. L’opera che andrà in scena il 15-18-20 gennaio 2008 si avvarrà tra l’altro della regia di Roberto De Simone (un atteso ritorno a Bari, dopo l’esperienza controversa di qualche anno fa come direttore artistico dell’Ico di Bari) con la direzione di Sebastian Lang-Lessing e il grande basso Ruggero Raimondi nelle vesti del protagonista. A seguire torna al teatro Piccinni, a distanza peraltro di appena un paio d’anni, un nuovo allestimento della “Madama Butterfly” di Puccini con la regia di Daniele Abbado e la direzione di Daniel Oren (13-15-17 febbraio 2008). In aprile (2-4-6) poi per la prima volta a Bari verrà eseguito “Il Giro di vite” (The turn of the screw) di Benjamin Britten con la direzione di Jonathan Webb e la regia di Lorenzo Mariani e la “Clemenza di Tito” di Mozart, che sarà diretta da Michael Güttler, con la regia di Walter Pagliaro. A chiudere la bella stagione operistica della Fondazione barese, ci sarà poi un’autentica sorpresa, dopo 32 anni di incredibile quanto inutile attesa: un’opera di Richard Wagner, anche se in forma di concerto. Si tratta de “L’Oro del Reno”, prologo della somma Tetralogia de l’Anello del Nibelungo del Maestro di Lipsia, che prelude evidentemente, quando si sarà tornati al Petruzzelli, ad un suo logico e degno completamento con le restanti tre giornate, al quale mi risulta Vaccari (e non solo lui) tenga giustamente moltissimo. L’Oro del Reno sarà diretto dal maestro tedesco Stefan Anton Reck, già protagonista un paio di stagioni fa, come qualcuno ricorderà, di un’apprezzabile lettura dell’“Enfant et les sortileges” di Ravel e del “The Flood” di Stravinskij. La stagione però non si chiude in effetti qui. Perché superata la pausa estiva si ricollegherà idealmente nel novembre 2008 (e quindi ad appena poche settimane dalla storica riapertura del nostro amato Teatro) con un allestimento della Bohème di Puccini (di cui peraltro non sono ancora noti direttore e regista). In questa stagione di avvicinamento al Petruzzelli non mancherà poi la danza con due soli appuntamenti: Balletto Preljocaj e la Venice Baroque Orchestra diretta da Andrea Marcon con le Quattro Stagioni di Vivaldi e l’Eifman Theatre di San Pietroburgo con “Anna Karenina” uno spettacolo, creato nel 2005 e che ha attraversato con successo l’Europa proprio lo scorso anno. Quello che balza subito agli occhi è poi la corposa stagione sinfonica e cameristica che la Fondazione Petruzzelli ha programmato per l’anno a venire. Oltre infatti agli appuntamenti già noti, come quello attesissimo con la Filarmonica d’Israele e Zubin Mehta tra meno di due mesi in Fiera (in programma la Settima Sinfonia di Gustav Mahler: eseguita due giorni prima dagli stessi interpreti alla Scala di Milano) e quelli prestigiosi con la Filarmonica di Lussemburgo diretta da Krivine e Krystian Zimerman, ci saranno naturalmente i concerti dell’Orchestra della Provincia con bacchette del calibro di Renato Palumbo, Fabio Mastrangelo, Günter Neuhold e il nostro promettente Giuseppe La Malfa (quest’ultimo costituirà peraltro un significativo omaggio in memoria delle vittime del lavoro). Per tutte le altre iniziative collaterali (mostre, presentazioni, concerti) vi ragguaglierò nei prossimi mesi. Per adesso vi rimando al sito della Fondazione Petruzzelli, dove potrete trovare tutte le informazioni che desiderate, oltre ai dettagli pratici per gli abbonamenti e/o l’accesso ai singoli spettacoli. Per concludere non resta che unirsi tutti all’ “impaziente attesa” di Michele Emiliano, Giandomenico Vaccari, Onofrio Sisto e Silvia Godelli e di tutti i baresi che amano la grande musica per la prossima riapertura del Teatro Petruzzelli. Un’attesa che sarà costellata di eventi, sorprese, ritorni, ma che soprattutto è giusto che appartenga e sia sentita da tutta la cittadinanza barese, come ha perfettamente sottolineato il sindaco. Due notazioni finali: finalmente la Banca Popolare di Bari è scesa in campo per sostenere con un iniziale appoggio “esterno” la Fondazione. Si spera che ciò preluda con il ritorno al Petruzzelli ad un impegno realmente concreto anche all’interno del futuro Consiglio di amministrazione, come partecipante effettivo della Fondazione. A Milano, Firenze, Torino, Roma non mi pare che manchino i sostegni di importanti gruppi bancari e assicurativi. Tornare al Petruzzelli dopo 17 anni, se tutto andrà come deve andare, significherà anche assumersi nuove e più gravose responsabilità economiche e finanziarie di quelle attuali, anche in termini di stabilizzazioni e assunzioni di personale artistico, tecnico e amministrativo. Riempire un teatro da 2000 posti e non da 500 (come l’attuale capienza del Piccinni prevede), non sarà cosa facile. Come non sarà per nulla agevole creare un grande pubblico di giovani che corra al Petruzzelli per ascoltare (soltanto) concerti e opere liriche. Ecco perché bisognerà alimentare il profilo didattico e divulgativo attraverso le scuole, implementando la possibilità degli studenti universitari, delle scuole e dei conservatori interessati ad accedere non solo alla prova generale, ma anche (e gratuitamente) al cosiddetto “work in progress” degli allestimenti operistici e delle prove dei concerti. Per esperienza personale posso dirvi che seguire dal vivo una buona prova d’orchestra con un bravo direttore equivale, spesso e volentieri, ad assistere ad un concerto. A questo punto, non resta che darsi tutti da fare.

