blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

martedì, gennaio 31, 2012

Serata Jazz con Bruno Tommaso e l'ensemble del Conservatorio "Umberto Giordano" di Foggia

Serata Jazz oggi, alle 20.30, presso l'auditorium del Conservatorio "Umberto Giordano" di Foggia. L'ensemble del Dipartimento di Jazz diretto da Bruno Tommaso eseguirà musiche composte e arrangiate dallo stesso Tommaso (nella foto), Luigi Giannatempo, Mimmo Napolitano, Alessandro Inglese e Stefania Arcieri. Interventi multimediali a cura di Enzo Nini; voce recitante: Patrizia Di Martino. Il concerto, organizzato dal Dipartimento di Jazz del Conservatorio “U. Giordano” di Foggia, è una produzione originale nata nell’ambito del “Laboratorio di formazione orchestrale jazz - Aspetti metodologici e pratici” tenuto dal Bruno Tommaso e liberamente ispirata alla pubblicazione del libro “Sciamboli e Canti all’Altalena”, ricerca sulla musica popolare dell’appennino Dauno, promossa dal Conservatorio e curata da Patrizia Balestra. Ingresso libero. Infotel. 0881/723668.

lunedì, gennaio 30, 2012

Il pianista Emanuele Arciuli in concerto (e non solo) il 10 febbraio al Verona Contemporanea Festival

Il 10 e l'11 febbraio, a Verona avrà luogo il 3° appuntamento del VeronaContemporanea Festival. Il giorno 10 febbraio, nella Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico, alle 21.00, si terrà un recital pianistico di un interprete d'eccezione come Emanuele Arciuli (in programma, musiche di Marcello Panni, Giacinto Scelsi, John Cage e Charles Ives), con installazioni video di Gianfranco Barrucchello, Mario Mattioli e Michel Vandelli e l'11 febbraio, alle 21.00, al Teatro Ristori, recentemente rinnovato, un appuntamento con la danza contemporanea della compagnia di Susanna Beltrami, nella prima italiana del Suono Giallo (Der gelbe Klang), una drammaturgia di Vasilij Kandinskij musicata da Alfred Schnittke, con l'orchestra e coro dell'Arena di Verona, soprano solista, Alda Cajello, direttore Pietro Borgonovo, immagini di Mario Mattioli, regia di Susanna Beltrami e Fabio Zannoni. Lo spettacolo sarà preceduto nel pomeriggio da una tavola rotonda, in Sala Maffeiana alle ore 16.00, dedicata al tema della sinestesia (quella particolare attitudine cognitiva della mente, atta a mettere in collegamento il mondo delle percezioni sensoriali); il titolo dell'incontro sarà: “Sinestesia. Il sesto senso? Ascoltare i colori vedere i suoni. Tra utopie estetiche e percorsi della mente”; protagonisti il compositore e musicologo Luigi Verdi (Conservatorio S. Cecilia, Roma), lo stesso Emanuele Arciuli (Conservatorio “Piccinni” di Bari), la studiosa di Scienze Cognitive Ilaria Berteletti (Università di Padova) e il critico d’arte Luigi Meneghelli (Accademia Cignaroli, Verona). Dopo l'incontro, in sala Maffeiana, sarà offerto un buffet aperitivo, del ristorante 'Il Calmiere' di Verona, con degustazione di vini Bolla e di olio extravergine di oliva DOP Fontanara. Il costo del biglietto per una intera giornata è di 10 euro, 5 euro ridotto.

Johann Nepomuk Hummel...Chi era costui?

Vi segnalo l'uscita di un godibilissimo compact disc dedicato alla musica per pianoforte del compositore Johann Nepomuk Hummel (ne è felice interprete, la brava Giuliana Corni, nella foto), inciso di recente per la Dynamic nella specifica collana "Delizie Musicali". Ma chi era Hummel? Non sono in molti a saperlo oggi, anche tra gli appassionati di musica classica. egli nacque a Pressburg, Ungheria (oggi Bratislava), all'epoca soggetta alla Monarchia asburgica austriaca. Suo padre, Josef Hummel, era direttore della Scuola Imperiale di Musica Militare a Vienna, dove dirigeva l'orchestra del Teatro Schikaneder; sua madre era slovacca. Il suo nome deriva da San Giovanni Nepomuceno. A 8 anni ricevette lezioni di musica da Wolfgang Amadeus Mozart, che era rimasto impressionato dalla sua abilità. Hummel studiò e venne ospitato gratuitamente dai Mozart; si esibì per la prima volta in pubblico all'età di 9 anni, in occasione di uno dei concerti di Wolfgang. Successivamente suo padre intraprese con lui una tournée europea. Giunto a Londra, Johann Nepomuk ricevette lezioni da Muzio Clementi e rimase per 4 anni nella capitale inglese prima di tornare a Vienna. Nel 1791 si trovava a Londra anche Joseph Haydn, che compose per il giovane Hummel una sonata in la bemolle. Il dedicatario la eseguì per la prima volta nelle Hanover Square Rooms, alla presenza del compositore, che al termine dell'esecuzione lo ringraziò regalandogli una ghinea. Lo scoppio della Rivoluzione francese e il successivo periodo del Terrore costrinsero Hummel a cancellare una tournée già programmata in Spagna e in Francia. Riprese quindi la via di Vienna dando vari concerti durante il tragitto. Al suo ritorno ricevette lezioni da Johann Georg Albrechtsberger, Joseph Haydn, e Antonio Salieri. All'incirca in questo periodo, il giovane Ludwig van Beethoven giunse a Vienna e prese lezioni da Haydn e Albrechtsberger, diventando così compagno di studi e amico di Hummel. Pare che l'arrivo di Beethoven avesse inferto un duro colpo all'autostima di Johann Nepomuk, che tuttavia si riprese senza troppe difficoltà. Benché caratterizzata da frequenti alti e bassi, l'amicizia con Beethoven fu reciproca e improntata al rispetto; quando il Genio di Bonn era in fin di vita, Hummel andò a trovarlo a Vienna diverse volte con sua moglie Elisabeth e l'allievo Ferdinand Hiller e, seguendo le sue volontà, si esibì in un'improvvisazione durante il concerto che si tenne in sua memoria. Fu in quest'occasione che Hummel divenne amico di Franz Schubert, che gli dedicò le sue ultime tre sonate per pianoforte. Tuttavia, poiché entrambi i compositori erano già morti quando le sonate vennero pubblicate, l'editore modificò la dedica sostituendo il nome di Hummel con quello di Robert Schumann, all'epoca ancora in attività. Nel 1804 Hummel successe ad Haydn come Maestro di cappella al servizio del Principe Esterházy, ad Eisenstadt. Mantenne questo posto per sette anni prima di essere licenziato per aver trascurato i suoi doveri, dopodiché intraprese una tournée in Russia e in Europa e sposò la cantante d'opera Elisabeth Röckel, da cui ebbe 2 figli. Successivamente venne nominato Maestro di cappella a Stoccarda e a Weimar, dove divenne molto amico dei suoi colleghi Göthe e Schiller. Durante il suo soggiorno a Weimar, Hummel trasformò la città in una delle capitali musicali d'Europa, invitando i migliori musicisti dell'epoca a visitarla e a esibirvisi. Diede vita ad uno dei primi programmi pensionistici per musicisti, organizzando concerti di beneficenza per i colleghi che non disponevano di fondi sufficienti. Inoltre Hummel fu uno dei primi a battersi per i diritti d'autore contro la pirateria intellettuale. Nel compact disc che vi ho appena consigliato, segnalo in particolare l'ascolto della "Fantasie op. 18", dove il larghetto richiama non poco il bellissimo tema principale della celebre Romanza op. 50 per violino e orchestra di Ludovico van Beethoven. Chi dei due ha "ispirato" l'altro?

Il Trio Modigliani incanta con Schumann e Beethoven alla Vallisa di Bari

"Quando sei in un paese straniero riconosceresti un tuo simile fra mille. Questo è successo a noi cinque anni fa. Dopo un programma tutto Schubert, a qualche giorno di distanza, ci siamo telefonati e ce lo siamo detto: vogliamo suonare insieme.E da lì è incominciato." E' nato così, cinque anni fa, il Trio Modigliani composto da tre eccellenti musicisti (il violinista Mauro Loguercio, il violoncellista Francesco Pepicelli ed il pianista Angelo Pepicelli): due fratelli umbri e un figlio unico lombardo, come amano dire scherzosamente. Da allora il Modigliani si è fatto conoscere ed apprezzare in Italia e all'estero, pubblicando alcuni cd, di cui uno assai significativo dedicato all'integrale dei trii di Giuseppe Martucci e pubblicato nel 2010 in allegato con la notissima rivista musicale "Amadeus". L'associazione Mirarte, giunta alla sua terza stagione, li ha ospitati nell'auditorium Vallisa per un concerto con musiche di Robert Schumann (la Phantasiestücke op.88) e Beethoven (Trio in re maggiore op. 70 n.1 "Gli Spettri"). Programma intrigante ed al contempo impegnativo, risolto con una naturalezza, soprattutto nell'approccio interpretativo, semplicemente straordinaria; l'insieme è perfetto e l'omogeneità sonora e timbrica prodotta dai tre musicisti regala la sensazione di trovarsi di fronte ad uno strumento unico e indivisibile. Peccato che la Vallisa non fosse "sold out" come in altre occasioni; questo concerto l'avrebbe senz'altro meritato. In ogni caso, alla fine del programma, il Trio Modigliani ha generosamente concesso su sollecitazioni del pubblico, ben quattro bis, tra cui il secondo movimento "In tempo di marcia" tratto dal Piano Trio (1937) di Leonard Bernstein, tutto giocato sugli sbarazzini pizzicati di violino e violoncello alternati agli accordi staccati del pianoforte. Successo calorosissimo.

sabato, gennaio 28, 2012

Il 1° febbraio a Roma si presenta "Liszt a Roma", il nuovo DVD realizzato dalla musicologa Gaia Vazzoler

