blog di informazione e critica musicale a cura di Alessandro Romanelli

sabato, marzo 31, 2007

La Voix humaine e il Gianni Schicchi: insieme per un dittico insolito

Un insolito, quanto intrigante dittico prossimamente a Bari: La Voix Humaine di Francis Poulenc e il Gianni Schicchi di Giacomo Puccini saranno di scena in aprile al Teatro Piccinni di Bari. L'appuntamento rientra nella stagione lirica della “Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari” che venerdì 13 aprile alle 20,30 propone la prima di La Voix Humaine e Gianni Schicchi, per la regia di Walter Pagliaro. Nei due grandi atti unici: Blancas Angeles Gulin (nella foto) darà vita a La Voix humaine di Francis Poulenc, dall’omonima tragedia di Jean Cocteau, proposta nella versione originale francese con sopratitoli in italiano; in Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, sarà il celebre baritono Leo Nucci protagonista assoluto dell’intreccio. Nel cast dell'opera pucciniana vi segnalo anche le presenze vocali di Roberta Canzian, Antonio Gandia, Cinzia De Mola, Stefano Pisani, Antonio De Gobbi, Maria Cioppi, Roberto Fusillo, Elia Fabbian, Filippo Bettoschi, Alessia Sparacio, Giovanni Guarino, Pietro Naviglio, Bartolo De Palma, Giuseppe Scarico e Renato Curci. Sul podio, dirigerà l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari Antonino Fogliani. Scene e costumi sono firmati da Luigi Perego. In replica domenica 15 aprile e martedì 17 aprile alle 20,30. Informazioni e prenotazioni: Botteghino Teatro Piccinni 080.521.24.84

venerdì, marzo 30, 2007

La Passione secondo Matteo riletta da Rilling a Milano

SOCIETA' DEL QUARTETTO DI MILANO. Settimane Bach: Johann Sebastian Bach, "Passione secondo Matteo" Bwv 244. Martedì 3 aprile, Basilica di San Marco (Piazza San Marco), ore 19.30 - L' Internationale Bach Akademie Stuttgart sarà diretta da Helmuth Rilling (nella foto). Paladino, a tutti gli effetti, di una maniera tutta tedesca di rileggere Bach, Rilling propone un'interpretazione di stupefacente adesione ai contenuti espressivi delle toccanti parole e della straordinaria musica del sommo Maestro di Eisenach. Da non perdere. http://www.quartettomilano.it/

giovedì, marzo 29, 2007

Abbado, Argerich e Blacher: un tris d'assi per Ferrara

Concerto davvero da non perdere (come vorrei esserci anch'io...) quello di domani sera al Teatro Comunale di Ferrara, dove nell'ordine di "apparizione", Claudio Abbado (nella foto), la pianista Martha Argerich, il violinista Kolja Blacher e la Mahler Chamber Orchestra daranno vita ad una serata musicale da ricordare. In programma il (raro) Concerto per violino e fiati di Kurt Weill, il Concerto per pianoforte e orchestra n.3 in do maggiore di Sergej Prokofiev e la Sinfonia n. 6 "Pastorale" di Ludwig van Beethoven. Anche se con poche probabilità di successo (è già "sold out" da tempo)...Ricordate sempre:"tentar non nuoce di certo".
Informazioni su questo e naturalmente i prossimi concerti si possono trovare sul sito di "Ferrara Musica" - http://www.ferraramusica.it

Ricordando e ascoltando il mitico Quartetto Italiano

Comune di Firenze – Assessorato alla Cultura Leggere per non dimenticare Fondazione Scuola di Musica di Fiesole O.N.L.U.S. Biblioteca Comunale Centrale, Via S. Egidio 21 – Firenze - giovedì 29 marzo 2007 ore 17:00 "Ascoltare per non dimenticare" Il Quartetto Italiano - da un’idea di Nino Criscenti - regia Nino Criscenti - produzione Land Comunicazioni – Istituto Luce "Giovedì 29 marzo alle ore 17:00 presso la Biblioteca Comunale Centrale di Firenze si concluderà Ascoltare per non dimenticare: il ciclo di proiezioni di film-documentari, curato da Andrea Lucchesini –Vicedirettore della Scuola di Musica di Fiesole- che ha condotto centinaia di appassionati di musica classica alla scoperta delle più importanti figure di musicisti. A presentare il documentario Il Quartetto Italiano sarà il suo autore, il giornalista e autore televisivo Nino Criscenti, e uno dei critici musicali più famosi del nostro paese Duilio Courir, da sempre vicino al Quartetto Italiano. Una storia raccontata con le testimonianze di Elisa Pegreffi, Piero Farulli, Franco Rossi e Guido Alberto Borciani, fratello di Paolo e autore di un libro di memorie sul Quartetto Italiano. E con gli interventi di persone che hanno conosciuto e frequentato i quattro negli anni del dopoguerra e hanno assistito ai loro primi concerti: da Roman Vlad, che era con loro a Siena nel ‘42, al musicologo Gian Paolo Minardi che li ha sentiti per la prima volta a Parma nel ‘47, a Duilio Courir che li ha seguiti in tutta la loro carriera. Infine Maurizio Pollini che ha suonato con loro il Quintetto di Brahms nel ‘74. Le immagini dell’archivio dell’Istituto Luce mostrano il contesto in cui si svolge la storia, aiutano a ricostruire il clima e a evocare l’Italia di quel periodo. Perché, insieme alla storia del Quartetto Italiano, si racconta la storia di un paese che rinasce. Sono inseriti documenti giornalistici e fotografici, locandine dei concerti e diversi estratti delle rare registrazioni televisive del Quartetto Italiano con brani di Beethoven, Haydn, Mozart, Schubert e Shostakovich. Ingresso libero. Infotel: 055/597851.

mercoledì, marzo 28, 2007

Lo Stabat Mater di Pergolesi con il Quartetto Meridies a Bitonto

Al teatro Traetta l'appuntamento di domani, giovedì 29 marzo (ore 20), con le Passeggiate Musicali 2007 propone una serata dedicata alla musica sacra, che apre di fatto il ricco programma di eventi religiosi e culturali che il Comune di Bitonto, in provincia di Bari, ha predisposto per la Pasqua 2007. Di Giovan Battista Pergolesi (1710-1736) verrà eseguito il famoso Stabat Mater, ritenuto da sempre suo testamento spirituale (il musicista sarebbe morto di lì a breve per tisi, terminando la composizione del brano mentre si trovava a vivere i suoi ultimi giorni nel Convento dei Cappuccini di Pozzuoli). La versione proposta al pubblico del Traetta si arricchisce di un particolare pathos, dal momento che sarà eseguita da un quartetto di soli archi (il Quartetto Meridies è composto dai violinisti Carmelo Andriani e Gennaro Minichiello, dalla viola di Giuseppe Pascucci e dal violoncello di Giovanna D'Amato). Bitontine doc le due voci: il soprano Anna Lacassia e la mezzosoprano Carla Regina, che vive e lavora in Olanda. Infotel: 080.3716105.

Musica Nuda 2 con Petra Magoni e Ferruccio Spinetti domani a Terni

GIOVEDÌ 29 MARZO 2007 (ore 21) - AUDITORIUM GAZZOLI, TERNI PETRA MAGONI & FERRUCCIO SPINETTI: MUSICA NUDA 2 (ESCLUSIVA REGIONALE) ULTIMO APPUNTAMENTO GIOVEDI 29 MARZO ALL’AUDITORIUM GAZZOLI DI TERNI, PER VISIONINMUSICA 2007 . "Il duo nasce quasi per gioco nel 2003. Petra Magoni (in foto) è una cantante di formazione classica con esperienze di musica antica e proficue divagazioni nel mondo del rock, del pop e del jazz; Ferruccio Spinetti è invece il contrabbassista degli Avion Travel. Musica Nuda è il titolo che danno al loro progetto per voce e contrabbasso. Il loro repertorio non ha limiti: include Monteverdi, gli standard del jazz, i Beatles, i Police, Gigliola Cinquetti… tutti brani ridotti all'essenzialità di una voce e uno strumento, canzoni che lasciano sempre spazio all'immaginazione. Il loro primo disco, Musica Nuda, esce nel 2004. Da allora si sono esibiti in decine e decine di concerti su tutto il territorio nazionale; il loro album ha toccato quota 10.000 copie vendute. Hanno partecipato a due Premi Tenco e al Concerto del Primo Maggio 2005. La pubblicazione del disco in Francia gli è valsa il disco d'oro con acclamazione della critica (le 4 clés di Télerama, il bollino Fip), rimanendo per mesi nella top ten del jazz. In marzo 2006 esce Musica Nuda 2 (Radiofandango/Edel) disco che segna un'ulteriore evoluzione e maturazione: compaiono i primi brani originali, firmati dal duo e da importanti autori del panorama italiano."

martedì, marzo 27, 2007

La "Mater Dolorosa" di Vincenzo Mastropirro il 31 marzo ad Andria

Andria, Chiesa Madonna di Pompei, 31 marzo 2007 -
Il MASTROPIRRO ERMITAGE ENSEMBLE
presenta:
”MATER DOLOROSA" Stabat in nove quadri su laudi dialettali pugliesi, musiche di Vincenzo Mastropirro. 1. Mater dolorosa 6. Giuda 2. Gran rimore 7. Crucis 3. Festa 8. Mamma Marì 4. Daf 9. Preghiera - Finale 5. Figlio mie ****************** Vincenzo Mastropirro (direzione/flauto), Marilena Gaudio (soprano) Giulia Calfapietro (mezzosoprano) Emanuele Maggiore (flicorno sopranino) Nicola Pisani (sax soprano), Pino Mazzarano (chitarra elettrica), Paolo Montaruli (basso elettrico), Annamaria Giangaspero (arpa) Antonio Piccialli (clavicembalo/pianoforte) Antonio Dambrosio (drums/percussioni) Flavio Maddonni, Giuseppe Amatulli, Genny Mandriota, Fabrizio Signorile (violini I) Rita Iacobelli, Clelia Sguera, Gina Nicoletti (violini II) Francesco Capuano, Domenico Mastro (viole) Elia Ranieri, Vito Amatulli, Mariagrazia Cappelluti (violoncelli) Camillo Pace (contrabbasso). Matilde Bonaccia e Francesco Tammacco (voci recitanti). Vincenzo Mastropirro, propone in questa composizione, un viaggio attraverso il dolore della Madonna nel corso della Passione. E, come nelle tradizione di Mastropirro, questo viaggio avviene utilizzando strumenti di comunicazione ritenuti popolari. Questa volta il medium è il dialetto pugliese. Le stazioni di “Mater dolorosa” sono costruite utilizzando altrettante laudi dialettali della nostra regione. E l’effetto è realmente commovente, commovente come l’antico lamento delle prefiche. Dalla presentazione di Antonio Giacometti (compositore, musicologo) "………chi ha potuto ascoltare una banda pugliese durante una festa patronale, una processione, un funerale, non se l’è certo dimenticata.Difficile dimenticare una banda pugliese, perché il suo sound ti penetra nelle ossa come qualcosa d’inquietamente ancestrale. Non è una questione di repertorio. E nemmeno di contesto. È ciò che ti rimane dentro a contare, e ciò che rimane dentro ha un nome: malinconia, ovvero il vuoto lasciato da un’irrimediabile assenza. Io, uomo del nord legato alla terra di Puglia da circostanze e affetti, questa cosa l’ho capita solo dopo decenni di quasi cadenzata consuetudine con quel sound. Io questa cosa l’ho capita solo quando Vincenzo Mastropirro ha fatto partire davanti alle mie orecchie il CD che avrete il piacere di ascoltare dal vivo”. Vincenzo Mastropirro è di Ruvo di Puglia. Dopo la maturità frequenta la classe di flauto al Conservatorio "N.Piccinni" di Bari, dove si diploma sotto la preziosa guida del maestro Antonio Minella, che rivela in lui un musicista sensibile e creativo. Prosegue i suoi studi con grandi maestri della scena internazionale da P.L.Graf a A.Persichilli a T.Wye a M.Debost a R.Chiesa e contemporaneamente si diploma in musicologia e pedagogia musicale alla scuola superiore di Fermo, approfondendo i suoi studi pedagogici e compositivi nelle tecniche del '900 con il compositore A.Giacometti. Una delle sue grandi passioni è la musica da camera e nel 1987 con i due inseparabili amici, il chitarrista Antonino Maddonni e il clarinettista Giambattista Ciliberti fonda il Trio “Mauro Giuliani”, una formazione insolita nel panorama della musica da camera; quasi 20 anni di grandi esperienze umane e musicali coronate da numerosi premi, riconoscimenti della critica, tourneés nazionali e internazionali dove suona in importanti teatri e sale concertistiche Bari, Foggia, Ascoli, Napoli, Palermo, Milano, Genova….; suona a Madrid ad Atene a Casablanca a Calcutta, Il Cairo, Chambery, La Valletta, New Dehly, Salamanca, Rabat, Bombey, Bagdad….. e col Trio incide cinque CD con le case discografiche : FonitCetra, Bongiovanni, Rugginenti, PhoenixClassics, Warner Music repertorio che va dal classico al contemporaneo. Fa parte della BANDA di RUVO, progetto del TALOS Festival, con cui ha suonato in importanti teatri europei: Inghilterra, Francia, Austria, Germania dove prendono parte il leader P.Minafra e solisti di fama internazionale quali: W.Breuker, B.Tommaso, M.Godart, A.Salis, G.Trovesi, S.Satta, G.L.Matiner ed altri ospiti. Nell’97 fonda il ”MASTROPIRRO ERMITAGE ENSEMBLE”, formazione “aperta” partecipando al Time Zones Festival di Bari, manifestazione internazionale delle musiche di confine e incide il progetto BALLATE su liriche di Alda Merini con la Phoenix Classics. Successivamente compone le SONGS su poesie di Vittorino Curci e lo stabat Mater Dolorosa. Ha composto alcuni brani per il jazzista Paolo Fresu. Scrive poesie, alcune selezionate per concorso, sono state pubblicate su riviste, blog letterari e antologie nazionali: Pagine ed., Perrone ed. Nudosceno è la sua opera prima Lietocolle ed. Faloppio 2007.