lunedì, luglio 09, 2007

La grande Ute Lemper canta a Trani per il Festival Primitivo

Un altro evento dopo il concerto di Philip Glass a Castel del Monte, caratterizzerà nei prossimi giorni il Primitivo Festival, organizzato con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Bari. Si tratta dell’esibizione presso la meravigliosa Cattedrale romanica di Trani (mercoledì 11 luglio, alle ore 21 ingresso libero) sino ad esaurimento posti) di una delle più apprezzate ed amate voci femminili del pianeta, la splendida cantante tedesca Ute Lemper, che per l’occasione sarà accompagnata dall’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari diretta da Gregorio Goffredo. Un concerto molto atteso e di cui si ebbe notizia sin dallo scorso anno, quando fu presentata la stagione concertistica della Sinfonica barese. Questa mattina Ute Lemper ha incontrato la stampa, accompagnata dall’Assessore della Provincia di Bari Vittorino Curci e dal giornalista Michele Casella, nell’Auditorium dell’Istituto Di Cagno Abbrescia di Bari, dove sono in corso di svolgimento le prove del concerto. Cantante di straordinaria levatura tecnica, la quarantatreenne artista tedesca, vera e propria icona della musica dei nostri giorni, è sembrata subito persona semplice, alla mano e di rara comunicativa, rispondendo in inglese – e sempre con estrema serenità - alle numerose domande che gli hanno rivolto i giornalisti presenti. A chi per esempio gli ha chiesto quanto sentisse di assomigliare alla mitica Marlene Dietrich, come certa stampa specializzata sostiene da tempo, lei ha risposto con un laconico “Non sono, né mi sento una star del cinema. Amo la musica e mi dedico soprattutto a lei. D’altro canto, sono nata in un periodo storico davvero delicato per il mio paese, che ha attraversato in questi ultimi decenni anni situazioni notoriamente difficili dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla successiva Guerra fredda e infine alla sensazionale caduta del Muro di Berlino.” Le ho chiesto se non le sarebbe piaciuto da bambina diventare una cantante lirica, considerata la sua incredibile musicalità e un virtuosismo vocale di prim’ordine. “No, amo troppo il repertorio al quale mi sono legata nel tempo. Non potrei essere vincolata ad una struttura, ad una partitura, ad una pagina scritta insomma, e non lavorarci sopra liberamente, magari improvvisando. Forse se qualcuno scrivesse un’opera contemporanea su misura per me, potrei ripensarci (sorride).” A rileggere la biografia dell’artista tedesca c’è da restare davvero sorpresi. La Lemper ha infatti incontrato artisti e musicisti di levatura internazionale sin da ragazzina, favorita dal suo cantare nei jazz club sin dalla tenera età di 15 anni. Si inserisce poi nella Panama Drive Band, una formazione punk nella quale diventa cantante solista. Nei quattro anni seguenti non si è certo accontentata delle esperienze già fatte: canta, balla, impara a recitare, prima a Stoccarda e poi a Vienna. Nel 1983 il primo grande incontro della sua vita. Ha solo vent’anni e fa un’audizione con il compositore di celeberrimi musicals (Il fantasma dell’opera, su tutti!) Sir Andrew Lloyd Webber. Dopo averla sentita cantare Webber la chiama a prender parte alla produzione viennese di uno dei suoi musical più famosi, Cats. Dopo il clamoroso successo riportato a Vienna seguiranno in breve tempo Peter Pan e Cabaret a Berlino nel 1986 con il geniale regista Jerome Savary. Ed è qui che esplode davvero la popolarità di Ute e si propaga nei cinque continenti, attraverso i suoi numerosi recital e i dischi dedicati al repertorio di Kurt Weill, ai musical e al jazz, di cui sicuramente darà un significativo saggio nel concerto di mercoledì a Trani. Come si può notare sono più di vent’anni che la Lemper è un’artista sulla cresta dell’onda, eppure non si…vedono, tanto è rimasta così giovanile e affascinante nell’aspetto. “Adesso ho un po’ ridotto gli impegni, anche perché devo dedicarmi di più alla famiglia. Ho tre figli e non è assolutamente facile stargli dietro. Soprattutto con tutto quello che i nostri ragazzi guardano in televisione. Devo vigilare…” Il nuovo disco? “Uscirà in autunno e si chiamerà Between yesterday and tomorrow, un compact disc con canzoni tutte rigorosamente scritte da me”. In bocca al lupo Ute!

Ricordando Rostropovich

Mercoledì 11 luglio (alle 20.30) il sempre vivace Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli proporrà all’interno del suo suggestivo chiostro all’aperto un singolare omaggio (dal titolo “Ciao Slava!”) al grande violoncellista Mstislav Rostropovich, di recente scomparso. Due validi artisti pugliesi come il violoncellista Marcello Forte e il pianista Domenico Di Leo, suoneranno a tale scopo musiche di Glazunov (Chant du Menestrel op.71), Niccolò van Westerhout (Romanza), Chopin (Introduzione e Polacca op.3), Rossini (Une Larme – Tema e Variazioni), Franco Casavola (“La Notte”), Astor Piazzolla (Le Grand Tango) e Rachmaninov (Sonata op. 19 in sol minore). Ingresso libero.

Il 21 luglio a Trinitapoli si consegna il Premio "Città dei Cavalieri di Malta"