“Liszt a Roma” è il titolo di un DVD appena realizzato da Gaia Vazzoler e prodotto da Sallustiana Multimedia, che sarà presentato mercoledì 1° febbraio, a cura dell'Associazione ALIAS, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, con inizio alle ore 18.30. Musicista e luogo compaiono come protagonisti assoluti, così che la scelta della prof.ssa Vazzoler dichiara fin dall'intitolazione la distanza dalla retorica oleografica e romanzatamente celebrativa; Liszt e la città che il compositore scelse per trascorrervi due decenni di grande rilievo della sua vita di musicista e di uomo, a partire dal 1861. Egli si stabilì prima in via del Babuino, poi in via Sistina, successivamente presso il convento della Madonna del Rosario a Monte Mario e il convento di Santa Francesca Romana al Foro; frequentò diversi posti assai noti come il Caffè Greco, Palazzo Barberini, la sala Dante di Palazzo Poli. “Avendo in questi ultimi tempi visitato molti paesi nuovi, luoghi diversi, molti dei quali consacrati dalla storia e dalla poesia; avendo avvertito che i vari aspetti della natura e le scene che vi si riferiscono non passavano davanti ai miei occhi come delle immagini vane, ma agitavano nella mia anima profonde emozioni; che si stabiliva tra loro e me una relazione immediata, un rapporto indefinito ma reale, una comunicazione inspiegabile ma certa, ho tentato di rendere in musica qualcuna delle mie sensazioni più forti, delle mie più vive percezioni”. I pellegrinaggi, naturalmente artistici, furono compiuti fra il 1835 e il ’39 in Svizzera e in Italia, in compagnia della contessa Marie d’Agoult ; il primo libro è dedicato alle valli e ai laghi della Svizzera, il secondo è dedicato, ispirato alle arti e alla letteratura italiana; qualche decennio dopo il musicista sentì l'impulso di tornare sulla cultura italiana dedicandole una terza raccolta, che non è conclusiva per motivi biografici, bensì perché essa rappresenta la summa di un'esperienza artistica e umana, tant'è che egli 25 anni più tardi eleggerà l'Italia e Roma a sua terra di adozione intellettuale. Si può parlare di una “Scuola romana di Franz Liszt”, attraverso le lezioni che diede a giovani interpreti; organizzando concerti-accademie che proponevano repertorio nuovo e rivoluzionario per la città di Roma, negli anni intorno alla sua assunzione a Capitale, e che veniva da anni di conservatorismo musicale. Attorno al grande virtuoso-compositore si svilupparono, o si rivelarono, talenti che espressero nella città eterna la loro genialità, che seppero rinnovare la vita musicale romana, e nazionale di riflesso, attraverso le moderne acquisizioni del linguaggio musicale che non prescindeva però dalle conquiste della tradizione. Prendendo spunto, dunque, dal bicentenario lisztiano, si andrà a raccontare come la città di Roma tornò ad essere protagonista della cultura italiana con risultati di altissimo pregio artistico. Il progetto “Liszt e Roma” si è articolato in tre fasi, la cui ultima si celebrerà il 1° febbraio 2012 in Campidoglio nella Protomoteca. La fase iniziale si è sostanziata nello studio e nella ricerca condotti dal direttore scientifico, prof.ssa Gaia Vazzoler, pianista e musicologa, vincitrice della prestigiosa Borsa di Studio della Richard Wagner Stipendienstiftung di Bayreuth e già collaboratrice dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. La seconda fase ha visto la realizzazione e la programmazione del concerto e la produzione del DVD. La terza fase verterà, il 1° febbraio 2012, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, con inizio alle ore 18.30, su una tavola rotonda in seno all’evento concertistico per dare vita ad un confronto e un apporto nozionistico e interpretativo dove interverranno: delegazioni istituzionali, il musicologo Mario Bortolotto, la stessa Gaia Vazzoler e il pianista Michele Campanella, autore di un recente volume sul compositore ungherese. La Produzione rivolge i ringraziamenti a: Ambasciata d'Austria a Roma, Ambasciata d'Ungheria a Roma, Ambasciata d'Ungheria presso la Santa Sede, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, Centro Televisivo Vaticano (in particolare il dott. Roberto Romolo), Radio Vaticana (Stefano Corato e Agnes Gedo), Conservatorio di Santa Cecilia, M° Michele Campanella, prof. Mario Bortolotto, M°Zoltan Kocsis, Orchestra Filarmonica Ungherese, Convento di Santa Maria del Rosario, Caffè Greco di Roma, Studio Transiti – Eventi e Comunicazioni, Francesca Parvizyar, Teatro Studio Keiros, M° Tommaso Carlini, M° Maurizio Paciariello, M° Massimo Spada, M° Monica Ferracuti, M° Claudio Cavallaro, M° Luca Sanzò, Aurora Cancian, prof. Livio Crescenzi e Dario De Rosa. Nella serata del 1° febbraio è prevista un'introduzione, alle ore 18.30, con interventi del dott. Claudio Faccini (presidente Associazione ALIAS), della prof.ssa Gaia Vazzoler, del M° Michele Campanella e del prof. Mario Bortolotto; alle 19.00 inizierà la parte musicale dell'evento con brani interpretati dagli artisti Tommaso Carlini, Claudio Cavallaro, Massimo Spada, Monica Ferracuti, Vincenzo Baglio, Luca Sanzò, Letizia Calandra, Gaia Vazzoler e dalla danzatrice Claudia Esposito.

Lo storico Duo pianistico Canino-Ballista suona al Comunale di Monfalcone il prossimo 2 febbraio

La stagione musicale del Teatro Comunale di Monfalcone prosegue, giovedì 2 febbraio alle ore 20.45, con l’atteso concerto del duo pianistico composto da Bruno Canino e Antonio Ballista, formazione cameristica fra le più prestigiose, attiva da oltre cinquant’anni, con la quale hanno collaborato i maggiori compositori del nostro tempo (fra gli altri Dallapiccola, Berio, Ligeti, Kagel, Stockhausen). La critica ha sempre rilevato la ricchezza dialettica che anima le esecuzioni del Duo Canino-Ballista: la differenza dei loro temperamenti offre infatti al pubblico l’impressione che ognuno di essi trovi nell’altro il proprio “alter ego”. Ma ciò che più stupisce del loro sodalizio è che le digressioni intraprese individualmente nel corso di tutti questi anni non abbiano minimamente appannato la loro rara fusione e che anzi il loro continuo ritrovarsi dia l’impressione di una sempre rinnovata freschezza. Il concerto è inserito nella rassegna, inaugurata nel corso della passata stagione, “I Balletti russi, Diaghilev e i suoi musicisti”, dedicata a quella straordinaria stagione culturale cui diede vita Sergei Diaghilev, il direttore della più influente compagnia di ballo del XX secolo, che commissionò musica a compositori quali Debussy, Ravel, Satie, Prokof’ev e altri ancora. Il programma del concerto prevede infatti, insieme ad altre pagine di Debussy e Stravinskij, l’esecuzione de La Sagra della Primavera di Stravinskij (nella trascrizione dell’autore per pianoforte a quattro mani) e del Prélude à l’aprés-midi d’un faune di Debussy. Prima del concerto, alle ore 19.00, in Teatro, Bruno Canino e Antonio Ballista incontreranno il pubblico. L'incontro, a cura dell'associazione "Per il Teatro di Monfalcone", è ad ingresso libero. I biglietti sono in vendita presso la Biglietteria del Teatro (da lunedì a sabato, ore 17-19), la Ticketpoint di Trieste, la Libreria Antonini di Gorizia, l’ERT di Udine e on line sul sito www.greenticket.it.

venerdì, gennaio 27, 2012

Claude Debussy, la musica e le donne

Centocinquanta anni e non li dimostra, tanta e tale è la modernità di questo straordinario musicista che non ebbe la possibilità di vivere una vita più lunga, altrimenti ci sarebbe da chiedersi cos'altro si sarebbe inventato, musicalmente parlando e non solo. Forse infatti non molti sanno che Claude Debussy (Saint Germaine-en-Laye, 22 agosto 1862 - Parigi, 25 marzo, 1918) trascorse una vita molto movimentata, soprattutto sentimentalmente. All'età di 18 anni iniziò una relazione clandestina con Blanche Vasnier, moglie di un ricco avvocato parigino. La relazione durò otto anni e venne piano piano scemando in seguito alla vittoria di Debussy del Prix de Rome, un concorso musicale che prevedeva la permanenza obbligatoria nella capitale italiana, dove soggiornò presso Villa Medici dal 1885 al 1887. Tornato a Parigi nel 1889, iniziò un'altra relazione (assai tempestosa in verità) di nove anni con Gabrielle Dupont detta Gaby, figlia di un sarto di Lisieux, con cui coabitò in Rue Gustave Doré, nel XVII arrondissement; contemporaneamente si legò per breve periodo alla cantante Thérèse Roger. La storia con la Dupont finì quando Debussy si legò alla di lei amica Rosalie Texier detta Lily, una modella, che il compositore sposò nel 1899; Gaby prese la separazione malissimo e tentò il suicidio. Nonostante Lily fosse una persona innamorata, pratica, diretta e benvoluta da amici e colleghi del marito, Debussy col tempo sviluppò una crescente irritazione nei confronti di sua moglie per via delle sue limitazioni intellettuali e della sua mancanza di sensibilità e cultura musicale. Nel 1904 Debussy conobbe Emma Bardac grazie a suo figlio Raoul, che era allievo del musicista: Emma era moglie del banchiere Sigismond Bardac ed, al contrario di Lily, la Bardac era una donna raffinata, brillante nella conversazione ed anche stimata cantante. Ben presto Debussy si avvicinò ad Emma, per cui scrisse il pezzo per pianoforte "L'isle joyeuse", ed abbandonò la Texier, la quale disperata tentò, come la Dupont, di suicidarsi sparandosi in petto in Place de la Concorde; sopravvisse, ma il proiettile le rimase incastrato in una vertebra per il resto della vita. Lo scandalo provocato da tale azione costrinse Debussy e la Bardac (già incinta di lui) a scappare segretamente in Inghilterra dall'isola di Jersey nell'aprile del 1905. La coppia si sistemò nel Grand Hotel di Eastbourne, dove Debussy completò la suite sinfonica "La Mer" e divorziò da Lily il 2 agosto. Debussy ed Emma tornarono a Parigi in autunno, giusto in tempo per la nascita della loro bambina Claude-Emma (l'unica figlia avuta dal compositore) il 30 ottobre. Chiamata affettuosamente Chou-chou, che in giapponese vuol dire "farfalla", Claude-Emma era la dedicataria del famoso "Children's Corner", una raccolta di sei pezzi didattici per pianoforte composta nel 1908, anno in cui i suoi genitiori finalmente si sposarono; la bambina sopravvisse alla morte del padre per nemmeno un anno, perendo in un'epidemia di difterite nel 1919.La tomba di Debussy al cimitero di Passy. Claude Debussy morì di cancro del colon-retto a Parigi il 25 marzo 1918, nel mezzo dei bombardamenti aerei e d'artiglieria in un'azione dell'Offensiva di primavera della Grande guerra. Nel disperato clima bellico che si respirava al tempo in Francia, non fu possibile rendere gli onori di stato al compositore e la sua processione funebre si tenne in maniera veloce e frugale per le vie deserte della città fino al cimitero del Père-Lachaise; solo dopo la fine della guerra, 8 mesi dopo, fu possibile celebrarne la morte. Il suo corpo venne traslato nel cimitero di Passy, dietro il Trocadéro, dove attualmente riposa tumulato insieme alla moglie Emma ed alla figlia Chou-chou. La Francia ha fin dal principio riconosciuto e celebrato il genio musicale di Debussy, onorandolo come uno dei suoi più stimati figli. Dal 1980 fino all'introduzione dell'euro nel 2002, il suo volto ha campeggiato sulla banconota da 20 franchi. L'altra sera a Villa Romanazzi Carducci il Collegium Musicum diretto da Rino Marrone ha festeggiato l'anniversario del geniale compositore con un raffinato concerto (comprendente anche musiche di Stravinskij e Ravel), cui hanno partecipato la brava attrice Nunzia Antonino, nella veste di voce recitante, e l'ottimo soprano Viviana Manisco. Successo caloroso.