Il concerto di Pasqua del Collegium Musicum

Anche quest’anno, come da consolidata tradizione, ci saranno numerosi concerti dedicati alla Santa Pasqua (ormai alle porte). Si comincia questa sera con il Collegium Musicum che al Kursaal Santalucia (alle 20.45) propone un programma dedicato a Franz Joseph Haydn (Sinfonia in fa minore n. 49) Peter Vasks (Musica dolorosa per archi) e in chiusura a Mozart con la Grabmusik K. 42 di Wolfgang Amadeus Mozart. Solisti vocali nel poco noto lavoro giovanile - ma sarebbe proprio il caso di dire infantile del “divin” salisburghese - il soprano Amelia Felle (nella foto) e il basso Angelo De Leonardis. Il coro Modus Novus preparato da Luigi Leo e la bacchetta di Marrone completano il cast degli interpreti. Infotel: 080.5246070.

lunedì, marzo 26, 2007

intervista a Benedetto Lupo

Venerdì 30 marzo, alle 21, al teatro Kursaal Santalucia di Bari, si esibirà il pianista Benedetto Lupo, in quello che sarà il concerto evento della stagione musicale organizzata dal Caffè d'Arte DolceAmaro con la direzione artistica di Domenico Del Giudice. Il celebre pianista barese torna a suonare nella sua città natale dopo diversi anni di assenza. In carriera, come noto, ha vinto concorsi di straordinario prestigio, quali il "Cortot" e il "Ciudad de Jaén" in Europa e il "Robert Casadesus", il "Gina Bachauer" e il "Van Cliburn" negli USA. Nel 1992 si è affermato a Londra nel prestigioso Premio "Terence Judd". Svolge un’intensa attività concertistica, con recital in tutto il mondo e collaborazioni con grandi direttori d'orchestra. Impegnato spesso anche in formazioni cameristiche, Lupo ha al suo attivo numerose incisioni discografiche con Teldec, BMG, VAI, Nuova Era, Harmonia Mundi e Arts. Nel 2005 la sua incisione per l'etichetta Harmonia Mundi del Concerto Soirée per pianoforte e orchestra di Nino Rota ha ottenuto il Diapason d'Or. Nel concerto barese del 30 marzo egli eseguirà musiche di Clara Wieck, Robert Schumann e Ciaikovskij. I biglietti sono già in vendita presso il Teatro Kursaal, Caffè d'Arte Dolceamaro e Giannini Pianoforti. (Infotel: 080 5289368). In occasione di questo atteso recital pianistico, vi propongo di seguito l’intervista che Benedetto Lupo mi ha gentilmente concesso, appena di ritorno da una tournèe di concerti negli Stati Uniti .
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Quando è nata la tua passione per la musica ?
“Ho nitidissimo il ricordo di mia madre che ascolta per radio un’esecuzione della Polonaise “Eroica” di Chopin suonata da Magaloff; mia sorella del resto studiava già pianoforte quando io avevo cinque anni e da subito ho supplicato i miei genitori di far studiare anche me, visto che cercavo comunque di strimpellare a modo mio. A sei anni sono stato accontentato.”
Hai in famiglia appassionati (o "melomani") che ti hanno inizialmente stimolato e indirizzato verso lo studio di uno strumento ?
“Mia madre da ragazza aveva preso delle lezioni di pianoforte; mio padre ha sempre suonato da dilettante pianoforte e chitarra, ma nel dopoguerra non c’è stata per lui la possibilità di dedicarsi agli studi musicali, cosa che lo avrebbe sicuramente reso felicissimo.”
Arturo Benedetti Michelangeli una volta fu fermato dalla polizia ad un casello autostradale e gli chiesero di mostrare i documenti domandandogli che lavoro facesse. Egli disse tra il serio ed il faceto " vado un po' qua un po' la". L'agente lo guardò perplesso: "E allora che scriviamo ?" Lui: "scriva pure che sono un girovago". Se succedesse a te, come pensi che risponderesti ?
“Quando negli aeroporti americani agli uffici di frontiera mi chiedono come mai io possieda quel tipo di visto –riservato agli artisti e agli atleti di fama- subito preciso che sono un pianista “classico”. Lo faccio non per darmi della arie ma, al contrario, per scoraggiare ulteriori domande, soprattutto da parte di chi magari mi immagina lanciato in una luminosa carriera nella musica pop –non ho certo il fisico d’un’atleta!-. Più d’una volta però, proprio durante i controlli di frontiera negli Stati Uniti, ho avuto delle piacevoli sorprese; un’addetta ai controlli, vedendo che sono pianista, mi ha chiesto quante opere di Chopin io avessi suonato! All’inizio ho risposto evasivamente, poi mi sono reso conto che la domanda era seria e che lei era una vera conoscitrice dell’opera di Chopin, quindi ho temuto che, se la mia risposta non fosse stata altrettanto seria, avrei corso il rischio di non giustificare il mio visto! Un’altra volta mi è capitato, sempre ai controlli di frontiera, di incontrare uno che mi ha raccontato di essere stato impiegato da giovane come “maschera” presso una grande sala di concerti a Portland, in Oregon; ciò aveva permesso ad uno come lui, vero appassionato di musica classica e senza grandi possibilità economiche, di sentire tanti artisti famosi; ricordava benissimo di aver sentito all’epoca anche Van Cliburn e, essendo io stato premiato al Concorso Van Cliburn, era molto fiero di avermi apposto lui stesso un visto sul mio passaporto.”
Quali sono i tuoi compositori preferiti, a prescindere da quelli che suoni abitualmente ?
“E’ difficile rispondere a questa domanda, anche perché, di solito, evito di suonare opere di compositori che non amo molto; in genere i preferiti sono quelli che suono, ma ce ne sono anche altri che non suono o che suono meno, pur amandoli. In questi giorni mi appassiona molto l’opera di Lutoslawski, un compositore che secondo me dovrebbe essere suonato di più; un altro grande di cui si parla spesso, ma che è raramente eseguito, è Fauré.”
Ascolti e/o studi musica sinfonica, lirica, jazz, rock, oltre a quella pianistica ? Se sì, dammi qualche esempio.
“Col tempo si sono un po’ ridotte le occasioni di ascolto “puro” e svincolato dal lavoro, ma la musica sinfonica, lirica o semplicemente vocale è sempre stata per me oggetto di studio e fonte d’ispirazione imprescindibile nel mio modo di suonare. In questo preciso momento ho in mente la musica vocale di Schubert e di Čajkovskij, ma mi affascina molto pensare anche ad alcune partiture orchestrali e immaginare come mi piacerebbe realizzarle. Non ho particolari simpatie per il rock mentre mi piace sentire jazzisti “vecchio stampo”; non dimenticherò mai l’emozione che ho provato nel vedere e sentire il vecchio Marsalis al pianoforte in un fumoso locale di New Orleans, pochi mesi dopo l’uragano Katrina.”
Quando hai deciso nella tua vita che avresti voluto - cascasse il mondo - diventare un pianista di professione?
“E’ avvenuto in modo piuttosto naturale; a undici anni già tenevo concerti, a tredici avevo debuttato con orchestra, a quattordici ero già all’estero. Per di più viaggiare allora era molto più difficoltoso di quanto lo sia oggi; ricordo ancora l’interminabile viaggio in treno a quattordici anni sino in Belgio! Il vero momento “di passaggio” però è stato alla fine del liceo classico, quando, a malincuore, mi sono reso conto che non ce l’avrei fatta ad iscrivermi all’Università, perché avevo già un’attività troppo intensa per frequentarne le lezioni. Per di più a diciotto anni, con tutti i titoli artistici che avevo, mi avevano già chiamato ad insegnare in Conservatorio, il che era sicuramente un onore, ma anche una grande responsabilità.”
Quanto è difficile nel mondo di oggi essere un pianista di "musica colta" ?
“Per fortuna oggi per me è relativamente “facile” rispetto a quando ho iniziato, ma, generalmente parlando, mi sembra che col tempo sia diventato sempre più difficile. Credo che nella nostra società ci sia sempre meno attenzione per qualsiasi attività che richieda elevate capacità di concentrazione. Sono anche piuttosto preoccupato per i giovani talenti che ci sono in giro; mi auguro che trovino spazi adeguati per esprimersi.”
Negli anni hai coltivato anche altre ambizioni o passioni, pianoforte a parte ? Se sì, quali hai mantenuto ancora oggi ?
“Credo che sia sopravvissuta solo la passione per la cartografia e la lettura; le ambizioni direttoriali che avevo da ragazzino sono state soffocate dalla “carriera” pianistica. Queste ambizioni non erano frutto di egocentrismo o alternative al pianoforte, ma corrispondevano al desiderio d’un’espressione totale nel campo musicale; il modo in cui è intessuto il discorso musicale è ciò che mi affascina di più in una partitura, sia essa orchestrale o solo pianistica.”
Ritieni che la tua vita privata debba essere solo tua o sei pronto a parlarne liberamente con tutti?
“Sono sempre stato piuttosto schivo ma, con gli anni, lo sono diventato ancor più. La “vita privata” o è privata o non lo è.”
Quanto è difficile per un pianista ambizioso, di talento e richiesto come te conciliare la vita familiare con la carriera?
“ E’ indubbiamente difficile. Raramente nella vita le scelte che fai non hanno un prezzo. Da una parte o dall’altra si pagano sempre dei pedaggi. Qualcuno a volte mi ha detto che avrei dovuto dedicare ancor più energie alla mia attività concertistica, ma io non credo che sia così, anche perché ritengo che l’errore più grave che si possa fare sia quello d’inquinare i motivi più intimi per cui si fa Musica con l’ossessione della carriera e, in generale, della ricerca spasmodica del riconoscimento altrui: “malattie dell’anima” cui i musicisti e gli artisti in generale mi sembrano particolarmente esposti.”