A Trinitapoli (FG) viene istituito il premio "Città dei Cavalieri di Malta". La serata, in programma sabato 21 luglio al Parco Papa Giovanni XXIII, sarà presentata dal giornalista Attilio Romita e dalla showgirl Matilde Brandi; protagonisti gli attori Sergio Rubini, Riccardo Scamarcio e Gianni Ciardo e i musicisti Mario Rosini, Jenny B, Le Vibrazioni e Raphael Gualazzi. Tra i premiati Ennio Morricone (nella foto), Vittorio Andreoli, Carl Laterner e Annamaria Tunzi. Il Comune di Trinitapoli istituisce da quest'anno il "Premio Città dei Cavalieri di Malta", i cui riconoscimenti saranno consegnati in una serata speciale all'interno del Parco Papa Giovanni XXIII. Al termine della premiazione si terrà poi "La Notte Bianca degli Ipogei", organizzata con il prezioso apporto del GAL Daunofantino (Consorzio di comuni appartenenti alla stessa area), la cui finalità è quella di valorizzare i beni naturali e culturali del territorio, mirando al riconoscimento dei prodotti alimentari, artigianali e turistici realizzati nel comprensorio di Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia, Manfredonia e Zapponeta. Con l'istituzione del "Premio Città dei Cavalieri di Malta", Trinitapoli apre una porta sul Mediterraneo, sulla multiculturalità, sull'integrazione sociale, sul dialogo dei popoli diversi. Una missione radicata nel Dna del Sud e nella storia della città della Santa Trinità (Trinitapoli) il cui passato è legato all'Ordine dei Cavalieri di Malta che, nonostante i mille anni dalla sua istituzione, rimane sempre fedele ai suoi principi: "Tuitio fidei et obsequium pauperum", ovvero la difesa della fede e il servizio ai poveri e ai sofferenti, concretizzata attraverso il lavoro volontario di dame e cavalieri in strutture assistenziali, sanitarie e sociali. "Con il "Premio Città dei Cavalieri di Malta" si vuole recuperare la storia - spiega l'Assessore alla Cultura del Comune dauno Flaminio Aquilino - nonché riportare alla luce le gesta dell'Ordine dei Cavalieri di Malta e dei suoi legami con Casal Trinità. Attraverso la premiazione di illustri esponenti della cultura nazionale ed internazionale e di personaggi impegnati per la pace nel mondo, l'evento si propone di attuare interventi reali e concreti di solidarietà". Saranno Attilio Romita, giornalista del TG Uno Rai, e Matilde Brandi, showgirl, ballerina e coreografa, a condurre lo spettacolo e le premiazioni. Il comitato scientifico composto da Ruggero Di Gennaro (sindaco di Trinitapoli), Salvatore Giannella (giornalista), Lino Patruno (direttore responsabile de La Gazzetta del Mezzogiorno) e Giulio Maria De Luca (delegato per la Puglia dell'ordine dei Cavalieri di Malta) premierà per il sociale la Comunità di Sant'Egidio, Medici Senza Frontiere, la Nazionale Cantanti (ritirerà il premio Marco Masini), mentre per la cultura il premio sarà donato allo psichiatra Vittorino Andreoli, all'archeologa Anna Maria Tunzi ed a Danilo Mainardi (etologo, collaboratore di Piero Angela). Resta ancora da confermare la presenza del maestro Ennio Morricone. Ospiti d'eccezione della serata saranno Sergio Rubini e Riccardo Scamarcio. I due attori pugliesi per la prima edizione del Premio Cavalieri di Malta reciteranno "Agricane ed Orlando cavalieri per amor cortese", un testo inedito scritto dal regista salinaro Cosimo Damiano Damato (il testo è liberamente ispirato all'opera letteraria "Orlando innamorato" di Matteo Maria Boiardo).Con l'apporto della direzione artistica dei promoter Gino Russo, la serata prosegue con le esibizioni de "Le Vibrazioni", in una formazione "unplugged" con il leader Francesco Sarcina, la sensuale milonga de "I Tangheri"che eseguiranno un celebre brano di Astor Piazzola accompagnando la Brandi in un'inedita coreografia. Si prosegue con il nuovo fenomeno del rag-time italiano, Raphael Gualazzi, e la straordinaria voce soul di Jenny B, accompagnati dall'orchestra "I Suoni del Sud" diretta dal maestro Mario Rosini. Non mancheranno le devastanti incursioni comiche d'autore di Gianni Ciardo.Parte dell'incasso della serata sarà devoluto alle organizzazioni umanitarie Comunità di Sant'Egidio e Medici Senza Frontiere.
Infotel: 0883.636324

venerdì, luglio 06, 2007

Live Earth sarà pure il più grande concerto globale della storia...Ma la Musica dov'è?

Domani è il giorno di Live Earth: “il più grande spettacolo della storia della musica”, come l’ha definito Al Gore, ex vicepresidente americano divenuto il paladino della causa ambientale. Per ventiquattro ore nei cinque continenti del pianeta, Antartide compresa, centocinquanta star si esibiranno di fronte ad una platea reale (televisiva e Internet) di oltre 2 miliardi di persone, per esigere una svolta politica nella crisi del clima e nel riscaldamento della Terra. Nel Giant Stadium, alle porte di New York, suoneranno i Police e Bon Jovi. Al Wembley Stadium di Londra ci saranno i Metallica e Madonna. Altri artisti "di grido" canteranno da Sydney, Tokio, Amburgo, Johannesburg, Shanghai, Rio de Janeiro e altre grandi città del pianeta. Le reti televisive della NBC trasmetteranno le immagini in tutto il mondo, promettendo (pare) di evitare di appesantirle troppo con la pubblicità, come già accadde nel 2005 con il Live 8, il primo concerto del genere. I diritti per la diffusione su Internet sono stati presi dalla MSN della Microsoft di Bill Gates. L’Orecchio di Dioniso nel suo piccolo esprime tutta la sua vicinanza e solidarietà a questa importante manifestazione. E al contempo esprime una riserva: non risulta (ma vorremmo essere subito smentiti…), che siano stati coinvolti in questo “Global Concert” anche i grandi, grandissimi artisti della musica classica e lirica. E questo secondo noi è, di fatto, un madornale errore. Perché non coinvolgere – ci chiediamo, per esempio - i Berliner e i Wiener Philarmoniker, la Chicago Symphony Orchestra e la New York Philarmonic Orchestra o direttori e solisti del calibro di Claudio Abbado, Riccardo Muti, Sir Simon Rattle, Zubin Mehta, Maurizio Pollini, Murray Perahia, Uto Ughi, Maxim Vengerov, Yo-Yo Ma, Magdalena Kozena, Natalie Dessay, Cecilia Bartoli eccetera, eccetera. Siamo convinti che essi, come tanti altri illustri personaggi della musica, avrebbero voluto e potuto dare il loro significativo contributo a questa straordinaria giornata, che unirà nel segno dell'universale Arte dei Suoni tutto il mondo: quello “civilizzato” e quello che vive invece quotidianamente di inenarrabili stenti.