Maurizio Zanini dirige allo Showville l'Orchestra della Provincia di Bari

Domani, sabato 28 gennaio 2012 alle ore 21.00 presso la multisala Showville di Bari, l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari si esibirà nel concerto del ciclo “Raccontare Beethoven”, guidata dalla bacchetta del celebre pianista e direttore Maurizio Zanini (nella foto), e con la partecipazione di Ugo Gregoretti. Il noto regista, giornalista, drammaturgo e intellettuale romano sarà una sorta di “guida all’ascolto” per tutti i concerti del ciclo “Raccontare Beethoven”. I biglietti sono in vendita al costo di 10 euro (intero) e 8 euro (ridotto) presso il botteghino della multisala Showville aperto tutti i pomeriggi a partire dalle ore 16.00 ( mercoledì – sabato - domenica anche di mattina dalle ore 10.30 alle 13.30 ). Info. 080.9757084. Il programma della serata prevede l’esecuzione di musiche di Wolfgang Amadeus Mozart : Sinfonia n. 36 in do magg. K. 425 "di Linz"e di Ludwig van Beethoven: Sinfonia n. 4 in si bemolle magg. op. 60.

giovedì, gennaio 26, 2012

A Firenze nei giorni 9,10 e 11 marzo si terrà il "WORLD BACH-FEST"

Nei giorni 9-10-11 marzo 2012 a Firenze ci sarà il WORLD BACH-FEST, che porterà a Firenze tutti gli appassionati di Johann Sebastian Bach e renderà Firenze una grande cassa armonica bachiana, dove convergeranno da tutta l'Europa (e speriamo anche da più lontano) tutti "Quelli che Bach". Musica, cinema e parole, con il padre di tutta la musica. Il World Bach-Fest è un evento nato dalla virtualità della rete, cioè dal Gruppo JS Bach di Facebook, e concretizzato in una reale Woodstock bachiana grazie a un'idea di Ramin Bahrami e di Mario Ruffini. Il festival sarà inaugurato al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (venerdì 9 marzo ore 21) e proseguirà per i giorni di sabato e domenica nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio e al Cinema Teatro Odeon, con una Non-Stop musica di 48 ore (sabato 10 e domenica 11 marzo). Anche la notte sarà possibile vivere con Bach: il Palazzo Vecchio per la notte musicale di Bach, e al Cinema Teatro Odeon per il Cinema di Bach (dove si svolgerà anche il concorso per un Corto cinematografico di 114 secondi). Per tre giorni la musica di Johann Sebastian Bach si spanderà per tre giorni senza soluzione di continuità. Al centro di tutto il Festival ci sarà uno dei massimi esecutori viventi della musica di Bach, Ramin Bahrami, che rinnova le geometrie esecutive del passato in una delle più rilevanti conquiste dell'interpretazione bachiana di tutti i tempi. Il Maestro inaugurerà il World Bach-Fest al Teatro del Maggio Musicale eseguendo tre Concerti (9 marzo) e lo chiuderà con le Variazioni Goldberg al Salone dei Cinquecento (11 marzo). Nel mezzo, lezioni a studenti (tenute dallo stesso Bahrami, e dai violoncellisti Natalia Gutman e Andrea Nannoni), Non-Stop Musica per 48 ore di solisti, ensembles e orchestre (tra cui l'Orchestra della Toscana) e Cinema di Bach riempiranno le intere giornate di sabato 10 e domenica 11 marzo. Con la sorpresa di Vinicio Capossela. Anche la notte risuonerà di Bach: chi vorrà musica la troverà ancora in Palazzo Vecchio, chi vorrà il cinema, lo troverà all'Odeon. Per i sapori bachiani, ci si potrà fermare nei Caffè Zimmermann (quello della Cantata del Caffè), sparsi qua e là nei luoghi bachiani di Firenze. L'evento sarà altresì trasmesso integralmente in diretta streaming. Della tre giorni del World Bach-Fest sarà infine realizzato un film, che sarà certamente un'opera promozionale per Firenze, per la Toscana e finalizzato alla preparazione della successiva edizione, e per tutte le istituzioni che vi partecipano. Tutti coloro che intendono partecipare, da ESECUTORI, da ALLIEVI, da concorrenti per il CORTO CINEMATOGRAFICO, da MUSICOLOGI, o infine da SPETTATORI, possono consultare il sito: www.worldbachfest.it/

Domani il Trio Modigliani si esibisce in Vallisa per l'associazione Mirarte

Domani, venerdì 27 gennaio (alle 21), all'Auditorium Vallisa di Bari, prosegue la stagione concertistica 2012 dell'Associazione Culturale Mirarte, diretta da Marina Addante. Il secondo concerto avrà per protagonista il notissimo Trio Modigliani (nella foto), formato da Mauro Loguercio (violino), Francesco Pepicelli (violoncello) e Angelo Pepicelli (pianoforte). In programma musiche di Schumann (Phantasiestücke op. 88) e Beethoven (Trio op. 70 n. 1 "Gli Spettri"). La guida all'ascolto sarà curata dal critico musicale Livio Costarella.

mercoledì, gennaio 25, 2012

A Lecce venerdì prossimo Marcello Panni dirige il "Concerto della Memoria"

Ultimo appuntamento con la Stagione Sinfonica e di Balletto Autunno- Inverno dell’Orchestra Tito Schipa. Si chiuderà, infatti, venerdì 27 gennaio al Teatro Politeama Greco di Lecce con un Concerto in occasione della Giornata della Memoria, in replica sabato 28 gennaio ad Ostuni al Teatro Roma (ore 21.00). Terminato il percorso sul virtuosimo trascendentale ideato da Marcello Panni (nella foto), l’Orchestra guidata dalla bacchetta del direttore artistico e principale, si congeda dal suo pubblico con un concerto interamente dedicato a celebrare la "Giornata della Memoria", con la partecipazione del soprano Amelia Felle e del violinista Stefan Biro. Ricco e articolato il programma musicale del concerto: si parte con le musiche di Fabio Vacchi, il compositore di musica contemporanea italiano vivente più eseguito al mondo e “Composer in residence” al Teatro Petruzzelli, con "Dai calanchi di Sabbiuno", composto per un concerto commemorativo del cinquantenario della Resistenza ed eseguito al Teatro alla Scala nel 1995. Una commossa, angosciante trenodia o, se si preferisce, una sorta di marcia funebre laicamente partecipe. La ragione di questo desolato clima espressivo consiste nella natura commemorativa del brano, che intende evocare un tragico fatto di sangue che avvenne poco prima della fine della seconda guerra mondiale a Sabbiuno, borgo nei pressi di Bologna, luogo d'origine dell'autore, dove un centinaio di partigiani furono barbaramente trucidati dai fascisti, che successivamente ne gettarono i corpi nei locali "calanchi". Si chiude la prima parte del concerto con i Lieder "Eines Fahrenden Gesellen" (Canti di un compagno errante) di Gustav Mahler per voce e orchestra che sono cronologicamente il primo ciclo di Lieder orchestrali di Mahler e l'unico di cui egli scrisse anche i testi. Il testo e la musica (nella versione per pianoforte) furono composti rapidamente tra il Natale del 1884 e il 1° gennaio 1885. Non si conoscono invece le date precise dell'orchestrazione che probabilmente fu completata poche settimane o addirittura pochi giorni avanti la prima esecuzione, che ebbe luogo a Berlino nel 1896. Il compagno errante rappresenta il "compagno di strada", “l'amico girovago", perfino lo "studente vagante", colui che gira il mondo senza aver ancora appreso il senso della sua infelicità, afflitto dalla pena d'amore, ma non ancora cosmicamente disperato. Nella seconda parte due pagine legate a due diversi approcci cinematografici a quel tragico culmine di tutte le discriminazioni e di tutte le violenze dell’uomo sull’uomo che è la Shoah: il tema principale di "Schindler’s List" (1993), memorabile canto per violino e orchestra che ha fatto vincere a John Williams, uno dei sette Oscar assegnati al film e la suite per orchestra de "La vita è bella" di Nicola Piovani premiato con l'Oscar per la migliore colonna sonora del film di Roberto Benigni. Anche questo concerto è all’insegna della solidarietà a favoredella Cooperativa Sociale Commercio Equo e Solidale Onlus, e per il progetto Olivo , Pace e sviluppo nel Mediterraneo che intende realizzare azioni di scambio culturale e di sviluppo economico, in Puglia e nei territori di Israele e Palestina, nell’ottica della costruzione di una rete di economia solidale nord-sud.

martedì, gennaio 24, 2012

La Filarmonica della Scala di Milano in diretta ed in HD al Multicinema Galleria di Bari

In occasione del suo trentennale l’Orchestra Filarmonica della Scala inaugura il progetto che porta la grande musica sinfonica in diretta ed in alta definizione (il cosiddetto HD - High Definition) dal Teatro alla Scala nei cinema italiani e internazionali: una speciale anteprima per i cinema italiani avverrà giovedì 26 gennaio con Daniel Barenboim (nella foto) protagonista nella doppia veste di pianista e direttore; a seguire ci saranno altri tre appuntamenti distribuiti nei cinema di tutto il mondo. L’iniziativa è prodotta da Musicom.it, che progetta e realizza tutte le riprese in HD della Filarmonica, in collaborazione con UniCredit, main partner della Filarmonica, e distribuita da Nexo Digital, la società che ha già portato nelle sale italiane Lang Lang, il Metropolitan e il Bolshoi, e colloca la Filarmonica al fianco di alcune grandi istituzioni musicali che attraverso la presenza nei cinema hanno coinvolto un vastissimo pubblico in tutto il mondo. Se il Metropolitan ha ormai staccato oltre 8 milioni di biglietti, anche i Berliner Philharmoniker e la Los Angeles Philarmonic hanno sviluppato progetti analoghi. Cinque concerti, cinque grandi direttori e un repertorio che spazia dal ‘700 ad oggi. Apre il ciclo il nuovo Direttore Musicale del Teatro alla Scala Daniel Barenboim con un omaggio a Ravel che comprende alcune delle pagine più note e spettacolari del compositore francese, incluso il celebre Boléro. Gli spettatori delle sale cinematografiche avranno così occasione di vedere un concerto che oltre che alla Scala sarà replicato alla Salle Pleyel di Parigi e all’Alte Oper di Francoforte. Un’anteprima riservata in via eccezionale agli spettatori del Multicinema Galleria. Il 21 aprile toccherà a Riccardo Chailly e Stefano Bollani, che già hanno scalato le classifiche di tutto il mondo con il loro omaggio a Gershwin. Non v’è dubbio che l’impasto di forme classiche e improvvisazioni jazz del loro programma dia il meglio di sè dal vivo. Il 7 maggio il giovanissimo direttore italiano Andrea Battistoni guiderà la Filarmonica in alcune delle più avvolgenti pagine di Rachmaninov, insieme all’altrettanto giovane pianista Alexander Romanovsky. Un grande programma romantico, dai tratti marcatamente virtuosistici, che vede in apertura un breve pezzo in prima assoluta commissionato dall’orchestra al trentaduenne Matteo Franceschini, tra i giovani compositori italiani più noti a livello internazionale. Fabio Luisi è sotto i riflettori dopo la nomina a “Principal Conductor” del Metropolitan di New York: nel suo debutto con la Filarmonica il 21 maggio presenterà, oltre ad un omaggio a Giovanni Gabrieli nel quattrocentesimo della morte, il Quarto Concerto per pianoforte di Beethoven con il giovane prodigio Rafał Blechacz e due pagine sinfoniche italiane di straordinario virtuosismo orchestrale: la travolgente Paganiniana di Alfredo Casella e le Feste Romane di Ottorino Respighi, il cui descrittivismo costituisce un autentico esempio di cinema in musica. Le riprese in alta definizione, realizzate dal regista Pietro Tagliaferri, saranno trasmesse in diretta dal Teatro alla Scala solo in sale attrezzate con la tecnologia 2k per garantire la massima qualità audio e video disponibile sul mercato. Gli spettatori del Galleria avranno così l’occasione di vivere un concerto alla Scala in contemporanea con gli spettatori in sala. L’esperienza sarà resa ancora più emozionante dall’opportunità di osservare da vicino l’orchestra, i passaggi solistici, i gesti e le espressioni del direttore, ascoltando ogni dettaglio con precisione assoluta. Inoltre, il regista Francesco Micheli guiderà in esclusiva gli spettatori dei cinema, dietro le quinte e nei foyer del Teatro alla Scala raccogliendo interviste con gli artisti, spiegazioni e commenti. Un’occasione straordinaria per seguire insieme spettacoli e backstage e incontrare esperti e protagonisti di un concerto della Filarmonica della Scala.