Sergej Dogadin: un astro nascente per l'archetto

Con il concerto di sabato scorso all’Auditorium della Guardia di Finanza diretto da Fabio Mastrangelo, alla guida dell’Orchestra della Provincia di Bari, si è ufficialmente chiusa la stagione sinfonica 2006-07 della Fondazione Petruzzelli. Stagione, che a causa degli scellerati tagli finanziari del precedente governo, è stata di appena sei concerti. Concerti che hanno visto alternarsi un ensemble cameristico-vocale di riconosciuto valore internazionale come la Cappella della Pietà de’ Turchini di Antonio Florio e un’orchestra di significativo prestigio (la Royal Philarmonic di Londra diretta da Daniele Gatti) ad altri quattro concerti della Sinfonica barese, diretti rispettivamente da Daniel Oren, Renato Palumbo, Piergiorgio Morandi (subentrato all’indisposto Günter Nehuold) e, da ultimo, come detto, da Fabio Mastrangelo, attuale consulente musicale della Fondazione. Una stagione sinfonica che ha trovato nel concerto della Royal Philarmonic Orchestra del 19 marzo scorso la sua punta di diamante più preziosa. Anche in una sede come l’auditorium della finanza non proprio pensata - acusticamente parlando - per i concerti sinfonici, ma per le esibizioni di bande militari e/o per adunate di vario genere, infatti la strepitosa orchestra inglese diretta da Gatti (uno dei migliori maestri italiani in circolazione) ha regalato ai baresi una serata tutta da ricordare. Di buon livello anche la prova offerta da Fabio Mastrangelo, giovane direttore e pianista barese, che ha reso omaggio a Ciaikovskij e indirettamente al suo mentore russo (Yuri Temirkanov) con una serata dedicata al celebre concerto per violino e orchestra del geniale compositore di Votkinsk e alla sua sinfonia, almeno a mio parere, più bella, la Quinta. Il concerto per violino si avvaleva per l’occasione del contributo di un giovanissimo virtuoso, appena diciannovenne e non ancora diplomato, proveniente dalla grande Madre Russia: Sergej Dogadin (nella foto). Giovanissimo sì, ma già straordinariamente abile con l’archetto e le dita, tanto da meritarsi sin da bambino vittorie prestigiose in numerosi concorsi, tra cui il “Glazunov” di Parigi (ad appena undici anni) e, più di recente, il “Paganini” di Mosca nel 2005. Il suddetto concerto di Ciaikovskij, si sa, è sicuramente tra i più popolari capolavori del genere. Eseguito solo tre anni dopo la sua ultimazione, a Vienna nel 1881, è poi rimasto stabilmente nel repertorio dei più noti ed eseguiti concerti violinistici. Al solista è richiesta una tecnica da scintillante virtuoso, soprattutto negli arditi passaggi del primo e terzo movimento, da eseguire paraticamente senza soluzione di continuità. Solo un’adeguata concentrazione e una perfetta padronanza dello strumento, consentono di superare indenni le numerose insidie disseminate nel lavoro ciakovskiano. Senza dimenticare poi la sublime e struggente “canzonetta”, il cui raffinato tema melodico, deve essere rivissuto da solista e orchestra con particolare adesione espressiva per comunicare appieno l’intrinseca atmosfera crepuscolare che vi si respira. Dogadin, pur non possedendo uno strumento firmato (tipo Amati o Stradivari, per intenderci) ha offerto del concerto una lettura di notevole intensità e partecipazione; da rimarcare soprattutto il secondo e terzo movimento, dove anche grazie all’intesa con Mastrangelo e l’orchestra barese (apparsa in buona forma), Dogadin ha messo in luce tutti i numeri d’eccellente virtuoso. E’ noto che la gloriosa scuola violinistica russa mieta ogni anno decine, se non centinaia, di talenti che poi girano il mondo in cerca di fortuna e successi. Dogadin ci pare possa inserirsi a pieno titolo in questa pur folta schiera. Dalla sua, non dimentichiamolo, possiede l’incomparabile freschezza dei suoi diciannove anni. Se saprà gestirsi con intelligenza e continuare a studiare con la necessaria umiltà, potrebbe diventare già molto presto un nuovo asso dell’archetto, tipo Vengerov e Repin. A Bari è stato accolto con entusiasmo che lui ha ricambiato bissando una bella fetta del rutilante tempo finale del concerto. Nella seconda parte poi, Mastrangelo e l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari hanno riletto con lodevole chiarezza e buona precisione la Quinta sinfonia di Ciaikovskij. Il direttore barese ne ha offerto un’interpretazione vicina all’ottica temirkanoviana, giocando su dinamiche variabili, improvvise accensioni ritmiche, “ritardandi” e “crescendi” talvolta, in verità, un po’ arbitrari, cantabili e al contempo frementi ripiegamenti intimistici, come nello stupendo tempo lento. Esemplare, in particolare la lettura del terzo movimento – in tempo di valzer – dove sono emerse con evidenza le sue eccellenti qualità di concertatore. Successo caloroso e meritato. Intanto, il sovrintendente Vaccari mi ha confidato che per la prossima stagione, se tutto va bene, saranno almeno tre le grandi orchestre ospitate dalla Fondazione. Lo speriamo di cuore, come speriamo anche che per il 2008 si possa davvero tornare (“a casa”) nel rinnovato Auditorium “Nino Rota”, prima ancora che al Teatro Petruzzelli, per ascoltare questi e altri significativi concerti.

giovedì, marzo 22, 2007

"Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare: prima al Teatro Abeliano poi in giro per la Puglia

Continua a Bari la bella stagione teatrale dell'Abeliano. Dopo lo spettacolo goldoniano con la brava e seducente Nathalie Caldonazzo è ora la volta di uno dei capolavori di William Shakespeare, "Sogno di una notte di mezza estate", frutto del sodalizio tra il “Gruppo Abeliano” di Vito Signorile e la “Compagnia Tiberio Fiorilli” di Dino Signorile. Lo spettacolo “Sogno di una notte di mezza estate”, nasce in modo significativo dalla sinergia di alcune delle realtà culturali e degli interpreti più interessanti del panorama artistico pugliese. La nuova produzione (che gode del patrocinio del Conservatorio Niccolò Piccinni, dell’Accademia di Belle Arti, del Dipartimento di Linguistica Università di Bari, della C.G.I.L. Puglia - SAI Sindacato Attori Italiani e dell’Associazione Arterrae) è stata presentata con vivo successo ieri a Bari al teatro Abeliano. Questa mattina, invece, sempre all'Abeliano si è tenuta una conferenza stampa in cui è stata presentata un’esposizione dedicata ai bozzetti di scena ed ai costumi dello spettacolo, progettati dall’Accademia di Belle Arti di Bari ed alle fotografie di scena realizzate da Egidio Magnani. Le opere resteranno in mostra nel foyer fino al 25 marzo. All’incontro sono intervenuti il direttore dell’Accademia di Belle Arti nonchè critico teatrale della Gazzetta del Mezzogiorno, Pasquale Bellini, Antonio Fuiano in rappresentanza della CGIL/SLC Teodoro Signorile (Compagnia Tiberio Fiorilli), Vito Signorile (Gruppo Abeliano che è anche regista di questo spettacolo) e il docente dell'Accademia di Belle Arti Leonardo Specchio. Nel corso della conferenza è stato illustrato il progetto di realizzazione della colonna sonora di “Sogno di una notte di mezza estate”, composta dagli artisti del Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, ma non sono mancate vivaci dichiarazioni polemiche, soprattutto da parte di Fuiano e Vito Signorile nei confronti del Teatro Pubblico Pugliese, che non sosterrebbe con l'attenzione necessaria i teatri e le compagnie baresi, tra cui "in primis" proprio Il Gruppo Abeliano e la Compagnia Tiberio Fiorilli. Lo spettacolo si terrà ogni sera sino al 25 marzo (alle 21) a Bari sempre presso il Teatro Abeliano, con doppia replica domenica 25 marzo ore 18 e ore 21. E poi di seguito sarà esportato in altre località pugliesi. 26-27 marzo ore 21- Lecce - Teatro Paisiello - Via G.Palmieri 0832.245499 28 marzo ore 21- Brindisi - Teatro Impero - Via De Terribile 4 - tel.0831.523846 - fax 0831.561951 29 marzo ore 21 - Tricase - Cine-Teatro Moderno - info 0833/777111 30 marzo ore 21- San Severo - Teatro Verdi - Corso Vittorio Emanuele – tel. 0882.241323 31 marzo ore 21- Conversano - Teatro Norba - Piazza dalla Repubblica, 10 - Tel 080.495.95.47. Numerosi e ben noti gli interpreti dell'allestimento: Guglielmo Ferraiola, Tina Tempesta, Rachele Viggiano (nella foto), Dante Marmone, Pinuccio Sinisi, Nico Salatino, Enzo Vacca, Enzo Sarcina, Enzo Strippoli, Mino Decataldo, Sergio Raimondi, Rossella Giugliano, Ida Caracciolo, Vito Latorre, Betty Lusito, Marcantonio Gallo, Marianna Di Muro. Scena e costumi allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bari. Sogno di una notte di mezza estate, uno dei più grandi capolavori di William Shakespeare, si presume sia stata scritta, o messa in scena per la prima volta, tra il 1594 e il 1596, probabilmente per una rappresentazione in occasione del matrimonio tra Sir Thomas Berkeley ed Elizabeth Carey. La commedia presenta tre storie intrecciate, collegate tra loro dall’imminente celebrazione del matrimonio tra Teseo, duca di Atene e Ippolita, regina delle Amazzoni. Due giovani ateniesi, Lisandro e Demetrio, sono entrambi innamorati della stessa donna, Ermia; quest'ultima ama Lisandro, mentre la sua amica Elena è innamorata di Demetrio. Quando il padre di Ermia impone il divieto di sposare Lisandro, i quattro giovani si rincorrono nei boschi intorno alla città, perdendosi nel buio e nelle loro schermaglie amorose. Nel frattempo, Oberon, re delle fate, e la moglie Titania giungono nel medesimo bosco per partecipare alle nozze. Titania impedisce ad Oberon di usufruire dei servigi del suo paggio indiano e il re cerca di punirla per la sua disobbedienza facendole spremere sugli occhi il succo della viola del pensiero, che fa innamorare del primo essere che s’incontra al risveglio. Nello stesso tempo, una combriccola di artigiani che, per festeggiare il matrimonio, vuole mettere in scena una rappresentazione popolare sul tema di Piramo e Tisbe, si riunisce nella foresta per le prove dello spettacolo. Oberon ingaggia il furbo folletto Puck, affinché lo aiuti a riconquistare l’amore di Titania e cosparga di succo magico anche gli occhi di Demetrio per farlo innamorare di Elena. Il tentativo di aiutare i giovani amanti fallisce per un errore di Puck che crea scompiglio poiché anche Lisandro s’innamora di Elena. Bottom scopre che la sua testa è stata trasformata in quella di un asino e proprio di lui s’invaghisce Titania, a causa dell'effetto della viola del pensiero. Dopo innumerevoli peripezie che coinvolgono tutti, Oberon decide di sciogliere ogni incantesimo. Puck, dopo aver fatto scendere una nebbia fatata e fatto addormentare i quattro ragazzi, riutilizza la rosa del pensiero per la generale riconciliazione. Bottom ritorna dai suoi compagni e li incita a prepararsi per lo spettacolo a cui Teseo vuole assistere nonostante gli avvertimenti contrari del cerimoniere. A questo punto parte lo spettacolo nello spettacolo e i volenterosi artigiani mettono in scena una goffa versione della tragedia. Le conclusioni dello spettacolo sono lasciate a Puck.

Paisielliana di Moliterni & Co. domani da Giannini

Proseguono domani 23 marzo presso Casa Giannini a Bari gli "INCONTRI CON LA MUSICA", meritoriamente organizzati da Gianna e Giulia Giannini (nella foto). Il bicentenario mozartiano ha generato nuove e più accurate riflessioni sui rapporti tra Mozart e i musicisti del suo tempo. Partendo di qui, la musica del teatro mozartiano è stata messa a confronto con quella di Giovanni Paisiello in un recente volume, dal titolo "Paisielliana", edito da B.A.Graphis e curato da Pierfranco Moliterni, docente di Storia della Musica Moderna e Contemporanea presso l'Ateneo barese. Mozart infatti ebbe modo di frequentare il musicista tarantino durante i mesi estivi del 1784, a Vienna, e lì egli sicuramente potè apprezzare un piccolo capolavoro come 'Re Teodoro in Venezia', che è poi una tappa importante del suo percorso di avvicinamento ai capolavori dapontiani. Di questo e di altre inerenti tematiche (Paisiello e il '700; Paisiello e Napoleone; Paisiello e la massoneria; Paisiello e gli 'ideologi') ragioneranno e discuteranno lo stesso Moliterni insieme agli altri autori dei saggi del suo volume: Giovanni Cassanelli, Fedele De Palma, Milly Ferrandes, Dino Foresio e Lorenzo Mattei. Giannini Pianoforti - Via Sparano, 172 - BARI. Ingresso libero (alle 18.30)Infotel: 080.5246864.