Le orchestre di Fiesole sugli scudi da Ischia a Ravenna

"A Ischia Lady Walton, ascoltando l’altra sera nel bellissimo teatro all’aperto della fondazione omonima l’Orchestra dei Ragazzi di Fiesole, si è commossa profondamente, stupita e travolta dalla incredibile professionalità di cinquanta ragazzini la cui età media non superava i...13 anni :-)
Con l’entusiasmo che la contraddistingue ha scritto al grande padre fiesolano Piero Farulli: “L’orchestra di giovani ha suonato in modo entusiasmante, ringraziamo di cuore!!!”. Contemporaneamente i cento dell’Orchestra Giovanile Italiana (la compagine che come la fenice ogni anno risorge dalla sue ceneri, forgiando in cento giorni di corso le nuove leve dei musicisti delle orchestre di domani) sono ospiti del prestigioso Ravenna Festival per un’avventura di straordinario livello artistico: per volere di Riccardo Muti (nella foto con i suoi "Cherubiner") l’OGI si è unita ai musicisti dell’Orchestra Cherubini per dare vita a tre appuntamenti. Le compagini sono infatti entrambe profondamente legate al Maestro Muti: la "Cherubini" perché direttamente nata dalla sua volontà e, in appena tre anni dalla sua fondazione, portata da Muti stesso a grandi affermazioni, come quella ottenuta recentemente al Festival di Pentecoste di Salisburgo; la Giovanile perché fin dagli esordi, dal primo concerto pubblico a Perugia nel 1985 è stata diretta più volte da Muti, sempre con la generosità di chi crede che il futuro della musica italiana sia strettamente legato alla qualità dei suoi protagonisti. Il battesimo del fuoco è stato cinque giorni fa, quando Krzysztof Penderecki ha diretto in una memorabile serata il suo Concerto grosso per tre violoncelli e orchestra (uno dei solisti era Stefano Cerrato, ancora allievo della Scuola) e la Quarta Sinfonia di Beethoven, con un enorme successo di pubblico e di critica. Infiammati da questa prima positiva prova i cento della Giovanile sono stati poi travolti da quello straordinario ciclone musicale che è il Maestro Muti. Le due orchestre unite hanno avuto la gioia di essere protagoniste dell’entusiasmante lezione di Muti sulla Sinfonia Fantastica di Berlioz. Stasera l’appuntamento nell’immensa sala del Pala de Andrè con il grande Leonidas Kavakos per il Concerto per violino e orchestra di Mendelssohn e ancora la "Fantastica", ovviamente sotto la direzione di Riccardo Muti. Un grazie appassionato da tutta Fiesole al Ravenna Festival e a Riccardo Muti che hanno regalato questa grandissima esperienza ai giovani dell’OGI." Per informazioni: 055/597851 oppure http://www.scuolamusica.fiesole.fi.it/

Recuperate in extremis a luglio le tradizionali "Notti di Stelle" della Camerata Musicale Barese

"Quando ormai sembrava che le “Notti di Stelle” edizione 2007 scomparissero in un cielo buio, la Camerata Musicale Barese con una impennata degna delle migliori imprese è riuscita a salvarle con l’aiuto del Comune e della Provincia. Era già accaduto altre volte, ma quest’anno la Camerata ha recuperato anche il mese di luglio e non più settembre, tornando alle origini di 22 anni fa, non più sul Sagrato della Basilica di San Nicola per le difficoltà poste dai Padri Domenicani, ma in Piazza della Pace presso la Mongolfiera di Japigia. Tre gli appuntamenti in programma il 24, 25 e 26 luglio. I protagonisti saranno tre grandi astri del jazz internazionale, Ron Carter (nella foto), Johnny Griffin e l’”African Rythms Trio” di Randy Weston. Ad inaugurare il prossimo 24 luglio la XXIII rassegna, divenuta un classico appuntamento dell’estate jazz italiana, sarà Ron Carter, una autentica star del contrabbasso, esponente del jazz moderno, il cui nome è legato allo storico mitico quintetto targato Miles Davis e datato anni ’80. Il 25 luglio sarà di scena Johnny Griffin, sax campione del “bop duro”. Il concerto di Griffin sarà un omaggio alla memoria di un grande jazzista del passato scomparso 40 anni fa, John Coltrane. Chiuderà il 26 luglio l’”African Rythms Trio” del pianista Randy Weston, tanto longevo, 81 anni, quanto vivace, energico e avvincente personaggio della musica afro-americana: siamo nel cuore originale del jazz. Come si può vedere sono tutti illustri nomi del panorama jazzistico d’oltre oceano, notissimi anche da questa parte dell’atlantico. “Notti di Stelle” beneficia anche del patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e della Fondazione “Cassa di Risparmio di Puglia”. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi presso gli uffici della Camerata, Via Sparano 141 - Bari. Infotel: 080.5211908.

Successo trionfale per la lunga tournèe del Teatro Massimo di Palermo in Giappone