Stasera a Villa Romanazzi Carducci il Collegium Musicum di Rino Marrone rende omaggio a Claude Debussy

Il 2012 coincide con i 150 anni dalla nascita di Claude Debussy. Il Collegium Musicum diretto da Rino Marrone (nella foto) prosegue la sua stagione questa sera, alle 20.45, rendendo omaggio proprio a questa ricorrenza. Il programma della serata comprende, tra l'altro, "Six épigraphes antiques" di Debussy, orchestrate da Rainer Peters (in prima esecuzione italiana) e i "Trois Poèmes de Stéphane Mallarmé" di Maurice Ravel. Interprete vocale il soprano Viviana Manisco, mentre letture e testi sono curati e recitati dall'attrice Nunzia Antonino.. In mattinata hanno partecipato alla prova generale aperta, prevista per ogni concerto della stagione del Collegium, le Scuole Verga e Giovanni Paolo II di Bari. Info:080.5227986.

lunedì, gennaio 23, 2012

"La cultura non si mangia...Per fortuna!!!": nasce a Bari la FED.A.C. - Federazione delle Associazioni Culturali

“La cultura non si mangia…. Per fortuna!!!” Questo lo slogan che hanno sposato venti associazioni baresi attive nel campo delle arti figurative, della danza, della musica e del teatro che hanno deciso di fare rete per condividere obiettivi culturali e non solo. Nasce così a Bari la FED.A.C. (Federazione delle Associazioni per la Cultura) da un’idea di Giuseppe Maurizio Ferrandino già Presidente di Agorà Mediterranea, accolta con entusiasmo dal Sindaco, nonché assessore alla Cultura del Comune di Bari, Michele Emiliano. "Abbiamo sentito l’esigenza di proporre il progetto di una Federazione delle Associazioni Culturali - dichiara Ferrandino - perché proprio il mondo dell’associazionismo non può prescindere dall’essere esempio di aggregazione e, specialmente in un momento di crisi come quello odierno, è necessario creare un fronte comune tra tutti coloro che credono nel valore della cultura come “cibo della parte più nobile dell’uomo”, della sua intelligenza, della sua educazione, del suo senso eticomorale e di conseguenza della civile convivenza." Oltre ad Agorà Mediterranea la Federazione annovera tra i fondatori associazioni culturali tra le più attive e blasonate a Bari: Auditorium Diocesano Vallisa (Saverio Fiore), Badathea (Nicola Valenzano), Breathing Art Company (Simona De Tullio), Centro d’Arte 89 (Piero Pantaleo), Descarga Cubana (Gianni Guardavaccaro), El Mundo del Caribe (Nicola Coletta), Ellea – Linea d’arte (Loredana Albanese), Federico II Eventi (Michele Loiacono), Florilegium Vocis (Sabino Manzo), Grupo Habana (Domenico Lorusso), I luoghi della musica (Angelo De Marzo), Il Sipario (Teresa Conforti), La bottega dell’armonia (Flavio Maddoni), Mirarte (Domenico Del Giudice), Mousikè (Patrizia Gesuita), Ri-belle (Angela Fiore), Soul Dance (Fabio Troianiello), Teatro Osservatorio (Giuliana Stancarone) e Terrae (Rocco Chiumarulo), ma l’obiettivo è di raccogliere l’adesione di molte altre associazioni che operano non solo nella città, ma nel territorio Pugliese. Per illustrare le finalità ed i progetti della Federazione, il presidente Giuseppe Maurizio Ferrandino ed i rappresentanti delle associazioni federate, alla presenza del Sindaco di Bari Michele Emiliano, incontreranno i giornalisti e le organizzazioni che operano nel campo culturale alle ore 10 di domani, 24 Gennaio 2012 presso la Sala Giunta del Comune di Bari.

Lo Stabat Mater di Dvořák con l'OSN della Rai diretta da Juraj Valčuha

C’è tutto il dolore di un padre per la perdita di una figlia dietro il primo grande lavoro spirituale di Antonin Dvořák (nell'immagine), lo Stabat Mater op. 58, che l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il suo Direttore principale Juraj Valčuha propongono giovedì 26 gennaio 2012 alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, in diretta su Radio3 e in live streaming sul sito www.osn.rai.it. Nessun testo più della celebre sequenza di Jacopone da Todi era più adatto a rendere manifesto lo stato d’animo del compositore, che nel 1877, dopo la morte della figlia Josefa, creò quest’ampia pagina sinfonica e corale, capace di toccare le corde più dolenti dell’animo umano, ma anche di elevarsi verso una consolatoria grazia divina. Interpreti di questo capolavoro della letteratura musicale slava, insieme a Juraj Valčuha, sono il soprano Sabina Cvilak, il mezzosoprano Michaela Schuster, il tenore Giuseppe Varano e il basso István Kovács. Con loro il Coro Filarmonico Cèco di Brno, fondato nel 1990 e diretto da Petr Fiala Il concerto è replicato a Torino venerdì 27 gennaio alle 20.30. Le poltrone numerate, da 30 a 15 euro (ridotto giovani per i nati dal 1982) sono in vendita sia online sia presso la biglietteria dell'Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino. Un'ora prima del concerto sono messi in vendita gli ingressi non numerati a 20 e 9 euro (ingresso giovani per i nati dal 1982). Informazioni: 011.8104653 - biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.

"Ricordando la grandezza di Giuseppe Sinopoli, filosofo della Musica" di Maurizio Dania

"Difficile certo. Ma la Lou Salome di Giuseppe Sinopoli mi è piaciuta molto anche al solo ascolto radiofonico. La mia compagna era presente e possiede una copia dell'unica registrazione diretta dal Maestro veneziano. Non saprei aggiungere altro: a me è parso il lavoro di un genio, di un intellettuale straordinario, di un uomo che non era solo un musicista, mancato troppo presto all'opera, sui podii del mondo e che avrebbe meritato quello prestigioso dei Berliner, dopo l'uscita di scena di Claudio Abbado. Lo ricordo a Dresda, a Santa Cecilia, di cui cerco una registrazione wagneriana, con Domingo grande protagonista. Venezia domani, domenica, gli dedicherà una proiezione e credo che il rimpianto di chi lo apprezzava abbia questa sera provocato emozione, commozione, anche entusiasmo. Mi sono piaciuti i cantanti. Bravissima la Gulin. Abili i maschi, interessanti le parti recitate, abile Giorgia Stahl, attrice. Venezia merita un applauso, il Teatro il rispetto di tutti gli appassionati. Ho ascoltato con interesse i ragionamenti offerti dai commentatori e dagli ospiti dei giornalisti di Radio 3. Una bella serata di musica all'altezza della fama della Fenice. Altro non saprei dire. A latere, consiglio la lettura del libro di Sinopoli, non che riguardi in modo stretto l'opera, anzi, è stato scritto dopo una nottata trascorsa per le calli, al termine di una prova del Parsifal, ma inquadra l'uomo e ne delinea l'alta statura intellettuale. Proseguendo sulla LOU, certo in modo parziale, mi permetto di aggiungere, dopo attento esame di testi, ma anche dopo avervi invitato a leggere il libro del Maestro itinerante nella notte della sua Venezia: non può essere farina del mio solo sacco e cito le fonti testuali o d'ispirazione. Chi non ama la musica, invecchia prima degli altri. Per cui ecco alcuni pensieri, di Boulez, dello stesso Sinopoli, non solo miei, che sono povera cosa davanti ai giganti che ho citato. Giuseppe Sinopoli in senso pieno un uomo del destino, perlomeno come lo intendeva Eraclito in uno dei suoi frammenti: «Il carattere di un uomo è il suo destino». Il breve tempo della sua vita infatti sembra che sia stato soggetto alla necessità in maniera più cogente e in forme più ineluttabili di quanto accada alla maggior parte di noi. Le circostanze della sua scomparsa, per esempio, hanno destato la sensazione di trovarsi di fronte a un evento che trascende la comune esperienza della morte. Sinopoli si è accasciato sul podio della Deutsche Oper di Berlino il 20 aprile del 2001, mentre dirigeva una recita di Aida. Il primo cerchio della sua vita artistica si chiudeva così ritrovando l'opera di Verdi, con la quale aveva compiuto il suo esordio come direttore d'orchestra a tutti gli effetti nel 1978, al Teatro La Fenice. Il secondo cerchio invece si chiudeva trovando la morte nello stesso teatro di Berlino, in cui Sinopoli aveva riscosso il primo successo internazionale nel 1980 con una sconvolgente interpretazione del Macbeth di Verdi, preludio alla svolta radicale della sua carriera nel segno dell'ermeneutica musicale. Nel maggio 1981 infatti veniva rappresentata a Monaco (dove altrimenti?) la sua unica opera Lou Salomé, rimasta non solo il lavoro più rappresentativo della sua attività come compositore, ma anche l'ultima espressione diretta del suo complesso mondo interiore. Lo spettacolo era stato allestito da Götz Friedrich, il regista che lo aveva voluto con forza alla Deutsche Oper e con il quale si era consumata una clamorosa rottura alla vigilia di assumere l'incarico di direttore musicale del teatro, nel 1990. per cui si chiude il terzo e forse più inquietante cerchio, perché Sinopoli aveva accettato di dirigere l’Aida fatale e di tornare nella sala di Berlino dopo dieci anni proprio in onore dell'amico/nemico Friedrich, scomparso all'improvviso qualche mese prima. Sinopoli scrisse un breve testo sul programma di sala per ricordarlo con parole che risultano oggi ancor più toccanti sapendo che in maniera inconsapevole stava parlando anche di se stesso: «A Götz voglio dedicare quella spirale di sentimenti che mi avvolgerà quella sera nel teatro che ho amato e che mi ha amato, in cui ritorno perché Götz, prendendomi per mano, con affetto, mi ha chiesto non di dimenticare una parte della nostra vita, ma di ricordarne un'altra, più forte, più bella, più vera. Mentre Götz mi accompagna questa sera al podio mi sembrerà ripetermi con voce serena e suasiva quanto l'Edipo sofocleo disse alla gente di Colono, prima di abbandonare la scena: “... tu e questo paese... abbiate buona sorte, e nella prosperità ricordatevi di me, quando sarò morto, per sempre felici”.» La catena inevitabile di questi eventi sembra mettere in luce un arcano disegno del fato su Sinopoli. Il riferimento alla figura di Edipo, un altro personaggio segnato in maniera tragica dal manifestarsi della necessità, rivela il profondo influsso del mondo antico nel suo percorso spirituale. Ma non nel senso accademico di una lunga consuetudine con le discipline classiche, malgrado la laurea postuma in Archeologia, bensì attraverso una rilettura moderna del mito come fonte di conoscenza profonda della condizione umana. Sinopoli si ricollegava per istinto alla variegata schiera di artisti e pensatori, che a cavallo del Novecento avevano reagito con devastante lucidità intellettuale alle chimere neoguelfe e mistiche della generazione romantica. Il mito classico deriva al pensiero della Moderna ( Il concetto di modernità nella storia d'Europa, America e Australia, significa un cambiamento radicale in tutte le sfere della vita alla tradizione. Nel Querelle des Anciens et des Modernes (1687) è stato "moderno", né un opposto di "antichità". Solo nel 19 ° Secolo divenne di uso comune per definire la parola modernismo in generale, la presenza del passato. Nella filosofia moderna cade insieme con l'Illuminismo) una dimensione del sacro alternativa alla spiritualità cristiana di stampo medioevale e forniva, attraverso la forma del racconto, una rivelazione della realtà primigenia dell'umano. Nel Libro degli amici, Hugo von Hofmannstahl esprimeva in altri termini questa nuova sensibilità con una sintesi poetica, affermando che la profondità si nasconde in superfcie. Sinopoli ha indagato il mito attraverso le lenti di Nietzsche, di Freud, di Rilke per leggere in maniera nuova e originale i lavori del teatro musicale dell'Ottocento e del primo Novecento. Le sue interpretazioni di valore assoluto non a caso sono legate agli autori protagonisti di quella rottura epocale con la musica romantica, Wagner e soprattutto Strauss. Tuttavia c'è un altro autore che si stacca dal gruppo dei preferiti e spicca in maniera particolare nel mondo di Sinopoli, Alban Berg. La figura di Berg rappresenta la sintesi delle contraddizioni interpretate e rivissute anche da Sinopoli come direttore e compositore. Berg incarnava da un lato la reazione della Moderna alla cultura romantica, dall'altro la crisi della modernità attraverso il mito. Wozzeck, l'opera che Sinopoli avrebbe voluto vedere rappresentata in un teatro ogni anno, scardina dall'interno i principi dell'opera romantica, creando l'archetipo dell'antieroe moderno, un Amleto sottoproletario ricco solo della sua insopprimibile umanità. Lulu invece rivela l'inconsistenza strutturale nel mondo moderno del mito, la cui verità rimane incomprensibile e inaccessibile a tutti. A differenza di Wozzeck, il quale è mosso dalla necessità di compiere il delitto rituale, Lulu è agitata in maniera integrale dal destino altrui, come una vuota immagine proiettata sullo schermo. In genere si usa descrivere la carriera compositiva di Sinopoli come una parabola involutiva, che dai primi lavori scritti in uno stile infuenzato dallo strutturalismo delle avanguardie musicali del secondo Novecento arriva a recuperare tendenze di carattere espressionista. Spesso si è parlato di reminiscenza, a proposito della eco stilistica della Scuola di Vienna negli ultimi lavori e in particolare in Lou Salomé. Ritengo invece che la evidente presenza di allusioni alla musica di Berg nell'opera di Sinopoli non rappresenti una sorta di rito negromantico di anamnesi, in attesa che le larve e gli spettri della lunga notte della ragione convocati dall'artista-stregone si dissolvano in un mattino luminoso di là da venire. Lou Salomé mi sembra viceversa l'esplicito tentativo da parte di Sinopoli di interpretare attraverso la musica il mondo poetico di Berg, nel senso in cui Ezra Pound intendeva la creazione musicale come esercizio supremo di critica letteraria. La scrittura musicale e l'interpretazione non erano due lati della personalità artistica di Sinopoli in competizione tra loro. La carriera di direttore d'orchestra è stata in primo luogo la metamorfosi del precedente lavoro creativo, all'interno di un processo di comprensione ontologica del mondo. Lou Salome e il Parsifal: due vite, due mondi, due modi di vedere le cose per chi non riflettesse sulla grandezza di un disegno che è dentro di noi; la vita, la morte, s'inseguono, giocano. Sinopoli è un filosofo della musica. La musica è filosofia. L'anima muore con il corpo, come insegna Aristotele. Che non è il filosofo della Ragione, ma l'indagatore di tutto ciò che sfugge alla Ragione e che la Ragione tenta invano d'imbrigliare. Le pagine introduttive dell’Etica a Nicomaco sono, ancora oggi, un manuale di metodologia scientifica per tutte le cosiddette scienze umane. E "Lou Salome" è etica, vita, ragione." MAURIZIO DANIA