Fabio Mastrangelo dirige Ciaikovskij per la Fondazione Petruzzelli

Per la prima volta in Italia, Sergei Dogadin sarà il prezioso solista nel concerto dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, diretta per l'occasione da Fabio Mastrangelo (nella foto) e debutterà sabato 24 marzo, all’auditorium della Guardia di Finanza di Bari. A giudizio di diversi critici musicali Dogadin è uno dei più promettenti giovani violinisti russi, già vincitore di nove primi premi in altrettanti concorsi internazionali, tra cui il “Paganini”. Talento già paragonato a Vengerov e Repin, Dogadin interpreterà il celebre Concerto per violino ed orchestra Op. 35 di Čaikovskij, accompagnato dall’orchestra barese sotto la guida di Mastrangelo, barese di nascita, ma che da alcuni anni risiede proprio in Russia a San Pietroburgo ed è sempre più spesso alla guida della prestigiosa filarmonica di quella città. In programma, sempre di Čaikovskij, anche la superba Quinta Sinfonia. la serata musicale è organizzata dalla Fondazione Petruzzelli, di cui Mastrangelo è attuale consulente musicale. I biglietti per il concerto sono in vendita al botteghino del teatro Piccinni. Informazioni e prenotazioni: 080.521.24.84

martedì, marzo 20, 2007

Gatti e la Royal Philarmonic Orchestra di Londra incantano la città senza teatri

In questi ultimi anni Bari ha potuto finalmente riprendere confidenza con alcune delle più blasonate orchestre sinfoniche del mondo. La chiusura per inagibilità nel 1992 dell’Auditorium “Nino Rota” ha infatti impedito per ben tre lustri che si potessero invitare compagini di credibile rilievo internazionale. A parte naturalmente l’indimenticabile concerto che nel 1997 Riccardo Muti e i Filarmonici della Scala di Milano ci “regalarono” in una (tra l’altro) gelida Basilica di San Nicola, non c’erano poi state altre occasioni per vedere ed ascoltare, qui a Bari, orchestre di fama e prestigio almeno equivalente. Negli ultimi quattro anni invece, grazie alla nascita della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli, è stato possibile assistere a concerti sinfonici di assoluto valore. Si pensi soprattutto a quello davvero straordinario che nel dicembre del 2005 vide la London Symphony Orchestra diretta dal celebre maestro russo Valery Gergiev. Un concerto rimasto decisamente impresso nella memoria dei molti appassionati (e non) che ebbero modo di assistervi. Ieri sera, all’Auditorium della Guardia di Finanza - struttura militare che generosamente è messa a disposizione della città di Bari, considerata la vistosa carenza di un’appropriata sala da concerto pubblica - c’era un’altra delle prestigiose compagini sinfoniche londinesi: la Royal Philarmonic Orchestra. Sì, proprio la gloriosa orchestra fondata da Sir Thomas Beecham nel lontano 1946 e che proprio lo scorso anno ha compiuto i suoi sessant’anni di vita. A dirigere il concerto-evento di ieri, naturalmente organizzato dalla Fondazione Petruzzelli, c’era il suo attuale “Music Director” (sin dal 1996) Daniele Gatti. Il maestro italiano, che come da più parti si mormora parrebbe destinato se non da subito, sicuramente nei prossimi anni, a raccogliere la pesante “eredità” scaligera lasciata da Abbado e Muti. Nel frattempo, Gatti ha però trovato il modo di passare anni luminosi e appagati da soddisfazioni e successi alla Royal Opera House di Londra, all’Accademia di Santa Cecilia di Roma e al Comunale di Bologna. Davvero niente male. A Bari, abbiamo potuto apprezzarne le doti in due rapinose interpretazioni beethoveniane - l’ouverture Egmont e la Quarta sinfonia - e in una lettura davvero ragguardevole, quanto a chiarezza, adamantino fraseggio e impeccabile precisione nella resa dei colori e delle dinamiche della Prima Sinfonia di Brahms. Bravo, bravissimo Daniele Gatti, ma soprattutto straordinari e strepitosi loro, i suoi “Reali Musicisti Inglesi”. Sarebbe difficile elencare infatti tutte le qualità di questa superba orchestra in sole poche righe. D’altro canto, rischierei - naufragando immancabilmente – di tentare (ma solo quello purtroppo) di scrivere una sorta di peana, o peggio, un aulico elzeviro “alla maniera del mitico P.I.” Mi sottraggo pertanto ben volentieri a questa rovinosa tentazione, esprimendo invece tutta la mia autentica e sincera commozione per aver riascoltato - dopo quasi venticinque anni dal mio ultimo soggiorno estivo prolungato in Inghilterra - la gloriosa Filarmonica londinese e di averla ritrovata in ottima forma. I suoi archi dal timbro caldo e davvero aristocratico, i suoi legni di eterea cantabilità, i suoi ottoni pieni e rotondi all’occorrenza, ma anche fortunatamente così umani in un paio di veniali momenti d’incertezza. Della Quarta sinfonia di Beethoven colpiva soprattutto la leggerezza nel delineare i contrasti, i chiaroscuri, le zone d’ombra e di luce e l’energia radiosa, a tratti dionisiaca, dell’ultimo movimento. Più controllata nei tempi la "Prima" di Brahms, ma rilegata dagli stupefacenti musicisti inglesi con tale ricchezza timbrica e tale sontuosa cantabilità da non avere (quasi) nulla da invidiare alle più quotate orchestre tedesche e americane. Successo calorosissimo da parte del folto pubblico presente, con annesse e incessanti richieste di bis. Gatti e i suoi “Royal Musicians” con tipico self control anglosassone hanno però salutato, ringraziato più volte, ma non concesso. Dopo l'ascolto di un capolavoro come la Prima Sinfonia di Brahms qualunque bis sarebbe, in effetti, parso banale.

Ludovico Einaudi in concerto a Bari

Martedì 27 marzo (TeatroTeam, alle 21) il noto pianista e compositore Ludovico Einaudi presenterà il suo nuovo album intitolato "Divenire".In compagnia di Einaudi ci sarà un sestetto d'archi composto da: Marco Decimo (violoncello), Thomas Schrott (violino), Laura Riccardi (violino), Svetlana Fomina (viola), Antonio Leofreddi (viola) e Franco Feruglio (contrabbasso); Robert Lippok (live electronics). In bilico tra suoni colti e avanguardia, suggestioni etniche ed elettronica, Ludovico Einaudi è sicuramente tra le figure di punta della musica contemporanea europea. “Un percorso vario, movimentato e imprevedibile, come un grande paesaggio di montagne e pianure, di fiumi e di mari… quell’energia che ti spinge ad assaporare il mondo fino ad annullartici dentro, in continuo divenire”. Info: Botteghino - P.zza Umberto, 35 - Bari; Tel. 080.5210877 / 080.5241504 Per l'acquisto online consultare il sito: www.teatroteam.it - Princigalli Produzioni - Lungomare N. Sauro, 13 - 70121 Bari - tel/fax +39 080 558.35.41

lunedì, marzo 19, 2007

Finalmente libero Mastrogiacomo !

Non so come, non so perchè, ma oggi alle 15 in punto ho acceso la tivù e durante il Tg "Neapolis" su Raitre ho appena fatto in tempo ad ascoltare (praticamente in diretta) la tanto attesa e bella notizia della liberazione del collega Daniele Mastrogiacomo di "Repubblica" appena lanciata sulla Rete dal sito (www.repubblica.it) del suo importante quotidiano. Da quel momento, mi sono poi divertito a fare il classico zapping tra un canale e l'altro per vedere chi sarebbe arrivato prima e con più cartucce informative da "sparare". Il Tg4 di Emilio Fede era già in video dopo pochi minuti e quasi contemporaneamente anche il TgDue Rai. Entrambi tempestivi, ma, a dire il vero, un po' troppo sommari, considerata la notizia. Hanno poi, infatti, "chiuso" dopo pochi minuti di diretta. A seguire, il Tg Uno, da alcuni mesi targato dalla direzione autorevole di Gianni Riotta (ex vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera) che ha invece offerto, a mio parere, pur con qualche minuto di ritardo rispetto alle testate concorrenti, il servizio migliore con una attenta e dettagliata disamina e panoramica dell'intera vicenda con interviste a caldo, collegamenti e telefonate (la prima in diretta tivù, se non sbaglio, con il mitico Gino Strada di Emergency, che moltissimo ha contribuito alla liberazione del giornalista). Bravo Riotta e bravo soprattutto l'andriese Giorgino (in studio) a mantenere una sobria freddezza, pur nella concitazione delle notizie che si accavallavano in quei momenti. Insomma, tutto è bene, quel che finisce bene. Auguro a Daniele Mastrogiacomo, che da anni apprezzo come giornalista e inviato di guerra sempre lucido e puntuale un pronto ritorno a casa. Speriamo soprattutto che adesso abbia anche un po' più di tempo per dedicarsi maggiormente alla sua splendida famiglia. Se lo merita, dopo tutto quello che ha passato...

venerdì, marzo 16, 2007

Concerto diretto da Luis Bacalov a Taranto

Lunedì 19 marzo presso la Concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto (alle 21) nuovo appuntamento con la musica dell’Orchestra della Magna Grecia, diretta dal suo attuale direttore principale Luis Bacalov e realizzato in collaborazione con Business Stockhouse, abbigliamento firmato. Appena concluso l’anno delle grandi celebrazioni per il 250° anniversario dalla nascita, questa nuova occasione porta l’ico tarantina a celebrare uno dei più grandi geni che l’umanità abbia mai avuto: W. A. Mozart. L’esaltazione del genio salisburghese, questa volta, passa attraverso l’esecuzione delle musiche della Messa dell’Incoronazione in do magg. per soli coro e orchestra . Una grandiosa scrittura sinfonico-corale, la più nota e commovente delle sedici messe di Mozart, eseguita da un organico di circa 40 elementi e completata dalle voci di Maria Maddalena Notarstefano, soprano, Francesco Zingariello, tenore, Maria Miccoli, mezzosoprano, Chul Su Heo, baritono, supportati dal Coro Lirico della Provincia di Potenza, guidato da Emanuela Aymone. Il programma sarà arricchito dall’esecuzione di Chichester Psalms di L. Bernstein, una composizione fortemente influenzata dalla musica liturgica ebrea. Biglietti € 20.00.Per info e prevendite biglietti rivolgersi all’ Orchestra della Magna Grecia Via Tirrenia, 4 - Taranto. Infotel: 099/7304422 o rivolgersi a Basile Strumenti Musicali, Via Matteotti, 14 74100 Taranto tel. 099 4526853.

Frans Bruggen dirige a Roma la Passione Secondo Giovanni di Bach

Roma - 23 marzo 2007 - Orchestra of the 18th Century / Capella Amsterdam Frans Brüggen (direttore), Markus Schäfer (Evangelista), Thomas Oliemans (Gesù), Nele Gramss (soprano), Patrick van Goethem (alto), Marcel Beekman (tenore), Geert Smits (basso). Anche per un non-credente, ascoltare una Passione di Bach in prossimità della Pasqua è un'occasione di intima contemplazione per un mistero di cui, bene o male, è intrisa la nostra cultura Occidentale. Più umana e teatrale della consorella "secondo Matteo", la Passione secondo Giovanni ci mostra un Bach lontanissimo dall'austero e geometrico creatore di perfetti congegni musicali come i preludi, le fughe, e le invenzioni a più voci. Nella narrazione del Calvario di Cristo la mano di Bach è quasi come quella di un magnifico regista che non tralascia un solo dettaglio per scuotere, emozionare, commuovere l'ascoltatore, trascinandolo dentro il dramma del Figlio dell'Uomo. Infallibile mago della filologia musicale, accompagnato dai "suoi" complessi dell'Orchestra of the 18th Century e della Cappella Amsterdam, sul podio della Sala Santa Cecilia del parco della Musica di Roma ci sarà il grande Frans Brüggen. Da non perdere.