“Sono rientrati a Palermo nella notte di mercoledì 4 luglio, dopo oltre venti giorni di attività in Giappone, i componenti del Teatro Massimo (più di 210 fra orchestra coro, corpo di ballo, personale amministrativo, tecnico e maestranze) coinvolti nella prima tournèe in Giappone del Teatro Massimo, che è stata anche la prima dal 1972. Ad ospitare le attività del teatro palermitano la modernissima Biwako Hall di Otsu, bella località sul lago Biwa poco distante dalla antica capitale Kyoto e la Orchard Hall del Bunkamura Centre di Tokyo. La tournèe del Teatro Massimo in Giappone si è svolta in collaborazione con il gruppo editoriale giapponese The Asahi Shimbun. In scena si sono alternati il dittico Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo, che ha debuttato nell’aprile scorso con la regia di Lorenzo Mariani, le scene e i costumi di Maurizio Balò (23 giugno Ostu; 26 giugno, 1 e 3 luglio Tokyo). I Vespri siciliani di Giuseppe Verdi rappresentati per la prima volta in Giappone con il sontuoso allestimento che inaugurò la Stagione 2004 / 2005 con la regia di Nicolas Joël, le scene di Ezio Frigerio e i costumi di Franca Squarciapino (24 giugno Ostu; 30 giugno, 2 luglio Tokyo) e anche un concerto lirico-sinfonico il 27 giugno a Tokyo. Sul podio Maurizio Arena (dittico) e Stefano Ranzani (Vespri e concerto). Protagonisti vocali per Cavalleria Rusticana Mariana Pentcheva (Santuzza), Sonia Zaramella (Lola), Francesco Anile (Turiddu rivelazione della tournée), Alberto Mastromarino (Alfio), Maria José Trullu (Lucia). Per Pagliacci invece Susanna Branchini (Nedda), Piero Giuliacci (Canio, al quale sono andati gli applausi più calorosi del commosso pubblico nipponico), Amedeo Moretti (Peppe/Arlecchino), Fabio Previati (Silvio). Ancor più calore (oltre venti minuti di applausi al termine di ogni recita) per il debutto dell’opera verdiana “I vespri siciliani”: applausi a scena aperta soprattutto per il basso Orlin Anastassov, interprete della struggente aria “Oh Tu Palermo”, per il tenore Carlo Ventre, il baritono Alexandru Agache, il soprano Amarilli Nizza. Al termine di ogni opera si è sempre formata dinanzi all’ingresso degli artisti una lunghissima fila di spettatori in paziente attesa per gli autografi. Assai emozionante anche il concerto lirico-sinfonico del 27 giugno con l’orchestra e il coro del Teatro diretti magistralmente da Stefano Ranzani, e la partecipazione dei solisti Susanna Branchini (soprano), Monica Minarelli (mezzosoprano), Francesco Anile (tenore), Janez Lotric (tenore), Silvio Zanon (baritono), Francesco Palmieri (basso): lunghissimi appalusi dall’esigente pubblico della capitale giapponese, abituato a continui appuntamenti con i migliori complessi lirici e sinfonici di tutto il mondo. Complessivamente sono stati oltre 16.000 gli spettatori paganti che hanno partecipato alle diverse manifestazioni organizzate dal Teatro Massimo in Giappone. Per loro tanti doni dalla Sicilia: i prodotti di cioccolato dell’Antica Dolceria Bonajuto di Modica, i vini delle Cantine storiche Donnafugata di Marsala, immagini del Teatro e della città, fotografie, materiali promozionali, fra cui originali riproduzioni in miniatura dell'edificio del Basile in gesso e in carta, realizzate dalle maestranze dei laboratori di Brancaccio. Nei camerini grande affiatamento fra le maestranze giunte da Palermo e tecnici giapponesi, parrucchieri e sarti pronti a collaborare con i palermitani. In più angoli dei grandi camerini tavoli con te e caffè per tutti, piccoli snack e prodotti alimentari tipici giapponesi che hanno attirato la curiosità di tutti. "È una grande soddisfazione assistere al successo dei nostri artisti in un paese tanto lontano, sia fisicamente che culturalmente", ha sottolineato Diego Cammarata, sindaco di Palermo e presidente della Fondazione Teatro Massimo presente al debutto – "L'accoglienza del pubblico giapponese ha commosso tutti noi. Qui il Teatro Massimo e Palermo hanno esportato un alto momento di cultura ed uno stile di lavoro che ha entusiasmato anche il severo staff organizzativo giapponese". Il successo ottenuto e l’entusiasmo del gruppo sono alla base di nuovi progetti internazionali del Teatro, che ha già in corso alcuni contatti per una nuova tournée. In sala a Tokyo con il sindaco Diego Cammarata, il vicepresidente Giuseppe Dell’Aira e il sovrintendente Antonio Cognata, c’era l’Ambasciatore italiano Mario Bova, che ha espresso sua contentezza per la prima tournèe in Giappone del Teatro Massimo. “La presenza del Teatro palermitano all’interno della rassegna “Primavera italiana”, testimonia la vitalità e la forza produttiva di questa importante realtà artistica siciliana, e la sua forza comunicativa oltre i confini nazionali”. Mercoledì 26 giugno, presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo progettato da Gae Aulenti, un incontro con i principali tour operator giapponesi ai quali il sindaco ha descritto le attrattive turistiche e culturali di Palermo, mettendole in relazione con le aspettative del mercato turistico giapponese. La dirigenza del Teatro ha altresì proposto l’ideazione di speciali manifestazioni appositamente ideate per l’esigente pubblico musicale del Sol Levante. L’eco del successo ottenuto dal Teatro Massimo è giunta fino all’invalicabile cortina del Palazzo Imperiale: la principessa Masako, futura imperatrice appassionata di arte occidentale, ha fatto sapere ai vertici del Teatro Massimo per tramite dell’Ambasciata il suo sentito apprezzamento per la eccellente lavoro portato in Giappone, rammaricandosi al contempo di non poter intervenire a sua volta, per l’onere eccessivo delle misure di sicurezza che si sarebbero dovute attuare (con forti disagi per il pubblico e le folle oceaniche che attraversano il vivace quartiere in cui si trova il Teatro).”