sabato, gennaio 21, 2012

Standing ovation al Petruzzelli per Lorin Maazel protagonista di una Carmen da ricordare

"La Carmen di Bizet è l'epifania ottocentesca di uno dei pensieri cardine della cultura borghese a partire dalla fine del Settecento: la libertà è un bene da godere e percepire in modo assoluto ed individuale senza grandi vincoli o impedimenti; in questo si può realizzare il percorso dell'uomo nel mondo." A scrivere queste significative parole nel porgramma di sala è Giandomenico Vaccari, sovrintendente della Fondazione Petruzzelli in scadenza di mandato (anche se la riconferma pare ormai questione di ore). Un pensiero il suo che ci trova pienamente d'accordo dopo aver seguito (da un palco di seconda fila laterale) l'inaugurazione proprio con Carmen ieri sera della stagione d'opera e balletto al Petruzzelli. Teatro strapieno ed esaurito da giorni per tutte e cinque le repliche. Carmen al pari di Tosca, Bohème, Butterfly, Aida, si sa, è opera popolarissima e amatissima dal pubblico. Ieri è stato un trionfo per Maazel, interprete di una direzione magistrale, per l'Orchestra ed il Coro del Politeama barese in forma eccellente, oltre che per i protagonisti del cast internazionale, tutti cantanti più o meno giovani ma di sicuro talento. In particolare, degna di nota la prova vocale di Ekaterina Metlova, un giovane mezzosoprano russo di notevoli qualità e che potrebbe diventare la Carmen di riferimento di un prossimo futuro. Quello che non ha personalmente convinto chi scrive è stata invece la regia di William Kerley. Poco importa se l'ambientazione storica della vicenda è spostata alla fine della guerra civile spagnola sul finire degli anni Trenta del secolo scorso. Ci può anche stare. Ma perchè non sfruttare meglio la profondità del palcoscenico del Petruzzelli? La realistica scenografia di Tom Rogers (autore anche dei costumi) ci è parsa infatti eccessivamente compressa nell'affollato primo atto, dove ottanta persone tra coro e comparse erano davvero troppe per potersi muovere con la naturalezza necessaria. Non ci sono poi sigaraie, ma operaie di una fabbrica di esplosivi: perchè questa scelta arbitraria? Eleganti e plastiche le coreografie di Domenico Iannone. Da ricordare l'ultimo atto: dalla smagliante festa sino allo struggente pathos del disperato duetto finale tra Don Josè e Carmen, accompagnato da Maazel e dall'orchestra con raro trasporto e calda espressività. Standing ovation meritatissima per il grande maestro americano, che ad ottant'anni suonati sembra aver ritrovato la freschezza e l'energia dei tempi migliori. A Febbraio lo aspetta una tournèe in Scandinavia e Stati Uniti con i mitici Wiener Philarmoniker...Roba da "Cocoon"!

venerdì, gennaio 20, 2012

"Figli di una terza minore" è il tema dell'ultima puntata di "Petruška” su Rai5

E’ un intervallo musicale il protagonista dell’ultima puntata di “Petruška”, intitolata “Figli di una terza minore”, in onda su Rai5 sabato 21 gennaio alle 10.15. Michele dall’Ongaro dimostra come moltissimi capolavori, dall’ “Oedipus Rex” di Igor Stravinskij alla cantata “Alexander Nevsky” di Sergej Prokof’ev, siano basati sull’intervallo di terza minore. Suoi ospiti il primo contrabbasso dell’Orchestra Rai Augusto Salentini, e l’ingegnere acustico Maria Giovannini, incontrata nel Salone del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, che spiega l’importanza di un giusto tempo di riverberazione per l’ascolto della musica. A seguire la cantata “Alexander Nevsky” di Prokof’ev diretta da Claudio Abbado (nella foto), con le immagini dell’omonimo film di Sergej Ejzentstein rielaborate da Daniele Abbado e Leonardo Sangiorgi in collaborazione con Studio Azzurro.

giovedì, gennaio 19, 2012

Domani a Martina Franca esordisce il Quartetto d'Archi della Fondazione Paolo Grassi

Esordirà domani venerdì 20 gennaio, alle 19.00, presso l'Auditorium della Fondazione il Quartetto d’Archi della Fondazione Paolo Grassi composto dalle giovani musiciste Lucia Giannotti (violino), Silvia Grasso (violino), Michela Carnevale (viola) e Ludovica Rana (violoncello). Sono tutte pugliesi le componenti del Quartetto, nato dall’esperienza della Masterclass per Strumenti ad Arco “Gioconda De Vito” (organizzata ogni anno a settembre dalla Fondazione Paolo Grassi), che si sono rivelate fra le più brillanti partecipanti ai corsi, vincendo anche le borse di studio del Premio “Francesco Caramia” o inserendosi negli organici dell’Orchestra Internazionale d’Italia per le produzioni del Festival della Valle d’Itria. Il Quartetto proporrà musiche del repertorio classico per quartetto d’archi, dando il via ad una serie di concerti aperti al pubblico che la Fondazione ha in programma per il 2012 nell’ambito del progetto “Il Futuro con la Musica”, sostenuto dalla Regione Puglia. Il quartetto d’archi è certamente la formazione musicale che meglio incarna lo spirito e il senso della musica da camera, in quanto fautore di un tipo di musica che va assorbita e contemplata in una dimensione, appunto, “da camera”, tutt’altro che spettacolare. Composto da singole parti diverse tra loro seppur appartenenti alla stessa famiglia, il quartetto d’archi racchiude in sé il significato simbolico della musica d’insieme, come sostiene, tra gli altri, Sandro Cappelletto nel libro dal titolo “Mozart, la notte delle dissonanze” (EDT, 2006): «[...] Anche organici diversi hanno consentito risultati eccellenti, ma l’insieme formato da due violini, una viola e un violoncello possiede allo stesso tempo più compiutezza e più essenzialità: le “quattro parti” esercitano un fascino arcaico, rinviano alle prime catalogazioni degli elementi creativi, sembrano voler riprodurre la vastità e l’ordine della vita, il confronto e la sintesi universali.» Fanno eco alle parole di Cappelletto quelle di Luciano Berio, citato nello stesso libro con una definizione esemplare e poetica del quartetto d’archi: «Penso che non esista un insieme strumentale che sia stato penetrato tanto profondamente dal pensiero musicale quanto il quartetto d’archi. È infatti attraverso il quartetto che il vascello della musica getta lo scandaglio nei mari più profondi. [...]». Nell’obiettivo di (ri)scoprire la profondità della musica, così da darle nuova linfa soprattutto in prospettiva, la Fondazione Paolo Grassi ha voluto focalizzare l’attenzione sul talento giovanile e sull’attività concertistica di musica da camera, ponendo i concerti del suo Quartetto d’Archi al centro della programmazione 2012, a partire da questo primo concerto ad ingresso libero, fino a esaurimento posti. Ulteriori informazioni sul sito internet della Fondazione: www.fondazionepaolograssi.it

Domenica prossima Recital Lirico all'Agimus di Mola di Bari

Fondazione Petruzzelli: Alessandro Laterza e Angiola Filipponio Tatarella sono entrati a far parte del CdA

Il ministro per i Beni e le Attività culturali, Lorenzo Ornaghi, ha designato l'editore Alessandro Laterza (nella foto) e l'ex sovrintendente del politeama barese, Angiola Filipponio Tatarella, quali nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari.

Il Meltin' Quintet si esibisce al Gorgeous di Bari per Mirarte

Prosegue stasera, alle 21.30, la rassegna "Jazz Life" organizzata dall'Associazione Mirarte al Gorgeous di Bari (via della Costituente 82)con la direzione artistica di Marina Addante. Nel secondo concerto si esibirà il Meltin' Quintet, con la nota vocalist Marta Gadaleta (nella foto): un concerto ai confini tra rock, pop e jazz. Infotel: 340.751.05.54 o 348.376.61.30.

mercoledì, gennaio 18, 2012

Al BLUorG di Bari Michele Mirabella presenta il suo "Cantami o mouse" edito da Mondadori

Sabato 21 alle ore 19.00 presso la Galleria BLUorG di Bari, (Via Celentano 92) si presenterà il libro di Michele Mirabella, "Cantami, o mouse" edito da Mondadori. A interloquire con l’ autore, nonché regista e uomo di comunicazione teatrale e televisiva, sarà il noto attore (e non solo) Antonio Stornaiolo. Cantami, o mouse ovvero il mondo di oggi spiegato dagli antichi (come da sottotitolo) è una brillante e caustica cavalcata in cui gli antichi dei, eroi e miti si offrono alla riflessione colta e ironica di Mirabella, moderno aedo dei mass-media. Per informazioni: Galleria BLUorG / Via M. Celentano 92/94 - Bari / + 39 080.9904379 - info@bluorg.it - www.bluorg.it