Le Stagioni di Haydn dirette da John Eliot Gardiner a Torino

Tra i sempre decisamente intriganti “Concerti del Lingotto” di Torino (presso l’Auditorium “Giovanni Agnelli”, in via Nizza 280) vi segnalo quello del prossimo 19 marzo (alle 20.30), diretto dal “mitico” maestro inglese sir John Eliot Gardiner alla guida degli English Baroque Soloist e del Monteverdi Choir, nell’esecuzione del sublime oratorio per soli, coro e orchestra di Franz Joseph Haydn “Die Jahreszeiten” (Le Stagioni). Solisti: Rebecca Evans (soprano), James Gilchrist (tenore) e Rod Gilfry (basso). Chi può organizzarsi un bel week-end nell’affascinante ex capitale d’Italia approfitti subito della ghiotta occasione. Infotel: 011.6677415 / http://www.lingottomusica.it/

giovedì, marzo 15, 2007

LIBERATELO SUBITO !

Aldo Ciccolini, Pasquale Iannone e l'Orchestra della Magna Grecia suonano per Emergency

I pianisti Aldo Ciccolini e Pasquale Iannone (nella foto) finalmente insieme per la stagione del Teatro Curci di Barletta il prossimo 24 marzo alle ore 21,30. Il celebre pianista napoletano (ma naturalizzato francese), già insignito della Legion d’Onore in Francia, Accademico di Santa Cecilia, suonerà con il nostro bravissimo Pasquale Iannone, che vanta anch’egli un palmàres internazionale da affermato virtuoso. Ad accompagnare i due Maestri ci sarà per l’occasione l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Piero Romano. Il concerto barlettano (in esclusiva nazionale) si segnala, oltre che per l’oggettiva levatura degli interpreti, anche per il significativo programma: Carl Maria von Weber (l’ouverture dell’Euryanthe), Francis Poulenc (il godibilissimo Concerto per due pianoforti ed orchestra) e infine di Nino Rota (la celebre “Sinfonia sopra una canzone d’amore). Per espressa volontà di Ciccolini e Iannone l’incasso della serata sarà devoluto in beneficenza a Emergency, l’organizzazione umanitaria che da anni si preoccupa di organizzare sostegno medico per le popolazioni in guerra. PREVENDITA BOX-OFFICE c/o FELTRINELLI, via Melo n° 119, BARI – tel: 080/5240464 . INFORMAZIONI E VENDITA BIGLIETTERIA TEATRO CURCI Corso Vittorio Emanuele tel/fax 0883/332456-332522, Ufficio tel/fax 0883/331200. La biglietteria è aperta 2 giorni prima di ogni spettacolo dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle ore 17,30 alle 20,30.www.comune.barletta.ba.it/teatrocurci / e-mail: teatrocurci@comune.barletta.ba.it

Il grande Carlo Maria Giulini ricordato a Firenze

"Ascoltare per non dimenticare". Carlo Maria Giulini: Un Ritratto - da un’idea di Marco Manzoni - regia Daniele Abbado e Luca Scarzella conduzione Lidia Bramani - produzione TSI Televisione Svizzera. Giovedì 15 marzo alle ore 17:00 presso la Biblioteca Comunale Centrale di Firenze si terrà il quinto appuntamento di Ascoltare per non dimenticare: un ciclo di proiezioni di film-documentari a cura di Andrea Lucchesini –Vicedirettore della Scuola di Musica di Fiesole- che condurrà per sette giovedì consecutivi gli appassionati di musica classica alla scoperta delle più importanti figure di musicisti con una introduzione curata da esperti del settore e la proiezione di un film-documentario. A presentare la serata sarà Angelo Foletto, uno dei più importanti critici musicali del nostro Paese e attuale Presidente dell’Associazione Nazionale Critici Musicali. Foletto è anche autore di una lunga intervista poi pubblicata nel libro intitolato emblematicamente Carlo Maria Giulini. Nel 2000 la Televisione Svizzera produce questa intervista biografica autorizzata del Maestro nella quale ripercorre i passaggi fondamentali della sua carriera internazionale: un documento unico per gli estimatori del grande direttore assieme al volume pubblicato da Angelo Foletto. Dall’esordio come ultima viola nell’Orchestra dell’Augusteo di Roma, alla fondazione nel 1950 dell’Orchestra della RAI di Milano, alle direzioni di Orchestre internazionali quali quelle di Chicago, Vienna, Los Angeles, S. Cecilia e Filarmonica della Scala. Nell’intervista emerge quanto la musica sia legata ai sentimenti e alle emozioni, e come per “far musica”, non bastino mani e testa, ma siano necessari cuore ed anima. Il documentario propone inoltre il concerto che si tenne al Teatro Lirico di Milano il 30 aprile 1999 quando Giulini diresse l’Orchestra Verdi di Milano nell’esecuzione della Sesta Sinfonia di Beethoven. Ingresso libero. Infotel: 055/597851.

mercoledì, marzo 14, 2007

Ciaikovskij e Sibelius per la bacchetta di Nanut e il piano di Ceci

Anton Nanut (nella foto) dirigerà domani, 15 marzo (alle 20.30) l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari in un concerto dedicato a Ciaikovskij e Sibelius. Nanut è certamente una delle personalità più importanti della scena culturale slovena e con la sua intensa attività di direttore d’orchestra, direttore artistico e docente ha dato un contributo fondamentale per lo sviluppo della vita musicale di questo Paese; domani, pertanto appuntamento da non perdere presso l’Auditorium della Guardia di Finanza di Bari, provvisoria sede dei concerti dell'I.C.O. barese, in attesa almeno dell'agognata ristrutturazione dell'Auditorium "Nino Rota". Un concerto che vedrà, tra l'altro, come solista al pianoforte l'ottimo pianista barese Luigi Ceci (i biglietti sono solo in prevendita al Box office della Feltrinelli Libri e Musica in via Melo, 119 a Bari. Info: 080.5240464). La serata si aprirà con il Concerto per pianoforte e orchestra in si bemolle minore n. 1 op. 23 di Ciaikovskij, una delle pagine pianistiche più famose al mondo grazie alla bellezza dei suoi temi, ai suoi passaggi di fiammeggiante virtuosismo, all'eccellente orchestrazione e al lavoro di perfetta interazione tra l'orchestra e il solista.La prima esecuzione del concerto ciaikovskiano si tenne negli Stati Uniti, il 25 ottobre del 1875, con Hans Von Bulow al pianoforte, ospite della Boston Symphony Orchestra diretta da Benjamin Johnson Lang. Nella seconda parte, l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, sempre diretta da Nanut, eseguirà la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 43 Jean Sibelius. Si è soliti ritenere che le sette Sinfonie di Sibelius rappresentino uno dei maggiori contributi alla letteratura sinfonica del Ventesimo secolo. La Sinfonia n. 2, come del resto la n. 1, risente ancora in una certa misura dell’influenza del Romanticismo tedesco e, per alcuni versi, anche dello stile di Ciaikovskij, ma lascia già intravedere le notevoli potenzialità dell’autore. Sibelius la compose nel 1901 durante un viaggio in Europa che lo portò prima in Germania e Cecoslovacchia, poi in Italia. E, proprio a Rapallo, riprese a dedicarsi all’opera, conclusa nello stesso anno, ma eseguita per la prima volta a Helsinki l’8 marzo del 1902 sotto la sua direzione.

Daniele Gatti e la Royal Philarmonic Orchestra: evento sinfonico dell'anno a Bari

La “Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari” propone un appuntamento di straordinario prestigio con la grande musica. Lunedì 19 Marzo (alle 21), infatti, all’Auditorium della Guardia di Finanza di Bari, il maestro Daniele Gatti (nella foto) dirigerà la Royal Philharmonic Orchestra, una delle più note ed apprezzate orchestre del mondo. Si tratta probabilmente del più importante concerto sinfonico dell'anno. Vi invito, pertanto, a parteciparvi in tanti. In programma: l’Egmont Overture Op. 84 e la Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore Op.60 di Ludwig Van Beethoven; nella seconda parte: la celeberrima Sinfonia n.1 in do minore Op.68 di Johannes Brahms. Daniele Gatti è Music Director della Royal Philharmonic Orchestra dal 1996 e Direttore Musicale del Teatro Comunale di Bologna dal 1997, incarico, quest'ultimo, che lascerà a fine stagione, in vista (almeno, stando a quanto si "mormora" in giro) di diventare presto il nuovo direttore musicale del Teatro alla Scala di Milano. E’ stato, inoltre, Direttore Musicale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e "Principal Guest Conductor" della Royal Opera House Covent Garden di Londra. E’ Accademico di Santa Cecilia e nel 2005 ha ricevuto il Premio Abbiati della Critica Musicale Italiana. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito nel 2006 l’onoreficenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Ha un rapporto privilegiato con i Wiener Philharmoniker, il Concertgebouw di Amsterdam, con la Staatskapelle di Dresda, con i Muenchner Philharmoniker, l’Orchestre National de France, con la New York Philharmonic Orchestra, la Boston Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra. Con l’Orchestra Filarmonica della Scala sarà impegnato sia nelle prossime stagioni scaligere che in diversi concerti e tournée all’estero. Con la Staatsoper di Vienna ha sviluppato un particolare legame che lo vedrà impegnato in diverse nuove produzioni, fra cui il Boris Godunov di Mussorgsky (maggio 2007) e il Macbeth di Verdi (novembre 2009) oltre ai recenti Moses und Aron di Schoenberg (giugno 2006) e Otello di Verdi (ottobre 2006)Con i Wiener Philharmoniker è ospite regolare della stagione viennese e dei Festival di Salisburgo e di Lucerna e con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna ha avuto grande successo al Festival di Aix en Provence con il Barbiere di Siviglia di Rossini.Con la Royal Philharmonic Orchestra effettua regolarmente tournées, registrazioni ed è annualmente ospite dei BBC Proms. Con la RCA Red Seal ha inciso brani di Mahler, Bartók, Prokof’ev e Respighi. Sta completando con la Royal Philharmonic Orchestra l’integrale delle sinfonie di Tchaikovsky per Harmonia Mundi. Nel 2006 la Royal Philharmonic Orchestra celebrerà con orgoglio il suo sessantesimo anniversario. Fondata nel 1946 da Sir Thomas Beecham, con la sua visione di portare la migliore musica mai composta in ogni angolo del Regno Unito e all’estero, con un ensemble di classe mondiale. L’Orchestra continua in questa impresa collaborando con i più celebri artisti del momento. Sin dalla sua formazione, l’Orchestra è stata diretta da maestri del calibro di Rudolf Kempe, Antal Doráti, André Previn e Vladimir Ashkenazy. Oggi, sotto l’ispirata direzione e preparazione musicale del Maestro Daniele Gatti (direttore dal 1996), l’Orchestra è molto impegnata nella sua attività concertistica, con tournèe ed incisioni. L’Orchestra ha la sua sede a Londra e la stagione concertistica presso la Royal Albert Hall. La prossima stagione includerà un bel numero di concerti spettacolari dalla “Grande Messe des Morts” di Berlioz alla Sinfonia n.5 di Mahler, sezioni speciali come “Best of Braodway” e “Filmharmonic”. Altri concerti nella stagione 2006/2007 includono esibizioni con Martha Argerich, John Lill, Leila Josefowicz e Yuri Temirkanov. La residenza della Royal Philharmonic Orchestra è presso la Cadogan Hall che completa la ricchezza dell’attività concertistica della Royal Albert Hall offrendo concerti anche nei dintorni di Londra. Nella stagione autunnale del 2006 la RPO collaborerà con Joanna MacGregor, Leonard Slatkin e Emma Johnson. La RPO utilizza i suoi concerti nella capitale per poi effettuare delle tournèe regionali in Northampton, Lowestoft, Wimbledon, Catford e Crawley oltre a suonare per vasti pubblici anche in estate con concerti all’aperto. Come orchestra internazionale, la RPO è stata in oltre trenta paesi negli ultimi cinque anni, ha suonato per il Papa Giovanni Paolo II al Vaticano, per il presidente della Cina nella Piazza Tiennamen ed al decimo anniversario per la celebrazione dell’indipendenza del Kazakistan. Per promuovere le celebrazioni del sessantesimo anniversario, l’Orchestra è stata un mese di tournèe negli Stati Uniti con Charles Dutoit nel Gennaio 2006 ed ha programmato altre recenti tournèe in Europa e Sud Corea. La RPO arricchisce il suo lavoro artistico con un programma educativo, innovativo e stimolante. L’uso della musica come forza di potere e di motivazione conduce i musicisti in ambienti diversi, coinvolgendoli in progetti per giovani sena tetto, in club per giovani, nelle scuole e a contatto con le famiglie. Il programma chiamato “Community e Education” della RPO promuove anche la musica dal vivo che riflette la diversità degli individui coinvolti così come il background stesso dell’Orchestra. La RPO incide regolarmente per tutte le maggiori case discografiche, con non meno di cinque CD nella classifica dello scorso autunno. L’Orchestra ha anche il proprio marchio d’incisione che include la serie popolare “Here Comes The Classics tm”. Queste incisioni riflettono la diversità dell’Orchestra, spaziando dal repertorio popolare per orchestra e coro alla musica leggera leggendaria, alle colonne sonore di film classici. Un CD speciale per celebrare il sessantesimo anniversario dell’Orchestra è già in vendita ed include una raccolta di incisioni passate dal direttore Sir Thomas Beecham fino a Daniele Gatti. Informazioni e prenotazioni: 080.521.24.84.