mercoledì, luglio 04, 2007

Nikolai Kapustin, un virtuoso russo con il "vizio" del Jazz

Presentato alcune settimana fa all’Auditorium Vallisa di Bari da Nicola Sbisà, critico musicale della Gazzetta del Mezzogiorno unitamente all’interprete, il pianista Vito Reibaldi, il compact disc pubblicato dalla DAD Records intitolato Nikolai Kapustin “Concert in Jazz” è certamente uno dei più intriganti e succosi che può vantare il pur già nutrito catalogo della giovane e ambiziosa etichetta discografica barese di Annalisa Pisanu e Filippo Lattanzi (nella foto). Come si sa non sono un esperto di Jazz e pertanto di rado me ne occupo su questo blog, “pensato” soprattutto per coloro che amano la musica classica e la lirica. Faccio volentieri un’eccezione, perché la figura di Nikolai Kapustin, come con esemplare chiarezza ha scritto Nicola Sbisà nelle esaustive note dell’elegante booklet allegato, costituisce in fondo un caso a sè stante. Basti pensare anche solo ad alcuni dei titoli dei brani inseriti in questo prezioso compact: Andante op.58, Sonata n.2 op. 54, Prelude n.23 op. 53, per inserire a ragione il sovietico Kapustin nella cerchia - peraltro non troppo ristretta - di quei jazzisti “classici” che hanno saputo, sin dal secolo scorso (si pensi "in primis" al grande George Gershwin), intrecciare in modo affascinante e straordinario gli stilemi della cosiddetta musica “colta” con quelli più tipici e liberamente intesi del Jazz, dove notoriamente l’improvvisazione la fa da padrone e non sempre quello che si suona e si ascolta è scritto poi in partitura. Un'altra curiosità significativa è legata al tema del Jazz in Russia, che può sembrare in effetti, come ricorda Sbisà, un controsenso. E invece sin dagli anni Venti del secolo scorso, Valentin Yackovlevich Parnach “durante un viaggio a Parigi ne rimase affascinato e, una volta rientrato in patria, organizzò una band: la prima esibizione di un complesso jazz autoctono in Russia (allora Urss) si svolse il 1 ottobre 1922. L’esempio fu seguito l’anno seguente dai gruppi Peksa (studenti del conservatorio di Leningrado) e dalla Leningrad Band di E.Korzhenevsky.” Kapustin, come altri pianisti russi – si pensi a Vladimir Horowitz - nacque in Ucraina e già a 10 anni ebbe un impatto molto forte con il Jazz e tuttavia non rinunciò ad una formazione squisitamente accademica, divenendo a 18 anni allievo del leggendario Alexander Goldenweiser, già maestro di Kabalewsky, Berman e Blumenfeld. L’idea che si era inizialmente fatto il buon Nikolai era dunque quella di diventare un virtuoso della tastiera, ma ancor di più un compositore che fosse in grado di fondere la tradizionale musica accademica con la trascinante modernità ritmica del Jazz. L’ascolto di questo cd permette di apprezzare, in questo senso, il notevole sforzo di sintesi creativa compiuto da Kapustin. Vi segnalo in particolare il godibile “Andante op. 58” (1990) d’apertura, gli spigliatissimi “8 Jazz Concert Piano Etudes” (1984) e la più “classica”, ma non meno innovativa, Sonata n.2 op.54 (1989). Si tratta di composizioni che richiamano alla mente, seppure in ordine sparso, altri musicisti piccoli e grandi, da Oscar Peterson a Fryderyk Chopin, da Alexander Skriabin a Sergej Prokofiev e George Shearing, ma che soprattutto si fanno ascoltare sempre con estremo piacere. Davvero eccellente la prova del pianista Vito Reibaldi, che ancora una volta si conferma pianista di "confine" tra la classica e il jazz, mettendo in luce oltre ad un bagaglio tecnico di tutto rispetto, una sublime aderenza espressiva all’originale poetica di Kapustin. Un compact disc che merita un ascolto attento e ripetuto in questa calda, caldissima estate del 2007.

Vito Paternoster dirige l'ICO di Bari nell'Auditorium dell'Istituto Di Cagno Abbrescia e a Bitonto

L'Ico di Bari non si esibirà più, almeno per il momento, all'Hotel Sheraton di Bari. Qualche settimana fa avevo lanciato da questo blog una sorta di "grido di dolore" sul perchè ci si ostinasse a proporre i concerti della nostra orchestra in quell'albergo (per carità, un'eccellente struttura, ma acusticamente inadeguata per l'esecuzione di musica sinfonica). Stasera l'Orchestra della Provincia di Bari e pare anche per tutto il mese di luglio si esibirà in altri luoghi. Oggi, per esempio, diretta dall'ottimo maestro Vito Paternoster, suonerà all'Istituto Di Cagno Abbrescia (alle 21.00). l'orchestra barese sarà per l'occasione accompagnata dal Coro della Schola Cantorum "Don pietro Giannuzzi, preparato da Vittorio Petruzzi. In programma musiche di Brahms, Mariano Paternoster (giovane compositore, figlio tra l'altro, dello stimato violoncellista e direttore d'orchestra materano), Stanislav Gaijc, Nikos Skalkottas e Bèla Bartòk. Il medesimo concerto sarà poi replicato domani, alla stessa ora ma con ingresso gratuito, nel Chiostro del Sacro Cuore di Bitonto. Info.080.5412302.