Domenica prossima il celebre pianista Ramin Bahrami suona al Curci di Barletta

Vernissage in grande stile, domenica 22 gennaio presso il Teatro Curci di Barletta per la 28.ma Stagione Concertistica dell'Associazione Cultura e Musica "G. Curci" in collaborazione con la Direzione Artistica del Teatro Curci . Di scena il pianista Ramin Bahrami (nella foto), attualmente uno degli interpreti di Bach piu' apprezzati in campo internazionale. Si direbbe un appuntamento per appassionati, un concerto per pochi intimi, quello inserito nella intrigante programmazione del Teatro Comunale Curci. Questa sensazione può essere sicuramente e smentita da varie circostanze che vedono continuamente Bahrami sulla cresta dell'onda mediatica: i Concerti per pianoforte di Johan Sebastian Bach, edito da Decca, nel quale il pianista esegue cinque concerti di Bach sotto la direzione di Riccardo Chailly e con la mitica Orchestra Gewandhaus di Lipsia l'ultimo cd di Ramin Bahrami , per quasi due mesi è rimasto in vetta alle classifiche di vendita; l'intervista che il settimanale l'Espresso gli ha ampiamente dedicato lo scorso agosto, che proietta il pianista iraniano nel gotha internazionale dei più grandi pianisti del momento. La critica tedesca lo ha definito “un mago del suono, un poeta della tastiera… artista straordinario che ha il coraggio di affrontare Bach su una via veramente personale…” (Leipziger Volkszeitung). Quella di Ramin Bahrami è dunque una fama in rapida ascesa anche presso il grande pubblico, poiché per gli appassionati la sua abilità è da anni fuori discussione. Nato a Teheran trentasei anni fa da padre di origini tedesche e iraniane e da madre per meta' russa e per meta' turca, Bahrami ha dovuto lasciare l'Iran giovanissimo, poiche' la sua famiglia era perseguitata dal regime e suo padre e' morto in carcere in circostanze non chiarite, probabilmente assassinato. In eredità al figlio ha lasciato la musica di Bach e una lettera nella quale invitava il proprio figlio costretto ad emigrare prima in Italia e poi in Germania a frequentare Bach: quella musica non l'avrebbe lasciato mai solo. Consiglio seguito alla lettera da Ramin Bahrami, forse neanche troppo inconscio gesto d'amore per quel padre strappatogli via. Fino a diventare uno dei massimi interpreti di Bach, nella cui musica, secondo Bahrami, tutto si compone, gli opposti si incontrano, i dualismi si fondono e si genera quell'armonia che è alla base stessa dell'esistenza del creato, per lui "Bach ha capito questo importante concetto duecento anni prima della cosiddetta globalizzazione. La sua musica è un dialogo continuo, in cui l'Oriente e l'Occidente coesistono, convivono e non smettono mai di cercarsi l'uno l'altro, un dialogo nel quale una seconda eccedente e una terza maggiore si incontrano senza distruggersi". Per questo, assistere ad un concerto di Ramin Bahrami, osservare le sue dita che leggere sfiorano i tasti, la sua concentrazione, ascoltare la purezza del suono, è davvero un'esperienza indimenticabile. Mai semplice esecutore, riesce a penetrare intimamente la struttura complessa e grandiosa della musica di Bach, dandone la sua interpretazione personale, senza per questo tradire l'originale. C'è passione nella sua serena esecuzione, ma anche profonda conoscenza filologica, unite ad una tecnica davvero formidabile. Ramin Bahrami proporrà a Barletta una "disfida" in nome del comune amore – di Scarlatti, Bach, e Bahrami - per l’Italia e la musica “in stile italiano”. Di Domenico Scarlatti Bahrami ha scelto cinque Sonate, in cui brilla la fantasia inesauribile del compositore napoletano e nelle cui melodie, ritmi e armonie si possono riconoscere gli echi della musica popolare dell'Italia, del Portogallo e della Spagna, i tre paesi dove si svolse la sua attivita'. Di Bach, autore prediletto da Bahrami, Di Bach ha messo in programma due Suites, una intitolata "francese" e l'altra "inglese" , ma in realta' permeate entrambe dal gusto musicale francese e dalla passione per la danza che dalla Francia aveva invaso la Germania e l'intera Europa. E in conclusione ha messo altre due composizioni del grande Johann Sebastian, l'Aria variata alla maniera italiana e il Concerto italiano, che fin dal titolo rivelano l'ammirazione per la musica italiana e il desiderio di assorbirne lo stile. Il concerto sarà preceduto, sabato 21 gennaio, da una conferenza del maestro Bahrami, presso il Conservatorio "Niccolò Piccinni" di Bari durante la quale l'artista proporrà la sua interpretazione della musica di Scarlatti e Bach e l’intreccio dell’arte con la vita, straordinaria e drammatica, di un giovane esule dal proprio Paese.

martedì, gennaio 17, 2012

RAI: SUCCESSO ITALIANO CON SALVATORE SCIARRINO A TOKYO

È stato accolto trionfalmente e con oltre 10 minuti di applausi Salvatore Sciarrino, uno dei più grandi compositori contemporanei, le cui opere da alcuni anni sono pubblicate da Rai Trade Edizioni Musicali; tutto questo è accaduto al termine del concerto interamente dedicatogli martedì 17 gennaio a Tokyo. Acclamato dalle oltre 1500 persone presenti alla Concert Hall della Tokyo City Opera, Sciarrino ha conquistato il pubblico giapponese, che al termine della serata si è pazientemente messo in fila per farsi firmare il programma di sala. Un successo tutto italiano, dal momento che sul podio della Tokyo Symphony Orchestra è salito Marco Angius, grande interprete del repertorio contemporaneo, e solista era un altro italiano, il flautista Mario Caroli. Il concerto si è aperto con "Berceuse", un brano per orchestra del 1969, che all'epoca della prima esecuzione rivelò il talento di uno Sciarrino poco più che ventenne, ma già in possesso di un'arte molto personale, tutta basata sul timbro. A seguire "Libro notturno delle voci", per flauto e orchestra (2009) e "Archeologia del telefono", per 13 strumenti (2005). In chiusura gli "Studi per l'intonazione del mare" (2000), per voce, quattro flauti, quattro sax, percussione e un'orchestra dallo straordinario organico di 100 flauti e 100 sax, formata dagli studenti del Senzoku Gakuen College of Music. Molto suggestivo il momento del brano in cui i 100 flauti e i 100 sax, come richiesto dalla partitura, hanno imitato l'effetto della pioggia con una tecnica particolare: suonando le chiavi dei loro strumenti senza emettere fiato. Il concerto era l'evento di apertura della fase finale del "Concorso di composizione Toru Takemitsu", del quale Sciarrino è giudice unico. Il compositore sarà anche protagonista, mercoledì 18 gennaio, di una conferenza sulla sua musica, e dovrà esaminare i brani dei quattro compositori da lui scelti come finalisti, eseguiti in concerto venerdì 20 gennaio dalla Tokyo Philharmonic Orchestra, sempre alla Tokyo City Opera. Prima di Salvatore Sciarrino solo a un altro italiano, Luciano Berio, era toccato l'onore di essere nominato giudice unico del Concorso Takemitsu, una delle più prestigiose competizioni del mondo nel settore dalla musica di oggi. Prossimi appuntamenti per la musica di Sciarrino in Giappone nel mese di agosto, con "Shadow of sound" per orchestra, alla Suntury Hall di Tokyo, e un nuovo lavoro con pianoforte intitolato "Carnaval", che sarà eseguito da Maurizio Pollini in prima assoluta al Festival di Lucerna e successivamente ripreso a Tokyo in ottobre. Il concerto è stato registrato dalla NHK, l’ente radiotelevisivo nazionale del Giappone, che lo trasmetterà alla radio.

Tutto esaurito per la Carmen inaugurale della stagione lirica del Teatro Petruzzelli

Nonostante le cinque repliche previste, è già tutto esaurito al botteghino del Petruzzelli. Così il pubblico barese saluta, entusiasta, il ritorno al Politeama barese, dopo ben ventotto anni, della "Carmen" di Georges Bizet, che il prossimo venerdì 20 gennaio inaugura la stagione 2012 di lirica e balletto del Teatro Petruzzelli di Bari. E non è secondo alla città l'entusiasmo di un mito vivente del calibro assoluto di Lorin Maazel, che ieri nel foyer del politeama, presente insieme al regista William Kerley ed a tutto il cast di Carmen, ha parlato a lungo dello spettacolo con la stampa. "Sono contentissimo di essere qui a Bari e di offrire il mio piccolo contributo per celebrare finalmente la rinascita di questo palcoscenico distrutto da un rogo, che fece orrore a tutti gli artisti del mondo. Ho già diretto nel vecchio Petruzzelli, prima dell'incendio, e la sua distruzione mi commosse tantissimo. Ed è un'emozione lavorare in questo teatro: ho dinanzi a me una compagine orchestrale giovane ed importante; è un piacere lavorare con loro. Ogni giorno mi regalano un carico unico di conoscenza, talento e giovinezza." Parole che inorgogliscono il sindaco Michele Emiliano, presidente della Fondazione Petruzzelli: "Provo una felicità ragionata. È un evento straordinario la presenza del maestro Maazel e chiunque, in questa città e non solo, si è reso conto dell'importanza di questa circostanza." Il maestro americano è assente dal palcoscenico del teatro Petruzzelli dal 1984 quando diresse la Chamber Orchestra of Europe, anche in veste di violinista nell'esecuzione delle celeberrime "Quattro Stagioni" di Vivaldi, come ha ricordato il sovrintendente Vaccari: "La Carmen debutterà così in una grandissima edizione illuminata da Lorin Maazel e coprodotta con il suo prestigioso festival di Castleton, in Virginia". In estate, come segnalato anche da precedenti post del nostro blog, l'intero organico dell'Orchestra del Petruzzelli volerà negli Stati Uniti, a Castleton, ancora sotto la guida di Maazel per suonare "Carmen", "Il barbiere di Siviglia" di Rossini, seconda coproduzione del Petruzzelli col festival americano, e "La bohème" di Puccini. Quanto all'ambientazione scenica e temporale della "Carmen" del Petruzzelli (nella foto di Carlo Cofano un momento delle prove dei giorni scorsi), il regista William Kerley spiega di aver "calato la vicenda nella Spagna della fine della Guerra Civile tra il 1938 e il 1939. Nell'aria c'era un'influenza che non esiterei a definire quasi da teatro di Shakespeare, e ho dunque immaginato la vicenda di Carmen collocata in un periodo di grande emozione collettiva; anche perché la fine di un conflitto determina sempre sentimenti speciali in un popolo".

lunedì, gennaio 16, 2012

"Raccontando" Beethoven nella Multisala Showville di Mungivacca con Paolo Olmi, Ugo Gregoretti e l'ICO di Bari

Quando si entra in una multisala cinematografica periferica della tua città (in questo caso Bari) per andare a seguire non un film bensì un concerto sinfonico, non può non mancare un momento di doloroso scoramento, soprattutto per chi ha frequentato per anni teatri, auditorium e "contenitori" (brutta ma efficace parola) di ben altro genere. Eppure, varcata la Sala 2 da 650 posti a sedere (comodi al punto che rischi persino di assopirti), la sensazione cambia. L'acustica è quasi ottimale nelle file più in alto, meno se ti accomodi nelle prime quindici. Il maestro Paolo Olmi, attuale direttore stabile dell'Opera di Nancy, che ha diretto con la sua consueta professionalità e bravura il concerto (nel programma la Seconda sinfonia di Beethoven ed alcune scoppiettanti Danze Slave di Antonìn Dvorak) della nostra Orchestra Sinfonica della Provincia, apprezza e collabora da tempo con il complesso barese. Egli non ha mancato di esprimerci però il suo rammarico sull'eventualità molto concreta che l'orchestra si sciolga contestualmente con la programmata fine delle Province nel 2013, ma non dispera: "Mi auguro - confida Olmi - che questo ensemble insieme ad altri musicisti di realtà come questa in difficoltà economica, possa costituire una nuova grande orchestra sostenuta dalla Regione Puglia, sull'esempio di quelle che esistono in altre regioni d'Italia." Certo è che l'Auditorium Nino Rota, i cui lavori di restauro e messa a norma dovrebbero (usiamo il condizionale, abituati ai continui rinvii che definire solo vergognosi è poca cosa) finalmente terminare quest'anno, sarebbe il luogo deputato ad ospitare i concerti dell'ICO di Bari. Ironia della sorte, sarebbe dunque semplicemente assurdo se alla sua inaugurazione non ci fosse pronta ed agguerrita proprio l'Orchestra della Provincia di Bari a tagliare il nastro. Tornando al concerto, va apprezzato il tentativo di far raccontare la musica e i musicisti (in questo caso il titanico Ludovico van Beethoven) da un appassionato intellettuale come l'ottantenne celebre regista torinese Ugo Gregoretti, purchè non diventi solo una pedante lettura di testi arcinoti ai più. Sarebbe stato meglio ascoltare direttamente le opinioni del Maestro Gregoretti, magari a braccio, un po' come sapeva fare una volta in televisione un "certo" Alessandro Baricco. Un compito dunque non agevole e scontato, ma già il fatto che l'attuale direttore artistico dell'Orchestra barese Angelo Cavallaro ci abbia pensato, costituisce senza dubbio un punto a suo favore.