martedì, marzo 13, 2007

Omaggio a Marisa Somma

Domani, mercoledì 14 Marzo (alle 19.30) nella Chiesa del Purgatorio di Palo del Colle, si terrà il Concerto, dal titolo “UNA VITA PER LA MUSICA: MARISA SOMMA CON LA MUSICA E CON GLI ALLIEVI”, inserito nella Prima Stagione Concertistica organizzata dal Comune di Palo del Colle in collaborazione con le Associazioni Eurorchestra da camera di Bari e ParnasoDonneinMusica. Questo concerto, voluto da Francesco Lentini (nella foto) e Angela Montemurro, Direttori Artistici della Stagione di Palo, nonché colleghi ed estimatori di questa importante docente del nostro Conservatorio, , prevede l’esibizione di alcuni tra i tanti pianisti che hanno conosciuto Marisa Somma nei suoi quarant’anni d’insegnamento, come affettuoso omaggio nel momento in cui lascia l’insegnamento “ufficiale” : Così scrive Marisa Somma “Tutti loro rappresentano le tre fasi della mia carriera didattica . I primi diplomati, oggi tutti didatti. Poi una fascia di artisti con i quali ho condiviso la spirito di ricerca nello studio. E tra questi devo ricordare anche il cantante Luigi De Corato, Dinko Fabris, musicologo,Nicola Scardicchio, compositore, e Detty Bozzi, musicologa.Ed infine alcuni giovani che mi sono vicini didatticamente in quesa fase, si spera, della maturità della mia vita” . I pianisti che si esibiranno nel concerto di mercoledì sono: Rosa Azzaretti , Maurizio Matarrese, Jolanda Violante, Pierluigi Camicia,Pasquale Iannone, Emanuele Arciuli, Angela Annese, Michele Errico, Carla Aventaggiato, Antonio Porpora Anastasio, Francesca Musti, Antonia Valente, Leonardo Smaldone, Nicole Brancale, Maurizio Zaccaria e la violinista Giulia Argentino.

lunedì, marzo 12, 2007

L'Orchestra Tzigana di Budapest al "Nuovo Palazzo" per la Camerata musicale Barese

Domani martedì la Camerata Musicale Barese propone un importante appuntamento con l’Orchestra Tzigana di Budapest diretta dal Maestro Antal Szalai. Il concerto dapprima era stato programmato al Teatro Piccinni, ma a causa del summit Prodi/Putin, per causa di forza maggiore, si è spostata la sede del concerto. Per gli abbonati la Camerata ha predisposto il solito servizio di bus navetta, con partenza alle ore 20 dal Teatro Petruzzelli e fermate solo in Via Q. Sella visto la chiusura al traffico di Corso Vittorio Emanuele. . L’orchestra Tzigana Di Budapest nasce nel 1969 su iniziativa del Maestro Antal Szalai, in collaborazione con altri musicisti provenienti da varie orchestre di Budapest. L’intento del gruppo è di proporre e valorizzare il repertorio orchestrale della musica tzigana: infatti in esso ci sono brani di musica nazionale dell’epoca della riforma “Varbrunk”, della musica tradizionale tsardas ed arrangiamenti di canzoni popolari. Antal Szalai è Direttore e Primo Violino dell’Orchestra Tzigana di Budapest, che ha fondato con altri musicisti nel 1969. La sua attività è molto intensa: è impegnato in tournées, incisione di dischi e televisione. Di recente ha celebrato il ventesimo anniversario come primo violino e leader del gruppo in un Galà musicale, dove molti rappresentanti della vita artistica ungherese lo hanno festeggiato. Il 19 e 20 marzo tornerà a Bari per la Camerata Musicale Barese il grande ballerino spagnolo Antonio Marquez con la sua compagnia di flamenco. Al Teatro Piccinni Marquez presenterà due sue coreografie: “Vida Breve Y Flamenco” e “Carmen”. Con la sua Compagnia ha ottenuto straordinari riconoscimenti internazionali. Ormai divo da grandi folle è molto amato in varie nazioni: a Parigi, ad esempio, negli ultimi anni è stato praticamente ospite fisso all'Opéra, e da questa città è comparso in mondovisione nelle danze durante la festa in casa di Flora nella produzione di "Traviata nei luoghi di Traviata", di Patroni Griffi. Sabato 24 marzo, al Teatro Piccinni, si terrà l’atteso concerto del Quartetto di John Abercrombie. Abercrombie alterna sapientemente arpeggi un puro stile jazz con brevi e folgoranti sfuriate rock. Tra i suoi meriti la totale sinergia tra chitarra e violini a dimostrare che i due strumenti sono più affini e complementari di quanto si possa pensare. Suoneranno con il grande chitarrista: Mark Feldman (violino), Marc Johnson (contrabbasso) e Joey Baron (batteria). Per informazioni e prenotazioni rivolgersi presso gli uffici della Camerata , in Via Sparano 141 infotel 080/5211908.

"Opera Full Immersion" di Tito Schipa jr a Taranto

Mercoledì 14 marzo presso il teatro Orfeo di Taranto ore 21.00 appuntamento con il tradizionale progetto speciale, affidato come ogni anno ad un responsabile artistico esterno, nell’ambito della stagione concertistica 2006/2007 dell’Orchestra della Magna Grecia. Quest’anno lo spettacolo proposto è interamente curato da Tito Schipa jr (in foto), figlio di uno dei più grandi tenori del secolo scorso: Tito Schipa, appunto. Schipa junior è regista, autore, musicista ed interprete di spettacolo in ogni sua forma, canzone compresa…Un vero cantastorie nato e cresciuto in una famiglia che trasforma in arte ogni pensiero e azione. A Taranto l’artista propone “Opera full immersion”, un lavoro che prende le mosse da una strana forma di spettacolo-inchiesta, in cui Schipa eccelle, un’indagine semiseria tra le pieghe della drammaturgia e le righe del pentagramma, con una plusvalenza data dalla presenza dell’intero organico dell’Orchestra della Magna Grecia, diretta dal M° Mauro Conti. Un viaggio tra le musiche della Tosca, del Rigoletto, di Summertime di Gershwin con il supporto delle voci di Ornella Pratesi (soprano), Mariella Guranera (mezzosoprano), Marco De Carolis (tenore), Antonio Stragapede (baritono). Per info e prevendite biglietti rivolgersi all’ Orchestra della Magna Grecia Via Tirrenia, 4 - Taranto - tel 099 7304422 o a Basile Strumenti Musicali, Via Matteotti, 14 74100 Taranto tel. 099 4526853.

venerdì, marzo 09, 2007

La "Resurrezione"di Mahler diretta da Temirkanov a Roma

Parco della Musica – Sala Santa Cecilia – Roma, 17 / 19 / 20 marzo 2007. Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia Yuri Temirkanov (direttore), Janice Chandler-Eteme (soprano), Mihoko Fujimura (mezzosoprano). “Già con Il Titano, sua Prima Sinfonia, Gustav Mahler aveva delineato un proprio universo poetico, a ben guardare non troppo distante da quello beethoveniano: l'Eroe Vittorioso della Sinfonia Eroica o della Quinta del compositore di Bonn sono l'incarnazione di quella figura che nella tradizione culturale germanica diventerà in seguito il grande sconfitto della Tragedia - che Mahler, morto nel 1911, non conobbe - della Prima Guerra Mondiale. La "Resurrezione" della sua Seconda Sinfonia non è, dunque, quella di Cristo, ma di quell'Eroe che, defunto e sprofondato nel terrìfico Regno dei Morti dello smisurato primo movimento, ritrova in una tenera canzone infantile (il testo è tratto dalla raccolta "Il corno magico del fanciullo") la forza di tornare a sperare nella piena resurrezione dello Spirito. Il lungo, visionario coro conclusivo, sul modello della Nona di Beethoven, intona versi di sapore nietzschiano in un finale di travolgente impatto spettacolare.”