martedì, luglio 03, 2007

La serata finale è davvero kolossal al Miami Piano Festival di Lecce

Un grande abbraccio pianistico (non virtuale ma reale) chiuderà domani la terza edizione del Miami International Piano Festival in Lecce, manifestazione promossa dall’Associazione Nireo e dalla Fondazione “Patrons of Exceptional Artists”, in collaborazione con il Comune di Lecce e Confindustria Lecce. Sotto le suggestive arcate del Chiostro dei Teatini, domani sera, con inizio alle 21.30 (eccezionalmente in diretta tv su TeleRama e Puglia Channel), si potrà assistere a un concerto di quelli che resteranno probabilmente memorabili sia per il numero di pianoforti coinvolti, sia per la qualità degli esecutori invitati, sia per il programma musicale previsto, che si apre con “Il Lago dei Cigni” di Ciaikovskij (arrangiamento di Calligaris) per tre pianoforti e si conclude con sedici pianoforti, disposti tutti intorno al pubblico, suonati a quattro mani da trentuno pianisti (perché l’enfant prodige Conrad Tao, al pianoforte n. 1, sarà da solo alla tastiera). Verrà eseguita la Marcia dei Pellegrini tratta dall’ouverture del Tannhäuser di Richard Wagner nella storica trascrizione di Louis Moreau Gottschalk. Un’orchestra di pianoforti inedita, quindi, composta da virtuosi italiani ed internazionali fra i più dotati, che darà vita ad una significativa prima assoluta. “Un’impresa – spiega il direttore artistico Francesco Libetta – che è stata resa possibile grazie alla disponibilità da parte di un numero davvero impressionante di pianisti amici, di colleghi che hanno accettato con entusiasmo il mio invito”. Fra questi, ci sono nomi che appartengono da tempo all’elite del pianismo italiano, come Riccardo Risaliti, Roberto Prosseda e Stefano Fiuzzi. D’altra parte, l’occasione è di quelle che non capitano tutti i giorni: l’esecuzione di un pezzo che è entrato nella leggenda del concertismo internazionale. “Gottschalk – continua Libetta – fu il primo grande pianista e compositore americano. Nel giorno della loro festa dell’indipendenza, facciamo questo omaggio ai nostri partner di Miami eseguendo un pezzo scritto per le esibizioni di Gottschalk nel Far West, di cui tutti i pianisti hanno sentito parlare ma che nessuno ha mai ascoltato. Siamo riusciti, grazie alla collaborazione di alcuni collezionisti, a recuperare le parti e ora lo proponiamo al pubblico”. Dopo Ciaikovsky e prima di Wagner, il programma prevede Monochord, dalla suite “Zeitgeist” di Crumb, Invitation à la Valse – Contrapuntal Paraphrase di Weber–Godowsky, "Siamo sicuri?" di Lucio Garau (che sarà fra i trentuno pianisti del Tannhäuser), "Bolero" di Ravel (arrangiamento di Cafaro) per sei pianoforti, gli "Inni" di Dallapiccola per tre pianoforti e lo Studio op. 10 n. 3 di Chopin/Godowsky, nell’esecuzione di Francesco Libetta (nella foto). Questi i nomi di tutti i pianisti che parteciperanno al gran finale del Festival di Miami in Lecce, in ordine rigorosamente alfabetico: Angelo Arciglione, Vanessa Benelli Mosell, Eliseo Castrignanò, Matteo Cisternino, Alessandro Comellato, Roberto Corlianò, Misha Dacic, Valerio De Giorgi, Stefano Fiuzzi, Lucio Garau, Stefano Greco, Alexandre Hintchev, Ilya Itin, Francesco Libetta, Jin Ju, Geoffrey Loff, Vincenzo Maltempo, Olef Marshev, Ratimir Martinovic, Luigi Nicolardi, Gülsin Onay, Antonello Palazzolo, Carlo Palese, Valentina Parentera, Jorge Luis Prats, Roberto Prosseda, Andrea Rebaudengo, Riccardo Risaliti, Tony Scholl, Chris Smith, Vanessa Sotgiu, Conrad Tao, Valeria Vetruccio. “Lecce è l’unica città europea – conclude Libetta – che ospita ogni due anni la trasferta oltreoceano del Miami International Piano Festival, ideato e diretto dalla vulcanica signora, Giselle Brodsky, che, nel 2003, ha dato fiducia a me e alla Nireo accettando la proposta di portarlo nel capoluogo salentino. Questa terza edizione ci ha dato grandi soddisfazioni andando oltre ogni nostra più rosea previsione. I concerti hanno riscosso un buon successo di pubblico, le masterclass sono state affollatissime di studenti e per il concerto di domani sera si prevede il tutto esaurito. La speranza è che, come hanno fatto il Comune di Lecce e Confindustria, in futuro, anche altri enti istituzionali e partner privati possano decidere di investire nella musica colta e in un tipo di cultura ‘alta’ che è principalmente arricchimento personale e spirituale”.
Per informazioni rivolgersi, come sempre, al website: http://www.nireo.it/

Il sorprendente "Man of Sorrows" di George Tsontakis inciso in prima mondiale da Hyperion

Ho ricevuto dalla prestigiosa casa discografica londinese Hyperion un interessantissimo compact disc di musica pianistica della “cosiddetta” Scuola di Vienna (“Sechs kleine klavierstücke” di Schoenberg, la Sonata op. 1 per pianoforte di Alban Berg e le Variazioni per pianoforte op. 27 di Anton Webern) unitamente ad una première discografica del compositore americano George Tsontakis (nella foto) dal titolo “Man of Sorrows” (Uomo dei Dolori) per pianoforte e orchestra (2005). Interpreti d’eccezione il celebre pianista inglese Stephen Hough e la Dallas Symphony Orchestra guidata dalla bacchetta di Andrew Litton. Inizio parlandovi proprio del lavoro di Tsontakis, cinquantaseienne compositore di evidenti origini greche, che in questi ultimi anni è salito alla ribalta della musica contemporanea americana per una serie di accattivanti lavori pianistici e cameristici e l’assegnazione l’anno scorso dell’importante “The Charles Ives Living Award”. L’“Uomo dei Dolori” è un evidente omaggio alla figura di Gesù, al suo percorso esistenziale, alla sua Passione e alla sua Resurrezione. Una sorta di imponente oratorio religioso in forma di poema sinfonico, diviso in sei movimenti di notevole impatto espressivo ed emozionale. Sin dalle prime battute sembrerebbe un lavoro "costruito" alla maniera di Bernstein (penso alla splendida Seconda sinfonia "Age of Anxiety", dove campeggia un pianoforte con propensioni decisamente solistiche), condito da reminiscenze impressionistiche e da un imprinting di ascendenza bartokiana. Il secondo movimento (Es muss sein(?) – Labyrinthus) mi ha infatti ricordato l’insostenibile tensione della celeberrima “Musica per archi percussioni e celesta” di Bartok. Poi proseguendo nell'ascolto, si ha la sensazione che in Tsontakis prevalga una ricerca più vicina alle poetiche dei giorni nostri. E non si può fare a meno di individuare in Messiaen - da un punto di vista più estetico che stilistico - e in Hindemith - per l'uso insistito della tecnica contrappuntistica - due degli apparenti modelli di riferimento di Tsontakis. Il lavoro è decisamente godibile, soprattutto nei primi tre movimenti, mentre nei restanti tre una certa prolissità tradisce - almeno in parte - la sorprendente bellezza del lavoro. Il pianista Stephen Hough insieme ad Andrew Litton, alla guida di un’eccellente orchestra come la Dallas Symphony, sono perfettamente a loro agio nel ricreare i colori, le sfumature e soprattutto l’esprìt, a tratti misticheggiante, della musica di Tsontakis. Esemplari poi le interpretazioni che il pianista inglese offre dei lapidari lavori pianistici di Schoenberg, Berg e Webern, come dell’intrigante breve “Sarabesque” per piano solo dello stesso Tsontakis.