Stasera l'Accademia dei Cameristi di Bari riprende la sua stagione in Vallisa

Dopo il concerto di ieri mattina in Vallisa a Bari, per le "domeniche in musica", con protagonisti il violista Daniele Palmizio e il pianista Francesco Basanisi, stasera alle 20.30, stessa location, riprende la preziosa stagione dell'Accademia dei Cameristi; protagonista un Trio per violino, viola e pianoforte. Il programma è impaginato da autentiche chicche: si va dal Trio in si minore di Max Reger, ad una Passacaglia di Haendel trascritta per violino e viola da Halvorsen. A seguire, i pezzi fantastici per trio di Robert Fuchs e il Duo concertante "Dumka" di Rebecca Clarke. Ad interpretare le rare pagine ci saranno la giovane, ma già nota per il suo straordinario talento, violinista Francesca Dego (nella foto), il violista Alfredo Zamarra e la pianista Viviana Velardi, questi ultimi ospiti ormai abituali delle stagioni dell'Accademia barese. Infotel:347.7712034.

domenica, gennaio 15, 2012

La Carmen di Bizet diretta da Lorin Maazel apre la stagione lirica della Fondazione Petruzzelli il prossimo 20 gennaio

Al via venerdì 20 gennaio, alle 20.30 precise,(Evento Speciale Fuori Abbonamento) la nuova Stagione d’Opera e di Balletto della Fondazione Petruzzelli. Sarà, come noto, la Carmen di Georges Bizet, nuova coproduzione con il Festival di Castleton (Virginia) ad aprire il cartellone del 2012. Sul podio dell’Orchestra e del Coro della Fondazione Petruzzelli il celebre maestro americano Lorin Maazel. A curare la regia William Kerley, le scene ed i costumi Tom Rogers, il disegno luci David Howe. Maestro del Coro della Fondazione Petruzzelli Franco Sebastiani, maestro del Coro di voci bianche Juvenes Cantores Luigi Leo. Coreografie a cura di Domenico Iannone. Assistente regista Amanda Consol, assistente costumista Simon Bejer. Nel ruolo di Carmen canterà Ekaterina Metlova, Don José sarà interpretato da Richard Troxell, Micaëla da Sasha Djihanian, Escamillo da Corey Crider, Zuniga da Gianluca Breda. Frasquita sarà interpretata da Laura Macrì (20, 22, 25 gennaio) e da Marta Calcaterra (28, 30 gennaio), Antonella Colaianni sarà Mercedes, Gianluca Floris sarà Il Remendado, Alessandro Battiato sarà Il Dancairo, Michael Anthony Mcgee sarà Moralès, Olga Podgornaya sarà La venditrice di Arance, Aldo Orlando sarà Uno Zingaro. In replica domenica 22 gennaio (Turno A) alle 20.30, mercoledì 25 gennaio (Turno B) alle 20.30, sabato 28 gennaio (Turno C) alle 18.00, lunedì 30 gennaio (Fuori Abbonamento) alle 20.30. In occasione di Carmen la Fondazione Petruzzelli propone due incontri dedicati al pubblico. Martedì 17 gennaio alle ore 17.30 nel foyer principale del teatro Petruzzelli il Prof. Michele Girardi ed il Sovrintendente Giandomenico Vaccari terranno un incontro musicologico dedicato alla Carmen. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Domenica 22 gennaio alle 11.00 alla libreria Feltrinelli di Bari il Sovrintendente Giandomenico Vaccari terrà una guida all'ascolto dedicata alla Carmen. Informazioni presso l'Infopoint della Fondazione Petruzzelli (tel. 080.975.28.40).

venerdì, gennaio 13, 2012

Successo convincente e meritato per Cristina Zavalloni al Teatro Forma di Bari

Ho conosciuto Cristina Zavalloni, indefinibile, multiforme, poliedrica, talentuosissima cantante bolognese anni fa, in occasione del suo primo concerto a Bari alle Piscine Comunali. La intervistai all'"Hotel 7 Mari" per conto del portale "Il Musicante.net" che avevo fondato nel 2002 insieme al compositore abruzzese Andrea Di Paolo. Non era ancora famosa e celebrata come oggi, sempre in viaggio da Amsterdam a New York, da Parigi a Lisbona, ma ricordo che m'impressionò molto la sua estroversa cordialità, la sua eccellente cultura musicale e una simpatia, a dir poco contagiosa. Riascoltata ieri al Teatro Forma di Bari dopo anni, e dal vivo, mi ha personalmente regalato una serata elettrizzante, istrionica al punto giusto e tanto coinvolgente. Non vado pazzo per Charles Aznavour, nè di solito recensisco cantanti pop, rock e limitrofi, ma Zavalloni insieme ai suoi tre bravissimi "Moschettieri"(i fidati Stefano De Bonis al piano, Antonio Borghini al basso elettrico e Cristiano Calcagnile alla batteria) non ha dato la sensazione che si trattasse di un concerto di canzoni un po' jazzate o rivisitate in modo artificioso, ma ha davvero "giocato" con le chansons aznavouriane mantenendo sempre una delicatezza rara e coinvolgente, come la rassegna (Il Gioco del Jazz) diretta da Roberto Ottaviano e Pietro Laera richiede del resto agli artisti ospitati. Non sono mancate anche le sue canzoni un po' pazzerelle (ma quanto originali!) e qualche spettacolare agilità da vocalist di prim'ordine. Acquistate dunque, senza esitazioni, il compact disc "Solidago Compositum" (Egea Records), titolo che è un sentito omaggio all'omonimo prodotto omeopatico e vi sorprenderete non poco. Ieri, intanto, successo convinto da parte di un discreto pubblico, ma Zavalloni meriterebbe di essere conosciuta da una platea barese ben più vasta, proprio perchè possiede, oltre ad eccelse qualità vocali, una poliedrica volontà di ricerca nel campo della musica d'oggi. E scorrendo su YouTube alcuni filmati che la riguardano si potrà avere un'idea abbastanza verosimile e direi significativa del personaggio che lei incarna. Mi ha confidato il sogno di cantare nel rinato Teatro Petruzzelli con la sua ormai famosa Orchestra...Vedremo!

BUON COMPLEANNO MAESTRO PIERO FARULLI !

giovedì, gennaio 12, 2012

Il giovane pianista Giuseppe Guarrera interpreta musiche di Rachmaninov e Prokof'ev al Comunale di Monfalcone

È un giovane pianista ad aprire il cartellone musicale del nuovo anno del Teatro Comunale di Monfalcone. Venerdì 13 gennaio, alle ore 20.45, sale infatti sul palcoscenico del Comunale Giuseppe Guarrera (nella foto), vincitore nel 2010 del prestigioso Premio Venezia. Siciliano di nascita, risiede da qualche anno a Gorizia, dove si sta perfezionando alla scuola di Sijavus Gadjiev. Una scuola di grande tradizione quella russa, di cui troviamo eco anche in alcuni autori in programma: Rachmaninov e Prokof’ev (di cui Guarrera eseguirà la Settima Sonata, fra i migliori esiti pianistici dell’autore). Alle loro pagine si affiancano la Sonata op. 22 di Beethoven e due celebri brani di Liszt. Giuseppe Guarrera (Enna, 1991) intraprende giovanissimo lo studio del pianoforte diplomandosi con il massimo dei voti e la lode presso l'Istituto di Alta Formazione Musicale “Bellini” di Catania. Dal 2007 risiede a Gorizia, dove si sta perfezionando presso il Centro Sloveno di Educazione Musicale “E. Komel”, sotto la guida del maestro Sijavus Gadjiev; nel febbraio 2009 ha frequentato a Parigi la masterclass del grande maestro russo Mikhail Voskresensky. Affermatosi in numerosi concorsi nazionali ed internazionali (fra gli altri "Città di Gorizia", "Città di Castiglion Fiorentino", "Seiler"), si è aggiudicato nel 2010 il prestigioso Premio Venezia. Si è esibito in molte importanti sale da concerto e istituzioni musicali italiane e straniere (fra cui Teatro Politeama di Palermo, Teatro Sangiorgi di Catania, Accademia di Musica Santa Cecilia di Roma, Seiler Konzert Hall di Kitzingen in Germania, Palazzo Ricci di Montepulciano, Scuola del Trio di Trieste, Teatro Verdi di Trieste, Bologna Festival, Amici della Musica di Padova, Teatro Olimpico di Vicenza, Teatro La Fenice di Venezia). Ad aprire il concerto è la Sonata n. 11 op. 22 in si bemolle maggiore di Beethoven che, composta fra il 1799 ed il 1800, riveste un cruciale ruolo di transizione nell’evoluzione beethoveniana, preludendo al cambiamento del suo mondo stilistico: la linearità e il nitore del linguaggio classico cominciano a cedere il passo a concatenazioni tematiche più complesse, a strutture ritmiche e improvvisative sorprendenti, a una ricerca di mutazioni di espressione e di dinamica. È quindi la volta di Franz Liszt, di cui Guarrera esegue il Sonetto 104 del Petrarca e Mephistowalzer n. 1. Composti durante un soggiorno romano, i tre Sonetti del Petrarca – che confluiranno nel secondo libro delle Années de pèlerinage, sublime raccolta delle “impressioni” artistiche italiane – originariamente scritti per voce di tenore, abbandonano nella trascrizione per pianoforte l’originario carattere narrativo: la poesia petrarchesca si trasfigura quindi nella musica di Liszt. Il mito faustiano risuona invece nel Primo Mephistowalzer, una delle pagine più complesse del catalogo lisztiano, che affida a un’elaborazione tematica estremamente articolata e complessa la rappresentazione delle due figure protagoniste: Faust e Mefistofele. Di Rachmaninov Guarrera propone cinque Preludi dall’op. 23 e dall’op. 32, datate rispettivamente 1907 e 1910, anni in cui la notorietà del compositore russo si è consolidata a livello internazionale. È proprio nei Preludi che Rachmaninov sublima le più interessanti e personali conquiste della sua evoluzione compositiva: l’utilizzo dei più differenziati registri, uno studio del tocco e del pedale come estrema ricerca dell’unicità del suono, gli ardui passaggi arpeggiati, la ricerca estrema della ricchezza armonica degli accordi. A chiudere il concerto monfalconese è la Sonata n. 7 op. 83 in si bemolle maggiore di Prokof’ev, uno dei momenti pianistici più interessanti non solo del catalogo del compositore ma di tutto il Novecento storico. Opera di enorme impegno tecnico ed interpretativo, la Settima Sonata (detta Stalingrado poiché ispirata all’assedio della città da parte delle forze tedesche tra 1942 e ’43) è una delle pagine più celebri ed eseguite di Prokof’ev dal dopoguerra ad oggi, il cui successo indiscutibile si deve alla potenza dell’espressione e alla scrittura imponente e inquieta. I biglietti sono in vendita presso la Biglietteria del Teatro (da lunedì a sabato, ore 17-19), la Ticketpoint di Trieste, la Libreria Antonini di Gorizia, l’ERT di Udine e on line sul sito www.greenticket.it. La mattina di venerdì 13 gennaio, alle ore 10.30, Giuseppe Guarrera incontrerà gli studenti nell’ambito di “Dentro la scena”, il progetto di educazione alla musica rivolto alle scuole di diverso ordine e grado e realizzato dal Teatro Comunale in collaborazione con l’Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia.