giovedì, marzo 08, 2007

Il cappello di paglia rotiano trionfa a Bari

Il cappello di paglia di Firenze è certamente il titolo più noto del teatro musicale di Nino Rota, recuperato sporadicamente dopo i successi che conobbe, non tanto alla prima rappresentazione assoluta del 1955 al Massimo di Palermo, quanto nei successivi tre anni alla Piccola Scala di Milano (regia di Giorgio Strehler) e poi nel 1975 nell’adattamento televisivo di Ugo Gregoretti, al Valli di Reggio Emilia (1987) nell’allestimento firmato da Pierluigi Pizzi; più di recente, altri significativi allestimenti si sono succeduti al Bellini di Catania (1996) alla Scala di Milano e al Regio di Torino (2004). Per non parlare delle entusiastiche accoglienze ricevute dall’opera rotiana in diversi teatri all’estero. A Bari, che è poi la città adottiva del maestro milanese, dove è stata tra l’altro materialmente composta l’opera nella casa di Torre a Mare, il Cappello mancava da un bel po’ di tempo. Bene ha fatto dunque l’attuale sovrintendente e direttore artistico della Fondazione Petruzzelli, Giandomenico Vaccari, a riproporla ieri sera in un teatro Piccinni praticamente esaurito. Come intuitivo e coraggioso è stato, sempre Vaccari, a pensare di mettere l’operazione-Cappello di paglia nelle mani di un “debuttante di lusso” come Alessandro Piva, affermato regista sì ma di cinema e assurto agli onori nazionali ed internazionali della cronaca grazie al suo sensazionale e pluripremiato “Lacapagira”. Un’idea per taluni addirittura temeraria, di cui però lo stesso Piva accettando, si è detto subito onorato. A dirigere l’Orchestra della Provincia di Bari è stato chiamato Giovanni Di Stefano, altro barese che dopo i suoi anni di rigoroso tirocinio come maestro del Coro del Petruzzelli, ha trovato altrove maggiori certezze e meritati riconoscimenti alla sua eccellente professionalità artistica. Per non parlare poi di un cast vocale interamente composto da giovani cantanti, tutti di valore. Che dire? Per molti è da considerare, ma siamo ancora a metà stagione, la punta di diamante di questo primo cartellone dell’ “Era” Vaccari. Riassunto delle puntate precedenti: una discussa Carmen d’esordio, che ha fatto (quasi) gridare allo scandalo l’autorevole critico musicale del Corriere della Sera Enrico Girardi, un buon “Assassinio nella Cattedrale” di Pizzetti, che forse chi scrive riuscirà ad ascoltare al meglio (considerata la pessima acustica della Basilica di San Nicola) solo con il supporto del DVD coprodotto dall’ente lirico barese con la tedesca Unitel, e infine una Vedova Allegra di Lehár che per quanto mi riguarda è stata, tutto sommato, interessante. Nino Rota ha dunque portato fortuna ieri sera alla “sua” Bari, dove per trent’anni (1950-1979) fu apprezzato e amatissimo direttore del locale Conservatorio. La regia di Piva di rispettoso garbo testuale, leggerissima e soprattutto elegante nella gestione degli attori-cantanti (perché tali devono essere e comportarsi in quest’opera così particolare) ha trasportato la vicenda dell’omonimo vaudeville ottocentesco di Labiche e Michel musicato e riscritto da Rota e dalla madre Ernesta, nel ventennio fascista. Una scenografia suggestiva, ora surreale (pennellando alla Magritte), ora ispirata ad un cordiale minimalismo, quella di Maria Teresa Padula, “giocata”, con la complicità di Piva, su divertenti ammiccamenti tra Parigi e Bari (nel quarto atto prima la Vallisa vista da Piazza Ferrarese e poi, alla fine, la magia - tutta felliniana - di un lungomare barese sul cui sfondo brilla come fosse il mitico “Rex” la Torre Eiffel) seguendo a menadito l’antico adagio che se “Parigi avesse il mare sarebbe una piccola…Bari”. Belli oltre che curati in ogni dettaglio i costumi (meraviglioso quello della Baronessa di Champigny) disegnati da Tommaso Lagattolla. Due, poi gli inserti visivi proposti: il primo tratto dal celeberrimo film muto di analogo soggetto firmato dal grande cineasta Renè Clair nel 1927, l’altro, inserito durante il “temporale” realizzato dal regista barese con l’ausilio del filmaker austriaco Thomas Woschitz. Dal punto di vista musicale le cose non potevano andare meglio. Esemplare la direzione musicale di Di Stefano, capace di ottenere il massimo da un’orchestra, come quella della Provincia di Bari che da 16 anni, va detto, non può contare su una sala da concerti degna di tal nome (ma questo probabilmente il critico Girardi non lo sapeva quando l’ha liquidata e mortificata con troppa sufficienza nella recensione di Carmen sul Corriere) e che al Piccinni considerato lo spazio angusto della buca è spesso costretta a utilizzare un paio di palchi di proscenio per alcuni fiati, l’arpa e i timpani. Bravo Di Stefano anche nel disegnare, considerato il contesto non proprio ideale, i giusti equilibri tra le voci e l’orchestra, costruendo poi una lettura di scattante e vibratile leggerezza. Il cast vocale poteva poi contare sulle validissime voci e sul significativo contributo scenico e attoriale di Aldo Caputo (un appassionato squillante Fadinard) Cinzia Rizzone (perfetta nel ruolo di Elena: sposa ingenua e svampita al punto giusto), Domenico Colaianni (un Nonancourt di straordinaria abilità vocale e scenica), Giampiero Ruggeri (Beaupertuis), Gabriella Sborgi (Baronessa). Degni di nota anche gli altri cantanti impegnati in ruoli secondari, tutti peraltro perfettamente caratterizzati dalla regia di Piva; segnaliamo, a tale proposito, anche per l’esilarante mimica la modista di Angelica Girardi, Marco Camastra (Emilio) e Stefano Pisani (nel doppio ruolo dello zio sordo, Vezinet, e del Visconte Achille di Rosalba). Buono il contributo, seppure marginale nel contesto dell’opera di Rota, del Coro della Fondazione preparato da Luigi Petrozziello. Successo davvero trionfale per una produzione targata “Fondazione Petruzzelli”, che sarebbe bello e importante trasformare, magari in un FilmOpera proprio con l’eccellente regia cinematografica di Alessandro Piva.

Avvocati ai saldi

L'immagine qui sopra è la rappresentazione emblematica del momento attuale che sta vivendo l'avvocatura italiana. Alfonso Palieri, oltre ad essere avvocato lui stesso è - poliedricamente parlando - anche fine dicitore, cantautore, autore di testi, regista, fotografo eccetera eccetera...
Non ha mai preso nè prende tutt'ora, che ha varcato i cinquanta già da un bel po', la vita (troppo) sul serio. E' uno di quelli che con le sue battute fulminanti e i suoi genialoidi aforismi farebbe passare la depressione anche a...un dromedario. Ve lo consiglio soprattutto quando siete tristi e/o di malumore. Controindicazioni? Sì, Palieri va "preso" con moderazione (non più di due volte alla settimana e prima dei pasti), altrimenti può indurre assuefazione e leggera sonnolenza.

mercoledì, marzo 07, 2007

Il Polimnia Ensemble suona venerdì al Caffè d'Arte di Bari

Il Polimnia Ensemble, noto gruppo cameristico capitolino, si esibirà venerdì sera (alle 21.00) nell'accogliente e originale spazio musicale del Caffè d'Arte Dolce Amaro di Bari, per la raffinata rassegna concertistica curata dal maestro Domenico Del Giudice. In programma due celebri trii per clarinetto, violoncello e pianoforte di Brahms e Glinka. Tra i prossimi appuntamenti da non perdere, vi segnalo i concerti al Kursaal Santalucia del pianista Benedetto Lupo (30 marzo) e a maggio del chitarrista David Russell. Infotel:080.5289368 /info@dolceamarocaffedarte.it

martedì, marzo 06, 2007

L'incanto chopiniano di Ingrid

Il suo recital tenuto nel giugno del 2001 ha gremito la celeberrima Carnegie Hall di New York di circa 3000 spettatori, suscitando notevoli consensi. Dai tempi (memorabili) di Maria Callas che per un recital non c’era un tale entusiasmo. Stiamo parlando di Ingrid Fuzjko Hemming (nella foto), la ottantaseienne pianista e pittrice, nata a Berlino da madre giapponese e padre svedese di origini russe, che si è esibita ieri sera al Kursaal Santalucia insieme all’orchestra da camera della Società dei Concerti di Bari diretta da Fabio Mastrangelo. In programma lo stupendo Concerto n.1 in mi minore per pianoforte ed orchestra op. 11 di Fryderik Chopin e quel gioiello musicale di inestimabile valore che è la Sinfonia n.4 in la maggiore “Italiana” di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Nonostante il numero di opus più basso, il primo concerto per pianoforte e orchestra di Chopin, come giustamente sottolineato nella guida all’ascolto di Francesco Scoditti, “vide la luce solo dopo il Secondo concerto per pianoforte. Fu concepito esplicitamente per un virtuosismo ricco di brillantezza ed insieme pieno di fervore melodico.” Concerto che fu infatti dedicato ad un pianista di straordinarie doti tecniche quale fu Friedrich Kalkbrenner. La lettura offerta dalla Fuzjko Hemming, che ha tra l’altro trascorsi importanti con Maderna, Karajan e Bernstein, è stata improntata da un’elegante lirismo quasi sempre reso con un tocco cristallino. La Hemming accarezza i tasti del pianoforte con delicata naturalezza, evita accuratamente “zampate” virtuosistiche tanto in voga oggi e cerca con Mastrangelo e la giovane orchestra della Società dei Concerti un’intesa nel segno della pura poesia e del trasporto romantico. Se questa visione calza a pennello con la sublime “Romanza” del secondo movimento, dove la cantabilità del pianoforte si immerge con sinuosa dolcezza nel tessuto di un’orchestra dalle sonorità crepuscolari, si resta un po’ meno ammirati quando nel primo e terzo movimento ci sono i momenti in cui bisognerebbe accelerare la corsa e non frenarla. Da eccellente musicalissimo direttore (e pianista egli stesso) Fabio Mastrangelo ha colto qualche momento di difficoltà agogica della Hemming e ha rallentato a dovere i “suoi” ragazzi. A ottantasei anni e con una parziale sordità che da anni l’affligge è, d’altro canto, già un miracolo sentirla suonare in questo modo davvero incredibile. Una giovane e brillante pianista barese presente al concerto mi ha confidato che metterebbe la firma “per arrivare all’età della signora Fuzjko Hemming e suonare così”. Applausi a non finire e un paio di bis di ottima fattura (la Campanella lisztiana e ancora uno studio e un notturno di Chopin) hanno coronato la bella performance di Ingrid. Da rimarcare nella seconda parte del concerto la buona prova dell’orchestra barese nella Quarta sinfonia di Mendelssohn-Bartholdy, guidata da Mastrangelo con esuberante compattezza sonora e appassionata adesione stilistica. Le intense frequentazioni a San Pietroburgo dell’amico Fabio con il grande Yuri Temirkanov cominciano a dare i frutti sperati. Sarebbe ora che a un maestro di valide qualità e di così contagioso temperamento si offrisse l’opportunità (anche in Italia) di occuparsi stabilmente di un’orchestra con la “O” maiuscola. Successo calorosissimo.

Variazioni sui colori del cielo di Putignano e Sbisà per la Camerata Musicale Salentina

Teatro "Paisiello" - Lecce, 7 marzo 2007, ore 20.30 "Astragali Teatro" presenta: VARIAZIONI SUI COLORI DEL CIELO (2006) azione scenico-musicale su testi di Ugo Sbisà. Musiche di Biagio Putignano.Großstadt (1927) di Walther Ruttmann (prima esecuzione italiana): Lenia Gadaleta- Roberta Quarta- Serena Stifani - Fatima Sai - Iula Marzulli - Antonio Palumbo - Fabio Tolledi - collaborazione audio di Mauro Tre. Marco Misciagna (violino) Nicola Fiorino (violoncello) Mauro Altamura (clarinetto in Si b) Giuseppe Bini (pianoforte), Fabio Tolledi (regia). Biagio Putignano (in foto), è considerato dalla critica uno dei compositori più originali della sua generazione. Si è diplomato in Composizione, Musica Elettronica, Organo, Pianoforte e Musica Corale presso i Conservatori di Roma, Padova e Bari, perfezionandosi a Milano, Roma, Città di Castello, Firenze, Parigi. Dopo un periodo di apprendistato alla fine degli anni ‘80, ha maturato una scrittura in cui l’edonismo sonoro si armonizza con un raffinato lirismo, giungendo ad una sintesi originale in cui tracce delle esperienze di compositori diversissimi tra loro, quali Gentilucci, Sciarrino, Xenakis Grisey e Muraill, portano ad un’estetica unica e riconoscibile. La sospensione temporale, la sperimentazione formale continua, l’indagine timbrica e l’arditezza di certe tecniche d’articolazione sono i perni della sua personalità musicale. Il costante lavoro alla soglia del silenzio lega la sua prima produzione a quella attuale in una indissolubile unità stilistica molto apprezzata dal pubblico e dalla critica. È titolare della cattedra di Composizione presso il Conservatorio di Bari; già professore a contratto presso l’Università di Lecce, attualmente svolge attività didattica anche presso il Conservatorio della stessa città. Le sue musiche sono edite da Rugginenti Editore di Milano. http://http://www.renzocresti.it/ http://www.rugginenti.it/ http://composers21.com/ http://www.auralit.com/

Con il Cappello di paglia di Rota la Fondazione Petruzzelli pensa già al futuro

Il ritorno a Bari di un allestimento del “Cappello di paglia di Firenze” di Nino Rota è senza dubbio una bella notizia. La prima è fissata per domani alle 20.30 al teatro Piccinni, con la direzione musicale affidata a Giovanni Di Stefano, alla guida dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari e del Coro della Fondazione Petruzzelli, mentre l’attesa regia è del debuttante, almeno in capo “teatralmusicale”, Alessandro Piva. Nel cast vocale segnaliamo le presenze di Aldo Caputo, Cinzia Rizzone e Domenico Colaianni. L’allestimento è prodotto dalla Fondazione Petruzzelli, per la prima volta in partnership con un privato. Si tratta della Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia (che ha elargito per l’operazione circa 75 mila euro) e finalmente è stato anche possibile utilizzare alcuni appositi laboratori alle porte di Bari per la preparazione di scene e costumi (curati per l’occasione da Tommaso Lagattolla e Maria Teresa Padula). Ecco, dunque, che la Fondazione Lirico Sinfonica comincia a diventare ciò che poi dovrebbe essere: una vera e propria azienda, capace di produrre spettacoli in proprio possedendo adeguato organigramma, adeguate strutture, adeguate infrastrutture per l’allestimento degli spettacoli. Questo, soprattutto in vista della benedetta riapertura del Teatro Petruzzelli (se tutto va bene) entro un paio d’anni. A rimarcarlo con forza è stato nel corso di una conferenza stampa ieri mattina (nella foto) presso la sede della Fondazione della Cassa di Risparmio di Puglia il Sovrintendente Giandomenico Vaccari, nell’occasione accompagnato dal regista Piva e dal maestro Di Stefano, oltre che dall’ avv. Leonardo Martinelli (Fondazione Caripuglia). D’altra parte, ci si augura che la presente collaborazione preluda non solo ad una lunga serie di occasioni analoghe, ma che soprattutto consenta, quanto prima, anche l’ingresso di nuovi soci nella Fondazione Petruzzelli stessa. “Per il momento, stiamo pensando – ha concluso Vaccari – di costituire un’associazione di soci sostenitori che avrà il compito di accompagnare la vita della Fondazione, rappresentando una sorta di struttura di fund raising.” L’imminente futuro della cultura e dello spettacolo in genere, deve puntare per questo motivo sull’imprescindibile binomio con l’economia. Se questo accade più agevolmente in teatri come La Scala di Milano e il Comunale di Firenze, che hanno alle loro spalle realtà economiche decisamente più solide di quella barese, oltre che tradizioni musicali invidiabili, non è detto che non possa - naturalmente con la fisiologica gradualità - accadere anche a Bari e in Puglia, facendo leva per esempio su una maggiore implementazione e visibilità nel campo del terziario, delle tecnologie e del turismo culturale e paesaggistico su cui si può e si deve competere alla pari con chiunque. Nel frattempo, per tornare alla "musica viva", domani c’è da gustare questo "Cappello di paglia di Firenze" di Rota. Tra un paio di giorni vi saprò dire com’è andata.

lunedì, marzo 05, 2007

Il boom della musica classica in Italia: sogno o realtà?