lunedì, luglio 02, 2007

Anche la grande danza domani al Miami International Piano Festival di Lecce

Il Miami International Piano Festival in Lecce si avvia a vivere le sue due più intense giornate: quelle conclusive. Domani 3 luglio, ultimo concerto pomeridiano (ore 19.00) al Teatro Paisiello di Lecce. Protagonisti saranno gli allievi del Conservatorio di Sainte-Geneviève-de-Bois, borgo parigino dove è sepolto Nureyev, gemellato con il Festival di Miami a Lecce. Il programma musicale dei giovani musicisti francesi Yseult Baumhauer, Florian Bellefin, Pauline Lorieux, Milèna Papadimitriou, accompagnati da Laura Ferulli e Vanessa Sotgiu, prevede l'esecuzione di brani di Glinka, Haydn, Raff. Nella seconda parte del concerto, si potrà assistere al recital di Angelo Arciglione che suonerà Debussy, Berio e Chopin. Alle 21.30, l'appuntamento sarà al Chiostro dell'ex Monastero dei Teatini per una serata all'insegna della grande danza con il Balletto del Sud che porterà in scena “Chopiniana” (o “Les Sylphides”). Lo spettacolo con le coreografie di Fredy Franzutti (nella foto) presenta una elaborazione del noto balletto del coreografo Micael Fokine su musiche del pianista polacco Frederic Chopin. La rivisitazione mantiene il gusto neoromantico dell'idea originale ma la arricchisce di diverse ispirazioni. Il colore bianco scelto per i costumi ricrea l'atmosfera della visione onirica, della cosiddetta “reverie romantique”, che è anche il sottotitolo dello spettacolo. “Le silfidi” e tutti gli “atti in bianco” del balletto classico hanno come comune soggetto la fragilità della figura femminile che chiede pietà e giustizia ma può anche tramutarsi in terribile vendicatrice, anima inquieta, fantasma delle nostre paure. “Chopiniana” prevede l'esecuzione dal vivo dei pianisti Misha Dacic, Ilya Itin e Jorge Luis Prats. Quest'ultimo non è nuovo alle collaborazioni con il balletto: ha avuto, infatti, il privilegio di collaborare con la più grande ballerina cubana, Alicia Alonso. Lo spettacolo vuole celebrare i 100 anni dalla prima rappresentazione di “Les Sylphides” al Teatro Marijnski di San Pietroburgo avvenuta il 23 febbraio del 1907. Nella seconda parte, sarà protagonista Maria Luisa Bene, sorella del compianto Carmelo. La Bene reciterà sonetti, lettere ed elegie tratti dall'universo leopardiano, che rappresenta la letteratura italiana coeva del grande compositore polacco. “Chopiniana”, quindi, vuole essere un omaggio al Romanticismo Europeo nelle sue espressioni di musica, danza e poesia. Info sul website: http://www.nireo.it/

L'ex minimalista Philip Glass strizza l'occhio ai romantici tedeschi

C'erano almeno duemila persone assiepate sabato scorso intorno a quel meraviglioso palcoscenico naturale apprestato dagli organizzatori del Primitivo Festival a Castel del Monte (nella foto). Un concerto che aveva dunque tutti (ma proprio tutti) gli ingredienti per essere "Evento" a tutti gli effetti. A condire il tutto, una meravigliosa luna piena incastonata come un abbacinante diamante in un cielo stellato di rara bellezza. Al centro del palco Philip Glass con il suo pianoforte, una brava e bella violoncellista, Wendy Sutter e il percussionista David Cossin al suo fianco. Il concerto è durato circa un paio d'ore. Alla fine, vi garantisco, mi sono pentito di esserci stato e vi dico il perchè. Adoro il Glass degli anni Settanta e Ottanta (quello per intenderci di "Einstein on the Beach", di "Company" e del "Concerto per violino e orchestra"). Speravo di ritrovarlo in questa magica serata e in questo straordinario contesto (in uno dei posti più belli del globo terrestre), ma mi son dovuto ricredere, ascoltando un appannato pianista, l'ombra del Glass che avevo ascoltato al Petruzzelli di Bari una ventina d'anni fa, che strizzava l'occhio e l'orecchio ancora a Schubert, Mendelssohn e Schumann. Avrà probabimente preso sul serio - ho pensato tra me e me - il pezzo apparso su "Repubblica - Bari" qualche giorno prima, nel quale gli si dava niente di meno che l'epiteto (sic) di "Beethoven dei nostri giorni".
Ragazzi, andiamoci piano, perchè di sciocchezze è davvero pieno il mondo!
Iniziamo col dire che il più grande Ludwig della Musica suonava decisamente meglio di Glass il pianoforte.
E poi...vogliamo paragonare "solo" le nove sinfonie, le 32 sonate per pianoforte e almeno gli ultimi straordinari Quartetti per archi di Beethoven con tutto quello che ha scritto (per carità, con indubbio merito) il signor Glass in questi ultimi trentasette anni? A Voi seri appassionati di musica dell'anno di grazia 2007 "l'ardua" sentenza. Finiamola, una volta per tutte, di fare paragoni impropri, per non dire balordi, tra Ludwig van Beethoven e Philip Glass, tra Franco Battiato e Richard Wagner, tra Lucio Dalla e Giacomo Puccini.
Non se ne può proprio più!
Naturalmente solo in pochi, sono andati via prima della fine del concerto. Tanti invece quelli che hanno applaudito con calore e convinzione Glass e i suoi due eccellenti musicisti. Mi auguro solamente che almeno una decina di costoro abbia provato almeno un po' di curiosità e sia corsa dopo a casa ad ascoltare magari anche solo un "pezzettino" della Quinta o della Nona Sinfonia del geniale Ludwig per cogliere la differenza che c'è con il..."Beethoven di oggi" :-)

 
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