Il compositore Salvatore Sciarrino sarà il giudice unico del prestigioso concorso di composizione "Toru Takemitsu" (17-20 gennaio) a Tokyo

Tocca all’italiano Salvatore Sciarrino (nella foto), le cui opere sono pubblicate da Rai Trade Edizioni Musicali, l’onore di essere il giudice unico del prestigioso “Concorso di composizione Toru Takemitsu”, la cui fase conclusiva si svolgerà a Tokyo dal 17 al 20 gennaio. A Sciarrino è interamente dedicato il concerto di martedì 17 gennaio alla Tokyo City Opera, l’istituzione che organizza il concorso: sul podio della Tokyo Philharmonic Orchestra il direttore d’orchestra Marco Angius, specializzato nel repertorio contemporaneo e grande interprete sciarriniano e, in veste di solista, un altro italiano, il flautista Mario Caroli. In programma Berceuse per orchestra (1967), Libro notturno delle voci per flauto e orchestra (2009), Archeologia del telefono, per 13 strumenti (2005), e gli straordinari Studi per l’intonazione del mare (2000), per voce, quattro flauti, quattro sax, percussioni e un’orchestra di 100 flauti e 100 sax, formata dagli studenti del Senzoku Gakuen College of Music. Tutti i brani sono proposti in prima esecuzione giapponese. Il giorno successivo, mercoledì 18 gennaio, sempre alla Tokyo City Opera, Sciarrino è protagonista di una conferenza sulla sua musica, mentre venerdì 20 gennaio è chiamato a giudicare i quattro compositori finalisti del concorso: il norvegese Jan Erik Mikalsen, il francese Florent Motsch-Etienne, la coreana Heera Kim e l’austriaco Bernd Richard Deutsch, i cui brani saranno eseguiti dalla Tokyo Philharmonic Orchestra diretta dal giapponese Kazuki Yamada. Prima di Salvatore Sciarrino solo un altro italiano, Luciano Berio nel 1999, era stato chiamato a presiedere il Concorso fondato nel 1997 dal grande compositore giapponese Toru Takemitsu.

mercoledì, gennaio 11, 2012

Simonide Braconi e Andrea Rebaudengo ospiti della Filarmonica di Torino il prossimo 14 febbraio

L’Orchestra Filarmonica di Torino ospita a febbraio due autentici fuori classe: Simonide Braconi - prima viola dell’Orchestra del Teatro alla Scala, interprete dalle risorse strumentali di prim'ordine, dal suono vellutato e omogeneo – e Andrea Rebaudengo, uno dei pianisti italiani più aperti a mettere le proprie qualità tecniche ed espressive al servizio del jazz e della musica contemporanea. A loro vengono affidati due brani di raro ascolto: Brüderschaft di Kakhidze e Scena andalusa di Turina. Scritto nel 1996 dal compositore georgiano Vakhtang Kakhidze su commissione del violista Yuri Bashmet, il concerto per viola, pianoforte e archi Brüderschaft (fratellanza) allude fin dal titolo al senso di concordia spirituale che questa pagina dal linguaggio piano e accessibile vuole comunicare. Nella partitura predominano le consonanze e non c’è traccia dei drammi che contraddistinguono molta musica del Novecento; vi si possono riconoscere due influssi: quello della musica folkloristica georgiana e quello del jazz, evidente soprattutto nelle soluzioni armoniche. A un mondo incorrotto e privo di brutture rimandano i temi dall’incedere popolare, costruiti su tratti tipici di molta musica contadina. Alla musica popolare, questa volta spagnola, allude anche il brano di Turina – Scena andalusa per viola, pianoforte e archi op. 8 – pagina che realizza un sorprendente equilibrio tra le atmosfere seducenti e una solida struttura architettonico-formale. Conclude la serata la Serenata per archi di Dvořák, pagina in cui si susseguono a cascata una serie di idee musicali giustamente celeberrime: a partire dal Valzer, languido e capriccioso, allo Scherzo, tutto vitalità contadina. Una parola a parte merita il Larghetto che è un’oasi di riflessione introspettiva. Biglietti in vendita presso la sede dell’Orchestra Filarmonica di Torino (via xx settembre 58 – lun-mec-ven ore 9.30-13.30 mar-gio ore 14-18) e mezz’ora prima del concerto presso il Conservatorio “G. Verdi”, a euro 21, 15, 8.

Domani al primo "Festival delle Donne" a Bari si parla di Ipazia d'Alessandria

Ha inizio domani, 12 gennaio 2012, la Prima edizione del Festival delle donne, promosso dal Centro di Documentazione e Cultura delle Donne in occasione del suo 25° anno di attività, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Bari. La rassegna di appuntamenti “Nel segno di Ipazia” prenderà avvio alle ore 16, presso la Sala Conferenze Centro polifunzionale per gli studenti (ex Palazzo delle Poste, Piazza Cesare Battisti) con un incontro iniziale sulla figura di Ipazia. Questa donna, che fu scienziata, filosofa, matematica, astronoma, musicista, poeta, nonché simbolo di un sapere integrato, mai separato dalla vita e dalla passione per la conoscenza, verrà raccontata dalle parole di Gemma Beretta e Daniele M. Pegorari. Gemma Beretta è autrice del libro “Ipazia d'Alessandria” (Roma, Editori Riuniti, 1993), testo rigoroso nella ricerca, ricco di contenuti e fortemente innovativo nell’analisi di questa straordinaria figura. Daniele M. Pegorari è docente di Sociologia della letteratura all'Università degli Studi di Bari. Dialogano con loro Lea Durante (docente di Storia della critica e della storiografia letteraria presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari) e Pasqua Colafrancesco (Docente di Letteratura Latina presso l’Ateneo barese). L'Ipazia classica, simbolo incarnato della donna che sfida il potere e paga con la vita il suo anticonformismo e la sua intelligenza, verrà messa a confronto con l'Ipazia contemporanea, protagonista dell’opera poetica di Mario Luzi, datata 1972 e riproposta ad apertura del XXVII Festival di Montalcino.

"Un bell'allestimento di Tosca al Regio di Torino" di Maurizio Dania

"Un allestimento sobrio, elegante, con pochi accorgimenti tecnologici, inizia con il filmato, brevissimo, della protagonista che si getta da Castel Sant’Angelo nell’alba romana, chiarissima. Un bel contrasto con il vestito rosso di Floria, la celebre cantante. Meno bello il finale. Filmato, l’Angelo della libertà ed il rosso di Tosca, ferma su un alta struttura convessa, ma funzionale alla scena in generale, non appare molto ben visibile. Lascia cioè immaginare: poco si coglie. Immediatamente inizia Noseda con un’orchestra torinese sempre precisa, che pareva essere a casa propria. E la scena tradizionale ha inizio. La musica pucciniana affronta temi diversi da quelli colti nella Manon Lescaut o in Bohème, qui l’intreccio è chiarissimo. La componente psicologica non prevale sulla drammaturgia. La vicenda è nota: anche un bambino la comprenderebbe, ma come in tutte le opere pucciniane, la musica che trascina le passioni ha la necessità di essere cantata da grandi fraseggiatori. L’arte di saper parlare cantando, o di cantare parlando, donando ad ogni frase una chiarezza che se non fosse precisa, rischierebbe di creare una certo disagio specie nel Te Deum, quando anche il coro ha una parte da protagonista. Sobria, elegante, lineare anche questa scena che è imponente da sola con voci e strumentale. A volte non occorrono fantasie che colpiscano l’occhio più del necessario. Coro in ogni caso superlativo, con un piccolo errore di entrata in anticipo delle suore, ma preparato splendidamente da Claudio Fenoglio, anche per quanto riguarda le voci bianche. Bravissima Esther Zaglia, nella parte del pastorello. Le doti di grande fraseggiatore hanno soprattutto impressionato nel modo in cui tale qualità ha saputo favorire il porgere le frasi di Marcelo Alvarez. Siamo già in pieno verismo? Io direi di no, nel senso che se è un’opera verista, certo lo è in nuce. Ci sono è vero dettagli realistici, ma non ha voluto il regista e lo scenografo con lui calcare la mano sulle tinte forti, su aspetti morbosi esasperati che seppure non accennati, non hanno nulla di crudele. Si capiscono benissimo come sono stati presentati. Non c’è sangue, non ci sono candele attorno al corpo di Scarpia morto, non c’è esagerazione. La nota di poche righe più sopra riguardante la musica, quasi 60 temi che si rincorrono e che vengono legati a situazioni secondo il procedimento del leitmotiv wagneriano, hanno rimarcato anche un’incursione nella dimensione del grand-operà (per la dimensione eroica), e quindi solo grandi artisti che conoscano l’arte della parola ed il suo significato possono riuscire a regalare un’interpretazione sorprendente, pur dopo aver visto o ascoltato decine se non centinaia di Tosca. Applausi per Grinda e Isabelle Pieri che non si sono presentati a ringraziare o a salutare il pubblico, osannante nei confronti del concertatore e direttore d’orchestra: un Gianandrea Noseda semplicemente eccezionale. Francesco Palmieri nei panni di Angelotti ha cantato la sua parte, senza impressionare, ma non è che gli venga concesso molto per emergere. Matteo Peirone, il sagrestano, invece, è stato uno dei migliori perché non ha fatto del suo ruolo una macchietta. Ha cantato senza esagerare in portamenti eccessivi, con buona voce e aderenza al personaggio. Anche Scarpia è stato signorile. La voce non è indimenticabile, ma almeno corretta. Lando Ataneli era il barone Vitellio Scarpia ed a me il suo modo di muoversi, di agire, il suo presentarsi in scena, anche in quelle più note, in cui altri baritoni gigionavano pur dotati di una potenza e di un colore superiore e brunito, è piaciuto assai. Corretto quindi, anche lui e mai sopra le righe. Bravo. Marcelo Alvarez è uno dei grandi tenori di oggi. Senza dover cercare paragoni con altri che calcano in questi anni le scene internazionali, nei suoi ruoli, la voce è bellissima; forse non sarà più morbida come qualche anno fa e possiede meno colori, ma sa iniziare le frasi con una purezza cristallina; i suoi piani e pianissimi sono da manuale, senza sbavature, senza incertezze le messe di voce, l’acuto sempre lanciato con sicurezza ed un appoggio naturale. Pare quasi che non abbia il passaggio di registro, tanto tutto gli viene con naturale facilità. Applaudito nel primo atto, è stato sommerso di applausi dopo “ E lucean le stelle”. Qualcuno ne ha chiesto il bis. Ma meritavano ovazioni anche gli acuti del “Vittoria, vittoria” che è apparso davvero un inno alla libertà. Merita la fama ed i palcoscenici che calca, dal Metropolitan di New York al Covent Garden di Londra. Per concludere ho lasciato per ultimo il mio pensiero su Svetla Vassileva. Non mi ha entusiasmato, ma neppure deluso. Certo chi non poteva avere nelle orecchie e nella memoria le centinaia di Floria che sono state ascoltate negli ultimi anni? Ma non è certo un paragone che suscita la mia personale perplessità. Canta è vero la frase che molte gridano dopo la morte di Scarpia, coglie il do “della lama” ed ha il grande merito di non interpretare “Vissi d’arte” come se fosse un’aria da concerto. Non è coinvolgente nel duetto d’amore nella prigione di Cavaradossi, pare spesso "forzata" e al limite dell’urlo in altre occasioni, ma è comunque parte del disegno intellettuale, registico e musicale della produzione del Regio. Non ha una bella voce, almeno non ad orecchie italiane come le mie. Interpreta, non si canta addosso, ma proprio per i motivi detti in precedenza sull’arte della fraseggiatrice, è ovvio che incontri delle difficoltà, alle quali sopperisce con buon mestiere. Alla fine mi è parso che non avesse più molto da spendere. In ogni caso il 2012 è iniziato per Torino, nel modo migliore possibile per una produzione pucciniana di livello europeo." MAURIZIO DANIA

 
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