“Nessuno ne parla e solo gli intenditori lo confermano. Ma la sorpresa c’è. La musica classica è tornata di moda. Annaspando tra Sanremo e il Grande Fratello, il pubblico ha deciso che vuole altro. Che sia il piacere di recarsi ad un concerto o comprare una collezione di qualche grande musicista fa poca differenza. Fioriscono le associazioni di melomani e i viaggi musicali all’insegna del classico. Maurizio Pollini e Claudio Abbado sono i nuovi idoli. Dopo essere stati relegati nella categoria per “amatori” hanno sfondato (…)”. Quando ho letto il titolone a piena pagina (Stregati dalla musica. Classica”) sul quotidiano la Repubblica di venerdì 2 marzo 2007, lo confesso, mi sembrava di sognare. Era proprio così sicura la collega e autrice del pezzo, Irene Maria Scalise, che la Classica avesse con agili falcate rimontato sul Pop, sul Rock, sulla Leggera, su Sanremo? Poco sotto l'articolo d’apertura a sei colonne, in taglio basso, c'è spazio anche per un bel commento firmato dal celebre violinista torinese (ma napoletano d’adozione) Salvatore Accardo a dir poco entusiasta della partecipazione giovanile ai suoi più recenti concerti italiani. Poi aggiunge: “Di recente sono stato in Venezuela partecipando con concerti e master-class al miracoloso sistema venezuelano di didattica musicale rivolto ai giovani e ai bambini. E’ un progetto educativo sostenuto dallo Stato e diffuso in modo capillare, che ha dimostrato come la musica possa salvare i giovani dai disastri della droga, della prostituzione e della delinquenza. La musica classica ha un immenso potere salvifico: è ora che tutti i governi se ne rendano conto.” Ci uniamo all’entusiasmo di Scalise e Accardo sperando che sia vero tutto quello che leggiamo e cioè anche i dati statistici riportati (a cura dalla Nielsen Sound Scan) che hanno visto l’aumento degli album di musica classica del 22,5 % in più rispetto al 2006, di presenze di pubblico ai concerti di Musica classica dell’11,4 % in più rispetto al 2005. Non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti si è avuta un’inversione di tendenza con un 30% in più rispetto a dieci anni fa. Il trend insomma sembra positivo. E pensare che da decenni gli appassionati di musica classica e lirica passavano per poveri nostalgici da rinchiudere in qualche museo, cariatidi di un mondo in via d’estinzione. Guardando in questi giorni il Festival di Sanremo (quanti soldi investe mamma Rai per questa folle settimana marzaiola?) e le polemiche da cortile che ne sono seguite e i cui protagonisti non citeremo perché già si conoscono e fanno sufficientemente parlare di sé e dei loro guadagni stellari (mentre un professore dell’orchestra del Festival di Sanremo prende appena una diarìa di 53 euro lordi: vergognoso!!!) su tivù e giornali, ci vien da pensare che sarebbe davvero ora che si compisse una svolta. Nonostante i veti decennali alle opere liriche e ai concerti in prima serata tivù, qui si è creato pian piano un nuovo pubblico. E sapete perché? La Rete, Internet ormai pullula di migliaia di siti dove è possibile scaricare anche brani di classica e lirica. E quando un giovane ascolta una canzone prima e un sinfonia di Mozart o Beethoven dopo, se possiede una sensibilità e un'intelligenza nella media, è in grado di capire la differenza che c’è. A qualcuno sembrerà una valutazione scontata - in stile uovo di Colombo - ma in questi anni di oscurantismo da parte della televisione pubblica e della politica per Classica e Lirica, considerati autentici tabù alla stregua di un nudo integrale maschile e in realtà più autenticamente dettati invece dalla colossale ignoranza musicale che regna sovrana nella maggioranza chi ci governa e siede in Parlamento, la rivincita di questo pubblico sommerso, nascosto, "partigiano" amante e ora sempre più innamorato del Bello Musicale (quello più autentico) che finalmente viene alla luce non può che far piacere. Soprattutto a chi da anni cerca in tutti i modi di contagiare i propri simili per avvicinarli alla Musica. C’è ancora qualche speranza, dunque. Tra venti, trent’anni un folto pubblico, se è tutto vero, per i concerti di musica classica e per l’opera lirica ci sarà ancora. Da parte mia non posso che augurarmelo e soprattutto augurarlo a tutti voi che leggete queste mie povere riflessioni. Ma siamo poi così certi che la Musica sarà anche in grado di salvare il mondo dalla sua attuale, inesorabile decadenza?

giovedì, marzo 01, 2007

Sermonti e Dall'Ongaro ri-raccontano il Rigoletto verdiano

Le proposte musicali del Collegium Musicum diretto da Rino Marrone, giunto ormai al quindicesimo anno di vita sono state, attraverso le sue sempre più frequentate stagioni concertistiche, nel segno dell’originalità o, quanto meno, della riscoperta di compositori e lavori poco noti. Arricchire Bari, la città dove nel 1992 il Collegium è stato costituito, di novità esecutive contemporanee o talora direttamente commissionate a giovani compositori della musica d’oggi è stato sinora un preciso obiettivo, una sfida, una scommessa. In una città che dal 1991 (anno del malaugurato incendio del suo Teatro Petruzzelli) sopravvive, “piangendosi addosso” o galleggiando in un mare di apatica mediocrità pensando e discutendo (ma solo quello sinora) sulla cronica mancanza di spazi adeguati per la musica e per altre espressioni culturali più o meno nobili della stessa, il Collegium Musicum è stata una delle poche “isole” felici. E le ragioni sono almeno tre: 1) Perché produce in proprio e non distribuisce solo e passivamente gli spettacoli altrui; 2) Non vanta stellari contributi, come altri, da enti locali e sponsor; 3) Perché Rino Marrone ha acquisito con gli anni una familiarità e una dimestichezza interpretativa con un repertorio di compositori spesso trascurati (ma da lui giustamente amati) riportandoli alla luce e in ogni caso cercando sempre di ottenere un’intensa adesione espressiva e stilistica il più possibile vicina alla poetica e all’estetica di quegli stessi compositori. Il Collegium Musicum è diventato così nelle sue mani una creatura duttile e consapevole, anche con qualche limite talvolta (ma chi non ne ha?), in cui hanno trovato casa giovani musicisti talentuosi disposti a “viaggiare” con lui nella ricerca di lidi musicali che fossero possibilmente i meno scontati e accorsati. Il concerto di martedì scorso al Kursaal Santalucia di Bari dedicato a Verdi e al suo Rigoletto ne è stata una, se vogliamo, paradossale e al contempo significativa conferma. Infatti, in programma c’era non l’opera celeberrima nella sua nota integrità, ma il retaggio che l’ha caratterizzata negli ultimi decenni (anche con ammirevoli finalità divulgative) attraverso trascrizioni, rielaborazioni, parafrasi, fantasie e melologhi, come quello scritto nel 2001 per voce recitante e archi da Michele Dell’Ongaro “Gilda, mia Gilda (per non dire Rigoletto)” su testo e drammaturgia di quel grande poeta, scrittore, fine dicitore che è Vittorio Sermonti. Lavoro commissionato nel 2001 a Sermonti e Dall'Ongaro dalla Società dei Concerti Barattelli dell’Aquila - in persona del suo direttore Giorgio Battistelli – in occasione del centenario verdiano. Nella prima parte del concerto, quale corposo antipasto, c’erano naturalmente alcuni highlights rigolettiani per due soli clarinetti, rielaborati e trascritti da quel Benedetto Carulli illustre docente e professore d’orchestra nella Scala dell’Ottocento, che si dilettava a compiere numerosi adattamenti integrali di opere liriche, oltre che pregevole musica, per soli fiati. Melodie e pagine arcinote ( da “La donna è mobile” a “Caro nome”, da Tutto è gioia, tutto è festa” a “V’ho ingannato…colpevole fui”) rivissute dunque nello spirito più intimo e raffinato della musica da camera. Interpreti ne sono stati due eccellenti solisti del Collegium Musicum come i clarinettisti Giambattista Ciliberti e Mauro Altamura. Ancora più intrigante e originale il melologo di Sermonti-Dall’Ongaro (presente quest’ultimo), che grazie all’ interpretazione di quella straordinaria giovane, bella attrice-musicista che è Sonia Bergamasco (nella foto) ha regalato intenso spessore drammaturgico al godibile testo di Sermonti, musicato con garbata sensibilità “contemporanea” da Michele Dall’Ongaro; testo che narra con lucida ironia e un che di divertito, ironico incedere teatrale la storia (quasi) tragicomica di Rigoletto. Chi tra il pubblico (numeroso ma non…troppo) conosceva bene l’opera si è sicuramente divertito; chi invece, pochi in verità, la conosceva troppo poco o superficialmente non è stato in grado di cogliere, nè le umoristiche sottigliezze ermeneutiche del testo di Sermonti, né gli altrettanto gustosi e sbarazzini inserti musicali preparati da Dell’Ongaro e ha probabilmente deciso ad un certo punto di allontanarsi. Peccato. La Bergamasco era già lei, di per sè, uno spettacolo nello spettacolo, fasciata da un vestito strepitoso, ha astutamente giocato con la sua (sensualissima) voce come un autentico, vero strumento musicale, toccando corde drammatiche decisamente coinvolgenti. Fosse nata in Germania o in Austria sarebbe sicuramente diventata la "cantattrice" preferita di Wolfgang Rihm, Hans Werner Henze, o magari Karlheinz Stokhausen (ma non è ancora troppo tardi), qui in Italia lo è diventata dell’altrettanto grande Azio Corghi con cui ha lavorato alla sua ultima opera Il dissoluto assolto, su testo di Josè Saramago, andata in scena lo scorso anno al teatro Sao Carlos di Lisbona e ripresa a Milano dal Teatro alla Scala con la regia di Giancarlo Corbelli. Della Bergamasco che in questi ultimi anni ha vinto, tra l’altro, prestigiosi premi come attrice di cinema e fiction tv c’è poco da aggiungere, se non che oggi come oggi l’interprete della musica nuova ha nelle sue mani almeno il 50% del successo finale di quello che esegue. Gli archi del Collegium Musicum di Marrone, dal canto loro, hanno svolto ottimamente il loro compito, ben sostenendo le virtuosistiche acrobazie, i gustosi arabeschi recitati e/o cantati, con accenti, a tratti, persino luciferini dalla brava Sonia. Successo caloroso e meritato, almeno di quelli (non pochi) che sono rimasti fino alla fine.

 
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